Uno dei concetti più importanti della Kabbalah è l’Albero della Vita con le sue Sephirot, una disciplina assai complessa e per alcuni aspetti misteriosa.
Il termine “Sefira” non significa, come molti credono, “sfera”, ma integra tre concetti fondamentali: il concetto di “Numero”, il concetto di “Libro”, e il concetto di “Luce”.
Le Sephirot possiedono cioè le qualità dei primi dieci numeri interi; contengono simboli, miti, avvenimenti e tradizioni esattamente come un libro; e irradiano la stessa Energia Superiore che esiste in tutta la Creazione.
Questi tre significati appartengono ai tre livelli dentro ai quali le Sephirot operano. Il più basso è quello in cui esse agiscono come numeri. A questo stadio sono le unità fondamentali delle leggi fisiche e matematiche, su cui poggia la creazione. Sono l’energia contenuta nei numeri, la loro identità segreta, la loro vibrazione.
Il secondo livello (il libro) si concretizza nelle situazioni pratiche, morali e psicologiche, del piano umano; diventano potenze dell’anima e fasi dell’emanazione divina, portando nel mondo la capacità di conoscere, di avere fiducia, di amare; ma anche di temere.
E infine le “Luci”. Su questo piano le Sephirot si dispongono in modo organico e si connettono fra loro armoniosamente. Qui si lavora di solito con tre Alberi della Vita contemporaneamente, a rappresentare il capo, il tronco e gli arti inferiori della Divinità Suprema. Al terzo livello le Sephirot diventano pietre preziose, centri di Luce dai quali viene irradiato, costantemente, quel flusso benefico che guida tutta la creazione verso il suo traguardo di pace e di beatitudine cosmica.
Secondo O.M. Aivanhov “L’Albero della Vita è uno schema simbolico che racchiude tutta la Scienza Iniziatica, le dottrine di tutti gli Iniziati. Lo si può paragonare a un seme: piantatelo, ed esso farà apparire dinanzi a voi tutta la Creazione con la moltitudine delle sue creature. Questo schema può diventare un strumento magico, un pentacolo fra i più potenti. Tutto vi è contenuto, tutti i principi, tutti gli elementi, tutti i fattori con i quali il Signore ha creato il mondo. Con esso disponete di un sistema che vi aiuterà a non disperdervi nel compiere il vostro lavoro spirituale. Lavorando per anni su questo schema, introdurrete in voi stessi l’ordine e l’equilibrio; e tutto si strutturerà, si organizzerà e si armonizzerà. Non appena avete un poco di tempo, soffermatevi sull’Albero della Vita, scegliete una sefira, concentratevi su di essa e cercate di sviluppare le qualità o le energie che questa contiene. Sia che abbiate bisogno di luce, di amore, di forza, di protezione, di generosità, di giustizia o di vita… rivolgetevi all’Albero della Vita: esso è a disposizione dei figli e delle figlie di Dio che hanno bisogno di nutrirsi della vita divina.”
“Numerose tradizioni rappresentano l’universo come una montagna in cima alla quale la Divinità ha la Sua dimora, inaccessibile e inviolata. I Greci ponevano gli dèi sulla vetta del monte Olimpo; Mosè ha parlato con Dio sul Monte Horeb. Gli Iniziati si sono sempre serviti del simbolo della vetta, anche nei paesi dove non c’erano montagne elevate. La ricerca della vetta è l’impresa più importante, la più ricca di significato che l’essere umano possa intraprendere. Questo vuol dire che egli è cosciente che i poteri e le virtù accumulate in lui dal Creatore possono condurlo al di là di tutte le realizzazioni terrestri. Nella Cabala, l’Albero può essere paragonato ad una montagna la cui cima è la sefira Kether: la più potente, l’onnisciente, l’amore divino. Per arrivare fino a quella vetta, sono necessarie grandi qualità: la tenacità, la volontà, la stabilità, l’intelligenza, l’audacia, e soprattutto un desiderio irresistibile di luce e di purezza. Queste qualità sono rappresentate dalle altre sefirot, da Malkut fino a Hokmah.”
“Kether: la Corona; Hokmah: la Saggezza; Binah: l’Intelligenza; Hessed: la Grazia; Geburah: la Forza; Tiphereth: la Bellezza; Netzah: la Vittoria; Hod: la Gloria; Yesod: il Fondamento; Malkuth: il Regno.
Imparate a meditare sulle dieci sephiroth, con la consapevolezza che quell’Albero Cosmico è anche in voi, e che l’unica attività che valga la pena di svolgere è quella di farlo crescere, fiorire e fruttificare. Quanto tempo vi ci vorrà prima di potervi identificare realmente con quell’Albero di Vita? Di questo non dovete preoccuparvi. Forse, dovrete tornare sulla terra migliaia di volte, per proseguire questo lavoro, fino al giorno in cui le dieci sephiroth, che hanno la propria dimora in voi, incominceranno a vibrare, e tutto il vostro essere interiore sarà illuminato dalle luci dell’Albero della Vita.” Così disse il grande Aivanhov.
I praticanti e cultori del Reiki confermano la corrispondenza tra il Reiki (Forza che crea e sorregge ogni forma di vita nell’Universo) e Yesod della Kabbalah, il Chi dei cinesi, il Ki dei tibetani, il Prana degli indù, il Ka degli antichi Egizi, la Forza Guaritrice della Natura di Ippocrate, il Fluido Vitale alchemico, il Telesma di Ermete Trismegisto, nonché lo Spirito Santo dei Cristiani.
Yesod, la nona sefira sull’Albero della Vita, è collocata all’altezza degli organi genitali; simboleggia la purezza ed è la base dell’ascesa, del ritorno a Kether. Chi intende abbracciare la vita spirituale deve inizialmente affrontare Yesod, cioè le energie sessuali e le illusioni dell’inconscio. Yesod è dunque il simbolo della vita pura. La purezza viene qui definita come un sistema di vita ricco e creativo, fondato su una buona conoscenza sia della psiche che dello spirito.
Tutte le Sefire sono una guida lungo il cammino di crescita morale e spirituale e, come pietre preziose, arricchiscono enormemente la natura di coloro che ne sanno assorbire e praticare gli insegnamenti.
(il continuo nel prossimo post…)
E’ possibile che l’intera umanità stia sperimentando un profondo cambiamento? E perché accade proprio ora?
L’essere umano, nella sua ricerca per la felicità, ha provato numerose soluzioni ai continui problemi del mondo. Ha tentato una corsa spregiudicata alle armi, sviluppato economie a bassa inflazione, creato culture basate su tradizioni diverse, ed ha accettato di buon grado l’alta tecnologia e le rivoluzioni scientifiche. Ma non ha trovato ancora i mezzi reali per raggiungere la pace e l’amore.
L’obiettivo di scoprire e raggiungere lo scopo della Creazione è insito in tutta l’umanità; inconsciamente le persone riconoscono che il loro stesso progresso spirituale è collegato e cercano di condividere questa saggezza con il resto degli esseri umani. Ma la strada verso l’obiettivo della nostra esistenza richiede innanzitutto di correggere l’ego, ossia la forza che ci spinge al movimento. Tutti noi siamo in questa situazione e non possiamo evitarlo.
La saggezza ci parla dunque del vero amore dell’uomo, che è l’unico rimedio per tutte le afflizioni dell’umanità. Questa saggezza contiene dentro di sè la conoscenza di come ogni nazione potrebbe funzionare bene, e di come questa conoscenza si adatti alla struttura di quell’anima comune che viene chiamata “umanità”.
Ed è proprio lo studio della spiritualità a spiegare che lo sviluppo nel nostro mondo non avviene per quella selezione naturale in cui sono scelte le forze e le qualità del “più forte”, ma piuttosto attraverso l’emergere progressivo o sequenziale delle “informazioni” dentro di noi; quelle informazioni che riguardano la discesa delle anime dall’alto verso il basso, dal Mondo dell’Infinito verso il nostro mondo. Questo archivio di informazioni si è formato dentro ogni persona come conseguenza della creazione, da quello che chiameremo impropriamente “il Mondo dell’Infinito” al nostro mondo, in una spirale di informazioni che spiega ogni grado di discesa.
Oggi, così come ogni cosa che esiste in generale, percepiamo la manifestazione di queste informazioni come un qualcosa che dal basso va verso l’alto, e dobbiamo sforzarci di comprenderle. Questa comprensione la possiamo realizzare in due modi: attraverso il percorso della Luce o attraverso quello della sofferenza. Il percorso della Luce si ha quando si studia al fine di imparare i nostri livelli futuri, attirando la Luce della Creazione in noi affinché ci guidi verso la perfezione. Il percorso della sofferenza si ha invece quando non si studia la struttura del nostro sistema (e quindi non si attira la Luce dal livello successivo) ma si percepisce soltanto “la pressione” delle informazioni seguenti, che chiedono di essere realizzate.
In questo caso non c’è nessuna evoluzione, ma solo una graduale espressione d’informazioni, che però sono già conosciute in anticipo. In effetti ogni cosa è conosciuta in anticipo, fuorché il metodo di risalita dei livelli il quale, se accadrà coscientemente, sarà veloce e piacevole, altrimenti sarà lento, forzato e poco piacevole.
Una delle storie più famose di Kafka è “Di fronte alla legge”, in cui si racconta di un uomo che siede di fronte “all’ingresso della legge”, chiedendo il permesso di entrare (l’ironia è che la porta è aperta). L’uomo ha paura di attraversarla perché il guardiano lo ha avvertito che ci sono altre guardie ad attenderlo oltre la porta, ed ognuna è più forte di quella precedente.
Spossato dagli ostacoli incontrati, quest’uomo decide di sedersi accanto alla porta, sperando che alla fine gli si dica di entrare. Di tanto in tanto, compie dei piccoli tentativi per persuadere la guardia a farlo passare, provando persino ad aggirarlo, a volte con piani audaci e a volte con suppliche.
Ma gli anni passano, l’uomo invecchia, e la porta rimane ai suoi occhi inaccessibile come prima. Alla fine della sua vita, l’uomo si decide e chiede alla guardia: “Come può essere che tutti vogliono entrare attraverso la porta della legge, ma io sono il solo che ha chiesto il permesso?” - Questa entrata era stata prevista per te soltanto - replica la guardia. - E adesso la chiuderò -.
Il desiderio di attraversare la porta della legge, per scoprire il sistema delle forze che governa le nostre vite, non è una novità. Gli uomini hanno sempre cercato di scoprire le leggi nascoste dell’universo, per poterne prendere il controllo ed usarle a proprio piacimento.
Hanno mandato razzi nello spazio, hanno camminato sulla luna, costruito dei sistemi di comunicazione che attraversano il mondo e sviluppato un numero infinito di macchine e di strumenti. Tuttavia l’essere umano vaga ancora nel buio per quello che riguarda la sua natura spirituale, la sua essenza ed il suo scopo nella vita.
Non ci sono ancora risposte alle domande più profonde: Chi guida le nostre vite? Qual’è la fonte della nostra realtà ? Qual’è il significato di tutto questo? E proprio come l’uomo nella storia di Kafka, spesso sentiamo di essere governati da uno sconosciuto sistema di leggi che nessuno ha mai veramente decifrato.
Ma allora chi è il guardiano e perchè si rifiuta di farci entrare?
Secondo i kabbalisti, si tratta della nuova percezione della realtà, che una persona ottiene quando tutti i suoi desideri sono governati da quella legge spirituale che comprende il Tutto, e che è la qualità del Creatore. Quando scopriremo questa qualità dentro di noi e la metteremo al di sopra dei nostri desideri terreni, scopriremo ciò che Baal HaSulam chiama allegoricamente “La luce radiosa della presenza del Re”; vale a dire che i nostri desideri verranno appagati da un’abbondanza infinita. Ma oltre a questo, ci renderemo conto che questa legge nascosta ci ha sempre influenzato, anche quando non ne eravamo consapevoli; e sarà proprio a questo punto che le porte della legge spirituale si spalancheranno davanti ai nostri occhi.
Allora chi sono quelle guardie che dobbiamo superare sulla strada che porta alla qualità del Creatore? Non sono altro che i nostri desideri egoistici. Ma diversamente da quanto potremmo pensare, non siamo tenuti ad eliminare i nostri desideri. Abbiamo bisogno invece di imparare come usare i desideri basilari con cui siamo nati; dobbiamo acquisire nuove intenzioni, come l’amare e il dare, le quali cambieranno il nostro modo di usare i desideri.
Proprio come il pover’uomo della storia di Kafka, a volte pensiamo che se aspettiamo abbastanza a lungo o se preghiamo abbastanza intensamente, poi la porta si aprirà da sola. Ma i grandi Maestri spiegano molto chiaramente che tutto dipende da noi, e che le guardie da superare sono soltanto quelle che abbiamo nel profondo.
Diversamente dallo spirito pessimistico della storia di Kafka, i kabbalisti che hanno con successo attraversato la porta, dicono che dall’altra parte la realtà si presenta completamente opposta a quella Kafkiana (la quale in fin dei conti è niente altro che la realtà di questo mondo). Oltre la porta, l’uomo scopre una realtà perfetta ed eterna, governata da una sola legge, la legge dell’Amore.
Gli ostacoli della vita non vanno eliminati o evitati, ma vanno superati per crescere, perché hanno la stessa funzione dei problemi che ci vengono dati a scuola. E’ attraverso la loro soluzione, con la volontà di ottenere le qualità del Mondo dell’Infinito, che ci possiamo avvicinare ad Esso.
Se pensassimo a questa cosa e percepissimo l’esistenza in questo modo, vedremmo la nostra vita come un’opportunità unica ed usciremmo dai condizionamenti di questo mondo. Perciò ognuno dovrebbe prendere le proprie “impressioni” e renderle migliori con l’aiuto degli ostacoli; e facendo così salirà sempre più in alto nel suo percorso evolutivo, fino a raggiungere l’obiettivo più ambito. C’è da dire che più un Essere ascende attraverso il proprio miglioramento interiore, maggiori saranno gli ostacoli che incontrerà, ma alla fine il premio lo appagherà di tutte le fatiche. Una metafora renderà più chiaro questo concetto.
“C’era una volta un Re che desiderava scegliere per se stesso il più leale dei suoi sudditi e portarlo a lavorare nel suo palazzo. Per ottenere questo divulgò un editto dove diceva che chiunque lo desiderasse, giovane o vecchio, poteva andare al suo palazzo per essere assunto e lavorare al suo interno, proprio nella parte più riservata del castello reale. Dopodiché mise molti dei suoi servitori e delle sue guardie alle porte del palazzo e lungo le strade e ordinò loro di usare ogni possibile astuzia per mettere fuori strada tutti coloro che si fossero avvicinati, in modo da far deviare loro il percorso che conduceva al palazzo.
Naturalmente, tutti gli uomini del paese si precipitarono verso il palazzo del Re. Ma le guardie sulle strade, con molta astuzia, li respinsero sempre. Alcuni però riuscirono a superarle e ad avvicinarsi alle porte, ma le guardie che stavano lì erano ancora più addestrate, e quando qualcuno si avvicinava alle porte riuscivano a respingerlo sempre con grande scaltrezza, fintantoché costui perdeva la speranza e ritornava da dove era venuto.
In questo modo gli uomini andavano verso il palazzo, tornavano indietro, e dopo aver recuperato le energie e la speranza tornavano ancora e così via per giorni, mesi e anni, fino a che quasi tutti si stancarono di continuare a provare.
Solo gli eroi, ossia coloro che avevano avuto la pazienza di continuare a provare, riuscirono a sconfiggere le guardie; per questi eroi le porte si aprirono, e ad essi fu immediatamente concesso il premio dell’approvazione del Re, che pose ogni persona nella sua giusta posizione all’interno del palazzo. Ovviamente, da quel momento in poi, questi uomini non dovettero più affrontare né le prove né le guardie che prima avevano cercato di confonderli e di deviare il cammino, rendendo la loro vita così difficile”.
La nostra vita terrena è strutturata pressapoco come questa metafora. Perciò accettiamo serenamente i nostri “su e giù” giornalieri, perché i ritorni sui propri passi (ossia le cadute) diventeranno, ad ogni tentativo di risalita, sempre più brevi, fino a quando potremo finalmente entrare, come Eroi, nel castello reale.
Se ci fermiamo un momento a pensare, e analizziamo la natura dell’essere umano, arriviamo facilmente alla conclusione che tutti i nostri desideri, pensieri ed azioni sono assolutamente egoistici; e non possono essere diversamente (ho già spiegato questo concetto in post precedenti). Ma, considerato che proveniamo da un Mondo e da una Luce sicuramente superiori a noi, si può essere certi che questa Luce, avendo creato il nostro egoismo, potrà anche trasformarlo in altruismo. Tenendo però presente che questo fenomeno potrà manifestarsi solo in accordo col nostro desiderio, e che quest’ultimo soltanto in un modo possiamo arrivare a formularlo: prendendo coscienza delle sofferenze che ci causiamo e quindi del fatto che l’egoismo è un male per noi.
La quantità di sofferenze che ci circonda dovrebbe bastare per farci rendere conto che le nostre relazioni, così come in tutto il mondo vengono portate avanti, allontanano sempre di più da una sana idea di unione.
Una corretta presa di coscienza di questo problema dovrebbe bastare per intraprendere un nuovo modo di porsi alla vita. E considerato che è sempre il concetto “ama il tuo prossimo come te stesso” che ci porta verso la somiglianza con la nostra natura Spirituale e con l’energia pura della Creazione, molti kabbalisti pensano che per promuovere l’evoluzione spirituale dell’umanità sarebbe utile introdurre nell’educazione mondiale (dagli asili fino alle università) l’insegnamento che la nostra natura è comunque interdipendente.
Non dobbiamo perciò dimenticare che bastano anche pochi tentativi per stimolare al meglio coloro che ci circondano, per portare le persone a volgere lo sguardo verso la loro vera natura superiore, ostacolando così il generarsi delle sofferenze e generando invece un avvicinamento spirituale; se i desideri vengono finalizzati alla nostra trasformazione, quest’ultima si realizzerà molto velocemente e facilmente.
La Natura, ad ogni modo, mette sempre in pratica il suo piano di azione; perciò nel mondo spirituale questo disegno già esiste.
La Kabbalah suggerisce che agendo correttamente si potrebbero ridurre le varie catastrofi, le quali si manifestano per combattere l’egoismo. Un buon cammino per arrivare alla meta esiste sempre, sta solo a noi volerlo percorrere. Ognuno, nel suo piccolo, può incominciare a intraprendere i primi passi, proprio partendo da tutte quelle cose che dipendono da noi stessi come esseri singoli. La rivoluzione spirituale avverrà in ogni caso, è vero, ma dipende dalle nostre scelte accelerarla.
La nascita di un nuovo stato interiore, di una nuova consapevolezza, avviene solo attraverso un cammino fatto di salite e discese. In tutti i testi esoterici questo cammino viene pressapoco descritto così: “Più uno si trova in alto, maggiore è il suo egoismo”. E’ perciò necessario “cadere per poter risalire”. Si tratta di un processo corretto, atto a rivelare la nostra vera natura! Ed è un processo che si manifesta anche negli eventi collettivi, e in quelli che coinvolgono l’intero pianeta.
L’essere umano ha bisogno di un desiderio enorme per raggiungere la sua Fonte Creatrice. Ed è proprio così che si crea il desiderio! Questa fase discendente, questa “caduta”, sarà poi seguita da un’ascesa spirituale, alla quale seguiranno ancora altre discese e altre risalite, e così via fino alla correzione finale, il grado più elevato.
Per alcuni può essere difficile raffigurarsi lo stato del tempo della discesa, dove si perdono tutti gli sforzi che sono stati investiti fino a quel momento; è quasi come se questa situazione fosse al di fuori di se stessi. Ciò vuol semplicemente dire che la discesa avviene soltanto per coloro che hanno già raggiunto gradini elevati; chi è all’inizio del cammino può solo sentire in sé il bisogno di distinguere il desiderio materiale di ricevere, che è insito nel flusso di questo mondo, e che impregna tutto col suddetto desiderio.
Bisogna quindi ammettere che le varie “cadute” permettono all’umanità di conoscere la grandezza di tutta la creazione e rendono consapevoli della distanza che intercorre fra noi ed essa. E’ proprio questa la verità. Ma, guardando all’immensa grandezza dell’Universo, si scopre anche la sua grande “umiltà”. Andando oltre ogni legge materialistica è stato dato alla creazione il dono di conoscere, comprendere e apprezzare un qualcosa che è al di sopra delle vie naturali conosciute. Ci è stata data la possibilità di essere in connessione ed in adesione con l’Origine. Ed è durante la discesa che questo viene percepito.
Per qualcuno risulta ancora difficile pensare che “tutto è collegato”. Eppure tutte le persone, almeno una volta nella vita, hanno sperimentato il dubbio (se non la consapevolezza) che ogni fattore della loro vita potesse essere influenzato da tutti gli altri e allo stesso tempo agire esso stesso su tutti gli altri fattori.
E’ questa una nuova realtà, che lentamente si insinua nella mente di chi sta percorrendo il cammino verso la propria identità, e che a poco a poco diventa sempre più chiara. E allora la vita cambia. Si conforma alla nuova realtà della mente e diventa straordinaria.
La realtà che adesso scopriamo è la realtà delle correnti magnetiche, delle attrazioni, delle repulsioni; tutto il nostro essere, esattamente come l’ago di una bussola, è in grado di orientarsi istantaneamente in funzione di queste correnti. Non troviamo più ostacoli, non opponiamo più resistenza. Ci lasciamo semplicemente trasportare dal flusso.
Siamo vivi, e come tutto ciò che vive siamo oggetto di una volontà. Siamo la realizzazione di una grande volontà di vita, di un’immensa corrente energetica che non vuole vivere solamente per sé, ma che accetta e vuole anche la vita di tutto ciò che esiste. Perciò, se prendiamo coscienza di questa realtà, se impariamo a ricevere le correnti vibrazionali e ci lasciamo trasportare, entriamo in armonia con tutto ciò che vive e sarà la natura stessa della Vita a proteggerci.
Come ogni essere vivente abbiamo dentro di noi un rivelatore di pericoli che capta le informazioni attraverso le onde e che ci orienta verso le correnti positive. Dove proviamo repulsione è quindi molto facile che quello sia il “senso vietato” e se vogliamo andarci ugualmente è a nostro rischio. Ma se non andiamo controcorrente, ben presto ci accorgeremo che le situazioni sfavorevoli sono veramente poche.
In Egitto il nodo è un simbolo molto importante. La croce della vita (Ankh) è in realtà un nodo con tre anelli distesi; e Ren, il nome che rivelava la natura delle cose, è rappresentato con un anello serrato da un nodo.
Anche al nome gli Egizi danno grande importanza, attribuendogli un potere reale. Il nome Ren, per esempio, è legato all’idea di un ritmo ciclico, simboleggiato da un nodo avvolto alla corda continua di quel destino che determina gli eventi della persona.
E così come Osiride viene definito “il tutto”, colui che collega tutto ed è legato a tutto, a sua volta il nodo è tutto, è il cammino che allaccia ogni cosa, e diventa l’archetipo di ogni simbolo in grado di rivelare l’unità delle cose esistenti.
Non bisogna però confondere il simbolo del nodo con l’immagine comune del nodo. Simbolicamente è l’idea di un qualcosa di misterioso che racchiude ogni significato del tutto, mentre l’immagine reale può avere significati diversi.
Inoltre, il modello simbolico si diversifica in due diversi modi, presentandosi sia come un dedalo (ossia un tutto chiuso e incomprensibile), sia come un Logos (a significare l’unione infinita delle cose).
Ma finché la nostra mente non riesce a scoprire il rapporto che esiste fra questi due tipi di nodi, cioè fra la capacità di imprigionare e la capacità di liberare, il simbolo del nodo rimarrà ancora un’oscura magia.
Formato da 10 entità chiamate Sefirot, dieci principi basilari associati a situazioni pratiche ed emotive di ognuno di noi e riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, l’Albero della Vita è il programma simbolico secondo cui si è svolta la creazione; è il cammino di discesa che le anime hanno percorso per raggiungere la loro forma attuale. Ma è anche il sentiero di risalita, attraverso il quale l’intero creato può ritornare a quell’origine tanto anelata.
Le Sefire sono distribuite su tre pilastri, corrispondenti alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (pilastro di destra), la Forza (pilastro di sinistra), e la Compassione (pilastro centrale). Senza quest’ultimo pilastro l’Albero della Vita diventa l’Albero della Conoscenza del bene e del male, perciò è soltanto la via mediana, chiamata anche “via regale”, che ha in sè la capacità di unificare gli opposti.
Possiamo equiparare l’Albero della Vita alla forse più conosciuta “scala di Giacobbe”, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo essa gli angeli, ossia le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione; similmente è anche il percorso dove continuamente sale e scende la consapevolezza degli esseri umani.
Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nella Luce Spirituale che circonda tutto; questo nutrimento scorre e discende lungo i ventidue sentieri che collegano le Sefirot, assottigliandosi e suddividendosi fino a raggiungere tutte le creature. Infine, lungo quest’Albero, salgono le preghiere e i pensieri delle persone che cercano l’origine di ogni cosa ed esplorano regni sempre più vasti e perfetti dell’Essere.
Un esempio di Albero della Vita nel mondo fisico è dato dalla struttura del sistema solare. Al centro c’è il Sole, che rappresenta la Sefira della Corona, la più alta e dalla quale proviene la Luce che riempie e vitalizza tutte le altre. I nove pianeti che gli girano attorno rappresentano le altre nove Sefire, e nello studiare le caratteristiche di ciascuna è possibile vedere emergere perfette similitudini con i tratti astronomici e astrologici del pianeta corrispondente (in sequenza discendente da Mercurio a Plutone).
Un’antica concezione del centro suona più o meno così: “si trova ovunque e la sua circonferenza non è da nessuna parte” assimilando lo spazio, con queste parole, ad un vuoto che abbraccia tutto, ma che è anche la base di ogni esistenza. E così come non si può definire materialmente lo spirito, lo stesso avviene per lo spazio vuoto, che non può essere caratterizzato se non attraverso il rapporto che esiste fra le cose, oppure attraverso i simboli e i loro codici. Quindi ci dobbiamo accontentare di identificare l’Elemento Primordiale con il simbolo della luce, del suono, o del vento (il soffio dello spirito).
Sembra che l’Universo sia una cosa unita e forse anche ordinata, ma la nostra mente, pur facendone parte, è incapace di comprendere questa Unità; anche se ci sforziamo di capire e con ogni mezzo cerchiamo di avvicinarci alla soluzione, restiamo sempre un passo indietro, senza riuscire a dissolverne l’ermeticità. Per assurdo, la Parte (noi) non comprende cosa sia il Tutto ed è per questa ragione che i simboli e i miti sono diventati i nostri codici di traduzione.
Per gli antichi Egizi è lo spazio (ossia il vuoto) che unisce tutte le cose, e nella tradizione buddista l’esperienza del vuoto è una condizione necessaria per avere la percezione della vera realtà. Insomma, per capire l’invisibile ci vuole sempre la realtà visibile, ed è proprio compito del mito rendere concreto l’invisibile.
In una metafora si racconta che Zeus, quando mise in ordine tutte le cose, chiese alla notte: “Come è possibile unire e allo stesso tempo dividere tutte le cose?” La risposta fu di avvolgere l’etere attorno al mondo e di legare il tutto a una corda d’oro. Secondo Platone la fune d’oro è il simbolo che governa le nostre passioni e non va mai allentata, mentre secondo Omero è il mezzo con cui Zeus può attirare a sé tutte le cose.
Questa corda aurea diventa quindi sia il simbolo che il mezzo per ricondurre gli uomini a Lui indicando, luminosa, il cammino attraverso il Tutto. Nella vita materiale questo antico simbolo è oggi facilmente riconoscibile con il cammino di crescita interiore, che penetra negli spazi più oscuri dell’essere umano illuminandone i profondi segreti, e avvicinandolo alla comprensione di quel Tutto di cui è parte.