I tre pilastri dell’Albero della Vita rappresentano le tre vie che ogni essere umano ha a disposizione:
l’Amore (sul lato destro), la Forza (sul lato sinistro) e la Compassione (al centro).
Il pilastro centrale è la chiave di tutto l’Albero e si espande al di sopra e al di sotto degli altri due. Le dieci Sephiroth, come già detto, sono livelli spirituali che, oltre a corrispondere a profondi concetti metafisici, sono soprattutto collegati alle situazioni pratiche ed emotive della vita. Questi livelli sono uniti fra loro da ventidue canali, corrispondenti ognuno ad una delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico.
In sintesi, l’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo il quale le anime hanno raggiunto e completato una forma; ma è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare “a casa”: ossia raggiungere l’Unità.
Ma solo la via centrale, chiamata anche “via regale”, ha in sé la capacità di trasformazione; è in grado cioè di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita sarebbe soltanto quello della conoscenza del bene e del male, in quanto i pilastri a destra e a sinistra rappresentano le due polarità della nostra realtà: ossia il maschile e il femminile, dai quali provengono tutte le altre coppie d’opposti presenti nella materia.
L’insegnamento principale contenuto nella dottrina cabalistica attraverso l’Albero della Vita è quello dell’integrazione delle parti maschili e femminili esistenti in ognuno di noi, che deve avvenire sia all’interno di ogni singolo essere che nelle sue relazioni col mondo.
Perciò le esperienze negative, tragiche o dolorose, che possono accadere durante la vita, sono occasioni preziose che fanno prendere coscienza della distanza che si è creata tra lo stato ideale (che si può raffigurare nel paradiso perduto) e del quale ognuno conserva il ricordo a livello sottile, e la situazione attuale. Esiste però anche una via più facile e piacevole, che ci permette ugualmente di raggiungere l’agognata trasformazione; questa via, pur non eliminando completamente tutti i disagi, ci permette già adesso, qui e ora, di percepire la gioia e la perfezione. Si chiama Albero della Vita. A livello spirituale le dieci Sephiroth diventano dieci Potenze dell’Anima, dieci luci o sorgenti d’energia che aiutano costantemente la crescita di coloro che imparano a connettersi con loro.
Osserviamo insieme le caratteristiche principali delle dieci Sephiroth.
Kether: la Corona.
E’ posta al di sopra del capo e lo circonda, e si trova al di sopra di tutte le altre sfere. Kether è molto diversa dalle altre Sephiroth in quanto è il trascendente che da origine a tutte le altre Luci. Nel corpo umano, pur essendo visualizzata sopra la testa, non ha una corrispondenza specifica, ma lo avvolge tutto. La kabbalah insegna che Kether corrisponde alle tre esperienze dell’anima: Fede, Beatitudine e Volere. Kether è dunque la radice dell’Albero, che perciò si trova capovolto, dato che possiede le radici in alto e i rami in basso.
Chokhmà: la Sapienza
Si può sintetizzare nel lampo dell’intuizione; è il punto in cui il superconscio incontra la mente cosciente. È l’inizio dell’idea, è il pensiero interiore ancora indifferenziato. È la capacità di pensare in modo simultaneo. Questo stato è raggiungibile solo a tratti e lo si può paragonare ad una situazione di “non giudizio”.
Nel corpo umano corrisponde all’emisfero cerebrale destro, e nell’anima corrisponde all’annullamento del sé.
Binah: l’Intelligenza.
L’idea concepita da Chokhmà prende forma. Entra in gioco il pensiero logico, razionale, in tutte le sue istanze. E’ il pensiero che si unisce alla parola. Si tratta quindi della capacità di assimilare nella propria personalità concetti e idee diverse. Se questa Sephira funziona a dovere, il pensiero è in grado di influenzare positivamente le proprie emozioni. Nel corpo umano Binah corrisponde all’emisfero cerebrale sinistro. Usato nel suo modo più elevato Binah trasporta e incanala l’esperienza della Felicità, ossia trasforma la conoscenza intellettuale nella gioia di aver trovato le risposte giuste.
Da’at: la Conoscenza unificante.
E’ l’undicesima Sephira, si trova in linea sotto Keter ed è posta tra Chokhmà, Binah e Tiphereth. Essa permette l’unificazione dei due emisferi cerebrali: unisce intuizione e logica. Ha perciò la capacità di unificare ogni coppia di opposti. Spiritualmente è la produttrice del seme che viene trasmesso durante il rapporto sessuale. Nel corpo umano corrisponde alla parte centrale del cervello e al cervelletto.
Chesed: l’Amore.
Si esprime tramite la benevolenza e la generosità, elargite senza limiti. È l’amore che tutto perdona e tutto giustifica. Il mondo viene costruito sull’amore. La creazione è motivata dall’Amore (Chesed) di Dio. E’ la capacità di attrarre a sé e di perdonare. È la devozione; è la mano destra, che vuole chiamare a sé e avvicinare gli altri.
Gheburah: la Forza.
La Luce di Chesed è troppo intensa per le creature di questo mondo, che se la ricevessero direttamente ne verrebbero soffocate. Gheburah si incarica perciò di restringere, diminuire, controllare e indirizzare la discesa della Luce e dell’Abbondanza. È la mano sinistra, posizionata per respingere; è perciò quel tipo di forza utile a porre dei limiti all’esistenza. Senza Gheburah l’amore non potrebbe realizzarsi, perché non troverebbe un recipiente adatto per contenerlo, e non avrebbe né il calore né l’entusiasmo che lo contraddistinguono. Senza Gheburah l’amore sarebbe solo un sentimento pio e meritevole, ma privo di qualsiasi forza attiva.
Nell’anima Gheburah rappresenta il “Timor di Dio”.
Tiphereth: la Bellezza.
È la Sephira che si incarica di armonizzare i due opposti precedenti: Chesed e Gheburah. Tiphereth è caratterizzata da tanti colori messi insieme, a rappresentare le tante tonalità di caratteri che compongono un’unica personalità. Si rivela nelle sensazioni che si provano contemplando il bello e l’armonia, e corrisponde all’emozione della Compassione, che è quell’Amore smisurato capace sì di premiare e di lodare, ma anche di rimproverare e di punire con pacatezza, affinché il bene domini il male con sempre più forza. Nel corpo umano si trova al centro del cuore.
Netzach: l’Eternità o la Vittoria.
È la capacità di espandere e realizzare l’amore di Chesed nel mondo, dandogli durata e stabilità, e vincendo gli ostacoli. Quindi è la costanza e la decisione; è vincere senza rimanere inebriati dalla vittoria; è quel senso di sicurezza che pervade chi sa di appoggiarsi nel posto giusto.
Nel corpo corrisponde alla gamba destra.
Hod: lo Splendore.
Rende concrete le emozioni provenienti da Gheburah. È la capacità dell’individuo di adattarsi alle circostanze esterne. È saper perdere senza abbattersi, imparando dalle sconfitte ciò che va cambiato. È anche il senso degli affari e il saper vivere in una società. La sua prima qualità è la semplicità, che nella Kabbalah viene definita “la capacità di non preoccuparsi troppo del futuro”.
Nel corpo Hod corrisponde alla gamba sinistra.
Yesod: il Fondamento.
Qui si concentrano tutte le emozioni; è la parte nascosta della personalità, sono le aspirazioni segrete, gli ideali e le attrazioni emotive. Aiuta ad unire tutto ciò che un individuo ha da dare, e a indirizzarlo verso la persona giusta nel momento giusto. È la qualità della Verità, intesa come caratteristica indispensabile per realizzare felicemente tutte le relazioni umane.
Nel corpo fisico si trova nella zona degli organi sessuali. Yesod controlla perciò la vita sessuale, che è il fondamento su cui basa la personalità.
Malkhut: il Regno.
Ha un ruolo importantissimo, perché è la somma dei propri desideri, la percezione di ciò che ci manca. È la componente che indirizza l’operato di tutte le altre facoltà. Può essere il luogo dove la Luce cambia direzione, passando dalla discesa alla salita; oppure il luogo dove si fa l’esperienza della caduta (dall’Eden), della povertà e della morte. Vissuto al meglio, Malkhut è il femminile per eccellenza, la Shekhinà, o parte femminile di Dio. Nell’anima è quella qualità di “Abbassamento” senza la quale ogni atto di governo o di potere risultano falsi e destinati a crollare. Infatti, nel fisico, è rappresentato dalla pianta dei piedi, o dalla terra stessa.
Malkhut è l’origine del mondo fisico, il più vicino alle forze del male e quindi il più bisognoso di protezione; protezione che viene attratta attraverso la pratica delle buone azioni.
Uno dei concetti più importanti della Kabbalah è l’Albero della Vita con le sue Sephirot, una disciplina assai complessa e per alcuni aspetti misteriosa.
Il termine “Sefira” non significa, come molti credono, “sfera”, ma integra tre concetti fondamentali: il concetto di “Numero”, il concetto di “Libro”, e il concetto di “Luce”.
Le Sephirot possiedono cioè le qualità dei primi dieci numeri interi; contengono simboli, miti, avvenimenti e tradizioni esattamente come un libro; e irradiano la stessa Energia Superiore che esiste in tutta la Creazione.
Questi tre significati appartengono ai tre livelli dentro ai quali le Sephirot operano. Il più basso è quello in cui esse agiscono come numeri. A questo stadio sono le unità fondamentali delle leggi fisiche e matematiche, su cui poggia la creazione. Sono l’energia contenuta nei numeri, la loro identità segreta, la loro vibrazione.
Il secondo livello (il libro) si concretizza nelle situazioni pratiche, morali e psicologiche, del piano umano; diventano potenze dell’anima e fasi dell’emanazione divina, portando nel mondo la capacità di conoscere, di avere fiducia, di amare; ma anche di temere.
E infine le “Luci”. Su questo piano le Sephirot si dispongono in modo organico e si connettono fra loro armoniosamente. Qui si lavora di solito con tre Alberi della Vita contemporaneamente, a rappresentare il capo, il tronco e gli arti inferiori della Divinità Suprema. Al terzo livello le Sephirot diventano pietre preziose, centri di Luce dai quali viene irradiato, costantemente, quel flusso benefico che guida tutta la creazione verso il suo traguardo di pace e di beatitudine cosmica.
Secondo O.M. Aivanhov “L’Albero della Vita è uno schema simbolico che racchiude tutta la Scienza Iniziatica, le dottrine di tutti gli Iniziati. Lo si può paragonare a un seme: piantatelo, ed esso farà apparire dinanzi a voi tutta la Creazione con la moltitudine delle sue creature. Questo schema può diventare un strumento magico, un pentacolo fra i più potenti. Tutto vi è contenuto, tutti i principi, tutti gli elementi, tutti i fattori con i quali il Signore ha creato il mondo. Con esso disponete di un sistema che vi aiuterà a non disperdervi nel compiere il vostro lavoro spirituale. Lavorando per anni su questo schema, introdurrete in voi stessi l’ordine e l’equilibrio; e tutto si strutturerà, si organizzerà e si armonizzerà. Non appena avete un poco di tempo, soffermatevi sull’Albero della Vita, scegliete una sefira, concentratevi su di essa e cercate di sviluppare le qualità o le energie che questa contiene. Sia che abbiate bisogno di luce, di amore, di forza, di protezione, di generosità, di giustizia o di vita… rivolgetevi all’Albero della Vita: esso è a disposizione dei figli e delle figlie di Dio che hanno bisogno di nutrirsi della vita divina.”
“Numerose tradizioni rappresentano l’universo come una montagna in cima alla quale la Divinità ha la Sua dimora, inaccessibile e inviolata. I Greci ponevano gli dèi sulla vetta del monte Olimpo; Mosè ha parlato con Dio sul Monte Horeb. Gli Iniziati si sono sempre serviti del simbolo della vetta, anche nei paesi dove non c’erano montagne elevate. La ricerca della vetta è l’impresa più importante, la più ricca di significato che l’essere umano possa intraprendere. Questo vuol dire che egli è cosciente che i poteri e le virtù accumulate in lui dal Creatore possono condurlo al di là di tutte le realizzazioni terrestri. Nella Cabala, l’Albero può essere paragonato ad una montagna la cui cima è la sefira Kether: la più potente, l’onnisciente, l’amore divino. Per arrivare fino a quella vetta, sono necessarie grandi qualità: la tenacità, la volontà, la stabilità, l’intelligenza, l’audacia, e soprattutto un desiderio irresistibile di luce e di purezza. Queste qualità sono rappresentate dalle altre sefirot, da Malkut fino a Hokmah.”
“Kether: la Corona; Hokmah: la Saggezza; Binah: l’Intelligenza; Hessed: la Grazia; Geburah: la Forza; Tiphereth: la Bellezza; Netzah: la Vittoria; Hod: la Gloria; Yesod: il Fondamento; Malkuth: il Regno.
Imparate a meditare sulle dieci sephiroth, con la consapevolezza che quell’Albero Cosmico è anche in voi, e che l’unica attività che valga la pena di svolgere è quella di farlo crescere, fiorire e fruttificare. Quanto tempo vi ci vorrà prima di potervi identificare realmente con quell’Albero di Vita? Di questo non dovete preoccuparvi. Forse, dovrete tornare sulla terra migliaia di volte, per proseguire questo lavoro, fino al giorno in cui le dieci sephiroth, che hanno la propria dimora in voi, incominceranno a vibrare, e tutto il vostro essere interiore sarà illuminato dalle luci dell’Albero della Vita.” Così disse il grande Aivanhov.
I praticanti e cultori del Reiki confermano la corrispondenza tra il Reiki (Forza che crea e sorregge ogni forma di vita nell’Universo) e Yesod della Kabbalah, il Chi dei cinesi, il Ki dei tibetani, il Prana degli indù, il Ka degli antichi Egizi, la Forza Guaritrice della Natura di Ippocrate, il Fluido Vitale alchemico, il Telesma di Ermete Trismegisto, nonché lo Spirito Santo dei Cristiani.
Yesod, la nona sefira sull’Albero della Vita, è collocata all’altezza degli organi genitali; simboleggia la purezza ed è la base dell’ascesa, del ritorno a Kether. Chi intende abbracciare la vita spirituale deve inizialmente affrontare Yesod, cioè le energie sessuali e le illusioni dell’inconscio. Yesod è dunque il simbolo della vita pura. La purezza viene qui definita come un sistema di vita ricco e creativo, fondato su una buona conoscenza sia della psiche che dello spirito.
Tutte le Sefire sono una guida lungo il cammino di crescita morale e spirituale e, come pietre preziose, arricchiscono enormemente la natura di coloro che ne sanno assorbire e praticare gli insegnamenti.
(il continuo nel prossimo post…)
La saggezza della Kabbalah dice che tutti noi scopriamo, osservando la nostra vita, che ciò che ci spinge ad eseguire svariate azioni è in effetti il desiderio di conseguire piacere e godimento. Cambiamo il posto di lavoro, la macchina, andiamo all’estero o mangiamo in un buon ristorante per trarvi soddisfazione. E’ la nostra natura, è l’ego quello che ci spinge a rincorrere continuamente i piaceri; per riempire se stesso. Il problema è che il piacere rilevato da ogni cosa che ci sforziamo di ottenere si dilegua in poco tempo.
Cercando di ottenere il piacere sperato, spesso ci imbattiamo in desideri di altre persone che ci disturbano, e di conseguenza si creano dei conflitti; questo accade ovunque, in famiglia, nel posto di lavoro, e a livello politico e mondiale. Si giunge così ad una situazione nella quale sono azionate su di noi sia una pressione esteriore che una pressione interiore, e gradualmente ci appare sempre più chiaro il fatto che ciò che ci porta sofferenza è seguire l’ego. E questo nonostante l’uso dell’ego ci aiuti ad esistere, a svilupparci, a “fiorire”, a godere della vita. Ma improvvisamente, proprio quando otteniamo il massimo successo o la massima prosperità, si espande in noi una strana percezione di vuoto e la vita diventa nuovamente senza gioia.
La Luce che la Kabbalah apporta alla nostra vita, rivela quindi che ai nostri giorni siamo ancora schiavi dell’ego; ed è proprio questa Luce che può aprire un varco per far percepire che ci può essere una vita ben diversa e più bella. Come conseguenza di questa apertura l’ego che è in noi comincia a ricevere duri colpi, poiché inizia a crearsi un potente bisogno di “uscire da se stessi”, verso la libertà.
E’ questo il vero significato della libertà: l’uscita dalla schiavitù dell’ego. Oggi questa uscita è più vicina che mai ed abbiamo fra le mani l’opportunità di “accelerarla” tutti insieme. Quando usciremo e saremo liberi, si rivelerà davanti a noi un nuovo modo di vivere la vita. Sarà una vita d’unione ed amore fraterno, una vita di pace e tranquillità su tutti i livelli, compreso quello personale e quello sociale.
“Povero”, secondo la Kabbalah, vuol dire “povero in conoscenza”, e allude alla sensazione di vuoto della nostra attuale situazione, che è quella di chi percepisce che può possedere tutto e ciononostante gli manca qualcosa.
Il pane azzimo è un altro esempio simbolico di questo concetto. Infatti, è interessante constatare come nel processo della cottura del pane azzimo si sia molto meticolosi nell’impastare la pasta senza interruzioni, affinché non lieviti. Ciò che è lievitato simboleggia, nella saggezza della Kabbalah, il desiderio egoistico col quale siamo stati creati, che ci imprigiona, all’interno, in quel ristretto mondo di amore per noi stessi. Similmente al modo col quale viene impastato il pane azzimo, noi dobbiamo controllare continuamente qual è il desiderio che ci guida, verso dove è direzionato il nostro sguardo, se solo verso noi stessi o se anche verso il prossimo. È ovvio che da soli, con le nostre sole forze, non si sia capaci di sopraffare l’ego; perché questa è la natura umana. Però il controllo stesso e l’aspirazione ad un cambiamento edifica in noi il vero appello verso la Creazione, la vera richiesta di aiuto per correggere l’ego. Solo così avverrà il cambiamento desiderato.
C’è un’antica usanza, solo in apparenza materiale, che in realtà accenna ai processi spirituali. Si tratta dei quattro bicchieri di vino, ovvero delle quattro fasi dell’uscita dall’ego.
Il bicchiere simboleggia, nella Kabbalah, la nostra capacità di ricevere la Luce che proviene dal Creatore. I kabbalisti hanno scoperto che l’unica qualità che esiste nella Creazione è la qualità dell’amore quindi, se ci relazioniamo l’uno con l’altro con amore, così come il Creatore si atteggia con noi, diventiamo simili a LUI, ed in questo caso la Luce ci colma.
Il vino (ma potrebbe essere anche acqua pura di fonte) simboleggia la Luce della Creazione che opera su di noi in due fasi: nella prima fase la Luce ci libera dal dominio dell’ego, e con questo fa divenire simili al Creatore; nella seconda fase ci riempie della Sua essenza.
Ma perché si devono bere proprio quattro bicchieri durante questo rituale e non cinque o sei?
I quattro bicchieri alludono ad un processo basilare dell’antico concetto della Creazione. I Saggi raccontano che l’ego che è in noi è stato creato in quattro fasi e che la sua correzione deve avvenire anch’essa secondo lo stesso ordine. Ne consegue che i quattro bicchieri simboleggiano le quattro fasi dell’uscita dall’ego verso il mondo spirituale il quale, per il momento, ci è nascosto.
Solo dopo essere usciti dal buio scopriremo che “siamo stati schiavi” e che ora siamo “liberi”. Allora è scritto che potrai raccontarlo a tuo figlio.
E a questo punto incontriamo altri simboli, perché i “Figli” simboleggiano tutta una serie di situazioni che noi passeremo durante la vita. Il “Padre” simboleggia la nostra situazione attuale, mentre il figlio simboleggia la nostra prossima situazione, ossia una situazione più evoluta. Padre e figlio sono quindi due situazioni che dobbiamo attraversare durante il nostro sviluppo spirituale.
Anche questo concetto evidenzia che tutte le situazioni meravigliose che percepiamo collegandoci al mondo spirituale sono l’effetto di questa uscita, di questo allontanamento dall’ego. E solo dopo questa liberazione si apriranno davanti a noi nuovi orizzonti.
(liberamente tratto dal giornale Kabbalah LaAm)
La kabbalah è una scienza e lo studio della kabbalah costruisce dentro alla persona un sistema uguale a quello Superiore. Essa non si occupa di qualcosa di astratto, si occupa solo del modo in cui siamo e di come funzioniamo ai livelli più alti dell’esistenza, perciò non si occupa della vita di questo mondo. Studiando questo sistema riotteniamo il livello nel quale eravamo prima di discendere sulla terra, lo stesso in cui saremo tutti al termine della nostra ascesa da questo mondo.
E’ una scienza basata sulla Torà, il termine ebraico che definisce il Pentateuco, ovvero i primi cinque libri della Bibbia, e su antichi libri kabbalistici, fino ai testi più recenti del XX secolo. Questi ultimi sono i più adatti per la nostra generazione, poiché sono stati resi più comprensibili. Descrivono la struttura dei Mondi Superiori, come discendono e come successivamente danno origine all’esistenza dei mondi inferiori; descrivono la formazione del nostro mondo, dell’universo, del nostro pianeta e di come la vita si è evoluta.
Nella persona che vuole raggiungere il mondo Superiore, e che studia per questo scopo, la Saggezza della kabbalah è in grado di sviluppare questo desiderio. Tale desiderio all’inizio è minuscolo, viene chiamato “un punto nel cuore”, ed è l’embrione dei nostri stati futuri. Approfondendo la conoscenza della struttura del Mondo Superiore, sviluppiamo anche l’informazione “genetica” che è dentro di noi, e nel corso del suo sviluppo si forma al nostro interno un modello simile ai livelli Superiori. In questo modo abbiamo l’opportunità di “sentire” i mondi superiori, di capire tutto ciò che ci succede e, soprattutto, di controllare questo processo per noi stessi. I processi che attraversiamo nel corso della vita saranno più chiari e capiremo anche cosa accade all’anima dopo che avrà finito la vita in questo mondo.
L’ipotesi kabbalistica è che una persona può raggiungere la vita eterna mentre vive ancora in questo mondo e per scoprire questa saggezza l’umanità ha dovuto attraversare diverse fasi di sviluppo; i kabbalisti spiegano che, nel nostro tempo, l’umanità ha raggiunto l’ultima fase dello sviluppo ed è pronta e matura affinché la Verità sia rivelata a tutti.
La kabbalah insegna ad una persona come cambiare interiormente in relazione agli altri, vivendo la vita di tutti i i giorni, passando dal fatto di ricevere, fine a se stesso, al Dare assoluto, ovvero l’amore per il prossimo.
Questa scienza non si serve di amuleti, nè di oggetti fisici ai quali associare un contenuto spirituale. La kabbalah non pratica nessuna forma di magia. Non è una setta, è invece formata da uomini e donne che, liberamente, si uniscono a livello spirituale, uniti dallo stesso desiderio di perfezione; e non ha nulla a che fare neppure con la New Age, fenomeno passeggero cui è stata associata da alcuni finti maestri a scopo di lucro. E’ semplicemente la più antica scienza dell’umanità, vantando cinquemila anni di esistenza.
Essendo la kabbalah una scienza, può essere studiata mantenendo il proprio credo, qualunque esso sia. Non è nemmeno necessario essere ebrei, perchè l’espressione “Popolo Eletto” va intesa in senso spirituale, è quindi il popolo formato da tutti coloro che intendono fortemente e seriamente “aderire” al Creatore.
Siamo quindi davanti ad uno strumento scientifico per studiare il mondo spirituale. Per esplorare il nostro mondo terreno usiamo le scienze naturali, come la fisica, la chimica, la biologia etc., ma le scienze naturali studiano solo il mondo fisico, quello che percepiamo con i nostri cinque sensi. Per comprendere pienamente il mondo nel quale viviamo abbiamo invece bisogno di uno strumento di ricerca che possa esplorare il regno nascosto, quello che i nostri cinque sensi non possono percepire.
Secondo la kabbalah, la realtà consiste di due forze o qualità : il desiderio di ricevere ed il desiderio di Dare; è quindi il Dare assoluto (comunemente viene chiamato Creatore) che, automaticamente, crea il desiderio di ricevere. Dunque tutta la creazione, inclusi quindi anche noi, è una manifestazione (creazione) di questo desiderio di ricevere.
Viviamo in una generazione in cui si sta rivelando la nostra interconnessione, sebbene ancora non lo abbiamo ben compreso. Nelle generazioni precedenti, questa connessione non era espressa così chiaramente; ma oggi siamo connessi attraverso internet, le radio internazionali e le stazioni televisive; ci scambiamo informazioni usando questi canali e siamo a conoscenza di tutto quello che succede nel mondo. Gli eventi che capitano in una parte del mondo influenzano le altre parti a causa della velocità con cui le informazioni e le varie voci sono diffuse dai mezzi di comunicazione.
Ci sono diversi poteri nei mezzi di informazione: quando qualcosa succede in una parte del mondo, qualcuno guadagna e qualcun altro ci rimette, o in termini di scambi, o di denaro, o di commercio, o di altri valori economici. Dipendiamo gli uni dagli altri. Siamo legati insieme da una rete comune, che ora si sta rivelando ai nostri occhi come un fatto ovvio. L’umanità sta facendo questa scoperta: stiamo rivelando la connessione a livello di pensiero e di desiderio, e ci ritroviamo in una situazione da cui non possiamo scappare e che non possiamo ignorare. Ogni giorno ci rivela cose diverse e completamente nuove. Presto accadrà che gli uomini del Sud Africa penseranno una cosa e poi il giorno dopo gli uomini dell’Europa penseranno la stessa cosa, e il giorno dopo in Asia e così via. All’inizio ci colpirà come un pensiero ed emergeranno nuovi desideri e da un giorno all’altro accadranno dei grandi cambiamenti, sempre più velocemente. E questo perché il mondo è completamente interconnesso, il che non è mai successo prima. Anche la creatività sarà interconnessa e in un prossimo futuro avremo persino le abitazioni interconnesse.
Questo farà in modo che il progresso prosegua ad una velocità completamente diversa. La velocità del nostro sviluppo non è lineare e nemmeno esponenziale, ma sfreccia come un razzo verso l’alto. Cresce esponenzialmente perché è moltiplicata per il numero delle persone che ci sono nel mondo e per il numero delle connessioni che ci sono tra di loro. Ed ogni persona a sua volta la moltiplica ancora per via della sua connessione e della sua dipendenza dagli altri. Dunque, questa moltiplicazione, che si ripete ancora e ancora, fa sì che il nostro sviluppo avvenga ad una super velocità.
(liberamente tratto da una lezione sull’articolo “The Activity of the Greatest of the Nation”)
Non c’è modo di vivere senza la mente. E’ un dispositivo messo al servizio dell’essere umano e fa parte dell’insieme dei “corpi” che costituiscono l’essere umano. Il problema sta nel fornirle un desiderio superiore sul quale essa possa concentrarsi, invece di disperdersi in mille pensieri frammentari che attirano il suo interesse. Va trattata come un bambino al quale si forniscono degli interessi, dei giochi su cui possa fermare la sua attenzione invece di fare i capricci. Se facciamo questo la mente si rivelerà un prezioso alleato per raggiungere il nostro scopo.
La mente segue il nostro desiderio e va là dove è il nostro cuore (cfr. Luce 12, 34).
Immaginiamo il cuore come diviso in due parti, una inferiore e una superiore: nel mezzo si trova il punto nel cuore ed è quello che bisogna sviluppare, lavorando sullla mente-desiderio, in modo da raggiungere lo stato di mente-superiore.
Nella realtà inferiore, quella dove si trova ordinariamente la mente, vi sono azioni singole che creano realtà personali separate e costituiscono la personalità e la vita stessa degli esseri umani. Questo senso di separazione fra le esistenze, fra la nostra vita e quella degli altri, la nostra vita e quella del cosmo, la nostra vita e quella della Creazione, è la frammentazione che crea il dolore, poichè è una frammentazione fittizia, apparente, e non della natura dell’uomo. Le persone “sentono” che la loro natura non è questa, perché tale informazione è stata immessa dall’Universo stesso, di cui tutti siamo parte; ma nello stato attuale non si riesce a percepirla che come disagio, o come dolore. Disagio e dolore che si cerca di superare riempiendo sempre più, il desiderio di assoluto, con desideri e piaceri frammentati; in questo modo il disagio è destinato a crescere a dismisura, sempre più gonfiato dall’affanno di riempire vuoti sempre maggiori.
La mente inferiore lavora per la realtà frammentata, e lo fa senza nessun piano preciso, seguendo l’onda delle emozioni e delle sempre nuove conoscenze di cui viene a contatto. La mente superiore lavora invece per la riunione delle parti, poichè è in sintonia con la Mente Unica.
L’essere umano è un essere di desiderio; ciò significa che egli vive cercando un soddisfacimento, sia esso di ordine materiale, affettivo, oppure di ordine superiore. Le tre cose potrebbero apparentemente convivere, ma questa è solo un’illusione, un inganno che gli esseri umani si trasmettono di generazione in generazione e che non ha mai funzionato: e questo non perché materia e spirito siano in antitesi e che quindi agendo sul primo si possa acquisire il secondo; ma perché sono due cose completamente diverse. Quindi, mentre si vive sul piano materiale, bisogna costruire il mondo spirituale su di un piano autonomo, imparando le leggi che regolano il mondo spirituale.
La mente superiore che noi possediamo è opposta a quella ordinaria. Bisogna distruggere la mente ordinaria “non” perchè non ci sia bisogno di una mente, ma per raggiungere la Mente. E’ dunque uno sforzo cosciente quello che si decide di compiere con la propria fede.
Lo Spirito non viene attivato dai digiuni, o dalle preghiere, o dalle buone intenzioni; tutto questo è materia. Ecco perché ci rivolgiamo alla Kabbalah come metodo per conoscere un mondo di cui non sappiamo nulla. Prima di parlare di un Creatore, dobbiamo conoscere il sistema attraverso il quale la Creazione si manifesta. Si rivelerà a noi se prima di rapportarci “oltre” la percorreremo tutta.
E’ come se ci trovassimo nel palazzo del re e prima di arrivare alla stanza del sovrano, è necessario percorre tutte le stanze che ci separano da lui. E’ questa la nostra vita materiale, percorrere il palazzo, senza soffermarci in una stanza più che in un’altra. E invece quanto siamo tentati di fermarci già nella corte! Dove le prime bellezze e comodità, dopo il viaggio, ci fanno apparire appagante ciò che in realtà non è che un’anticamera.
Cerchiamo dunque di vederci così, in cammino verso la sala del trono; quella è la nostra meta, là il sovrano ci attende. Non vi sembra sciocco perdere tempo con qualcosa di meno splendido di quello che ci attende? Certo, queste stanze le possiamo vedere, appaiono belle, e soprattutto vere; ma dicono semplicemente che la magnificenza della dimora reale è senza pari.
Quando si inizia a percepire l’amore della Creazione e l’amore per gli altri, si prova il senso della Verità. E diviene quasi una droga. Si vuole amare sempre di più, e si comprende che fino al giorno prima non vi era vera vita in noi, ma solo vita riflessa. Siamo vissuti sino ad oggi su concetti che ci sono stati tramandati da persone che non sapevano nulla, concetti astratti, con soltanto un vago senso di fare il bene, tanto per vivere senza problemi per quanto possibile su questa Terra; non soffrire molto cercando di guadagnare il massimo da ogni situazione. Per soddisfare i nostri desideri.
Ma quando scopriamo la Verità, siamo presi da un senso di leggerezza e di euforia mai provati. E’ la libertà di chi ritorna nella propria vera pelle. Figli dell’Universo nel vero senso della parola. Ora Lo comprendiamo, e siamo d’accordo con Lui.
Se amiamo stiamo bene, se amiamo capiamo, se amiamo le porte si spalancano davanti a noi. E si è già nell’eternità. Il futuro si avvicina al presente e si fonde con esso. Capire che il tempo non esiste, né per noi, né per gli altri; si è solo prigionieri delle sbarre create dall’egoismo. Capire che la Vita Infinita “esiste”, e che la sua fonte è nello stato spirituale. Scoprire che il desiderio è uno solo, cioè tornare alla vera natura, che vuol dire fondersi con il Creato. Comprendere che amare il prossimo come se stessi è un mistero che contiene tutti i misteri, e che noi possiamo penetrarli tutti, con ordine, senza confusione, guidati dalle Forze Universali.
(liberamente tratto dalla Kabbalah notturna)
Se ci soffermiamo un attimo, e consideriamo le dieci Sefirot dell’Albero della Vita da un punto di vista funzionale piuttosto che come entità divine, possiamo osservare che ciascuna di loro è rappresentata da termini e immagini iconografiche.
Gli antichi studiosi vollero creare un linguaggio che comunicava attraverso simboli, per poter dare più forza ai loro insegnamenti, alle loro scritture e alla loro tradizione; e questo linguaggio simbolico venne considerato anche il più adeguato per poter parlare dell’energia Divina, un argomento troppo elevato per essere espresso attraverso la parola comune.
Perciò oggi, nel momento stesso in cui si parla delle Sefirot usando il loro linguaggio simbolico, già si entra in quel mondo e ci si trova già su di un piano molto più intenso e più…magico dell’esistenza.
I simboli sono organizzati in dieci gruppi. E ciascun elemento si identifica con tutti gli altri, così che quando viene menzionato anche i rimanenti vengono richiamati nella mente dello studioso. Perciò il kabbalista, mentre parla della stessa Sefira o di una coppia di Sefirot unite, può lasciare scorrere il suo pensiero da immagini di acqua, a immagini di luce, alle metafore sessuali, a immagini di animali, alla storia dei popoli, o altro ancora. Perché ogni gruppo racchiude numerosi termini, e tutti hanno la stessa importanza.
Ecco le dieci Sefirot, con alcune delle loro associazioni simboliche:
KETHER: la Corona, il Nulla, l’Inesistenza del Pensiero, l’Intelletto.
KOHMAH: La Saggezza. Il Padre Originario. Il Vino. Il Pozzo Profondo. Il Punto Primario. La Torah Primordiale. La Mente.
BINAH: La Comprensione. La Madre. L’Utero. Lea. Il Pentimento. Il Giubileo. La Cinquantesima Porta. La Primavera. Il Palazzo. Il Cranio.
CHESED: L’Amore. Abramo. Il Sud. Il Bianco. Il Mattino. L’Argento. Il Latte. La Mano destra. Il Mirto.
GEBURAH: Il Giudizio. Il Timore. Il Nord. Il Rosso. Il Crepuscolo. L’Oro. Il Sangue. la Mano sinistra.
TIPHARETH: La Gloria. L’Uno Santo. Re Salomone. L’Uomo. La Verità . L’Est. La Sposa. Il Sole. Il Cielo. La Torah scritta. L’Albero della Vita. La Palma.
NETZACH: L’Eternità. La Vittoria. Mosè. Il Cherubino. Il Pilastro Destro. La Fonte della Profezia.
HOD: La Bellezza. La Lode. Il Ringraziamento. Aronne. Il Cherubino. Il Pilastro Sinistro. La Fonte della Profezia.
YESOD: La Base. Il Fallo. Il Patto. Il Bastone. Il Giusto. La Pace. Il Sabato.
MALKUTH-SHEKINAH (la Presenza Divina): Il Regno. La Presenza Immanente. La Vigilia del Sabato. L’Occidente. La Donna. La Sposa. Il Tempio. La Tenda della Radunanza. La Luna. L’Oceano. Il Bagno Rituale Purificatore. La Terra. La Vagina. La Torah Orale. L’Albero della Conoscenza. Il Cedro.
La Kabbalah racconta che il mondo intero, così strano nella sua bellezza e così vario, sia emerso dall’unicità della creazione. Questa unicità è indiscussa ed assoluta, poiché la dualità in cui ci troviamo non può paragonarsi all’Uno, né discuterlo. Ma anche le dualità sono nate all’interno di quell’Uno, e si sono create dalla molteplicità dei livelli di realtà che sono stati mostrati. Questi vari stadi, o aspetti dell’unico Io Divino, vengono chiamati dai kabbalisti Sefirot.
Il racconto di come il molteplice è emerso dall’Uno viene narrato in un modo molto particolare, quasi drammatico, basandosi sul concetto che in qualche punto del processo creativo c’è stata un’imperfezione e l’unità Divina si è spezzata in due. E adesso, sia nel cosmo che nell’anima dell’uomo, tutto è alla ricerca di quell’armonia perduta.
Il mistico, o kabbalista, è colui che ora può intraprendere il viaggio che ripercorre, a ritroso, l’iniziale procedimento divino; e durante questa splendida avventura contemplativa, egli aiuta a riparare il danno avvenuto e a ristabilire l’equilibrio sia nel mondo che nell’anima.
Le Sefirot sono una serie di emanazioni, originarie degli stadi in cui l’Io divino esce dal mistero assoluto (il senza fine o infinito) e ne emerge come quel Dio così personale e complesso, maschio e femmina allo stesso tempo, che a Sua volta crea tutti i mondi inferiori.
Sono dieci i livelli in cui fluisce la divinità, e sono esistiti ancor prima della creazione di tutta la storia. Essi sono i “sentieri” formati dall’emanazione originale che precedette la Creazione, e anche ora essi continuano ad essere i canali dell’energia divina, attiva in ogni momento.
Il flusso dell’energia attraverso i livelli delle Sefirot è infinito e bidirezionale e le stesse Sefirot fungono da stadi dell’ascesa spirituale.
Nel prossimo post parlerò più diffusamente di queste dieci emanazioni.
La preghiera del cuore è l’unica che possa arrivare fino alla Fonte Universale. E’ questa la via dell’accelerazione evolutiva. Ed è ineluttabile, per raggiungere lo scopo, passare attraverso una qualità molto particolare di sofferenza: la sofferenza della lontananza dall’Origine. Questa lontananza è dovuta all’imperfezione dell’essere umano, che deve quindi prepararsi a percorrere tutti gli stadi intermedi (che saranno molti) con la certezza, pur non sapendo ancora di cosa si tratti, che alla fine il premio sarà grande .
Questa sofferenza è diversa da quella provocata dall’amore per se stessi. Anche l’amore egoistico provoca stati dolorosi, e ognuno cerca di combatterli con dosi sempre più alte di auto-amore, ma questa è la via naturale che prepara ad una prossima incarnazione. E non è una cosa buona. Qualcuno ci scherza sopra e pensa che rivivere su questa terra non sarà poi così male. Ma non bisogna dimenticare che il mondo sta andando velocemente verso la perfezione finale, e i tempi saranno sempre più duri. Non sappiamo né come né quando avverrà il completamento evolutivo, ma la situazione potrebbe risultare molto difficile da superare. E pensare che tutto avviene per riportarci alla consapevolezza d’essere noi stessi la Creazione!
E allora cosa vogliamo fare? Uscire da questo circolo vizioso diventando come la Fonte, o continuare all’infinito come esseri umani, soggetti a burrasche di ogni genere, ed esposti al dolore della vita e della morte?
La kabbalah dice che tutti noi siamo metà santi e metà peccatori. In quale metà vogliamo stare? Sulla base di questo approccio il mondo dipenderà da noi, anche se rimarrà un qualcosa che si può sanare solo con l’intenzione.
Chi ha l’intenzione ha una forza di molto superiore a chi non l’ha, questo dice la Legge Spirituale; una piccola minoranza con la forza interiore può cambiare il mondo. La correzione che cerchiamo di attuare su noi stessi agisce sullo stato del mondo. Bisogna imparare a “sentire” questo, perché vuol dire sentire il Mondo Superiore.
(liberamente tratto dalla kabbalah notturna)
Se ci fermiamo un momento a pensare, e analizziamo la natura dell’essere umano, arriviamo facilmente alla conclusione che tutti i nostri desideri, pensieri ed azioni sono assolutamente egoistici; e non possono essere diversamente (ho già spiegato questo concetto in post precedenti). Ma, considerato che proveniamo da un Mondo e da una Luce sicuramente superiori a noi, si può essere certi che questa Luce, avendo creato il nostro egoismo, potrà anche trasformarlo in altruismo. Tenendo però presente che questo fenomeno potrà manifestarsi solo in accordo col nostro desiderio, e che quest’ultimo soltanto in un modo possiamo arrivare a formularlo: prendendo coscienza delle sofferenze che ci causiamo e quindi del fatto che l’egoismo è un male per noi.
La quantità di sofferenze che ci circonda dovrebbe bastare per farci rendere conto che le nostre relazioni, così come in tutto il mondo vengono portate avanti, allontanano sempre di più da una sana idea di unione.
Una corretta presa di coscienza di questo problema dovrebbe bastare per intraprendere un nuovo modo di porsi alla vita. E considerato che è sempre il concetto “ama il tuo prossimo come te stesso” che ci porta verso la somiglianza con la nostra natura Spirituale e con l’energia pura della Creazione, molti kabbalisti pensano che per promuovere l’evoluzione spirituale dell’umanità sarebbe utile introdurre nell’educazione mondiale (dagli asili fino alle università) l’insegnamento che la nostra natura è comunque interdipendente.
Non dobbiamo perciò dimenticare che bastano anche pochi tentativi per stimolare al meglio coloro che ci circondano, per portare le persone a volgere lo sguardo verso la loro vera natura superiore, ostacolando così il generarsi delle sofferenze e generando invece un avvicinamento spirituale; se i desideri vengono finalizzati alla nostra trasformazione, quest’ultima si realizzerà molto velocemente e facilmente.
La Natura, ad ogni modo, mette sempre in pratica il suo piano di azione; perciò nel mondo spirituale questo disegno già esiste.
La Kabbalah suggerisce che agendo correttamente si potrebbero ridurre le varie catastrofi, le quali si manifestano per combattere l’egoismo. Un buon cammino per arrivare alla meta esiste sempre, sta solo a noi volerlo percorrere. Ognuno, nel suo piccolo, può incominciare a intraprendere i primi passi, proprio partendo da tutte quelle cose che dipendono da noi stessi come esseri singoli. La rivoluzione spirituale avverrà in ogni caso, è vero, ma dipende dalle nostre scelte accelerarla.