La scoperta delle cellule staminali ha portato notevoli sviluppi nel campo della medicina e della biologia, e di recente anche nel campo della cosmetica.
Ma cosa sono le cellule staminali? Come dice il termine stesso sono cellule, ma non sono specializzate e si rinnovano attraverso la divisione cellulare per un periodo indefinito. Hanno però la capacità di trasformarsi nelle cellule specializzate dei tessuti del nostro organismo; per questa loro caratteristica possono quindi rimpiazzare le cellule morte o non più funzionanti.
Le cellule staminali animali si trovano (come è noto) nell’embrione e in alcuni tessuti dell’essere adulto; secondo la loro provenienza possono dare origine a qualsiasi tipo di tessuto, oppure trasformarsi solo in alcuni tipi di tessuti.
Anche le piante possiedono cellule staminali e, a differenza dell’uomo, le piante adulte contengono cellule staminali in grado di generare qualsiasi nuovo organo, o addirittura la pianta per intero. In specifico, le staminali vegetali sono cellule non differenziate il cui unico scopo è la riproduzione: si occupano quindi della riparazione e della crescita di tutta la pianta.
E’ per questa loro caratteristica che le cellule staminali vegetali possono essere molto utili per la rigenerazione di tutta la pelle del nostro corpo, nonché dei nostri capelli. Rinnovando continuamente il patrimonio cellulare della pelle sono perciò responsabili della giovinezza e della qualità dei nostri tessuti.
Le cellule staminali sono un argomento di grande attualità per la ricerca scientifica, ogni giorno si stanno facendo grandi progressi in questo settore e nuovi studi sull’argomento vengono continuamente pubblicati. I motivi sono molti e primo fra tutti è l’opportunità di aprire nuovi e insospettati orizzonti proprio sulla capacità delle cellule staminali di agire sui tessuti del nostro organismo.
Lo stato di salute è uno stato armonico di tutto l’organismo, di un organismo che ha dei buoni rapporti con se stesso e non è sempre concentrato a criticarsi. Essere in buona salute vuol dire approfittare di un bel panorama, apprezzare un profumo, riuscire a cogliere una serie di cose che sono assolutamente gratuite. Lo stress invece chiude le percezioni e fa perdere tutta una serie di importanti sfumature. Osservando gli animali ci accorgiamo che essi manifestano all’istante le loro emozioni, non hanno perciò molti dei disturbi dell’essere umano perché scaricano subito le loro tensioni, in un modo o nell’altro; ma il punto più importante a loro favore è che sanno trovare appagamento nelle cose più semplici e naturali.
La malattia è dunque la conseguenza, il risultato, di un atteggiamento mentale, di cui il sintomo è solo lo specchietto esterno; perché il disagio non si manifesta subito sul fisico, ma prima compromette l’armonia psicologica, poi si manifesta economicamente (sull’energia), e solo infine arriva al livello fisico. Quindi, se ci occupiamo prima di ogni altra cosa di curare la mente, potremo stare sicuramente meglio.
Ma cosa vuol dire curare la mente? Anzitutto vuol dire rimettersi in armonia con i ritmi della natura. Per fare un esempio attuale: nel periodo invernale per autoriscaldarci consumiamo più energia, perciò dovremmo andare a dormire prima che nel periodo estivo, periodo quest’ultimo in cui il calore esterno può sopperire al sonno più breve. Ed è fondamentale dormire al buio e per quanto possibile senza rumori; così pure è importantissimo alimentarsi in modo sano, con cibi non trattati e cucinati nel modo più semplice. E’ necessario stare di più all’aria aperta e fare più movimento. Bere molta acqua per eliminare le tossine. E soprattutto…avere sempre pensieri positivi.
La malattia non è altro che un messaggio: il più semplice potrebbe essere che siamo stanchi e vogliamo riposare. In ognuno di noi c’è il seme della guarigione ma da solo non può germogliare, anche se ha tutta la forza per farlo. Una qualsiasi persona che ci aiuta (noi stessi compresi), rappresenta la terra che farà germogliare quel seme.
Freud diceva che quando una persona si ammala, si ammala in toto: la malattia del corpo è la malattia dell’anima e viceversa. E’ per questo che gli stregoni usavano ( e usano ancora) dei rituali per curare: servono a riaccendere le capacità autoguaritrici nelle persone.
Il Sole governa il cuore e la milza, agisce sul sistema nervoso cerebrospinale, sul sistema circolatorio e sugli occhi.
In alchimia il Sole è rappresentato da un metallo, l’Oro, e diventa l’Elisir Rosso, l’Oro Potabile, con un potere curativo universale. La sua soluzione può essere usata con qualsiasi altro elemento, sia esso vegetale, animale, minerale o metallico.
Facciamo l’esempio di una persona che ha bisogno di assumere l’estratto di una particolare pianta per curare il fegato; se vi aggiunge l’Oro Potabile amplifica moltissimo il potere curativo della pianta in questione. Avverrà così che il potere curativo dell’Oro Potabile verrà portato al fegato attraverso l’azione della pianta usata, mentre le virtù curative della pianta saranno fortemente esaltate dalla vitalità dell’Oro.
Nella medicina olistica l’Oro Potabile è una sostanza meravigliosa e fondamentale per ogni situazione, perché la sua natura è universale. Ma soprattutto è eccellente per il cuore e per tutte le indisposizioni ad esso collegate; e allo stesso modo è in grado di controllare le malattie degenerative.
L’oro è immune da tutti i processi che si svolgono normalmente sulla Terra, e che consistono nella distruzione della lucentezza, della resistenza, della malleabilità e della coesione interna; e tutto ciò tramite l’ossidazione, la calcificazione e la polverizzazione. E’ per questo che l’oro è considerato un metallo nobile, il più nobile dei nobili.
I metalli non nobili sottostanno all’erosione, alle forze telluriche, perdono colore e luce, e le energie radianti diventano libere tramite questi processi degenerativi. In particolar modo con l’ossidazione, che altro non è che una lenta combustione avvenuta grazie ad ogni unione con le sostanze materiali della Terra. A causa di questo processo una parte della natura cosmica va perduta, ed è per questo che l’alchimista la dovrà poi aggiungere.
L’oro non può mai perdere questo aspetto cosmico.
Le forme che compongono il microcosmo dell’uomo sono identiche alle forze che compongono il macrocosmo del mondo. Nell’organismo umano queste forze possono agire in modo anormale e ne conseguiranno malattie; nel grande organismo del cosmo possono ugualmente agire in modo anormale, perciò ne conseguiranno condizioni anormali o “malattie” nella Terra e nell’atmosfera, nell’acqua e negli elementi del fuoco. L’uomo può essere affetto da spasmi, idropisia, coliche, febbre, ecc., e il macrocosmo della terra può essere affetto da terremoti, piogge, uragani, fulmini, ecc.; gli elementi che costituiscono la vita del cuore dell’uomo, costituiscono la vita del sole; la qualità di vita che si trova negli elementi che costituiscono il suo sangue corrisponde alle qualità delle influenze invisibili che irradiano da Marte; se le essenze dell’anima, che caratterizzano le influenze di Venere non esistessero, non esisterebbero gli istinti che spingono gli uomini e gli animali a propagare la loro specie, e per questo ogni pianeta e ogni stella contengono certi elementi magnetici esistenti nella costituzione dell’uomo.
Valutiamo ora i quattro metalli principali e il collegamento con i rispettivi pianeti.
Il Sole è in corrispondenza con l’Oro: regge la vita, irradia calore, dona energia, agisce direttamente sul cervello, rigenera il sangue e le cellule in genere; è il rimedio per il cuore nei disturbi cardiaci e nella insufficienza cardiaca; è impiegato con successo nel decadimento senile, per il ringiovanimento e la ricostruzione delle cellule, contro le malattie cachetizzanti, nell’artrite reumatoide e nell’artrite deformante.
La Luna è in corrispondenza con l’Argento: regge la vitalità, il buon funzionamento degli organi e dei liquidi organici, regola la circolazione e agisce sullo stomaco, sulla digestione e sul buon funzionamento dei reni, ha azione sul cervelletto e sulle malattie ginecologiche della pubertà e della menopausa. L’Argento è prezioso nel trattamento delle atrofie e dei ritardi cerebrali.
Venere è in corrispondenza con il Rame: è detto il metallo dell’assimilazione, aiuta il ruolo specifico del rene; il Rame agisce sul rene al fine di regolarizzarne il funzionamento, tanto dal punto di vista materiale che sul piano di una assimilazione di natura neuro-psicologica. Il Rame agisce sul buon funzionamento ghiandolare.
Marte, infine, è in corrispondenza con il Ferro: metallo della vescica biliare, delle malattie infiammatorie e delle anemie.
(compendio di spagyria ed alchimia)
E’ arrivata la prima neve. Tanta, bianca, soffice, affascinante, ma…umida e fredda.
Per prepararsi alla stagione fredda molte persone ricorrono ai vaccini anti-influenzali. Ma si può fare la guerra a virus, batteri e smog anche assumendo quotidianamente dosi elevate di Vitamina C.
L’inquinamento delle città, soprattutto quando il clima è rigido, può compromettere il funzionamento delle vie respiratorie e la vitamina C ne potenzia le difese. L’acido ascorbico (vit. C) viene creato in laboratorio e funziona perfettamente ma, se si preferisce, è contenuto anche in molti prodotti naturali, per esempio nella rosa canina e nel kiwi. Un altro frutto ricchissimo di vitamina C è il frutto di un arbusto che cresce nell’Amazzonia: il camu camu. Il suo nome botanico è Mirciaria Dubia, cresce nelle paludi peruviane e il suo frutto è decine di volte più ricco di acido ascorbico delle nostre arance. Siccome cresce in zone paludose e vicino al fiume Rio delle Amazzoni, le tribù indigene usano le canoe per andare a raccoglierlo.
Questa bacca è anche in grado di limitare in modo naturale gli effetti dannosi della nicotina. I fumatori incalliti dovrebbero assumere questo frutto quotidianamente, e più volte al giorno, per limitare gli effetti dannosi del fumo.
Un’altra utilizzazione: assumendo il camu camu regolarmente si può evitare la comparsa sulle labbra dell’herpes simplex, che in genere colpisce quando la persona è in stress e le sue difese immunitarie sono abbassate.
Sulla pelle è poi ben visibile l’effetto anti-age, perchè il frutto neutralizza efficacemente i radicali liberi. Questo prodotto della natura è anche in grado di attenuare i gonfiori post-operatori.
I più costanti sfruttano questa bacca per combattere fastidiose emicranie, ma anche per mantenere efficienti le loro prestazioni cerebrali. In Giappone, infine, le signore usano per il viso una crema e una lozione schiarente a base di camu camu: si assicurano così una ottimale protezione dagli sbalzi di temperatura.
Il prodotto si trova in capsule, da assumere 2 o 3 volte al giorno. Aiuteranno sicuramente a passare un buon inverno.
Paracelso fu l’ultimo grande medico-astrologo d’Europa; dopo di lui il collegamento fra Astrologia e medicina è andato lentamente scindendosi. La scoperta di bacilli, virus e di altri agenti patogeni ha fatto cadere le teorie astrologiche: se i microbi esistono, fu detto, possono attaccare indifferentemente chiunque, al di là del tema natale.
Ma negli ultimi decenni nuovi studi hanno dimostrato che questa teoria “batterica” va ridimensionata.
Prima Henry Sigerist e poi Leon Vannier dissero che “La tossina precede il microbo” (ricordiamo che già lo stesso Pasteur era morto nel dubbio, e che in fin di vita disse “non è il microbo che conta, il terreno è tutto!”).
Infine Tyler Kent stabilì definitivamente: “Se l’uomo non è suscettibile al bacillo non ne viene attaccato. Non sono i bacilli la causa del male, essi vengono soltanto “dopo” la malattia, infatti sono il mezzo con cui la malattia si concreta”.
La malattia, insomma, insorge solo se trova “terreno” fertile ad essa predisposto.
Questa consapevolezza, a cui per primi sono giunti gli omeopati, riporta tutta la diagnosi astrologica alla ribalta, perché solo l’Astrologia consente di stabilire a quali malattie il “terreno” (cioè l’essere umano) è predisposto, ancor prima che la malattia si manifesti. E’ valida infatti, anche per l’astrologia, la constatazione del noto omeopata Roger Pernot: “Ogni individuo, a un dato momento della sua evoluzione, pur essendo in buona salute, riassume nella sua personalità fisica e psichica le conseguenze”:
1 - delle tare ereditarie
2 - delle varie affezioni sviluppatesi fra il momento della nascita fino ad oggi
3 - delle condizioni familiari e sociali in cui è vissuto
4 - dei traumi che ha subito
5 - della sua costituzione e del suo temperamento
6 - del suo modo di vivere
Con questi presupposti si capisce come sia molto più importante usare la mente (siamo in un contesto di “legge di attrazione” anche qui) per tenere pulito il nostro personale terreno, piuttosto che per curare la malattia.
L’inverno è alle porte, è quindi il momento giusto per rinforzare le difese immunitarie del nostro corpo. A questo scopo la natura ci offre due prodotti quasi magici e alla portata di tutti: la Propoli e l’Echinacea.
La propoli viene prodotta dalle api che rielaborano, tramite le secrezioni ghiandolari ed enzimatiche, delle sostanze resinose e gommose da esse raccolte. Il risultato è un prodotto con proprietà antinfettive, antisettiche, antibiotico-simile, antinfluenzale. Nella propoli sono contenute diverse sostanze, fra le quali circa 50-60% di resine e balsami, 30-40% di cera, 5-10% di oli essenziali e 5% di polline. Questa è la suddivisione delle sostanze che la compongono. Ora andiamo a vedere i principi contenuti nella propoli, che sono: flavonoidi (galangina, quercitina, ecc.), aldeidi (vanillina, ecc.), cumarine, acidofenoli, oligoelementi e vitamine B1, B2, B6, e vitamina C.
La propoli può essere utile nelle sindromi influenzali, tonsilliti, stomatiti, afte, laringo-faringiti, piorrea alveo-dentaria, gengivite. L’uso è di 20-30 gocce 3 volte al giorno, in poca acqua.
Per uso esterno, la propoli si usa nei gargarismi e negli sciacqui (30-40 gocce in poca acqua), nelle afte, piorrea, gengivite stomatite e simili.
Un altro prodotto “amico” è l’Echinacea. Ha proprietà batteriostatiche e virus statiche, già verificate su numerosi ceppi batterici e virali (herpes virus, influenza) e di tricomonas. Sui microrganismi agiscono direttamente le alchilamidi e le poliine in essa contenute; gli eteroxilani stimolano invece diverse linee cellulari immunitarie. E’ ottima perciò come stimolante della risposta immunitaria, come antinfiammatorio nelle patologie infettive ed autoimmuni, come riepitilizzante in caso di ferite (è anche cicatrizzante). Quest’ultima proprietà è dovuta ad un principio attivo (echinacoside) che è in grado di inibire l’enzima jaluronidasi, rallentando la velocità di penetrazione dei microrganismi nei tessuti, accelerando la guarigione delle ferite e diminuendo il rischio di infezioni.
L’echinacea può essere utile come coadiuvante dell’influenza, nella depressione immunitaria, nel raffreddore, nella sindrome autoimmune, per febbre, connettiviti, dermatiti, foruncolosi, ulcere varicose, afte. L’uso è di 20-40 gocce 3 volte al giorno in acqua. Si può usare anche esternamente, per impacchi in soluzione al 25%, da fare con garza sterile.
Gli autori dell’antichità riconoscevano, nella fisiognomica, quattro regole: l’affinità dell’aspetto esteriore con i caratteri psicologici e morali; l’analogia tra uomo e animale; la differenza fra i sessi; l’influenza fra i diversi tipi di clima. Quando poi la fotografia entrò a far parte della vita comune, la fisiognomica fu inquadrata in un ambito ufficialmente scientifico, e furono eliminate le perplessità riguardanti il rapporto tra corpo e anima, tra apparenza ed essenza, tra forma visibile e spirito.
Il legame fra gli aspetti di carattere fisico e quelli psicologici è affermato anche nella Bibbia, che dice: “…Un poco di buono, un essere malvagio, colui al quale passa in bocca la menzogna, quando comunica socchiude gli occhi, batte i piedi a terra, e fa segni strani con le dita…”.
Aristotele ( 384-322 a.C.) diede una svolta fondamentale alla fisiognomica classica; fra le altre cose separò l’analisi dei segni in due settori: quelli permanenti e quelli temporanei, definendo i primi come segnali-traccia indelebili e oggettivi per la valutazione della persona; i secondi invece consigliava di ignorarli, perchè vincolati dalle passioni.
Anche Paracelso definì tale scienza valida per avvicinarsi alla comprensione dell’uomo ed estese la valutazione fisiognomica a tutto il corpo umano; ma soprattutto basò la sua “lettura” sulla conoscenza degli usi e delle abitudini del soggetto, un metodo questo molto vicino alla moderna “psicologia dell’espressione”. Nel suo trattato De natura rerum dice: “La costellazione interna dell’uomo nelle sue caratteristiche proprie, nella sua modalità e nella sua natura, nel suo corso e nella sua posizione, è identica alla costellazione esterna e se ne differenzia solo nella forma della materia. Il corpo trae a sè il cielo e ciò accade perché il Creatore ha dotato ogni cosa di segni esterni e visibili, che valgono come contrassegni particolari della Sua essenza”.
Nella kabbalah colui che sa interpretare i segni del volto è considerato un essere dotato di poteri divini.
Nello Zohar è scritto: “Tutto avviene quaggiù come lassù. Nel firmamento che avvolge l’Universo vediamo molte figure formate dalle stelle e dai pianeti, che rivelano fatti occulti e profondi misteri. Nello stesso modo sulla nostra pelle, che racchiude l’essere umano, esistono forme e tratti che sono le stelle dei nostri corpi”.
Continuando il tuffo nel passato troviamo l’analisi dei nèi nel trattato di Melampo, patrono dei maghi greci: “Un neo sulla fronte dell’uomo significa ricchezza e felicità, sulla fronte della donna denota che sarà potente e forse sovrana. Adiacente al sopracciglio dell’uomo, il neo predice un fausto matrimonio con una donna bella e virtuosa, e anche alle fanciulle presagisce fortuna nelle nozze. I nèi sul dorso del naso significano sensualità e stravaganza in entrambi i sessi, mentre posti alle narici significano viaggi continui. Sia nell’uomo sia nella donna i nèi delle labbra tradiscono la ghiottoneria, e sul mento predicono il possesso di oro e argento. Nèi agli occhi e al collo sono di buon augurio, perché preannunciano ricchezza e rinomanza, mentre sono infausti i nèi sulla nuca, che presagiscono pericolo di vita per mano violenta. I nèi ai lombi sono sfortunati, in quanto significano impostura e disgrazia nella prole. Sulle spalle predicono cattività e infelicità, sul torace miseria. Nèi sulle mani annunciano molti figli, e sotto le ascelle promettono un coniuge ricco e bello; quelli delle cosce annunziano opulenza. I nèi davanti al cuore, sul ventre, all’ombelico significano voracità; i nèi davanti allo stomaco indicano intemperanza nell’uomo e sobrietà nella donna”.
In tempi più recenti la fisiognomica si divide in tre branche molto diverse fra loro per metodo e approccio:
1) fisiognomica di tradizione magico-esoterica, tendente a relazionare simboli astrologici e cabbalistici con fini prevalentemente divinatori.
2) fisiognomica che cerca di far coincidere l’approccio intuitivo con quello scientifico analizzando, oltre ai segni, le proporzioni del volto e della testa.
3) fisiognomica che analizza il campo mimico della persona.
Alla fine dell’800 si pose in rilievo come fosse possibile adottare un valido metodo di analisi riferendosi ai particolari fisiognomici più trascurati: le orecchie, le unghie, gli sguardi; questo sistema fu adottato anche dal mitico detective Sherlock Holmes, evidenziando con ciò la straordinaria capacità dell’indagatore di risolvere i “casi”.
Voglio concludere questa breve carrellata con una frase di Albert Einstein relativa alla comprensione da parte nostra dei ricercatori in genere: “non ascoltate le loro parole, ma fissate l’attenzione sui loro fatti”.
Aristotele asseriva che ogni creatura umana presenta più fisiognomi e questo stesso concetto è ripreso anche dall’Omeopatia.
Léon Vannier, considerato il fondatore dell’Omeopatia francese, osservò le varie tipologie dell’individuo e le catalogò in otto tipi base, dando ad ognuna il nome di una figura mitologica: Marte, Saturno, Apollo, Giove, Venere, Mercurio, Luna e Terra.
Ovviamente ogni persona non sarà mai una tipologia pura (Prototipo), bensì un miscuglio di due o più categorie (Metatipo), ma attraverso tutta una serie di elementi caratteristici, tenendo conto delle influenze caratteriali, dei condizionamenti trasmessi dall’ereditarietà e dall’ambiente, e dell’identità personale, si può arrivare più facilmente alla distinzione omeopatica.
Questo perchè la vera terapia, ed è bene ribadirlo, è esclusivamente individuale e i rimedi si devono adattare perfettamente ai disturbi della persona. Perciò, anche parlando di fisiognomia, non possiamo non vedere come l’Omeopatia sia veramente una scienza a tutt’uomo.
Alcuni ricercatori sostengono che l’Omeopatia ha raccolto l’eredità dell’antica medicina psicosomatica; altri che ne ha anticipato la riscoperta.
Da Ippocrate a Freud l’intimo legame tra lo psichismo e il corpo materiale è apparso sempre più chiaro e indiscutibile; la convinzione che le malattie, e in genere gli squilibri dello stato di salute e di benessere dell’individuo, avessero una causa psichica, oltre che fisica, era perciò ben salda anche nell’antichità. Il detto romano “mens sana in corpore sano” esprimeva già la certezza che non c’è salute del solo corpo o della sola mente, ma la salute dell’uno è insieme condizione e causa della salute dell’altro.
Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento fu Samuel H. Hahnemann, padre dell’Omeopatia, che intuì in modo sorprendente l’importanza del “momento psichico” nell’equilibrio umano. Il suo schema classico, perfezionato poi dai suoi discepoli e successivamente dai grandi omeopati sorti tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, mette al primo piano, nella valutazione e nella cura del malato, lo psichismo nelle sue manifestazioni più caratteristiche e personali, oltre ai suoi rapporti con i diversi organi.
Le intuizioni di Hahnemann hanno preceduto tutte le correnti di pensiero che oggi vanno a costituire il campo della medicina psicosomatica. Perfino la psicosomatica comportamentistica e quella simbologica trovano radici nella filosofia omeopatica.
Ma se l’Omeopatia assegna un ruolo fondamentale all’indagine psicologica sul malato non è per rendere psicologica quest’arte medica, bensì per sottrarla il più possibile all’opinabilità.
L’Omeopatia funziona sempre, se però il medico non è in grado di trovare il “simile” (simillimum) il suo intervento è destinato ad essere vano.
Al momento attuale l’Omeopatia è una delle medicine alternative più usate nel mondo, ma purtroppo è poco applicata in termini di “simillimum”. Viene usata soltanto come approccio complementare, nella maggior parte delle patologie, cercando il simile attraverso la visione della medicina tradizionale (quindi una cosa assai diversa dal simillimum).
La speranza è che in futuro l’Omeopatia possa avere un ruolo primario e determinante sia nella cura di tutte le malattie che nel sostegno delle condizioni generali del paziente.