«Se tu lo costruisci, egli verrà.»
Questo sussurro dall’oltretomba nel film del 1989, L’Uomo dei Sogni (titolo originale Field of Dreams), ha portato il personaggio di Kevin Costner a riorganizzare la propria vita in modo tale da poter costruire un campo da baseball. Facendo questo, egli ha consentito a giocatori di baseball defunti, di comparire miracolosamente e giocare una partita di baseball che non avevano avuto la possibilità di giocare nel corso delle loro vite. Ma soltanto il personaggio di Costner poteva vedere i giocatori di baseball; egli era l’unico a poter interagire con loro.
In modo simile a questo, i kabbalisti affermano che se noi costruiamo un posto per il Supremo, egli emergerà in questo posto e lo riempirà. Ma soltanto la persona che costruisce questo posto sarà in grado di sentirlo e di interagire con lui.
A differenza della misteriosa voce del film, la chiamata a costruire un nuovo “posto” per l’energia Superiore inizia con una sensazione: un’attrazione verso qualcosa di sconosciuto, al di là dei confini di tutta la nostra esperienza di vita. Cominciamo a cercare qualcosa senza sapere esattamente che cosa è. Ci poniamo domande come: “Qual è lo scopo della mia vita?” “Da dove vengo e dove sto andando?” e sentiamo che dobbiamo avere le risposte.
La ricerca di qualcosa di sconosciuto indica che un nuovo desiderio si è risvegliato in noi, ed è il desiderio di scoprire la fonte della vita. E questo desiderio è appunto il “posto” in cui l’energia suprema finalmente si rivelerà.
Questo non è un posto fisico, ma un luogo all’interno della nostra interiorità. Si tratta di un desiderio nei nostri cuori che i kabbalisti chiamano “il punto nel cuore”, che cresce gradualmente da un piccolo punto fino ad un intero “posto” dove il Tutto diventa rivelato. Questo posto, che affiora come un punto nel cuore, poi cresce fino a divenire “l’anima”, che è il vaso che accoglie la presenza suprema.
La kabbalah spiega che nessuno è nato con un’anima completamente sviluppata. Si tratta piuttosto di qualcosa che creiamo gradualmente. Il nostro desiderio iniziale di qualcosa di nuovo e sconosciuto è un primo “punto” dell’anima, che può essere sviluppato e diventare un’anima pienamente cresciuta, sempre esistente. Portando un esempio materiale, può essere paragonato al piccolo punto di un feto, come si vede nelle ecografie dopo soli due mesi del suo sviluppo nel grembo.
Tuttavia, a differenza di un feto che si sta sviluppando per diventare un bambino, un punto del cuore non si sviluppa per diventare un’anima mentre noi restiamo seduti ad aspettare che il processo di sviluppo faccia il suo corso, ma il processo di sviluppo del nostro “punto nel cuore” dipende completamente da noi. Dipende dalla nostra partecipazione attiva e dagli sforzi che facciamo per costruire questo “posto”. E nella misura in cui noi facciamo in modo che il punto iniziale cresca, cominciamo a sentire l’energia suprema all’interno di esso.
Che cosa accade quando la crescita è completata, quando il “posto” è pronto? Il Mondo Superiore, la Forza Suprema si manifesta immediatamente in esso e riempie questo desiderio con sensazioni di eternità e perfezione. Queste sensazioni provengono dalla connessione con la Fonte della nostra vita, che è perfetta ed eterna. E ad un certo punto riusciremo a percepire questo anche nei desideri degli altri!
(liberamente tratto dalle lezioni kabbalistiche)
L’inverno è alle porte, è quindi il momento giusto per rinforzare le difese immunitarie del nostro corpo. A questo scopo la natura ci offre due prodotti quasi magici e alla portata di tutti: la Propoli e l’Echinacea.
La propoli viene prodotta dalle api che rielaborano, tramite le secrezioni ghiandolari ed enzimatiche, delle sostanze resinose e gommose da esse raccolte. Il risultato è un prodotto con proprietà antinfettive, antisettiche, antibiotico-simile, antinfluenzale. Nella propoli sono contenute diverse sostanze, fra le quali circa 50-60% di resine e balsami, 30-40% di cera, 5-10% di oli essenziali e 5% di polline. Questa è la suddivisione delle sostanze che la compongono. Ora andiamo a vedere i principi contenuti nella propoli, che sono: flavonoidi (galangina, quercitina, ecc.), aldeidi (vanillina, ecc.), cumarine, acidofenoli, oligoelementi e vitamine B1, B2, B6, e vitamina C.
La propoli può essere utile nelle sindromi influenzali, tonsilliti, stomatiti, afte, laringo-faringiti, piorrea alveo-dentaria, gengivite. L’uso è di 20-30 gocce 3 volte al giorno, in poca acqua.
Per uso esterno, la propoli si usa nei gargarismi e negli sciacqui (30-40 gocce in poca acqua), nelle afte, piorrea, gengivite stomatite e simili.
Un altro prodotto “amico” è l’Echinacea. Ha proprietà batteriostatiche e virus statiche, già verificate su numerosi ceppi batterici e virali (herpes virus, influenza) e di tricomonas. Sui microrganismi agiscono direttamente le alchilamidi e le poliine in essa contenute; gli eteroxilani stimolano invece diverse linee cellulari immunitarie. E’ ottima perciò come stimolante della risposta immunitaria, come antinfiammatorio nelle patologie infettive ed autoimmuni, come riepitilizzante in caso di ferite (è anche cicatrizzante). Quest’ultima proprietà è dovuta ad un principio attivo (echinacoside) che è in grado di inibire l’enzima jaluronidasi, rallentando la velocità di penetrazione dei microrganismi nei tessuti, accelerando la guarigione delle ferite e diminuendo il rischio di infezioni.
L’echinacea può essere utile come coadiuvante dell’influenza, nella depressione immunitaria, nel raffreddore, nella sindrome autoimmune, per febbre, connettiviti, dermatiti, foruncolosi, ulcere varicose, afte. L’uso è di 20-40 gocce 3 volte al giorno in acqua. Si può usare anche esternamente, per impacchi in soluzione al 25%, da fare con garza sterile.
Un racconto sulla creazione dice che, quando l’Essere Supremo volle manifestare i mondi da dentro di sé, chiamò l’universo “consapevolezza”, ed Egli per primo divenne consapevole del suo proprio infinito potenziale. Sorse così la consapevolezza dello spazio infinito. Fra questo spazio il desiderio (ossia la voglia di espandere) ha creato il primo movimento consapevole, e questo movimento è diventato l’elemento sottile dell’aria il quale, con la sua rotazione ed attrito, ha generato un intenso calore, che infiammandosi è divenuto fuoco. Questo fuoco, continuamente alimentato dall’aria, si è scomposto in acqua che in seguito, scendendo sulla Terra, si è coagulata. Allo stesso modo il processo contrario riporta tutto all’origine: la terra viene ridisciolta nell’acqua caotica dalla quale è derivata e, sublimandosi, ritorna al fuoco celeste.
Questo doppio processo di emanazione e riassorbimento viene anche chiamato creazione e distruzione ed è sempre accaduto. Il fenomeno chiamato “Big Bang” è solo un evento locale nel pluricosmo. Da questo possiamo capire che i quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra) non sono entità separate, ma un super-elemento che può cambiarsi in uno qualsiasi secondo le sue necessità. I filosofi considerano soltanto quattro elementi per il loro lavoro pratico, e si sforzano di creare un perfetto ed equilibrato estratto dei quattro, culminante in una quinta essenza, chiamata “sostanza universale”. Questa sostanza non è altro che lo Spirito Iniziale, nella sua forma di Luce congelata che dà vita a tutte le cose.
I tre regni della natura: minerale, vegetale ed animale, devono perciò la loro esistenza a quest’unico elemento, in grado di dare “principio”.
Paracelso, uno dei grandi saggi, veggenti ed alchimisti di tutti i tempi, una volta disse: “L’alchimia, questa Nostra scienza, dovrebbe essere basata su una percezione della verità e non su credenze o opinioni. L’informazione ricevuta dagli uomini ci può solo assistere nella formazione delle opinioni, ma non costituisce nessuna conoscenza. La conoscenza vera consiste in un riconoscimento diretto della verità e ci è insegnata dalla Natura”. Perciò possiamo capire facilmente che l’alchimia è quasi un dono divino oltre che una rivelazione della scienza. Nessun uomo per quanto grande, colto e intelligente sia, può scoprire questa scienza senza un intervento e una rivelazione divina. Perciò se un uomo vuole diventare un filosofo ermetico, dovrebbe ottenere questa conoscenza direttamente dall’Entità Suprema, attraverso pratiche spirituali, amore, austerità e avvicinamento ai messaggeri celesti. Un adepto in alchimia non parla facilmente di questa arte, ma un saggio illuminato, pieno di amore e compassione, può inondare di questa grazia chiunque sia pronto.
Studiando e praticando la scienza della creazione universale, una persona può conoscersi, facendo esperienza e divenendo una cosa sola con l’universo. Così l’alchimia è un percorso spirituale oltre tutte le religioni, che può condurre ai risultati spirituali più alti. L’alchimista, nel suo lavoro, riproduce e duplica la creazione cosmica su una scala più piccola. Quello che stava sopra, come lo spirito molto sottile e volatile, è diventato, scendendo al di sotto, fisso e terroso; e allora, per invertire il processo, quello che è sotto, pesante, fisso e terroso, ascendendo diviene gradualmente volatile e sottile come il “sopra”.
Il grande Ermete Trismegisto scrisse sulla sua “Tabula Smaragdina”: “come sopra così sotto, a creare il miracolo di una cosa”. In queste poche e semplici parole egli ha riassunto tutta la conoscenza della scienza ermetica.
Il Supremo, l’Assoluto, si manifesta nel cuore di ogni essere attraverso la Sua emanazione plenaria; così dirige ognuno nel ricordo, nella dimenticanza, nella conoscenza, nell’intelligenza e anche nella sua mancanza. Tutte le energie e tutti i poteri vengono dalla Fonte Suprema.
Gli antropologi sostengono che c’è una legge naturale secondo cui si deve lottare per la sopravvivenza: è la legge del più forte. Ma dietro questa legge della natura c’è qualcosa di Superiore che governa tutto, perciò il sentiero più sicuro verso l’armonia è rispettare le leggi universali.
Nel mondo della materia tutto è illusione, tutto è incantesimo maya, che fa dimenticare la relazione di tutte le cose con la Fonte Suprema. Nel mondo materiale esiste la legge del più forte, che costringe tutti a lottare per la sopravvivenza, perchè nella materia c’è disparità fra le anime condizionate a causa del loro desiderio di dominare le risorse materiali. Questa mentalità di dominio sulla natura materiale è all’origine della vita condizionata. L’energia illusoria ha sempre creato i più forti e i più deboli in ogni specie di vita e questa disparità ha portato la necessità di lottare per sopravvivere.
Nel mondo spirituale, invece, non c’è lotta e non c’è disparità, perchè tutti esistono eternamente e nessuno vuole diventare il beneficiario di qualcosa.
Si dice che la nostra sia un’epoca più di “interpretazioni” piuttosto che di creazioni. E’ il modo di vedere le cose che ci caratterizza. Ma da cosa siamo influenzati? Forse dalla velocità delle comunicazioni? Dall’alta fedeltà? Dal rimpianto del passato? Dalla crescente voglia di spiritualità?
Forse siamo tutte queste cose insieme, e forse molte di più. Il fatto è che la nostra vita è affannata, corre sempre più veloce, procede per sintesi, per frammenti. I quotidiani ci presentano molte notizie brevi, la televisione ci ha abituati alla rapidità dei messaggi, tutto procede veloce oggi, mentre in passato i tempi di ogni cosa, di ogni situazione, erano più lunghi, più armoniosi, persino le idee venivano elaborate facendo di “poche note” una sinfonia. Ora, metaforicamente parlando, riduciamo una sinfonia a poche note.
Abbiamo costruito la nostra vita con uno stile che si potrebbe definire sempre più ostile verso la logica della natura. E intervenire per re-imparare a cogliere i messaggi più sottili, ormai, per molti può risultare assai difficile.
Nessuno sarà libero sino a quando non sceglie l’unica vera libertà: riappropriarsi della propria vera natura, quella spirituale. La spiritualità è mille volte più forte della vita comunemente intesa. E’ intensa, piena, eterna, non è soggetta a mutamenti casuali e dolorosi e non ci lascia in balia degli eventi. Certamente, giungere a questa libertà di pensiero può essere doloroso, perché dove c’è libertà di pensiero c’è anche opposizione al pensiero imposto, e quindi disagio.
La nostra natura materiale presto si abitua al comodo vivere in seno al gruppo sociale, e cerca di trarre da questo i maggiori vantaggi con il minimo sforzo. Da parte sua la società è ben disposta a dare tutto ciò che la nostra natura vuole, purché se lo guadagni con il sudore della fronte. Per questo l’uomo è disposto a cedere pensiero, libertà, pudore e amor proprio; troverà sempre qualche esperto che lo convincerà che questo è giusto.
La vera vita, invece, sta all’opposto. Nella misura in cui riusciamo ad uscire da noi stessi troviamo la Vita. E questo avviene quando si risveglia il punto nel cuore.
Ricordiamoci che migliora soltanto chi chiede la Spiritualità ora, ma la tendenza è rimandare: “sì, forse è giusto cercare altro, forse non sono poi così felice, forse faccio una brutta vita, meriterei di più, forse un Creatore esiste da qualche parte. Ma me ne occuperò domani. Oggi ho ancora qualche impegno da sbrigare, qualche piccola soddisfazione possibile”.
La situazione è simile a quella del vecchio che avanza sulla strada sotto un carico pesante; se chiede aiuto, qualcuno accorre a soccorrerlo ed è disposto ad aiutarlo. Ma, se non grida, nessuno penserà di aiutarlo, perché sembra che se la sbrighi benissimo da solo.
La richiesta deve essere sincera, deve venire da un cuore pieno, da una mente che ha cercato tutte le soluzioni “mondane e naturali” e non ha trovato nulla. Ed è a questo punto che al posto del punto nel cuore bisogna acquisire un contenitore, un vaso che si chiama il nostro prossimo.
Solo nell’amore per il prossimo si trova la via di uscita da questa scomoda situazione terrena, in cui un’Energia Superiore ci ha posti per costringerci a muoverci verso di Essa; e questa Entità Superiore non è la nostra stanza piena di libri di preghiere, la nostra famigliola che curiamo con amore, i nostri amici che ascoltiamo volentieri e che frequentiamo con gioia momentanea; non è neppure nel godimento della natura, né nell’espressione artistica dell’uomo; questa Entità la possiamo trovare solo nell’altro, nel suo punto del cuore.
Il libero arbitrio è acquisire la natura spirituale, è imitare quel Creatore al quale aneliamo. Ed è dall’unione con il gruppo che si comincia a sentire l’unione tra le anime.
(liberamente tratto dalle “lezioni del mattino sulla kabbalah”)
Nel 2008 è esploso un fenomeno che sembrava in via di estinzione o che veniva relegato a quella fascia di persone romantiche e anziane considerate “fissate al passato”: l’orto dietro casa. La voglia di spazi verdi personali, di respirare più ossigeno, di mangiare sano e sicuro, si è insinuata a poco a poco in un numero sempre maggiore di persone, e ultimamente i prezzi in salita e la paura delle verdure inquinate (non ultimi i pomodori alla salmonella) han fatto dilagare questo vecchio/nuovo hobby. In America si sta già vendendo il doppio di semi rispetto all’anno scorso e riviste autorevoli pubblicano in ogni stagione come usare al meglio il proprio giardinetto alimentare.
Anche a Londra, dove parchi e giardini hanno sempre fatto a gara per le più belle e perfette composizioni floreali, cominciano a spuntare settori con composizioni di pomodori, carote, cavoli e altre verdure. E’ un’idea dell’amministrazione dei Royal Parks per incoraggiare la gente a fare altrettanto e per ricordare che le verdure, oltre ad essere commestibili, possono essere attraenti esattamente come i fiori. Infatti, l’uso di frutta e verdura a scopo decorativo, in Inghilterra risale addirittura al 1600.
Allora forza! Rispolveriamo gli antichi consigli e diamoci all’orticultura. La Felicità e la Salute arrivano, come sempre, dalla nostra cara Terra.
L’avanzamento tecnologico del progresso non ha segnato solo l’inizio di questo millennio, ma anche le relazioni affettive hanno e stanno ancora subendo profonde trasformazioni che rivoluzionano il concetto di amore. Quello che si cerca oggi è una relazione compatibile con i tempi moderni, nella quale ci sia l’individualità, il rispetto, l’allegria e il piacere di stare insieme, e non più una relazione di dipendenza in cui uno responsabilizza l’altro per il suo benessere.
L’idea che una persona possa essere la medicina per la nostra felicità, è un concetto che nacque con il romanticismo, ed è destinata a scomparire in questo inizio di secolo. L’amore romantico partiva dalla premessa che siamo soltanto una parte e che abbiamo bisogno di incontrare la nostra altra metà per sentirci completi. Ora sappiamo che non è così. Molte volte, però, per progredire occorre un processo di spersonalizzazione che, storicamente, tocca maggiormente la donna; lei abbandona le sue caratteristiche, per amalgamarsi al progetto maschile.
La teoria del collegamento tra opposti viene anche da questa radice: l’altro deve fare quello che io non faccio. Se sono docile, l’altro deve essere aggressivo, e così via. Un’idea pratica di sopravvivenza, ma comunque molto poco romantica.
La parola d’ordine di questo secolo è invece “associazione”. Stiamo scambiando l’amore con il desiderio. Mi piace e ne desidero la compagnia, ma non è necessaria.
Con l’avanzata della tecnologia, che esige più tempo individuale, le persone stanno perdendo la paura di restare sole, e apprendono a convivere meglio con se stesse. Stanno cominciando a percepire che si sentono sì una frazione, ma sono anche intere. E anche l’altro, con il quale si stabilisce un collegamento, si sente sia una parte che un intero. Perciò non è né un dominatore né un salvatore di qualcosa. È solo un compagno di viaggio.
L’uomo è un animale che cambia il mondo, e poi deve riciclarsi, per adattasi al mondo che ha fabbricato. Stiamo entrando nell’era dell’individualismo, che non ha niente a che vedere con l’egoismo. L’egoista non ha energia propria; egli si alimenta dell’energia che viene dall’altro, sia finanziariamente che moralmente.
La nuova forma d’amore, ha un nuovo significato e caratteristica. Si cerca l’approccio di due interi, e non l’unione di due metà. E ciò è possibile solamente a coloro che hanno lavorato su se stessi per conseguire la propria individualità. Più un individuo è capace di vivere solo, più sarà preparato per una buona relazione affettiva.
La solitudine è buona, restare soli non é vergognoso. Al contrario, dà una dignità personale. Le buone relazioni affettive sono ottime, così come restare soli, perché nessuno esige qualcosa da nessuno e tutti e due crescono. Relazioni dominanti e di concessioni esagerate sono cose del secolo passato. Ogni cervello è unico e il nostro modo di pensare e di agire non serve di referenza per valutare nessuno.
Molte volte pensiamo che l’altro sia la nostra anima gemella ma, in verità, ciò che facciamo è inventarlo per il nostro piacere.
Tutte le persone dovrebbero rimanere sole di tanto in tanto, per stabilire un dialogo interno e scoprire la propria forza personale. Nella solitudine, l’individuo capisce che l’armonia e la pace dello spirito possono essere trovate solo dentro se stessi, e non tramite gli altri. Percependo questo, l’essere umano sarà meno critico e più comprensivo circa le differenze, rispettando la personalità degli altri.
L’amore di due persone “intere” è ben più salutare. In questo tipo di legame, c’è il ricovero, il piacere della compagnia e il rispetto per l’essere amato. Perché non sempre è sufficiente essere perdonato, talvolta devi imparare a perdonare te stesso.
(tratto da un articolo di BETH NORLING)
In Egitto il nodo è un simbolo molto importante. La croce della vita (Ankh) è in realtà un nodo con tre anelli distesi; e Ren, il nome che rivelava la natura delle cose, è rappresentato con un anello serrato da un nodo.
Anche al nome gli Egizi danno grande importanza, attribuendogli un potere reale. Il nome Ren, per esempio, è legato all’idea di un ritmo ciclico, simboleggiato da un nodo avvolto alla corda continua di quel destino che determina gli eventi della persona.
E così come Osiride viene definito “il tutto”, colui che collega tutto ed è legato a tutto, a sua volta il nodo è tutto, è il cammino che allaccia ogni cosa, e diventa l’archetipo di ogni simbolo in grado di rivelare l’unità delle cose esistenti.
Non bisogna però confondere il simbolo del nodo con l’immagine comune del nodo. Simbolicamente è l’idea di un qualcosa di misterioso che racchiude ogni significato del tutto, mentre l’immagine reale può avere significati diversi.
Inoltre, il modello simbolico si diversifica in due diversi modi, presentandosi sia come un dedalo (ossia un tutto chiuso e incomprensibile), sia come un Logos (a significare l’unione infinita delle cose).
Ma finché la nostra mente non riesce a scoprire il rapporto che esiste fra questi due tipi di nodi, cioè fra la capacità di imprigionare e la capacità di liberare, il simbolo del nodo rimarrà ancora un’oscura magia.