Una volta fece visita al santo Rabbi Reb Melech un uomo che faceva molti digiuni, pregava e meditava la parola di Dio, e tutto quanto in segreto. Quest’uomo pensava d’essere un santo. Quando egli entrò nella camera di Rabbi Reb Melech, questi pronunziò una nota frase della Sacra Scrittura, senza nemmeno guardare l’ospite in viso.
“Se l’uomo si celasse in un nascondiglio e celasse il suo io – forse non lo vedrei?”.
Ciò significa che quando l’uomo è conscio del proprio io e pensa d’esser santo, anche se avesse non so quali arcani meriti, i suoi digiuni e le sue preghiere non hanno valore. Sarebbe solo un presuntuoso.
L’uomo arrivato da Rabbi Reb Melech capì l’allusione. Si dolse di avere sciupata tutta la vita nell’egoismo, capì che i suoi digiuni non avevano senso, e pregò il Rabbi Reb Melech di dirgli come riparare all’errore.
E il santo Rabbi gli offrì una soluzione. Ma una di quelle soluzioni che può offrire solo un santo.
Gli ordinò: “Da oggi non dovrai più pregare nè pronunziare la minima benedizione, finché non avrai dimenticato del tutto il tuo io, anche se dovessi vivere senza preghiera un intero anno”.
Un vero santo non è consapevole del proprio io. La sua anima è ininterrottamente legata con l’infinito e di continuo si fonde con esso.
Un giorno il santo Rabbi Reb Melech visitò una cittadina, accompagnato da tutta la comunità.
“Dove va tutta quella gente dietro la carrozza?” chiese Rabbi Reb Melech al cocchiere.
“Accompagnano voi” gli rispose il cocchiere.
“E perché?”.
“Eh, vogliono forse guadagnarsi qualche merito. Rendendo omaggio alla vostra sapienza”.
“Ah si?” si meravigliò il santo. E d’improvviso decise: “Se è così, anch’io voglio seguire il loro esempio. Anch’io voglio avere questo merito”.
Dicendo questo, scese e andò a piedi con gli altri dietro la vuota carrozza.
(tratto dal libro “Le nove porte”)