Non esiste separazione fra l’anima e il Creatore. In nessun momento la nostra anima è separata da Lui, non potremmo esistere come forma di vita per un solo attimo. Tutto ciò che esiste non può vivere soltanto di vita propria, così come la terra non può vivere senza sole; è il nostro pensiero ad essere distaccato dal Creatore ed è per questo che non vi è adesione con Lui.
E’ perciò compito nostro correggerci e possiamo farlo con l’Amore. Ma amare gli altri è la cosa più difficile che esista, perché il nostro ego non ne vuole proprio sapere, pensa soltanto a superare gli altri ego, e quindi lavora per la separazione anziché per l’unione.
Se però proviamo a concentrarci solo sul piano Superiore anche le cose del piano sottostante muteranno. Non soffriremo più, perché semplicemente non ce ne sarà più bisogno. Acquisendo una nuova visone, il dolore scomparirà, poiché il dolore ci è dato solo per spronarci ad avanzare. Se avanziamo perde immediatamente la sua funzione e scompare.
La Natura ci lascia in una situazione per un po’ di tempo, e questo ci appare doloroso, ma è per darci la possibilità di usare il nostro libero arbitrio. Siamo solo noi a poter decidere il cambiamento. Apriamo dunque il nostro cuore e parliamo con noi stessi per chiarire le nostre mancanze e le nostre confusioni.
Tutto ciò che esiste è per noi, per la nostra evoluzione, per sviluppare il senso di fusione con il Tutto. Usiamo la nostra volontà con “l’intenzione” che la Luce faccia il suo lavoro e tutto migliorerà. Non possiamo fare altro che questo!
(kabbalah notturna)
La parola archetipo deriva dal greco Arketipon, che significa primo tipo, prima forma. Ed è simile all’idea platonica del nostro Sè ideale.
Sono archetipi anche i pianeti, i 12 segni dello zodiaco, i 22 arcani maggiori dei tarocchi, l’Albero della Vita kabbalistico e i 64 esagrammi dell’I King. Oltre, ovviamente, alle figure archetipiche proposte da Jung. Anche le Favole si basano sul principio degli archetipi in noi.
Nel suo libro “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”, Jung dice: “l’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli, alla quale si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria Ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del suo compito”.
Quindi l’incontro con quell’istanza chiamata Ombra, che corrisponde alla discesa negli inferi degli alchimisti, è solo l’inizio.
Il grande merito di Jung è avere intuito e scoperto che, oltre ad un sistema psichico di natura personale, ne esiste un altro di natura collettiva e impersonale. Questo Inconscio Collettivo è uguale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, ed è formato da archetipi, ossia di forme determinate. Quando in una persona cominciano ad affiorare gli archetipi, vuol dire che la sua ricerca si è spinta oltre la sfera personale; il che è positivo, ma comporta anche dei pericoli: l’influenza degli archetipi è affascinante e se non rendiamo consci a noi stessi i loro simboli la mente può restarne imprigionata. L’incontro con un archetipo fa anche sempre vibrare le corde della creatività delle persone perché, come dice Jung: “Il processo creatore, per quanto possiamo seguirlo, consiste in una animazione inconscia dell’archetipo, e dare forma all’immagine primordiale vuol dire tradurla nel linguaggio di oggi.
Ed è per mezzo di questa traduzione che ognuno può ritrovare l’accesso alle fonti profonde della Vita”.
La sala cosmica degli specchi ci porta dove tutto è senza fine. Le innumerevoli galassie del nostro universo vagano nello spazio, e l’ordine è dappertutto, anche dove il nostro occhio non arriva. Lo specchio cosmico riflette perciò l’ordine naturale dell’universo, riflettendo ciò che è senza fine. L’ordine universale è in ogni direzione, e si irradia da ogni centro verso la perfezione senza fine; meditando su questa immagine multidimensionale possiamo osservare ogni aspetto di noi stessi; possiamo diventare noi stessi il nostro riflesso, e rifletterci verso gli altri. E’ così che, tutti insieme, possiamo diventare lo specchio dell’universo infinito, e sentirci veramente infiniti.
Non dobbiamo avere paura di guardare in questo specchio, perché nel suo riflesso non vi è alcun giudizio. E’ soltanto lo specchio delle nostre infinite possibilità, delle possibilità che fanno parte di noi e che non hanno mai fine perché, come l’universo, siamo infiniti.
Costruire un pozzo vuol dire scavare nelle profondità di un terreno, poi levigare le pareti e infine renderle impermeabili. Solo così l’acqua potrà riempirlo e permettere di attingervi.
Allo stesso modo va costruito il proprio pozzo personale: ma non si dovrà scavare nella terra, bensì nelle profondità del nostro Ego; e per far questo sarà necessario creare un “giusto” vuoto dentro di noi. Non un vuoto da disperazione, ma uno “spazio” dove ricevere l’Acqua Viva della Presenza Universale, affinché possa venire in noi, invaderci e riempirci. L’Acqua della Vita si riverserà in questo nostro pozzo e lo riempirà, e allora sapremo finalmente chi siamo e perché siamo su questa Terra.
Ma attenzione: all’inizio dei lavori il nostro pozzo sarà semplicemente un buco vuoto, in apparenza senza forma né scopo; quando iniziamo la costruzione, in noi abbiamo e sentiamo soltanto una sensazione di vuoto. E’ proprio a questo punto che dobbiamo sorreggerci, mentre continuiamo a scavare, con quella Fiducia che sta al di sopra della ragione, una fiducia che non ha parole, e che è senza ragionamenti.
Il nostro pozzo dovrà anche essere ben rifinito. Questo significa che non basta scavarlo alla giusta profondità, ma che dev’essere anche molto bello a vedersi. Il lavoro va fatto sia nella giusta quantità che nella giusta qualità. Ma non secondo il nostro limitato concetto materiale, bensì secondo le immutabili Leggi della Creazione.
E allora, a poco a poco, ci accorgeremo che tutte le nostre sofferenze sono inutili, che la sofferenza per le cose materiali non è nulla, poiché la vera sofferenza, quella che ingloba tutte le altre e allo stesso tempo le risana, è la sofferenza per la separazione dall’Amore Universale.
BUONA COSTRUZIONE AMICI MIEI!
Se tutti noi, esseri umani, percepissimo la presenza della Creazione nella nostra vita, guariremmo da tutti i mali e da tutte le depressioni. Poiché tutte le nostre mancanze non sono che un’unica mancanza: quella dell’unione con la Fonte. Tutti i nostri piccoli amori, i nostri affetti, le nostre passioni, le nostre amicizie, le nostre ricerche di felicità e sicurezza, non sono che frammenti di quest’unico oggetto del nostro vero desiderio.
Noi non siamo di questo mondo: la nostra vera natura è quella del piano Superiore, quello Spirituale, e nel nostro intimo, anche se non ce ne accorgiamo, lo sappiamo benissimo. Come ciechi brancoliamo nel nostro buio, attaccandoci a qualche realtà, mentre nel profondo di noi siamo alla ricerca della nostra vera dimora.
Non siamo bestie (chiedo scusa agli animali…), ma ad alcune “persone” piace tanto identificarsi con una loro “parte bestiale”, vivendo privilegiando questa. Senza accorgersi di avvertire dolore e disagio in questa parte. E apparentemente non trovano altra soluzione, per essere felici, che aumentare sempre di più questo lato: mangiando di più, possedendo di più, divorando tutti quelli che sono sulla loro strada.
I migliori si accontentano della loro religione. O di una blanda spiritualità, una piccola parte da coltivare insieme alle altre cose della vita. E continuano a vivere come vivono gli altri, soffrono come gli altri, affrontano tutte le cose della vita come gli altri.
Perché l’intimità con la Creazione, per dare risultati, deve durare ventiquattro ore al giorno; sentendo la sua presenza in ogni respiro; sentendola scorrere su e giù nel proprio corpo, silenziosa e possente. Sentendo che ogni cosa opera in noi, e sentirsi sicuri nel proprio nulla, sentirsi felici di comprendere che non siamo nulla e che non abbiamo nulla. Ma che progressivamente ci stiamo trasformando.
Se le persone percepissero così la Creazione, e basta volerlo con tutte le forze, guarirebbero da tutte le malattie e da tutte le infelicità.
(parole di un mistico)
Essere intimamente rivolti verso la presenza di qualcosa di Superiore, ponendo le nostre parole e le nostre azioni, come offerte, sopra un altare interiore; è così che si indirizza il cuore verso la Fonte.
Nelle meditazioni e nelle preghiere quotidiane è essenziale un unico e semplice concetto, chiamato “intenzione del cuore”. Se manca quest’intenzione tutto ciò che si fa diventa una vuota sequenza di atti o di parole.
Non è necessaria l’esatta formulazione di un testo di preghiera e neppure attenersi a regole particolari per entrare in sintonia con la Fonte Universale, e non ci vogliono nemmeno tempo e pazienza in grande misura. Serve soltanto una vera “intenzione”.
In un’antica parabola si racconta di un re che aveva ammassato i suoi preziosi averi in una stanza del tesoro, chiusa da una complessa serie di chiavi. Le chiavi venivano date soltanto ai suoi collaboratori più fedeli ed amati, ed anch’essi avevano bisogno di precise istruzioni per usarle.
Quelle chiavi sono completamente perse per la nostra generazione.
Tutto quello che possiamo fare per arrivare al tesoro (e il Re vuole che noi, suoi amati figli, lo raggiungiamo!) è infrangere quella serratura. La serratura, nella parabola, è il cuore umano pieno di arroganza e di orgoglio. Dunque tutto quello che possiamo e dobbiamo fare è spezzare la corazza dei nostri cuori. Quando perveniamo fino al Creatore con l’involucro del nostro cuore realmente infranto, tutti i chiavistelli si aprono spontaneamente.
La preghiera più autentica è, perciò, l’intenzione di un cuore totalmente umile.
E’ possibile che l’intera umanità stia sperimentando un profondo cambiamento? E perché accade proprio ora?
L’essere umano, nella sua ricerca per la felicità, ha provato numerose soluzioni ai continui problemi del mondo. Ha tentato una corsa spregiudicata alle armi, sviluppato economie a bassa inflazione, creato culture basate su tradizioni diverse, ed ha accettato di buon grado l’alta tecnologia e le rivoluzioni scientifiche. Ma non ha trovato ancora i mezzi reali per raggiungere la pace e l’amore.
L’obiettivo di scoprire e raggiungere lo scopo della Creazione è insito in tutta l’umanità; inconsciamente le persone riconoscono che il loro stesso progresso spirituale è collegato e cercano di condividere questa saggezza con il resto degli esseri umani. Ma la strada verso l’obiettivo della nostra esistenza richiede innanzitutto di correggere l’ego, ossia la forza che ci spinge al movimento. Tutti noi siamo in questa situazione e non possiamo evitarlo.
La saggezza ci parla dunque del vero amore dell’uomo, che è l’unico rimedio per tutte le afflizioni dell’umanità. Questa saggezza contiene dentro di sè la conoscenza di come ogni nazione potrebbe funzionare bene, e di come questa conoscenza si adatti alla struttura di quell’anima comune che viene chiamata “umanità”.
Ed è proprio lo studio della spiritualità a spiegare che lo sviluppo nel nostro mondo non avviene per quella selezione naturale in cui sono scelte le forze e le qualità del “più forte”, ma piuttosto attraverso l’emergere progressivo o sequenziale delle “informazioni” dentro di noi; quelle informazioni che riguardano la discesa delle anime dall’alto verso il basso, dal Mondo dell’Infinito verso il nostro mondo. Questo archivio di informazioni si è formato dentro ogni persona come conseguenza della creazione, da quello che chiameremo impropriamente “il Mondo dell’Infinito” al nostro mondo, in una spirale di informazioni che spiega ogni grado di discesa.
Oggi, così come ogni cosa che esiste in generale, percepiamo la manifestazione di queste informazioni come un qualcosa che dal basso va verso l’alto, e dobbiamo sforzarci di comprenderle. Questa comprensione la possiamo realizzare in due modi: attraverso il percorso della Luce o attraverso quello della sofferenza. Il percorso della Luce si ha quando si studia al fine di imparare i nostri livelli futuri, attirando la Luce della Creazione in noi affinché ci guidi verso la perfezione. Il percorso della sofferenza si ha invece quando non si studia la struttura del nostro sistema (e quindi non si attira la Luce dal livello successivo) ma si percepisce soltanto “la pressione” delle informazioni seguenti, che chiedono di essere realizzate.
In questo caso non c’è nessuna evoluzione, ma solo una graduale espressione d’informazioni, che però sono già conosciute in anticipo. In effetti ogni cosa è conosciuta in anticipo, fuorché il metodo di risalita dei livelli il quale, se accadrà coscientemente, sarà veloce e piacevole, altrimenti sarà lento, forzato e poco piacevole.
Un uomo, il suo cavallo e il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali.
A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione…
Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati.
A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.
- “Buongiorno”
- “Buongiorno” rispose il guardiano.
- “Che luogo è mai questo, tanto bello?”
- “E’ il cielo“
- “Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete!”
- “Puoi entrare e bere a volontà”.
Il guardiano indicò la fontana.
- “Anche il mio cavallo e il mio cane hanno sete”
- “Mi dispiace molto”, disse il guardiano, “ma qui non è permessa l’entrata agli animali”.
L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì. Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi.
All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
- “Buongiorno” disse il viandante.
L’uomo fece un cenno con il capo.
- “Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete”.
- “C’è una fonte fra quei massi”, disse l’uomo, indicando il luogo,
e aggiunse:
- “Potete bere a volontà”.
L’uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
- “Tornate quando volete”, rispose l’uomo.
- “A proposito, come si chiama questo posto?”
- ” CIELO.”
- “Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!”
- “Quello non è il cielo, è l’inferno”.
Il viandante rimase perplesso.
- “Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grande confusione!”
- “Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici” Rispose il guardiano.
Non abbandonare mai i tuoi veri Amici, perchè:
Trovare un Amico è una Grazia,
Avere un Amico è un Regalo,
Conservare un Amico è una Virtù,
Essere Tuo Amico! È un Onore…
(da un racconto di Paulo Coelho)
Hadraniel augura a tutti i suoi Amici di “penna elettronica”, vicini o lontani, una splendida giornata.
Se percorrete la strada della Conoscenza Superiore, sempre più spesso vi sveglierete con un senso di felicità indefinibile dentro di voi. Una felicità che si regge da sola, animata da vita propria. Il passato si svelerà per intero e vedrete come la Matrice creativa si è presa cura di voi, con tenerezza, precisione e attenzione; come si è prodigata per portavi ai livelli superiori senza farvi troppa violenza. Vedrete come vi abbia dato prove che, anche se pesanti, fossero ancora superabili e sicuramente rafforzanti. Vedrete anche come vi abbia dato felicità inaspettate.
Siete vivi! Vi sembra questa una cosa ovvia? Il respiro scorre in voi senza il vostro intervento e tutto si muove al vostro interno senza che dobbiate fare nulla. Sentirete sempre di più che siete immersi nel grande mare costituito dalla Luce Cosmica. Tutto galleggia in esso e voi ne siete parte. Sentirete il legame fra le anime e non sarete più soli. Sentirete che la Bontà e la Misericordia della Creazione inseguono le creature e lavorano incessantemente per riportale a Casa.
Perché il dolore, comunque si travesta, è quello della lontananza dal Bene assoluto, che nonostante tutto sapete che esiste. Per questo cercate amore e affetto in tutte le cose, negli altri, negli animali, nei fiori e nella natura. Per questo vi agitate e vi piace viaggiare, pensando di trovare in qualche posto quello che il vostro cuore sa che c’è, da qualche parte.
Le cose dello spirito non invecchiano, non imputridiscono e non si inquinano. Sono le sole cose buone che si possono dare agli altri. Ma per elargirle, queste cose dello spirito, bisogna possederle. La sensazione che esista il “prossimo” appartiene solo al grado dell’uomo. E’ un sentimento essenzialmente egoistico, perché sul prossimo si proietta il proprio egoismo e non l’altruismo, anche se questo è già un avanzamento rispetto a coloro che traggono godimento solo da se stessi. Se invece si traesse godimento dal dare, non avrebbe limite il godimento; la felicità sarebbe piena e continua e si acquisirebbero le caratteristiche del Creatore. Il limite terreno sta tutto qui: nell’aspettativa. Ogni movimento umano è sempre determinato da ciò che ci si aspetta di ritorno dal proprio gesto.
Gli esseri umani sono piccoli commercianti della vita, vendono e comprano cose, affetti, sentimenti, sensazioni, e non sono mai paghi di ciò che ricevono. E non potrebbero esserlo. Perché donare è l’unica vera fonte di felicità, ma troppo spesso questa parola viene confusa con un donare materiale.
Sovente non vi è molto da offrire materialmente, le risorse possono essere molto limitate. Ma “l’intenzione” è illimitata, perciò lo spirito può dilatarsi fino ai confini estremi dell’Universo e dare in continuazione. E’ questo il vero segreto della vita. Come il feto non vede la luce se non nel momento in cui esce nel mondo e non un attimo prima, nonostante sia già perfettamente formato, anche gli esseri adulti non possono vedere la Luce se non dopo aver passato la barriera. E’ necessario che questo pensiero sia ben chiaro, per stimolarvi durante il percorso. Bisogna immaginare d’essere come una pagina bianca, che Qualcosa di Superiore andrà a riempire. Dovete abbandonarvi totalmente. Cosa succederà non lo potete ancora sapere, e neppure i grandi Maestri ve lo possono spiegare, perché sarà una rivelazione personale che coinvolge proprio e soltanto voi, con tutta la vostra personalità. Non esistono due processi spirituali identici, anche se identica è la meta. Questo perché ognuno deve arrivarci con tutto se stesso; e non sarà un se stesso annullato, ma trasformato totalmente, pur mantenendo le sue caratteristiche. In questa consapevolezza deve stare la vostra capacità di abbandono.
(comunicazione di F.R.)
Ingloba tutto, la sua essenza è la totalità, i suoi attributi sono la luce e le tenebre dell’Universo. Con lui si può imparare tutto, cose che non potremmo comprendere attraverso altri esseri umani, perché ha in sé il dolce e l’amaro, il bambino e il vecchio, la destra e la sinistra, il santo e…il Santo.
Giocando con l’Infinito capiamo che non c’è nulla da cambiare tranne noi stessi, che siamo noi a qualificare o squalificare qualcuno o qualcosa e che lo facciamo sempre in base a noi stessi. In questo gioco è un essere nuovo quello che andiamo scoprendo al nostro interno, un essere che ci rivela che nulla, nella nostra vita, è successo senza essere stato programmato per condurci ad una meta ben definita.
Tutto ciò che normalmente si fa per sopravvivere lo si fa per se stessi, e non può essere altrimenti. Ma se non si guarda “fuori” si diventa schiavi del proprio Io, prigionieri del proprio modo di vedere. L’amore per se stessi a volte può erigere muri di acciaio.
Da principio questa rivelazione può turbare, ma quando si scopre il vero “gioco della vita” ogni momento diventa un’occasione gioiosa per immergersi in questo grande mare dello spazio Infinito.
Sono i giocatori che concorrono allo scopo della Creazione, manifestando nel mondo le Sue qualità infinite, dando esempio di come liberarsi dalla schiavitù della materia e di come divenire simili alla Fonte Universale attraverso il “dare”; dare il bene in ogni sua forma. E’ così che si giunge all’unione con la fonte Creatrice.
Perciò cominciamo tutti a giocare con gioia questo nuovo “gioco”; è vecchio come il mondo, ma ancora tutto da scoprire. E con il tempo la Luce che circonda ogni cosa agirà su ognuno in modo sempre più brillante; gli insegnamenti diventeranno chiari, e nessuno più avrà timore che la meta sia troppo ambiziosa, o troppo lontana.
(l’immagine è un dipinto del pittore Edoardo Dainotti, cliccaci sopra per vederla più limpida)