Non esiste separazione fra l’anima e il Creatore. In nessun momento la nostra anima è separata da Lui, non potremmo esistere come forma di vita per un solo attimo. Tutto ciò che esiste non può vivere soltanto di vita propria, così come la terra non può vivere senza sole; è il nostro pensiero ad essere distaccato dal Creatore ed è per questo che non vi è adesione con Lui.
E’ perciò compito nostro correggerci e possiamo farlo con l’Amore. Ma amare gli altri è la cosa più difficile che esista, perché il nostro ego non ne vuole proprio sapere, pensa soltanto a superare gli altri ego, e quindi lavora per la separazione anziché per l’unione.
Se però proviamo a concentrarci solo sul piano Superiore anche le cose del piano sottostante muteranno. Non soffriremo più, perché semplicemente non ce ne sarà più bisogno. Acquisendo una nuova visone, il dolore scomparirà, poiché il dolore ci è dato solo per spronarci ad avanzare. Se avanziamo perde immediatamente la sua funzione e scompare.
La Natura ci lascia in una situazione per un po’ di tempo, e questo ci appare doloroso, ma è per darci la possibilità di usare il nostro libero arbitrio. Siamo solo noi a poter decidere il cambiamento. Apriamo dunque il nostro cuore e parliamo con noi stessi per chiarire le nostre mancanze e le nostre confusioni.
Tutto ciò che esiste è per noi, per la nostra evoluzione, per sviluppare il senso di fusione con il Tutto. Usiamo la nostra volontà con “l’intenzione” che la Luce faccia il suo lavoro e tutto migliorerà. Non possiamo fare altro che questo!
(kabbalah notturna)
Il corpo umano ha diversi centri energetici e fra questi due sono molto importanti per il raggiungimento dell’illuminazione: il centro del Cuore e il centro della Corona.
Il centro energetico del cuore (chiamato anche centro del Cuore Cristico) è situato nel petto, due dita sopra lo sterno, ed è il luogo delle emozioni e dell’Amore di tipo superiore. Il centro energetico della corona (chiamato anche centro del Cuore Spirituale) è situato sulla sommità della testa, ed è l’apertura verso una più elevata consapevolezza spirituale.
La Meditazione su questi due cuori è detta dei “Cuori Gemelli”, e serve al raggiungimento della coscienza universale; perché quando i centri energetici del cuore e della corona sono sufficientemente sviluppati si può sperimentare l’amore divino ed un senso di unione con il tutto.
Praticando la Meditazione sui Cuori Gemelli con regolarità sviluppa un migliore equilibrio, sia fisico, sia emozionale, sia mentale; si sperimenta un senso di pace e di calma interiore; se si è già dei guaritori migliorano le capacità terapeutiche; e in tutti si manifesta una sensibilità sempre maggiore nell’uso delle Energie Sottili.
La Meditazione sui Cuori Gemelli, armonizzando il proprio essere, aiuta anche ad armonizzare la Terra, favorendo su di essa la diffusione della Gioia e dell’Amore. Se molte persone insieme meditano regolarmente sui cuori gemelli, la potenza delle benedizioni cresce e anche i benefici crescono in modo esponenziale.
Il Grand Master CHOA KOK SUI (fondatore del Pranic Healing) dice : “La Meditazione dei Cuori Gemelli è uno strumento molto potente per il proprio sviluppo spirituale”. E’ un vero regalo ricevuto dai Grandi Esseri.
BUON 2010!
Trasmetto un’importante consapevolezza. Come Augurio che il Nuovo Anno ci porti verso una maggiore crescita interiore.
Le nostre menti sono sotto l’influenza del tempo sin da quando è iniziato il tempo.
Con la concentrazione possiamo ottenere il controllo della nostra mente, così da poterla dirigere su oggetti positivi, amorevoli e virtuosi.
Sino ad ora è stata la nostra mente a dirigerci e la nostra mente è sempre stata sotto l’influenza delle illusioni. E’ a causa di questa caratteristica che possiamo esserci lasciati andare a compiere azioni negative. Di conseguenza siamo costretti a subire sofferenze che non vogliamo.
Per poter terminare questo circolo vizioso di causa/effetto, e uscire dalla sofferenza del ciclo delle rinascite, dobbiamo trasformare la nostra mente e raggiungere il controllo su di essa, dirigendola verso pensieri ed attività pieni di Amore Vero e di Virtù.
Non dovremmo lasciare mai che la nostra mente, vagando a caso, approdi ad azioni deleterie per qualcuno o per noi stessi.
(liberamente tratto da - “La via della liberazione” - Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama)
La vita è un gioco magico e inaspettato; non prendiamola troppo sul serio poiché è solo maya, un’illusione.
Impariamo a comprenderla, a capire la natura di questo strano, bellissimo e imprevedibile mistero cosmico, e a trovare il lato umoristico in ogni situazione.
Perciò impariamo a ridere.
Ridere fa bene. Ridere è guarire. Ridere è amare. Ridere è gioia e felicità.
Chi ha il coraggio di sorridere anche di fronte alle situazioni avverse vive con più leggerezza e serenità, e fa vibrare il suo Cuore con le sublimi ottave della musica universale.
Non dimentichiamoci mai di ridere e questo “viaggio” diventerà non soltanto più facile, ma anche molto più divertente.
L’Amore che è nel cuore di ognuno di noi è un giocherellone, ha bisogno solo di questo: vuole giocare. Facciamo diventare il gioco della Vita la nostra bacchetta magica.
L’Amore nasce nel nostro cuore. Aspettare che arrivi dall’esterno è un’aspettativa vana. Apriamo allora il nostro cuore, diamogli tutta la nostra attenzione e il nostro affetto e l’Amore arriverà a noi senza nessuna limitazione.
Ricordiamoci, ogni giorno, che l’Amore nasce nel nostro cuore attraverso l’accettazione di se stessi e attraverso l’Amore per quello che siamo, indipendentemente da quello che la vita ci propone. Solo così il nostro Amore può espandersi verso l’esterno ed essere condiviso dagli altri esseri.
La chiave che apre il nostro scrigno è la gioia. Coltiviamo la gioia dentro di noi e saremo esempi di quell’Amore incondizionato che abbraccia tutti, senza legarsi possessivamente con nessuno. Solo così saremo in risonanza con l’energia del grande cristallo che si trova al centro del nostro pianeta e al centro del nostro essere; solo così l’Amore che è nel nostro cuore incontrerà l’Amore nel cuore degli altri.
Permettiamoci di sperimentare la Gioia e l’Amore soprattutto nelle nebbie della vita, e il sole tornerà a splendere dentro di noi!
TANTA FELICITA’ A TUTTI!
I tre pilastri dell’Albero della Vita rappresentano le tre vie che ogni essere umano ha a disposizione:
l’Amore (sul lato destro), la Forza (sul lato sinistro) e la Compassione (al centro).
Il pilastro centrale è la chiave di tutto l’Albero e si espande al di sopra e al di sotto degli altri due. Le dieci Sephiroth, come già detto, sono livelli spirituali che, oltre a corrispondere a profondi concetti metafisici, sono soprattutto collegati alle situazioni pratiche ed emotive della vita. Questi livelli sono uniti fra loro da ventidue canali, corrispondenti ognuno ad una delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico.
In sintesi, l’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo il quale le anime hanno raggiunto e completato una forma; ma è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare “a casa”: ossia raggiungere l’Unità.
Ma solo la via centrale, chiamata anche “via regale”, ha in sé la capacità di trasformazione; è in grado cioè di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita sarebbe soltanto quello della conoscenza del bene e del male, in quanto i pilastri a destra e a sinistra rappresentano le due polarità della nostra realtà: ossia il maschile e il femminile, dai quali provengono tutte le altre coppie d’opposti presenti nella materia.
L’insegnamento principale contenuto nella dottrina cabalistica attraverso l’Albero della Vita è quello dell’integrazione delle parti maschili e femminili esistenti in ognuno di noi, che deve avvenire sia all’interno di ogni singolo essere che nelle sue relazioni col mondo.
Perciò le esperienze negative, tragiche o dolorose, che possono accadere durante la vita, sono occasioni preziose che fanno prendere coscienza della distanza che si è creata tra lo stato ideale (che si può raffigurare nel paradiso perduto) e del quale ognuno conserva il ricordo a livello sottile, e la situazione attuale. Esiste però anche una via più facile e piacevole, che ci permette ugualmente di raggiungere l’agognata trasformazione; questa via, pur non eliminando completamente tutti i disagi, ci permette già adesso, qui e ora, di percepire la gioia e la perfezione. Si chiama Albero della Vita. A livello spirituale le dieci Sephiroth diventano dieci Potenze dell’Anima, dieci luci o sorgenti d’energia che aiutano costantemente la crescita di coloro che imparano a connettersi con loro.
Osserviamo insieme le caratteristiche principali delle dieci Sephiroth.
Kether: la Corona.
E’ posta al di sopra del capo e lo circonda, e si trova al di sopra di tutte le altre sfere. Kether è molto diversa dalle altre Sephiroth in quanto è il trascendente che da origine a tutte le altre Luci. Nel corpo umano, pur essendo visualizzata sopra la testa, non ha una corrispondenza specifica, ma lo avvolge tutto. La kabbalah insegna che Kether corrisponde alle tre esperienze dell’anima: Fede, Beatitudine e Volere. Kether è dunque la radice dell’Albero, che perciò si trova capovolto, dato che possiede le radici in alto e i rami in basso.
Chokhmà: la Sapienza
Si può sintetizzare nel lampo dell’intuizione; è il punto in cui il superconscio incontra la mente cosciente. È l’inizio dell’idea, è il pensiero interiore ancora indifferenziato. È la capacità di pensare in modo simultaneo. Questo stato è raggiungibile solo a tratti e lo si può paragonare ad una situazione di “non giudizio”.
Nel corpo umano corrisponde all’emisfero cerebrale destro, e nell’anima corrisponde all’annullamento del sé.
Binah: l’Intelligenza.
L’idea concepita da Chokhmà prende forma. Entra in gioco il pensiero logico, razionale, in tutte le sue istanze. E’ il pensiero che si unisce alla parola. Si tratta quindi della capacità di assimilare nella propria personalità concetti e idee diverse. Se questa Sephira funziona a dovere, il pensiero è in grado di influenzare positivamente le proprie emozioni. Nel corpo umano Binah corrisponde all’emisfero cerebrale sinistro. Usato nel suo modo più elevato Binah trasporta e incanala l’esperienza della Felicità, ossia trasforma la conoscenza intellettuale nella gioia di aver trovato le risposte giuste.
Da’at: la Conoscenza unificante.
E’ l’undicesima Sephira, si trova in linea sotto Keter ed è posta tra Chokhmà, Binah e Tiphereth. Essa permette l’unificazione dei due emisferi cerebrali: unisce intuizione e logica. Ha perciò la capacità di unificare ogni coppia di opposti. Spiritualmente è la produttrice del seme che viene trasmesso durante il rapporto sessuale. Nel corpo umano corrisponde alla parte centrale del cervello e al cervelletto.
Chesed: l’Amore.
Si esprime tramite la benevolenza e la generosità, elargite senza limiti. È l’amore che tutto perdona e tutto giustifica. Il mondo viene costruito sull’amore. La creazione è motivata dall’Amore (Chesed) di Dio. E’ la capacità di attrarre a sé e di perdonare. È la devozione; è la mano destra, che vuole chiamare a sé e avvicinare gli altri.
Gheburah: la Forza.
La Luce di Chesed è troppo intensa per le creature di questo mondo, che se la ricevessero direttamente ne verrebbero soffocate. Gheburah si incarica perciò di restringere, diminuire, controllare e indirizzare la discesa della Luce e dell’Abbondanza. È la mano sinistra, posizionata per respingere; è perciò quel tipo di forza utile a porre dei limiti all’esistenza. Senza Gheburah l’amore non potrebbe realizzarsi, perché non troverebbe un recipiente adatto per contenerlo, e non avrebbe né il calore né l’entusiasmo che lo contraddistinguono. Senza Gheburah l’amore sarebbe solo un sentimento pio e meritevole, ma privo di qualsiasi forza attiva.
Nell’anima Gheburah rappresenta il “Timor di Dio”.
Tiphereth: la Bellezza.
È la Sephira che si incarica di armonizzare i due opposti precedenti: Chesed e Gheburah. Tiphereth è caratterizzata da tanti colori messi insieme, a rappresentare le tante tonalità di caratteri che compongono un’unica personalità. Si rivela nelle sensazioni che si provano contemplando il bello e l’armonia, e corrisponde all’emozione della Compassione, che è quell’Amore smisurato capace sì di premiare e di lodare, ma anche di rimproverare e di punire con pacatezza, affinché il bene domini il male con sempre più forza. Nel corpo umano si trova al centro del cuore.
Netzach: l’Eternità o la Vittoria.
È la capacità di espandere e realizzare l’amore di Chesed nel mondo, dandogli durata e stabilità, e vincendo gli ostacoli. Quindi è la costanza e la decisione; è vincere senza rimanere inebriati dalla vittoria; è quel senso di sicurezza che pervade chi sa di appoggiarsi nel posto giusto.
Nel corpo corrisponde alla gamba destra.
Hod: lo Splendore.
Rende concrete le emozioni provenienti da Gheburah. È la capacità dell’individuo di adattarsi alle circostanze esterne. È saper perdere senza abbattersi, imparando dalle sconfitte ciò che va cambiato. È anche il senso degli affari e il saper vivere in una società. La sua prima qualità è la semplicità, che nella Kabbalah viene definita “la capacità di non preoccuparsi troppo del futuro”.
Nel corpo Hod corrisponde alla gamba sinistra.
Yesod: il Fondamento.
Qui si concentrano tutte le emozioni; è la parte nascosta della personalità, sono le aspirazioni segrete, gli ideali e le attrazioni emotive. Aiuta ad unire tutto ciò che un individuo ha da dare, e a indirizzarlo verso la persona giusta nel momento giusto. È la qualità della Verità, intesa come caratteristica indispensabile per realizzare felicemente tutte le relazioni umane.
Nel corpo fisico si trova nella zona degli organi sessuali. Yesod controlla perciò la vita sessuale, che è il fondamento su cui basa la personalità.
Malkhut: il Regno.
Ha un ruolo importantissimo, perché è la somma dei propri desideri, la percezione di ciò che ci manca. È la componente che indirizza l’operato di tutte le altre facoltà. Può essere il luogo dove la Luce cambia direzione, passando dalla discesa alla salita; oppure il luogo dove si fa l’esperienza della caduta (dall’Eden), della povertà e della morte. Vissuto al meglio, Malkhut è il femminile per eccellenza, la Shekhinà, o parte femminile di Dio. Nell’anima è quella qualità di “Abbassamento” senza la quale ogni atto di governo o di potere risultano falsi e destinati a crollare. Infatti, nel fisico, è rappresentato dalla pianta dei piedi, o dalla terra stessa.
Malkhut è l’origine del mondo fisico, il più vicino alle forze del male e quindi il più bisognoso di protezione; protezione che viene attratta attraverso la pratica delle buone azioni.
Nel campo spirituale, più si chiede e più si ottiene. Bussare incessantemente alla porta dell’Universo spalanca senza dubbio la strada verso l’abbondanza. La Creazione ha già tutto pronto, e vuole solo il nostro desiderio e la nostra richiesta. Non deve inventare nulla, perché tutto è già preparato e perfetto nel Mondo Superiore, il mondo dell’Emanazione Primaria, quello dove risiede la perfezione e al quale noi tutti siamo chiamati.
Le nostre richieste di Luce, se sono forti, verranno esaudite; e sicuramente arriverà la risposta che attendiamo. Dobbiamo soltanto avanzare la richiesta, tutto il resto viene fatto “da sopra”; per questo il risultato è certo. C’è solo da percorrere un Sistema che è già preparato in anticipo per questo; è quello lo scopo della Creazione, non ve ne sono altri, e noi siamo qui solo per imparare ad essere come l’Amore di tutto ciò che E’.
L’Universo vuole darci molto più di quanto pensiamo. Vuole darci l’assoluto, il tutto, per diventare una cosa sola con lui. Le richieste e le ambizioni terrene più grandi sono così insignificanti al cospetto del Tutto! Crediamo di volere chissà cosa, e invece chiediamo solo briciole, fosse anche tutta la ricchezza, l’onore e la potenza del mondo.
Oltretutto, le nostre richieste materiali sono irrazionali. Crediamo siano dettate dal buon senso e dall’intelligenza perché chiediamo cose che servono a noi e agli altri per fare una “buona” vita, e al contempo ci preoccupiamo di non riuscire a raggiungerle o di non averne abbastanza. Ma che senso ha? La risposta a questo interrogativo è sempre la stessa: “Cos’altro si può fare? Questa è la vita, bisogna vivere al meglio, comportarsi “bene”, non fare del male, costruire qualche cosa…..ma è tutto qui”. E’ definibile intelligenza questo?
Davanti a questo “strategico” piano terreno immaginiamo che l’Energia Superiore da cui deriviamo si erga ipoteticamente in tutta la sua magnificenza e dica all’essere umano: ”Tu sei stato creato come un dio, e tale devi diventare. Io ti porterò a me, volente o nolente, perché questo è il mio Piano, che sovrasta il tuo quanto nemmeno puoi immaginare. Se sarai “volente” non ci sarà più dolore per te, sin da ora, perché trasformerò te, e dunque la tua vita, immediatamente. Chiedi, e ti darò in possesso tutto”.
Chi segue le leggi “razionali” della vita materiale esegue solo le leggi irrazionali imposte dagli altri, dalla società; crede di essere libero ma fa la scelta obbligata di seguire le regole imposte da qualcun altro. Nasce in un ambiente e ne diventa schiavo, e lo sarà comunque, anche se ne diventasse il re. Non esercitando la libertà di uscire dal sistema delle reincarnazioni per diventare come la Creazione, spreca la sua vita. Perciò, più ci si sente forti di qualità e mezzi umani, più si è deboli e suggestionati dal sistema mondano. Quindi esattamente il contrario di quello che viene giudicato degno di essere perseguito.
Forse questi comportamenti andavano bene fino a qualche tempo fa, quando l’essere uomo era ancora “bambino” e cresceva attraverso le guerre, le religioni, le filosofie, la ricerca scientifica: doveva imparare a conoscere il luogo dove si trovava, la Terra.
Ma ora l’evoluzione ci ha portati a vedere che dobbiamo riscoprire la grande verità verso cui siamo chiamati. Da materiale, l’uomo deve diventare spirituale. E’ tempo che faccia un altro salto di qualità, come quelli compiuti passando dallo stato immobile, a quello vegetale e animale. Ora il salto è da essere vivente a creatura Divina. Certo, il balzo è grande, difficoltoso quanto quello di una pietra che debba trasformarsi in pianta, o una pianta in animale, o un animale in uomo. Ma ci siamo già passati, e sappiamo che non c’è scelta. Gli aiuti che ci arrivano dall’alto sono formidabili e ormai siamo pronti per capire tutto questo, anche se la confusione generata dall’insoddisfazione e dal dolore è molta. Ma serve a indurre tutti verso la ricerca di quella forte Luce che porta alla meta.
Chiediamo allora di scostare i “parassiti” dalla nostra vita. Possono essere pensieri, cose o persone. Contro i nostri pensieri siamo disarmati. Essi vengono e si insediano nella mente, e come un virus si moltiplicano. Chiediamo di scostarli affinché noi si possa andare oltre. Potremmo anche farli nostri o cercare di scacciarli, ma richiederebbero comunque, da parte nostra, attenzione, energia e sforzo. Allora dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere di non essere in grado di contrastarli e chiedere che vengano scostati da noi, allontanati.
Parassite possono essere anche molte situazioni inerenti all’ambiente della nostra vita. Situazioni che ci turbano, che ci preoccupano, che ci angosciano; possono anche essere persone che hanno un cattivo rapporto con noi, che ci odiano, che ci vessano o che solo ci infastidiscono. Tutte cose che ci portano lontano dall’ambiente spirituale e danneggiano il nostro lavoro interiore.
Non chiediamo che queste cose scompaiano, ma che le forze universali le scostino, per farci proseguire il cammino anziché arenarci identificandoci in esse. E’ un colloquio senza parole, dove il silenzio prende il sopravvento per lasciare posto ad un diverso tipo di espressione. E’ in questo modo che può scattare la compassione e la consapevolezza di cosa significa amare gli altri: un amore che parte dalla compassione per tutti coloro che, affannandosi, agitandosi, arrabbiandosi o piangendo, hanno un solo desiderio: sopravvivere.
Quattromila e cinquecento anni fa, c’era già una situazione simile a quella nella quale ci troviamo oggi, e c’erano dei ricercatori che avevano capito questo strano fenomeno. Avevano capito cosa succede in una società isolata, nella quale l’interdipendenza di tutti è manifesta e nella quale gli uomini cominciano a comprendere che la Natura non permette di relazionarsi fra di loro in modo adeguato, come invece la situazione richiederebbe.
Essi rivelarono il metodo per lavorare con la natura dell’essere umano al fine di aiutare gli uomini ad interagire fra di loro in modo appropriato, così da poter sopravvivere. Tuttavia, questo metodo non avrebbe dovuto essere usato solo per la sopravvivenza, ma anche per ottenere la prosperità, lo sviluppo e il benessere. Quei ricercatori scoprirono come fosse possibile influenzare una persona, spiegandole che per ottenere i risultati desiderati doveva soltanto comprendere la struttura del sistema.
Ora sappiamo che è logico che si debba scoprire il sistema nel quale ci troviamo. E’ necessario per comprendere cosa ci lega insieme, in quale modo siamo interdipendenti e quale tipo di unione dobbiamo raggiungere. E’ necessario scoprire com’è la nostra attuale natura, cosa siamo e cosa non siamo in grado di cambiare, dove si trova la nostra libertà di scelta, e come possiamo cambiare ciò che deve essere cambiato.
Noi non possiamo cambiare il programma o la materia di cui siamo fatti, e non possiamo neppure cambiare il principio che fa funzionare il sistema. La sola cosa che possiamo e che dobbiamo cambiare è il nostro atteggiamento, e perfezionarlo per renderlo simile alla totalità dell’armonioso sistema in cui ci troviamo. Questa è la sola libertà di scelta che abbiamo. E’ una meraviglia vedere come ogni cosa sia organizzata in Natura in modo che, se anche volessimo intervenire in altri suoi aspetti, non potremmo cambiare niente. Abbiamo ricevuto un sistema in cui ogni particolare è predeterminato, eccetto per questa sola cosa. Il collegamento tra le parti di questo sistema è un collegamento egoistico, ma può essere trasformato, e questo è precisamente ciò che possiamo e dobbiamo fare.
C’è una scienza che spiega come compiere quest’azione. Se si usa questa scienza, si sarà in grado di compiere quest’azione. Questa scienza non tratta di altro se non del collegamento tra le persone, e si può riassumere nella regola “ama il prossimo tuo come te stesso”. Questa scienza ci dice in cosa consiste la nostra sola libertà di scelta: l’unione delle persone tra di loro, e niente altro.
Tutto questo si sta ora manifestando nel mondo attraverso vari problemi e situazioni. Si sta manifestando per mezzo della Natura stessa, che ci sta facendo vedere il problema che necessita di correzione, il collegamento interrotto che c’è tra di noi. Ci dice anche come funziona questo sistema, come possiamo raggiungere questo collegamento passo per passo, e come questo enorme, universale, incredibile sistema apparirà in tutto il suo splendore una volta che ognuno di noi, e tutti noi insieme, metteremo in pratica la giusta connessione.
(liberamente tratto da “One Precept” del 5 marzo 2009)
PIU’ E’ DIFFICILE L’OSTACOLO CHE TI TROVI DAVANTI NELLA VITA,
PIÙ CRESCERAI SPIRITUALMENTE SE RIUSCIRAI A SUPERARLO.
PERCHÉ IMPORTANTE E’ L’IMPEGNO, NON IL SUCCESSO.
La kabbalah è una scienza e lo studio della kabbalah costruisce dentro alla persona un sistema uguale a quello Superiore. Essa non si occupa di qualcosa di astratto, si occupa solo del modo in cui siamo e di come funzioniamo ai livelli più alti dell’esistenza, perciò non si occupa della vita di questo mondo. Studiando questo sistema riotteniamo il livello nel quale eravamo prima di discendere sulla terra, lo stesso in cui saremo tutti al termine della nostra ascesa da questo mondo.
E’ una scienza basata sulla Torà, il termine ebraico che definisce il Pentateuco, ovvero i primi cinque libri della Bibbia, e su antichi libri kabbalistici, fino ai testi più recenti del XX secolo. Questi ultimi sono i più adatti per la nostra generazione, poiché sono stati resi più comprensibili. Descrivono la struttura dei Mondi Superiori, come discendono e come successivamente danno origine all’esistenza dei mondi inferiori; descrivono la formazione del nostro mondo, dell’universo, del nostro pianeta e di come la vita si è evoluta.
Nella persona che vuole raggiungere il mondo Superiore, e che studia per questo scopo, la Saggezza della kabbalah è in grado di sviluppare questo desiderio. Tale desiderio all’inizio è minuscolo, viene chiamato “un punto nel cuore”, ed è l’embrione dei nostri stati futuri. Approfondendo la conoscenza della struttura del Mondo Superiore, sviluppiamo anche l’informazione “genetica” che è dentro di noi, e nel corso del suo sviluppo si forma al nostro interno un modello simile ai livelli Superiori. In questo modo abbiamo l’opportunità di “sentire” i mondi superiori, di capire tutto ciò che ci succede e, soprattutto, di controllare questo processo per noi stessi. I processi che attraversiamo nel corso della vita saranno più chiari e capiremo anche cosa accade all’anima dopo che avrà finito la vita in questo mondo.
L’ipotesi kabbalistica è che una persona può raggiungere la vita eterna mentre vive ancora in questo mondo e per scoprire questa saggezza l’umanità ha dovuto attraversare diverse fasi di sviluppo; i kabbalisti spiegano che, nel nostro tempo, l’umanità ha raggiunto l’ultima fase dello sviluppo ed è pronta e matura affinché la Verità sia rivelata a tutti.
La kabbalah insegna ad una persona come cambiare interiormente in relazione agli altri, vivendo la vita di tutti i i giorni, passando dal fatto di ricevere, fine a se stesso, al Dare assoluto, ovvero l’amore per il prossimo.
Questa scienza non si serve di amuleti, nè di oggetti fisici ai quali associare un contenuto spirituale. La kabbalah non pratica nessuna forma di magia. Non è una setta, è invece formata da uomini e donne che, liberamente, si uniscono a livello spirituale, uniti dallo stesso desiderio di perfezione; e non ha nulla a che fare neppure con la New Age, fenomeno passeggero cui è stata associata da alcuni finti maestri a scopo di lucro. E’ semplicemente la più antica scienza dell’umanità, vantando cinquemila anni di esistenza.
Essendo la kabbalah una scienza, può essere studiata mantenendo il proprio credo, qualunque esso sia. Non è nemmeno necessario essere ebrei, perchè l’espressione “Popolo Eletto” va intesa in senso spirituale, è quindi il popolo formato da tutti coloro che intendono fortemente e seriamente “aderire” al Creatore.
Siamo quindi davanti ad uno strumento scientifico per studiare il mondo spirituale. Per esplorare il nostro mondo terreno usiamo le scienze naturali, come la fisica, la chimica, la biologia etc., ma le scienze naturali studiano solo il mondo fisico, quello che percepiamo con i nostri cinque sensi. Per comprendere pienamente il mondo nel quale viviamo abbiamo invece bisogno di uno strumento di ricerca che possa esplorare il regno nascosto, quello che i nostri cinque sensi non possono percepire.
Secondo la kabbalah, la realtà consiste di due forze o qualità : il desiderio di ricevere ed il desiderio di Dare; è quindi il Dare assoluto (comunemente viene chiamato Creatore) che, automaticamente, crea il desiderio di ricevere. Dunque tutta la creazione, inclusi quindi anche noi, è una manifestazione (creazione) di questo desiderio di ricevere.
Una delle storie più famose di Kafka è “Di fronte alla legge”, in cui si racconta di un uomo che siede di fronte “all’ingresso della legge”, chiedendo il permesso di entrare (l’ironia è che la porta è aperta). L’uomo ha paura di attraversarla perché il guardiano lo ha avvertito che ci sono altre guardie ad attenderlo oltre la porta, ed ognuna è più forte di quella precedente.
Spossato dagli ostacoli incontrati, quest’uomo decide di sedersi accanto alla porta, sperando che alla fine gli si dica di entrare. Di tanto in tanto, compie dei piccoli tentativi per persuadere la guardia a farlo passare, provando persino ad aggirarlo, a volte con piani audaci e a volte con suppliche.
Ma gli anni passano, l’uomo invecchia, e la porta rimane ai suoi occhi inaccessibile come prima. Alla fine della sua vita, l’uomo si decide e chiede alla guardia: “Come può essere che tutti vogliono entrare attraverso la porta della legge, ma io sono il solo che ha chiesto il permesso?” - Questa entrata era stata prevista per te soltanto - replica la guardia. - E adesso la chiuderò -.
Il desiderio di attraversare la porta della legge, per scoprire il sistema delle forze che governa le nostre vite, non è una novità. Gli uomini hanno sempre cercato di scoprire le leggi nascoste dell’universo, per poterne prendere il controllo ed usarle a proprio piacimento.
Hanno mandato razzi nello spazio, hanno camminato sulla luna, costruito dei sistemi di comunicazione che attraversano il mondo e sviluppato un numero infinito di macchine e di strumenti. Tuttavia l’essere umano vaga ancora nel buio per quello che riguarda la sua natura spirituale, la sua essenza ed il suo scopo nella vita.
Non ci sono ancora risposte alle domande più profonde: Chi guida le nostre vite? Qual’è la fonte della nostra realtà ? Qual’è il significato di tutto questo? E proprio come l’uomo nella storia di Kafka, spesso sentiamo di essere governati da uno sconosciuto sistema di leggi che nessuno ha mai veramente decifrato.
Ma allora chi è il guardiano e perchè si rifiuta di farci entrare?
Secondo i kabbalisti, si tratta della nuova percezione della realtà, che una persona ottiene quando tutti i suoi desideri sono governati da quella legge spirituale che comprende il Tutto, e che è la qualità del Creatore. Quando scopriremo questa qualità dentro di noi e la metteremo al di sopra dei nostri desideri terreni, scopriremo ciò che Baal HaSulam chiama allegoricamente “La luce radiosa della presenza del Re”; vale a dire che i nostri desideri verranno appagati da un’abbondanza infinita. Ma oltre a questo, ci renderemo conto che questa legge nascosta ci ha sempre influenzato, anche quando non ne eravamo consapevoli; e sarà proprio a questo punto che le porte della legge spirituale si spalancheranno davanti ai nostri occhi.
Allora chi sono quelle guardie che dobbiamo superare sulla strada che porta alla qualità del Creatore? Non sono altro che i nostri desideri egoistici. Ma diversamente da quanto potremmo pensare, non siamo tenuti ad eliminare i nostri desideri. Abbiamo bisogno invece di imparare come usare i desideri basilari con cui siamo nati; dobbiamo acquisire nuove intenzioni, come l’amare e il dare, le quali cambieranno il nostro modo di usare i desideri.
Proprio come il pover’uomo della storia di Kafka, a volte pensiamo che se aspettiamo abbastanza a lungo o se preghiamo abbastanza intensamente, poi la porta si aprirà da sola. Ma i grandi Maestri spiegano molto chiaramente che tutto dipende da noi, e che le guardie da superare sono soltanto quelle che abbiamo nel profondo.
Diversamente dallo spirito pessimistico della storia di Kafka, i kabbalisti che hanno con successo attraversato la porta, dicono che dall’altra parte la realtà si presenta completamente opposta a quella Kafkiana (la quale in fin dei conti è niente altro che la realtà di questo mondo). Oltre la porta, l’uomo scopre una realtà perfetta ed eterna, governata da una sola legge, la legge dell’Amore.