Lug
25
Filed Under (Diventare consapevoli) by Hadraniel on 25-07-2009

Image Hosting by imagefra.meL’influenza suina è un bluff: c’era già nel 1976!
Nel 1976 gli Stati Uniti d’America mandavano in onda spot pubblicitari per terrorizzare i cittadini e convincerli a vaccinarsi contro l’influenza suina. Fu l’allora presidente Ford a imporre il vaccino, dopo che una sola dozzina di militari si era ammalata (e ci piacerebbe sapere come).
Nell’ultimo numero del TIME (27 aprile 2009), si legge in che modo il vaccino del 1976 abbia prodotto dozzine di morti e gravi menomazioni. Ma gli spot pubblicitari continuavano a infondere il sentimento della paura e spronavano a vaccinarsi. Ci furono più morti di vaccino che di influenza. Alcuni cittadini, debilitati proprio a causa del vaccino, chiesero al governo un risarcimento di oltre 1,3 miliardi di dollari. Alcuni di questi cittadini svilupparono la sindrome di Guillain-Barrè (una forma di paralisi). E questo non è terrorismo, ma realismo, dati di fatto.
Anche oggi, come allora, si vuole terrorizzare il mondo, al solo scopo di far arricchire le case farmaceutiche e pochi altri speculatori.
Ma allora l’influenza suina è un bluff?
- Sì, se consideriamo che la malaria provoca 3000 morti all’anno, ma viene considerata semplicemente come ‘un problema sanitario’.
- Sì, se consideriamo che questo virus (sempre che non sia stato costruito in laboratorio) deriva dalla ‘Spagnola’ del 1918, passando e mutando sino a diventare Aviaria e che l’Aviaria non ha mai prodotto quei 2 milioni di morti di cui parlava G. W. Bush, bensì solo 257.
- Sì, tenuto conto che, in confronto, i morti folgorati dai fulmini in un solo anno è il quintuplo.
- Sì, se diamo un senso ai numeri (negli USA, dal gennaio scorso, ben 13000 persone sono morte a causa dell’influenza comune, stagionale) e non ci lasciamo condizionare dalla campagna terroristica mediatica.
Perché non si grida all’emergenza di fronte ai 3000 morti all’anno di malaria?
Perché promuovere una campagna terroristica mondiale per poche centinaia di morti (deceduti per l’A/H1N1? Ne siamo sicuri?)
Perché non ci si allarma per il gran numero di morti di influenza comune?
Da un articolo del Dott. Mercola (da cui è stato estratto il post), si leggono anche alcuni punti da seguire per poter evitare le influenze in genere. Li riportiamo:

• Ottimizza i tuoi livelli di vitamina D.
E’ in assoluto la migliore strategia per evitare qualsiasi tipo d’infezioni dovute alle influenze stagionali.
• Evita lo zucchero raffinato e i cibi troppo processati.
• Riposa a sufficienza il corpo.
• Mantieni il tuo stress sotto controllo.
• Esercitati regolarmente.
• Prendi regolarmente dell’olio contenente omega-3.
• Lavati le mani regolarmente.
• Usa dell’aglio regolarmente.
• Evita gli ospedali e i vaccini.
• A meno che non sia un’emergenza, evita gli ospedali perché questi sono gli ambienti ideali per infezioni di tutti i tipi.
(Gli spot terroristici del 1976 in USA)
Fonte: Mercola.com

Lug
21
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 21-07-2009

Image Hosting by Picoodle.comLa saggezza della Kabbalah dice che tutti noi scopriamo, osservando la nostra vita, che ciò che ci spinge ad eseguire svariate azioni è in effetti il desiderio di conseguire piacere e godimento. Cambiamo il posto di lavoro, la macchina, andiamo all’estero o mangiamo in un buon ristorante per trarvi soddisfazione. E’ la nostra natura, è l’ego quello che ci spinge a rincorrere continuamente i piaceri; per riempire se stesso. Il problema è che il piacere rilevato da ogni cosa che ci sforziamo di ottenere si dilegua in poco tempo.
Cercando di ottenere il piacere sperato, spesso ci imbattiamo in desideri di altre persone che ci disturbano, e di conseguenza si creano dei conflitti; questo accade ovunque, in famiglia, nel posto di lavoro, e a livello politico e mondiale. Si giunge così ad una situazione nella quale sono azionate su di noi sia una pressione esteriore che una pressione interiore, e gradualmente ci appare sempre più chiaro il fatto che ciò che ci porta sofferenza è seguire l’ego. E questo nonostante l’uso dell’ego ci aiuti ad esistere, a svilupparci, a “fiorire”, a godere della vita. Ma improvvisamente, proprio quando otteniamo il massimo successo o la massima prosperità, si espande in noi una strana percezione di vuoto e la vita diventa nuovamente senza gioia.
La Luce che la Kabbalah apporta alla nostra vita, rivela quindi che ai nostri giorni siamo ancora schiavi dell’ego; ed è proprio questa Luce che può aprire un varco per far percepire che ci può essere una vita ben diversa e più bella. Come conseguenza di questa apertura l’ego che è in noi comincia a ricevere duri colpi, poiché inizia a crearsi un potente bisogno di “uscire da se stessi”, verso la libertà.
E’ questo il vero significato della libertà: l’uscita dalla schiavitù dell’ego. Oggi questa uscita è più vicina che mai ed abbiamo fra le mani l’opportunità di “accelerarla” tutti insieme. Quando usciremo e saremo liberi, si rivelerà davanti a noi un nuovo modo di vivere la vita. Sarà una vita d’unione ed amore fraterno, una vita di pace e tranquillità su tutti i livelli, compreso quello personale e quello sociale.
“Povero”, secondo la Kabbalah, vuol dire “povero in conoscenza”, e allude alla sensazione di vuoto della nostra attuale situazione, che è quella di chi percepisce che può possedere tutto e ciononostante gli manca qualcosa.
Il pane azzimo è un altro esempio simbolico di questo concetto. Infatti, è interessante constatare come nel processo della cottura del pane azzimo si sia molto meticolosi nell’impastare la pasta senza interruzioni, affinché non lieviti. Ciò che è lievitato simboleggia, nella saggezza della Kabbalah, il desiderio egoistico col quale siamo stati creati, che ci imprigiona, all’interno, in quel ristretto mondo di amore per noi stessi. Similmente al modo col quale viene impastato il pane azzimo, noi dobbiamo controllare continuamente qual è il desiderio che ci guida, verso dove è direzionato il nostro sguardo, se solo verso noi stessi o se anche verso il prossimo. È ovvio che da soli, con le nostre sole forze, non si sia capaci di sopraffare l’ego; perché questa è la natura umana. Però il controllo stesso e l’aspirazione ad un cambiamento edifica in noi il vero appello verso la Creazione, la vera richiesta di aiuto per correggere l’ego. Solo così avverrà il cambiamento desiderato.
C’è un’antica usanza, solo in apparenza materiale, che in realtà accenna ai processi spirituali. Si tratta dei quattro bicchieri di vino, ovvero delle quattro fasi dell’uscita dall’ego.
Il bicchiere simboleggia, nella Kabbalah, la nostra capacità di ricevere la Luce che proviene dal Creatore. I kabbalisti hanno scoperto che l’unica qualità che esiste nella Creazione è la qualità dell’amore quindi, se ci relazioniamo l’uno con l’altro con amore, così come il Creatore si atteggia con noi, diventiamo simili a LUI, ed in questo caso la Luce ci colma.
Il vino (ma potrebbe essere anche acqua pura di fonte) simboleggia la Luce della Creazione che opera su di noi in due fasi: nella prima fase la Luce ci libera dal dominio dell’ego, e con questo fa divenire simili al Creatore; nella seconda fase ci riempie della Sua essenza.
Ma perché si devono bere proprio quattro bicchieri durante questo rituale e non cinque o sei?
I quattro bicchieri alludono ad un processo basilare dell’antico concetto della Creazione. I Saggi raccontano che l’ego che è in noi è stato creato in quattro fasi e che la sua correzione deve avvenire anch’essa secondo lo stesso ordine. Ne consegue che i quattro bicchieri simboleggiano le quattro fasi dell’uscita dall’ego verso il mondo spirituale il quale, per il momento, ci è nascosto.
Solo dopo essere usciti dal buio scopriremo che “siamo stati schiavi” e che ora siamo “liberi”. Allora è scritto che potrai raccontarlo a tuo figlio.
E a questo punto incontriamo altri simboli, perché i “Figli” simboleggiano tutta una serie di situazioni che noi passeremo durante la vita. Il “Padre” simboleggia la nostra situazione attuale, mentre il figlio simboleggia la nostra prossima situazione, ossia una situazione più evoluta. Padre e figlio sono quindi due situazioni che dobbiamo attraversare durante il nostro sviluppo spirituale.
Anche questo concetto evidenzia che tutte le situazioni meravigliose che percepiamo collegandoci al mondo spirituale sono l’effetto di questa uscita, di questo allontanamento dall’ego. E solo dopo questa liberazione si apriranno davanti a noi nuovi orizzonti.

(liberamente tratto dal giornale Kabbalah LaAm)

Lug
15
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 15-07-2009

Image Hosting by Picoodle.comEssere intimamente rivolti verso la presenza di qualcosa di Superiore, ponendo le nostre parole e le nostre azioni, come offerte, sopra un altare interiore; è così che si indirizza il cuore verso la Fonte.
Nelle meditazioni e nelle preghiere quotidiane è essenziale un unico e semplice concetto, chiamato “intenzione del cuore”. Se manca quest’intenzione tutto ciò che si fa diventa una vuota sequenza di atti o di parole.
Non è necessaria l’esatta formulazione di un testo di preghiera e neppure attenersi a regole particolari per entrare in sintonia con la Fonte Universale, e non ci vogliono nemmeno tempo e pazienza in grande misura. Serve soltanto una vera “intenzione”.
In un’antica parabola si racconta di un re che aveva ammassato i suoi preziosi averi in una stanza del tesoro, chiusa da una complessa serie di chiavi. Le chiavi venivano date soltanto ai suoi collaboratori più fedeli ed amati, ed anch’essi avevano bisogno di precise istruzioni per usarle.
Quelle chiavi sono completamente perse per la nostra generazione.
Tutto quello che possiamo fare per arrivare al tesoro (e il Re vuole che noi, suoi amati figli, lo raggiungiamo!) è infrangere quella serratura. La serratura, nella parabola, è il cuore umano pieno di arroganza e di orgoglio. Dunque tutto quello che possiamo e dobbiamo fare è spezzare la corazza dei nostri cuori. Quando perveniamo fino al Creatore con l’involucro del nostro cuore realmente infranto, tutti i chiavistelli si aprono spontaneamente.
La preghiera più autentica è, perciò, l’intenzione di un cuore totalmente umile.

Lug
09
Filed Under (Vibrazioni) by Hadraniel on 09-07-2009

Image Hosting by Picoodle.comNel campo spirituale, più si chiede e più si ottiene. Bussare incessantemente alla porta dell’Universo spalanca senza dubbio la strada verso l’abbondanza. La Creazione ha già tutto  pronto, e vuole solo il nostro desiderio e la nostra richiesta. Non deve inventare nulla, perché tutto è già preparato e perfetto nel Mondo Superiore, il mondo dell’Emanazione Primaria, quello dove risiede la perfezione e al quale noi tutti siamo chiamati.
Le nostre richieste di Luce, se sono forti, verranno esaudite; e sicuramente arriverà la risposta che attendiamo. Dobbiamo soltanto avanzare la richiesta, tutto il resto viene fatto “da sopra”; per questo il risultato è certo. C’è solo da percorrere un Sistema che è già preparato in anticipo per questo; è quello lo scopo della Creazione, non ve ne sono altri, e noi siamo qui solo per imparare ad essere come l’Amore di tutto ciò che E’.
L’Universo vuole darci molto più di quanto pensiamo. Vuole darci l’assoluto, il tutto, per diventare una cosa sola con lui. Le richieste e le ambizioni terrene più grandi sono così insignificanti al cospetto del Tutto! Crediamo di volere chissà cosa, e invece chiediamo solo briciole, fosse anche tutta la ricchezza, l’onore e la potenza del mondo.
Oltretutto, le nostre richieste materiali sono irrazionali. Crediamo siano dettate dal buon senso e dall’intelligenza perché chiediamo cose che servono a noi e agli altri per fare una “buona” vita, e al contempo ci preoccupiamo di non riuscire a raggiungerle o di non averne abbastanza. Ma che senso ha? La risposta a questo interrogativo è sempre la stessa: “Cos’altro si può fare? Questa è la vita, bisogna vivere al meglio, comportarsi “bene”, non fare del male, costruire qualche cosa…..ma è tutto qui”. E’ definibile intelligenza questo?
Davanti a questo “strategico” piano terreno immaginiamo che l’Energia Superiore da cui deriviamo si erga ipoteticamente in tutta la sua magnificenza e dica all’essere umano: ”Tu sei stato creato come un dio, e tale devi diventare. Io ti porterò a me, volente o nolente, perché questo è il mio Piano, che sovrasta il tuo quanto nemmeno puoi immaginare. Se sarai “volente” non ci sarà più dolore per te, sin da ora, perché trasformerò te, e dunque la tua vita, immediatamente. Chiedi, e ti darò in possesso tutto”.
Chi segue le leggi “razionali” della vita materiale esegue solo le leggi irrazionali imposte dagli altri, dalla società; crede di essere libero ma fa la scelta obbligata di seguire le regole imposte da qualcun altro. Nasce in un ambiente e ne diventa schiavo, e lo sarà comunque, anche se ne diventasse il re. Non esercitando la libertà di uscire dal sistema delle reincarnazioni per diventare come la Creazione, spreca la sua vita. Perciò, più ci si sente forti di qualità e mezzi umani, più si è deboli e suggestionati dal sistema mondano. Quindi esattamente il contrario di quello che viene giudicato degno di essere perseguito.
Forse questi comportamenti andavano bene fino a qualche tempo fa, quando l’essere uomo era ancora “bambino” e cresceva attraverso le guerre, le religioni, le filosofie, la ricerca scientifica: doveva imparare a conoscere il luogo dove si trovava, la Terra.
Ma ora l’evoluzione ci ha portati a vedere che dobbiamo riscoprire la grande verità verso cui siamo chiamati.  Da materiale, l’uomo deve diventare spirituale. E’ tempo che faccia un altro salto di qualità, come quelli compiuti passando dallo stato immobile, a quello vegetale e animale. Ora il salto è da essere vivente a creatura Divina. Certo, il balzo è grande, difficoltoso quanto quello di una pietra che debba trasformarsi in pianta, o una pianta in animale, o un animale in uomo. Ma ci siamo già passati, e sappiamo che non c’è scelta. Gli aiuti che ci arrivano dall’alto sono formidabili e ormai siamo pronti per capire tutto questo, anche se la confusione generata dall’insoddisfazione e dal dolore è molta. Ma serve a indurre tutti verso la ricerca di quella forte Luce che porta alla meta.
Chiediamo allora di scostare i “parassiti” dalla nostra vita. Possono essere pensieri, cose o persone. Contro i nostri pensieri siamo disarmati. Essi vengono e si insediano nella mente, e come un virus si moltiplicano. Chiediamo di scostarli affinché noi si possa andare oltre. Potremmo anche farli nostri o cercare di scacciarli, ma richiederebbero comunque, da parte nostra, attenzione, energia e sforzo. Allora dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere di non essere in grado di contrastarli e chiedere che vengano scostati da noi, allontanati.
Parassite possono essere anche molte situazioni inerenti all’ambiente della nostra vita. Situazioni che ci turbano, che ci preoccupano, che ci angosciano; possono anche essere persone che hanno un cattivo rapporto con noi, che ci odiano, che ci vessano o che solo ci infastidiscono. Tutte cose che ci portano lontano dall’ambiente spirituale e danneggiano il  nostro lavoro interiore.
Non chiediamo che queste cose scompaiano, ma che le forze universali le scostino, per farci proseguire il cammino anziché arenarci identificandoci in esse.  E’ un colloquio senza parole, dove il silenzio prende il sopravvento per lasciare posto ad un diverso tipo di espressione. E’ in questo modo che può scattare la compassione e la consapevolezza di cosa significa amare gli altri: un amore che parte dalla compassione per tutti coloro che, affannandosi, agitandosi, arrabbiandosi o piangendo, hanno un solo desiderio: sopravvivere.

Lug
05
Filed Under (Diventare consapevoli) by Hadraniel on 05-07-2009

Image Hosting by Picoodle.comSe fossimo corretti nei confronti della vita sentiremmo molto meno il dolore, e vivremmo tutto con un sereno senso di distacco; che è il distacco da noi stessi.
Non esiste un comandamento del soffrire; l’Universo, o la Creazione, o comunque lo si voglia chiamare, non ce lo impone; anzi, proprio non lo vuole; siano noi che abbiamo creato l’immagine del “Giusto che soffre”. Forse in tutta la storia qualcuno, per volontà Superiore, ha portato fardelli non suoi; questo sarà sempre un mistero, e rientra nelle infinite sfaccettature del Divino. Però sappiamo che non è la situazione di questa umanità. Noi non siamo, ancora, il “giusto”; pensarlo sarebbe presunzione: noi soffriamo semplicemente per la legge di causa-effetto. E per uscirne dobbiamo arrivare a non dare valore al male, nè in positivo nè in negativo. Bene e male sono concetti che non possiamo cogliere, perché vediamo solo fugaci manifestazioni di radici superiori, che non conosciamo. Al massimo possiamo dire che nella vita vi sono cose dolci e cose amare; ma quante volte abbiamo sperimentato che il dolce a un certo punto diviene amaro, e l’amaro dolce?
E’ necessario imparare a ragionare in maniera più ariosa, estesa, intelligente. E intelligente vuol dire a trecentosessanta gradi, prendendo in considerazione tutti gli elementi, togliendo se stessi sempre più spesso dalla scena, per analizzarla in maniera distaccata.
E’ solo la Luce Universale che può correggere la nostra rotta, il nostro percorso, e questa Luce non agisce se siamo pieni di noi stessi, pieni della nostra materia. Quindi non serve a nulla porsi la domanda “dove sono ora?” oppure “che significa questo?” Perché la domanda è il vaso, il contenitore, (ossia noi), mentre la risposta è data dalla Luce. Noi (il vaso) non possiamo dare risposte, non siamo in grado di farlo. Dobbiamo aspettare che sia la Luce a dare la giusta risposta, e la Luce ha i suoi tempi: occorre aspettare con pazienza il suo sorgere, per poter vedere bene, per distinguere bene i contorni delle sue risposte. Tenendo sempre presente che la Sorgente non muta e non muterà mai; è la nostra percezione che dovrà mutare. Impareremo perciò a modificarci e a uniformarci, poco alla volta, alle Leggi della Creazione; e quando non saremo più opposti a queste, smetteremo finalmente di nuotare contro corrente; e la sofferenza sarà sconfitta.
Il mondo terreno è ancora tutto. Così ci è stato insegnato. Tutto si concentra in questo mondo. La Terra è per noi il centro dell’universo, e non siamo lontani dai primitivi che non avevano altro orizzonte se non questo. La terra è diventata Madre Terra e questo dice molte cose. Ma per chi apre i suoi occhi e tende tutto se stesso verso il Mondo dello Spirito, la realtà appare diversa. Questo mondo è solo un sottolivello del mondo spirituale. Dobbiamo rendercene conto e vedere la Terra nelle debite proporzioni. Perciò, senza nulla togliere a questa Madre, teniamo sempre presente che è tale solo per quanto riguarda il nostro passaggio transitorio, e che il suo ruolo è quello di subalterno al Mondo Spirituale, di cui fa parte, è vero, ma solo nella zona d’ombra. Quindi non identificarsi con essa è fondamentale, per mantenere la giusta direzione e poter accedere al serbatoio di Luce.