Il sole contiene l’intero spettro di luce, perciò stare al sole per breve tempo e con il minor abbigliamento possibile è considerato da sempre un ottimo mezzo terapeutico, supponendo che il nostro corpo assorbirà i colori di cui ha bisogno, respingendo gli altri che non servono. E’ quindi il colore dello spettro solare ad avere proprietà terapeutiche e non il calore, che invece ha una funzione assolutamente marginale.
Ma quando il sole non è disponibile si possono adottare altri sistemi, fra l’altro usati da tempi antichissimi. Perché la cromoterapia è nata con le prime malattie dell’essere umano. Nel medioevo si usavano stoffe colorate a scopo terapeutico, e tutta la medicina antica si affidava alla luce e ai colori, anche facendo uso di pietre o vetro colorato. Perfino le vetrate delle chiese si diceva avessero proprietà benefiche, poiché i vetri cattedrali contenevano il rosso, il porpora, il verde e il giallo, e filtrando i raggi del sole li proiettavano sugli infermi unendosi alle preghiere e alla musica, per stimolare la guarigione.
Gli archeologi hanno trovato prove che confermano l’esistenza della cromoterapia anche nell’antico Egitto, dove il guaritore scopriva di quale colore fosse carente il paziente e lo poneva nella stanza corrispondente. Anche gli egizi usavano le gemme come terapia colorata e vi aggiungevano i profumi per elevare le vibrazioni; e i cinesi usano da sempre i colori per attivare l’essenza fisica, mentale e spirituale delle persone.
Le proprietà curative delle antiche vetrate nelle chiese non furono dimenticate, e nel secolo scorso nacquero sistemi terapeutici che usavano vetri colorati, inseriti nelle finestre delle case, scelti in base alle necessità di chi vi abitava. In sostituzione dei vetri venivano anche usati degli schermi di plastica colorata. Altra possibilità (anche perché sono reperibili in più sfumature colorate) sono i fogli di cellophan o gli schermi di gelatina colorata, questi ultimi usati nei teatri per i riflettori.
Anche l’acqua, messa in bicchieri colorati ed esposta per almeno mezz’ora al sole o a una luce forte (100 watt) ha un’azione terapeutica simile. E per i più pigri ci sono gli occhiali con le lenti colorate, inforcati stando comodamente seduti al sole o in casa, sulla poltrona preferita (in questo caso distanti almeno 1 metro da una forte fonte di luce artificiale).
In sintesi, è importantissimo nutrire il corpo con il colore, tramite la luce del sole o quella artificiale; e non c’è neppure il pericolo di metterne in eccesso, perché quando il corpo ha ricevuto la quantità di luce colorata sufficiente a correggere il problema si rifiuta di assorbirne ancora. Mentre se andiamo in eccesso con del cibo di un dato colore il corpo va in squilibrio.
Vi è già capitato di osservare come gli uomini e le donne si comportano in cucina? Avete notato quanto sono differenti i cibi cucinati dalle donne rispetto ai cibi cucinati dagli uomini?
Noi donne mettiamo nei cibi che elaboriamo i nostri sentimenti, le nostre passioni, la nostra magia, il nostro cuore; è quasi come se la nostra fisicità entrasse magicamente a far parte delle pietanze che prepariamo. Riusciamo così a dar vita ai cibi, a dargli un’anima e attraverso loro possiamo persino far percepire, a chi li assapora, le nostre emozioni e la nostra vera essenza.
L’uomo agisce diversamente. Le sue preparazioni sono meno “fisiche”, sono più distaccate dalla sua realtà personale, sono più razionali. Ed è per questo che di solito le elaborazioni maschili sono più artistiche: perché vengono maggiormente ragionate.
Le donne, in quest’arte così come nella vita, sono più sentimentali, si lasciano trasportare dalle emozioni che le accompagnano. Ancestralmente collegate alla “creazione”, al dare vita e poi ad accudire, portano questo compito in ogni cosa che fanno, a volte senza rendersene conto; perché è un fatto per loro naturale. E tutto ciò che intraprendono diventa più morbido, avvolgente e piacevole, anche i cibi.
Le donne conquistano il mondo in modo sottile, sempre, quindi anche a tavola. L’uomo si fa strada in modo più appariscente, mettendo in evidenza la sua bravura; e agisce così anche quando cucina.
Queste qualità insite nell’uomo e nella donna sono la base della fascinazione fra i due sessi, in ogni settore della vita. Perciò sarebbe veramente un salto quantico se si lasciassero da parte le competizioni e se ognuno si abbandonasse all’armonia della propria natura; ne risulterebbero unioni più felici e vibrazioni più elevate su tutto il pianeta.
Se non parliamo assolutamente delle disgrazie, queste scompariranno!
Tutte le nostre situazioni sono definite dalla porzione di Luce che scende su di noi. E’ questa la scintilla che viene assegnata a tutto il mondo e ognuno di noi deve farla crescere. Questo rende positivo il presente e sviluppa la nostra positività per prepararci al nostro futuro.
Il desiderio porta l’individuo dove si riuniscono le persone simili a lui. E aiutandosi l’uno con l’altro a sviluppare il desiderio, i desideri si uniscono insieme e tutti scoprono la Luce della vibrazione Superiore.
Le persone hanno desideri che emergono dal corpo (cibo, sesso, famiglia) e desideri sociali, che invece emergono dall’ambiente (ricchezza, potere, fama, conoscenza). Ma quando sentono nascere il desiderio di spiritualità si confondono, perché questo desiderio non indica nessun “oggetto” che possa essere raggiunto. Il desiderio rimane vuoto, eppure spinge a cercare qualcosa che non si sa cosa sia.
Sul piano terreno si tratta del desiderio d’unione con i desideri simili delle altre persone, e questo perché ogni individuo è una parte di un unico desiderio; ogni persona è una scheggia di un unico grande desiderio frammentato e anche se il singolo non percepisce il nuovo desiderio come la voglia di unirsi con gli altri, col passare degli anni si renderà conto che era così.
Perciò, mentre si accorge di desiderare l’unione coi desideri simili degli altri, si risveglia anche il desiderio di percepire la Luce (creazione) che è presente nell’unione. E questo desiderio si manifesta non per ottenere l’unione, ma per riempirsi.
Baal HaSulam elenca un principio della Kabbalah, dicendo che si tratta della crescita del desiderio di scoprire ciò che è occultato. Il desiderio porta alla conoscenza della creazione; alla conoscenza dell’anima; a un mondo futuro. Ma anche all’onore personale e all’onore del gruppo. Infatti il mondo non potrebbe sopravvivere senza la rivelazione dell’esistenza di un qualcosa di Superiore a cui anelare.
Nella creazione agiscono la Luce e il desiderio, solo da loro viene composto tutto ciò che esiste. E interagiscono in modo tale da alternare il potere della Luce e del desiderio perciò, dentro di noi, sentiamo il contrasto di gioia-riempimento o di tristezza-svuotamento.
E’ quindi molto importante la divulgazione di ciò che ci circonda veramente e di cui la maggior parte degli individui non ha consapevolezza; è per questo che la gente non può controllare il suo destino, nè capire i propri obiettivi e le proprie potenzialità.
La Creazione comincia dal pensiero.
La Luce risveglia l’Anima.
Le anime sono legate all’Universo in base alla Luce.
Tutti sappiamo che le nostre azioni e le nostre parole dovrebbero essere chiare, sincere e accessibili a tutti coloro che vogliono vederle e sentirle. Ma a volte la logica della volontà fa ottenere risultati assai diversi. Questa logica a cui così facilmente ci appelliamo è come un camaleonte: cambia aspetto e nome ad arte, per adeguarsi ad un’istanza interiore molto più profonda e nascosta.
Secondo una filosofia iniziata nel Medio Evo, la verità può essere dimostrata attraverso un ragionamento filosofico; tale asserzione fu attribuita anche a Platone, ad Aristotele e a molti altri pensatori. Ciò significa che ci sono due fonti di verità: quella esoterica e le conclusioni razionali della filosofia. La relazione fra queste due verità, particolarmente riguardo a problemi di difficile comprensione quali la creazione o la natura delle profezie, costituisce il nucleo della filosofia di quell’epoca, ma anche in tempi più recenti il ruolo di questa parola è stato esaminato da eminenti pensatori, come Kant e Hegel.
Nei testi religiosi la parola “verità” veniva usata solo in relazione ad una convinzione profondamente sentita ed incrollabile, ricordando anche che è la stessa essenza divina in noi che ci impone di essere onesti e di vivere con integrità. E questo riguarda ogni aspetto della nostra vita, dagli affetti, agli affari, al modo in cui ci avviciniamo alla spiritualità.
Oggigiorno la veridicità del nostro punto di vista è dimostrata da quanto fermamente tale punto di vista viene mantenuto; in definitiva le cose per le quali siamo disposti a vivere (e anche a morire) diventano la nostra verità personale.
Ecco dunque quale sembra essere la causa della crisi attuale dell’uomo: la crisi sta accadendo perché le persone sottovalutano il valore dell’onestà.
Se tutti noi accettassimo di crescere psicologicamente e diventassimo veramente responsabili, se capissimo le conseguenze delle nostre azioni, non ci sarebbe nessuna crisi. Dopo tutto, ci viene fatto notare che la crisi psicologica avviene dove prima c’è stata avidità, e dove i desideri, i bisogni delle persone e la ricerca del benessere erano eccessivi.
E se vogliamo spingere oltre questo tipo di filosofia, possiamo constatare quanto velocemente le sofferenze possano risvegliare pensieri corretti nelle persone. A contatto anche solo di una piccola sofferenza, a volte si comincia a ragionare più correttamente e a realizzare che la soluzione vera non è “diminuire” il nostro egoismo, ma distaccarci completamente da esso.
La Creazione è una cosa che non è inglobata nell’esistenza infinita, succede quindi che appena riconosce d’esserne al di fuori anela vivamente di ritornare alla sua Radice. E’ questo il desiderio che ci distingue dalla Luce Infinita.
Ma quanto è forte il nostro Amore per la Fonte universale ?
Proviamo a paragonare questo sentimento all’amore per il proprio amato o per la propria amata: quando lo si sperimenta per la prima volta si incomincia a rincorrere l’oggetto d’amore senza sosta. Lo si cerca, lo si corteggia, si fa di tutto per essergli graditi. Ma mentre il tempo passa (e in questo tempo sono stati messi tutti gli sforzi necessari alla conquista) la potenza che ha innescato il tutto comincia a diminuire, e gradatamente diventa sempre più debole. Ci si rilassa e si dubita persino che quella forte spinta iniziale sia mai esistita.
Come è possibile che questo avvenga? E soprattutto, come si può evitare che questo avvenga quando si tratta dell’Amore per la nostra Radice?
Tutto ciò avviene semplicemente perché anziché amare attraverso il proprio “punto nel cuore” si ama attraverso una sorta di sentimento egoistico, di desiderio per se stessi. Il programma che gestisce i nostri cinque sensi è di tipo egoistico e sono proprio questi nostri cinque sensi che ci impediscono di percepire la vera ed eterna Realtà.
Per conoscere l’intera Realtà che ci circonda, abbiamo bisogno quindi di sviluppare un senso ulteriore, quello che i Kabbalisti chiamano “il sesto senso o senso spirituale”, grazie al quale si diventa capaci di fare esperienza diretta di quegli stimoli esterni che, di solito, “interpretiamo” con i sensi normali.
Per percepire la Luce Superiore, per acquisire la forza di quello che chiameremo il “Mondo Superiore” si deve prima passare attraverso lo sforzo dell’auto-analisi e poi da quello delle percezioni. E ciò che ci può aiutare lungo questa via sono: l’esaltazione costante dello scopo, la pazienza, la fiducia, la comprensione che il personale cambiamento è indispensabile, e un giusto ambiente circostante.
All’inizio, infatti, non avanziamo con le nostre stesse forze ma con il desiderio che riceviamo inizialmente dalla Matrice, e che è insito in noi nel “punto del cuore”. Tuttavia, al fine di sviluppare questo “punto”, dobbiamo darci da fare e attraversare quel periodo di sforzi (non esenti da momenti anche di crisi), di percezioni e di auto analisi indispensabili al raggiungimento dell’obiettivo.
E’ questo il vero desiderio che, distinguendoci dalla Luce, ci conduce ad Essa.
È stato detto che occorre un evento emozionale significativo per generare un cambiamento. Anche la tanto decantata (e discussa) Legge di Attrazione lo insegna.
La nostra attuale situazione finanziaria potrebbe scatenare un tale evento? È possibile che stiamo incominciando a vedere che l’avidità non va bene? Come abbiamo visto spesso nel passato, tutta la speculazione arriva ad una fine quando non c’è un fondamento reale, e come tutti gli schemi di Ponzi i vincitori vanno via e gli sconfitti restano con un pugno di mosche.
L’essenza di tutto questo è sempre l’egoismo, e il desiderio per il proprio piacere. Viviamo in una cultura che glorifica la ricchezza, la fama, il potere, nonostante tutto quanto dimostri che essi non portano la felicità.
Ma se noi esaltassimo la statura di “chi dà” e riducessimo la statura di “chi prende”? Come sarebbe il mondo se tutti si preoccupassero per gli altri invece che per sé stessi?
Questo concetto è la premessa fondamentale nella Kabbalah autentica. È forse arrivato il tempo di portare alla luce questa antica saggezza e di imparare come possiamo creare una società che ama il prossimo come se stesso. E’ arrivato il tempo per cominciare a vedere che la felicità non ha attinenza con la ricchezza, la fama e il potere.
Nel nostro mondo ci sono risorse sufficienti. Ce n’è abbastanza per tutti. Tutto ciò che dobbiamo fare è esaltare la personalità della condivisione e ridurre la personalità del prendere. Ci accorgeremo allora che è davvero meglio, che è davvero molto più gratificante dare che ricevere.
Prenditi un momento per chiudere gli occhi e immaginare tutte le possibilità e il potenziale che avremmo se fossimo tutti concentrati nell’aiutarci l’uno con l’altro. Come sarebbe questo mondo? Come sarebbe sentirsi parte di un tutto così meraviglioso?
Ebbene…..uniamoci e lo scopriremo!
C’è un limite alla nostra osservazione dell’Universo? Certamente. Vi sono oggetti, nello spazio, la cui luce non ha ancora raggiunto la Terra. Ma l’Universo non finisce all’orizzonte della nostra visuale; e allora cosa ci sarà “dall’altra parte”? Forse ci saranno pressapoco le stesse cose che vediamo intorno a noi, ci saranno stelle, ci saranno galassie…..oppure nella parte che non vediamo ci sarà qualcosa di differente? Fino a poco tempo fa, si pensava (e si dava per scontato) che l’Universo fosse ovunque più o meno lo stesso, ma le ricerche più recenti pare abbiano radicalmente cambiato questo concetto.
Alex Vilenkin parla di nuove scoperte: sembra che il nostro Universo sia nato da una bolla che, da minuscola qual’era, si è poi inflazionata, ossia si è espansa ad una velocità inimmaginabile (big bang) e che poi, raffreddandosi, si è per così dire stabilizzata, formando al suo interno le galassie e quello spazio cosmico che vediamo pieno di stelle luminose.
E mentre questo succedeva al nostro Universo altre bolle, miriadi di bolle, continuavano e continuano la loro folle espansione, creando tanti Big Bang, che altro non sono che palle di radiazioni e materia infuocata innescate dall’energia dell’espansione. Nel frattempo cresce, ancora più velocemente, lo spazio fra queste bolle di fuoco (forse è per questo che c’è poca probabilità che le bolle si scontrino), dando vita a quello che tecnicamente si chiama “inflazione eterna”.
Perciò tutti noi viviamo in una particolare bolla, in un Universo a se stante, e siamo separati dagli altri universi che si vanno a creare. E per di più, di questo nostro spazio, ne scorgiamo solo una piccola parte.
Ora però sappiamo che a causa dell’inflazione eterna quello che è accaduto al nostro universo può accadere un infinito numero di volte in qualche altra parte del cosmo, creando storie di vita simili o addirittura identiche alla nostra.
Entra così in gioco la teoria dei “doppi”. Ma da qui a “provarlo” passerà ancora un bel po’ di tempo.
Ogni persona, ogni oggetto di questo Universo è da considerarsi come un’entità spirituale. Il fine, lo scopo della spiritualità, è di creare l’unità.
Chi incoraggia la divisione degli esseri umani, chi incoraggia gli interessi egoistici e le discordie, vive sulla debolezza mentale dei suoi simili, sulle loro paure.
L’umanità non può sottomettersi a questo. Non può accettare né la falsità né la propaganda scorretta. Né può essere accecata dalla superstizione, perché le universali leggi della natura non possono essere modificate o influenzate da nessun atto umano. Nell’Universo vige la legge naturale di “azione-reazione” e nessun essere umano può arrestare questo processo.
Nessuno di noi sa bene quali siano le azioni da fare per avvicinarci alla perfezione della Matrice. Le religioni ci indicano dei rituali e delle regole che potrebbero farci ottenere questo scopo, ma il tempo passa e ci accorgiamo che invece di avvicinarci al traguardo ce ne allontaniamo sempre di più. Ciò che vogliamo raggiungere ci appare così lontano dalla nostra realtà, dalla vita di tutti giorni, dalla felicità che il nostro cuore sogna.
E allora come possiamo fare? Gli antichi saggi suggeriscono di guardare i bambini.
I bambini osservano i grandi e li imitano nel tentativo di diventare come loro. E se i loro idoli sono persone meritevoli, essi diventeranno meritevoli; se invece i loro idoli sono dei cattivi esempi, li imiteranno con le conseguenze che poi tutti, purtroppo, vediamo nel mondo.
Quindi noi, i grandi, dovremmo imparare ad osservare la bellezza della creazione e imitarla. Qualcuno o qualcosa ci ha dato tutto senza chiedere nulla in cambio; e questo dovrebbe bastare a renderci completamente felici.
L’Essere muore come persona, ma mantiene in sè quel desiderio di “dare” che è tipico della sua creazione; è questa la vera anima dell’uomo, il suo embrione. Ma capita che dopo la morte quest’anima si rivestirà di un corpo che erroneamente desidererà ancora di ricevere.
Occorre spezzare questo circolo: se l’uomo non sviluppa il desiderio di dare mentre è in vita, e dunque neppure la sua anima, morirà ancora come terra, ancora come materia.
La natura spinge i bambini all’imitazione perché in loro l’embrione della vera anima ancora si fa sentire, e noi dovremmo re-imparare da loro quello che abbiamo dimenticato, perché è questo il vero piacere della vita, è questa la felicità: “l ‘equivalenza con la forma universale”.
“La più bella e più profonda emozione di cui possiamo avere esperienza è la sensazione del misticismo. E’ la radice di tutte le scienze vere.
Colui al quale questa emozione è straniera, che non rimane più assorto nella meraviglia, è come morto.
Quella profonda consapevolezza emozionale della presenza di una forma mentale superiore, che è rivelata nell’incomprensibile universo, è la mia idea di Dio”.
Albert Einstein
Che strane nuvole! Semplice e coreografica rifrazione della luce solare o cos’altro?
La fantasia è il tratto d’unione fra la realtà inferiore e la realtà superiore, e permette alla nostra mente di cogliere quei rari momenti d’illuminazione creativa che altrimenti si perderebbero nell’oscura e inaccessibile profondità della psiche.
Proviamo ad usare la fantasia per decifrare questo video, e scopriremo in noi capacità nascoste e insospettate.
Buon lavoro!