Nov
15
Filed Under (Incontri) by Hadraniel on 15-11-2009

Image Hosting by imagefra.meUna volta fece visita al santo Rabbi Reb Melech un uomo che faceva molti digiuni, pregava e meditava la parola di Dio, e tutto quanto in segreto. Quest’uomo pensava d’essere un santo. Quando egli entrò nella camera di Rabbi Reb Melech, questi pronunziò una nota frase della Sacra Scrittura, senza nemmeno guardare l’ospite in viso.
“Se l’uomo si celasse in un nascondiglio e celasse il suo io – forse non lo vedrei?”.
Ciò significa che quando l’uomo è conscio del proprio io e pensa d’esser santo, anche se avesse non so quali arcani meriti, i suoi digiuni e le sue preghiere non hanno valore. Sarebbe solo un presuntuoso.
L’uomo arrivato da Rabbi Reb Melech capì l’allusione. Si dolse di avere sciupata tutta la vita nell’egoismo, capì che i suoi digiuni non avevano senso, e pregò il Rabbi Reb Melech di dirgli come riparare all’errore.
E il santo Rabbi gli offrì una soluzione. Ma una di quelle soluzioni che può offrire solo un santo.
Gli ordinò: “Da oggi non dovrai più pregare nè pronunziare la minima benedizione, finché non avrai dimenticato del tutto il tuo io, anche se dovessi vivere senza preghiera un intero anno”.
Un vero santo non è consapevole del proprio io. La sua anima è ininterrottamente legata con l’infinito e di continuo si fonde con esso.

Un giorno il santo Rabbi Reb Melech visitò una cittadina, accompagnato da tutta la comunità.
“Dove va tutta quella gente dietro la carrozza?” chiese Rabbi Reb Melech al cocchiere.
“Accompagnano voi” gli rispose il cocchiere.
“E perché?”.
“Eh, vogliono forse guadagnarsi qualche merito. Rendendo omaggio alla vostra sapienza”.
“Ah si?” si meravigliò il santo. E d’improvviso decise: “Se è così, anch’io voglio seguire il loro esempio. Anch’io voglio avere questo merito”.
Dicendo questo, scese e andò a piedi con gli altri dietro la vuota carrozza.

(tratto dal libro “Le nove porte”)

Set
01
Filed Under (Incontri) by Hadraniel on 01-09-2009

Image Hosting by imagefra.meRecentemente da alcuni scienziati è stato ipotizzato che la Terra sia cava , quindi  vuota all’interno, e con una specie di piccola stella centrale fatta di plasma e gas. Questa teoria trova riscontro, da moltissimo tempo, anche nelle leggende di molti popoli antichi, tra cui i tibetani, gli egiziani, i greci, gli indiani, e molti altri popoli. Praticamente tutti gli scritti di questi popoli, nonché le loro tradizioni, parlano di un misterioso mondo sotterraneo popolato da civiltà evolute. Queste persone, dicono le leggende, sono simili a noi esseri umani ma vibrano su piani dimensionali diversi, più evoluti del nostro. Sembra persino che alcune di queste persone possano agire in mezzo a noi, per aiutarci. Considerando che le ricerche fatte dagli studiosi sono rivolte in tal senso, forse possiamo cominciare anche noi profani a vagliare questa ipotesi. L’esploratore polacco F. Ossendowski in un suo viaggio in Asia, nel 1923, affermò di aver avuto delle informazioni da parte di alcuni Lama e di un principe mongolo, tale Ciultun Bejli, che descrivevano un regno sotterraneo, un mondo fatto di lunghe gallerie situate sotto tutta l’Asia, nelle zone del Tibet, in Mongolia, sotto il Deserto di Gobi estendentesi poi a il mondo, e le cui entrate, ovviamente nascoste, si trovano in diversi luoghi del pianeta; questo sarebbe il famoso regno sotterraneo di Agharti. Esistono tante storie che narrano di questo misterioso popolo di Iniziati governati dal Re del Mondo, il mitico sovrano di Agharti.
Per saperne di più guardate questo video.

Apr
09
Filed Under (Incontri) by Hadraniel on 09-04-2009

Che tu sia benedetto e allo stesso tempo sii tu una benedizione per gli altri

Image Hosting by Picoodle.com«… L’amore è paziente, l’amore è gentile. L’amore non è invidioso, non fa del male, non conosce orgoglio; non è rude, né egoista; è lento all’ira, non immagina malizia; non gioisce per l’ingiustizia, ma gioisce nella giustizia.
L’amore difende tutto, crede in tutto, spera in tutto, sopporta tutto; non si esaurisce mai; ma le lingue cesseranno e la conoscenza svanirà.
Perché noi possediamo in parte la verità e in parte l’errore, ma quando la completezza della perfezione verrà, ciò che è in parte verrà cancellato.»
«… E ora restano queste tre cose: fede e speranza e amore; ma la più grande di queste è l’amore.»

(da “Il Vangelo Esseno della Pace”)


DAL BARBIERE

Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba.
Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione.
Parlano di tante cose e di vari argomenti.
Quando alla fine toccano l’argomento Dio, il barbiere dice:
Io non credo che Dio esista.
Perché dice questo? chiede il cliente.
Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che Dio non esiste.
Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate?
Ci sarebbero bambini abbandonati?
Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza né dolore.
Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose.
Il cliente pensa per un momento, ma non replica perché non vuole iniziare una discussione.
Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio.
Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba sfatta.
Sembrava sporco e trasandato. Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel negozio del barbiere e gli dice:
La sa una cosa? I barbieri non esistono.
Come può dire ciò? Chiede il barbiere sorpreso.
Io sono qui e sono un barbiere. Ed ho appena lavorato su di lei!
No! Esclama il cliente.
I barbieri non esistono perché se esistessero non ci sarebbero persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell’uomo là fuori.
Ma i barbieri ESISTONO! Questo è ciò che succede quando la gente non viene da me.
Esattamente! Afferma il cliente. Questo è proprio il punto! Anche Dio ESISTE!
Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui per cercare il Suo aiuto.
Questo è il motivo per cui c’è tanto dolore e sofferenza nel mondo.




Gen
02
Filed Under (Incontri, Vibrazioni) by Hadraniel on 02-01-2009

Image Hosting by Picoodle.comAncora verrà un tempo dove tutti saranno felici. Ancora verrà un tempo di gioia e di serenità.
Nel mondo energie guaste sempre ci saranno, ma nel cuore di chi guarda in alto nascerà ancora il messaggio d’Amore Vero, che andrà versato a coloro che sanno ascoltare.
A tutti sarà data apertura della parte vasta, detta Anima Universale. A tutti verrà aperto il giusto aspetto per avere una grande e vasta visione. Tutti saranno guardati da entità che aiuteranno nel percorso spirituale.
La vita di ognuno è guidata da entità numerose, ma ogni vita andrà sempre versata verso ciò che è dominato da un grande, giusto e vasto amore. Verrà così un giorno in cui sarete guidati da un solo grande dio e allora verrete guariti da ogni vostra guasta e dolente azione.
Amate dando nuove speranze a coloro che sono ancora nella notte della mente. Un giorno radioso nascerà in ogni destino, così come dopo ogni notte arriva la Luce del mattino.

Kivres

Nov
15
Filed Under (Incontri) by Hadraniel on 15-11-2008

Image Hosting by Picoodle.comUna magnifica sorpresa è la scoperta di un sistema solare, il più vicino finora osservato, attorno alla stella Epsilon Eridani, un astro cinque volte più giovane del nostro Sole, situato a 10,5 anni luce e dotato di due fasce di asteroidi. Epsilon Eridani proprio per essere nel nostro circondario e così simile al nostro Sole, ha già acceso la fantasia in molti modi e non a caso è citata nella serie di Star Trek ed è stata protagonista di alcuni racconti di Isaac Asimov. Ora il suo fascino aumenta grazie al risultato ottenuto dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa. In passato erano già stati avvistati due possibili pianeti intorno alla stella-madre ma ora, affinando le osservazioni, Spitzer, che scruta nella lunghezza d’onda dell’infrarosso, ha rilevato due zone più interne popolate da pianetini, “materiale in costruzione” di possibili pianeti o frutto di collisioni. “Questo sistema solare assomiglia al nostro all’epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra” commenta Dana Backman, astronomo del Seti Institute a Mountain View, in California. La presenza di corpi rocciosi o metallici intorno ad altre stelle è un possibile indice della presenza di pianeti solidi come la Terra in orbita nelle aree vicine all’astro e di massicci pianeti gassosi nelle vicinanze della fascia come accade per il nostro Giove. Le fasce scoperte da Spitzer ruotano ad una distanza di tre e venti unità astronomiche (una unità è la distanza Terra-Sole): la prima si colloca quindi nella stessa posizione in cui si trova l’unica fascia di asteroidi che il nostro sistema solare possieda, tra Marte e Giove. E analogamente uno dei due pianeti scoperti in passato, nel 2000, è sistemato proprio a 3,4 unità astronomiche;  quindi come Giove. E’ la prima volta che si riscontra una somiglianza di questo tipo. L’altro possibile pianeta esistente era stato individuato nel 1998 e dovrebbe essere posizionato in vicinanza del bordo interno dell’anello più esterno, tra 35 e 90 unità astronomiche. Ma la scoperta di una seconda fascia di asteroidi interna fa supporre agli astronomi l’esistenza di un terzo pianeta, e quindi tutti ne sono alla caccia, in una zona a circa 20 unità astronomiche. Potrebbe essere proprio lui il responsabile dell’esistenza della stessa fascia.
Dalla fantasia alla scienza, per Epsilon Eridani il passo sembra sempre più breve. Forse avevano ragione gli astronomi nel 1960, quando la stella era una dei pochi soggetti considerati e indagati per cercare di individuare segni di una possibile civiltà aliena?

(da un articolo del Corriere della Sera)

Ott
21
Filed Under (Diventare consapevoli, Incontri) by Hadraniel on 21-10-2008

Image Hosting by Picoodle.comQuando un ricordo inizia a prendere forma nel nostro cervello, dei sensori elettrici possono coglierlo prima che raggiunga la superficie della coscienza. Lo hanno dimostrato dei ricercatori americani e israeliani in un esperimento pubblicato su Science. Da ciò che è risultato si potrebbe paragonare la nostra mente a una specie di videoregistratore. E’ come se bastasse attaccare una spina elettrica, in questo caso una piccolissima sonda inserita nelle profondità del cervello, fino a dove si trova l’ippocampo, per osservare le immagini viste nel passato, che scorrono nella nostra testa nel momento stesso in cui ricordiamo qualcosa. E se il sensore è applicato nel punto giusto della nostra centralina di memoria, raccogliere il ricordo è questione di un attimo: gli scienziati di fronte al video impiegano addirittura uno o due secondi in meno rispetto a quanto non faccia la coscienza di chi sta ricordando.
Ricordando un’immagine, nell’ippocampo si attivano gli stessi neuroni che si erano “accesi” guardando l’immagine dal vero; per ogni ricordo esiste perciò una “mappa” di neuroni pronti a riaccendersi al momento della rievocazione.
Ricordare, quindi, è un po’ come premere il tasto “replay” su un videoregistratore, ma con una differenza: il replay della mente fa bene al cervello.

(tratto da un articolo di Elena Dusi)

Set
01
Filed Under (Incontri) by Hadraniel on 01-09-2008

Image Hosting by Picoodle.comFu un attimo ed Emanuele si trovò solo nel bosco. Papà e mamma non c’erano più. Emanuele era un ragazzino intelligente e coraggioso e non si perse d’animo. Dapprima cercò, gridando forte, di ritrovare i genitori. Ripercorse il sentiero all’indietro, ma niente da fare. Cercò allora di ricordare tutto quello che aveva studiato a scuola che potesse essergli utile. La corteccia esposta a nord era ricoperta di muschio, vero, ma a che gli serviva sapere ciò? E i punti cardinali potevano fargli ritrovare i genitori e la strada di casa? Cominciava ad essere stanco e un po’ di paura lo stava prendendo. Sarebbero di certo venuti a cercarlo con le squadre di soccorso e di quelle c’era da fidarsi, uomini abilissimi e strumenti perfetti. Sì, bastava aspettare e stare calmi. Purché in giro non ci fossero orsi e lupi…ma no, aveva studiato anche questo, da quelle parti niente bestie feroci. Intanto il tempo si rannuvolava e cominciò ad alzarsi un vento gelido che portò la pioggia. Emanuele si accoccolò nell’incavo di una roccia, (sapeva che gli alberi attirano i fulmini), battendo i denti per il freddo. Venne buio ed Emanuele cominciò veramente a provare prima paura, poi terrore.

Allora gli salì dal cuore una preghiera:

“Salvami, perché io da solo non so cosa fare!”

Di colpo la pioggia e il vento cessarono e sentì il canto degli uccelli. Rialzò la testa dalle ginocchia, aprì gli occhi e vide una meravigliosa dimora circondata da un giardino verde e pieno di fiori. Tutte le porte e le finestre della casa erano spalancate e la luce calda che proveniva dall’interno illuminava tutto intorno più del sole.

Emanuele si avvicinò alla porta e guardò. Tutto era lucente, dorato, e migliaia di luci disposte ovunque rallegravano l’interno. Una musica dolcissima proveniva da qualche stanza e si spandeva anche all’esterno.

Ad un tratto una voce forte ma rassicurante, suadente, lo invitò ad entrare. Emanuele era educato e anche molto prudente e indugiava, ma era così stanco e affamato che si lasciò convincere; del resto, se la sua preghiera era stata esaudita non era certo per farlo finire nella casa di un orco!

“Entra, Emanuele, vieni avanti e mangia!”

La voce proveniva da un luogo misterioso, come la musica:

“Come fai a sapere il mio nome?”

“Io so tutto e ti stavo aspettando. Anzi, ti dirò che io ho voluto che ti perdessi per

farti giungere qui. Ti devo dire molte cose.”

“Ma i miei genitori saranno in pena: non è giusto!”

La voce tacque per un lungo momento, ed Emanuele temette di aver offeso il suo ospite:

“Mi dispiace, signore, di avervi offeso, ma io voglio molto bene ai miei genitori e soffro per loro.”

“Hai ragione, Emanuele, Manderò subito qualcuno per rassicurarli.”

“Ma ci vorrà tempo…”

“No, è già arrivato a casa tua! Ma ora avanza sino alla stanza davanti a te e mangia!”

Emanuele fece come gli era stato detto ed entrò in una sala più bella delle altre, se mai fosse stato possibile. Al centro una tavola era imbandita con tutte le cose migliori del mondo. Non mancava nulla, dall’antipasto ai dolci alle bevande.

“ Mangia, Emanuele, saziati!”

“Non posso, signore: io non vi conosco e inoltre non ho denaro con me…non potrei pagare.”

“E’ tutto gratis, Emanuele. In quanto al mio nome, chiamami Borè!”

“Che strano nome, signore. Che significa?”

“ Vieni e vedi. Ed e’ quello che devi fare. Anzi, vieni e mangia!”

“Non mangerò signore…cioè Borè, se non vi siederete a mangiare con me!”

Allora una grande luce bianca avvolse la stanza e per un attimo tutte le altre luci furono come quelle di un fiammifero. All’altro capo del tavolo apparve una figura smagliante, simile ad un uomo nei contorni, ma inclusa nella stessa luce bianca che dardeggiava.

“Eccomi! Ora mangerai per farmi piacere? Fallo per questo. Io sono sempre solo qui e mi farà piacere tenerti compagnia mentre ti ristorerai.”

Emanuele non si fece più scrupoli e cominciò a mangiare avidamente mentre il Borè lo guardava sorridendo pieno di felicità. Tutto era favoloso e irreale, eppure Emanuele sentiva quella casa più sua di quella nella quale viveva, come se da sempre avesse abitato lì.

Mangiando faceva domande al Borè il quale rispondeva senza smettere di sorridere. Sapeva tutto di tutto e si esprimeva senza aprire le labbra, comunicando con il pensiero. Anche Emanuele non doveva smettere di mangiare per conversare, perché ciò che pensava passava direttamente nella mente del Borè:

“E’ meraviglioso, Borè. Ma che mondo è questo?”

“Il tuo: e ci sono cose ancora più meravigliose che potrai scoprire se starai sempre in me, aderito come una mano in un guanto. “

Emanuele era sazio, asciutto e anche le sue gambe, ferite dai rovi, erano perfettamente guarite.

Il Borè lo fece adagiare su un comodo divano e lo coprì con una coperta leggera, calda e profumata.

“Ti ringrazio, Borè. Senza di te sarei certamente morto!”

“Sì, senza di me saresti morto. Ma io veglio sui bambini e anche su tutti gli uomini e le donne del mondo, e li aspetto tutti qui, uno alla volta e poi tutti insieme. Un giorno sarà così. Fra poco ti farò riportare dai tuoi genitori, ora dormi.”

“Vorrei restare qui con te . Sei così buono e qui si sta così bene. Non è come fuori.”

Il Borè gli accarezzò la testa mentre Emanuele si addormentava e le ultime parole che sentì prima di cadere in un sonno profondo furono:

“Quando sarai più grande potrai venire a vivere qui, se lo vorrai, e tutto questo, e i miei segreti, saranno tuoi, mio amato Emanuele!”

(F.R.)