Se percorrete la strada della Conoscenza Superiore, sempre più spesso vi sveglierete con un senso di felicità indefinibile dentro di voi. Una felicità che si regge da sola, animata da vita propria. Il passato si svelerà per intero e vedrete come la Matrice creativa si è presa cura di voi, con tenerezza, precisione e attenzione; come si è prodigata per portavi ai livelli superiori senza farvi troppa violenza. Vedrete come vi abbia dato prove che, anche se pesanti, fossero ancora superabili e sicuramente rafforzanti. Vedrete anche come vi abbia dato felicità inaspettate.
Siete vivi! Vi sembra questa una cosa ovvia? Il respiro scorre in voi senza il vostro intervento e tutto si muove al vostro interno senza che dobbiate fare nulla. Sentirete sempre di più che siete immersi nel grande mare costituito dalla Luce Cosmica. Tutto galleggia in esso e voi ne siete parte. Sentirete il legame fra le anime e non sarete più soli. Sentirete che la Bontà e la Misericordia della Creazione inseguono le creature e lavorano incessantemente per riportale a Casa.
Perché il dolore, comunque si travesta, è quello della lontananza dal Bene assoluto, che nonostante tutto sapete che esiste. Per questo cercate amore e affetto in tutte le cose, negli altri, negli animali, nei fiori e nella natura. Per questo vi agitate e vi piace viaggiare, pensando di trovare in qualche posto quello che il vostro cuore sa che c’è, da qualche parte.
Le cose dello spirito non invecchiano, non imputridiscono e non si inquinano. Sono le sole cose buone che si possono dare agli altri. Ma per elargirle, queste cose dello spirito, bisogna possederle. La sensazione che esista il “prossimo” appartiene solo al grado dell’uomo. E’ un sentimento essenzialmente egoistico, perché sul prossimo si proietta il proprio egoismo e non l’altruismo, anche se questo è già un avanzamento rispetto a coloro che traggono godimento solo da se stessi. Se invece si traesse godimento dal dare, non avrebbe limite il godimento; la felicità sarebbe piena e continua e si acquisirebbero le caratteristiche del Creatore. Il limite terreno sta tutto qui: nell’aspettativa. Ogni movimento umano è sempre determinato da ciò che ci si aspetta di ritorno dal proprio gesto.
Gli esseri umani sono piccoli commercianti della vita, vendono e comprano cose, affetti, sentimenti, sensazioni, e non sono mai paghi di ciò che ricevono. E non potrebbero esserlo. Perché donare è l’unica vera fonte di felicità, ma troppo spesso questa parola viene confusa con un donare materiale.
Sovente non vi è molto da offrire materialmente, le risorse possono essere molto limitate. Ma “l’intenzione” è illimitata, perciò lo spirito può dilatarsi fino ai confini estremi dell’Universo e dare in continuazione. E’ questo il vero segreto della vita. Come il feto non vede la luce se non nel momento in cui esce nel mondo e non un attimo prima, nonostante sia già perfettamente formato, anche gli esseri adulti non possono vedere la Luce se non dopo aver passato la barriera. E’ necessario che questo pensiero sia ben chiaro, per stimolarvi durante il percorso. Bisogna immaginare d’essere come una pagina bianca, che Qualcosa di Superiore andrà a riempire. Dovete abbandonarvi totalmente. Cosa succederà non lo potete ancora sapere, e neppure i grandi Maestri ve lo possono spiegare, perché sarà una rivelazione personale che coinvolge proprio e soltanto voi, con tutta la vostra personalità. Non esistono due processi spirituali identici, anche se identica è la meta. Questo perché ognuno deve arrivarci con tutto se stesso; e non sarà un se stesso annullato, ma trasformato totalmente, pur mantenendo le sue caratteristiche. In questa consapevolezza deve stare la vostra capacità di abbandono.
(comunicazione di F.R.)
Le forme che compongono il microcosmo dell’uomo sono identiche alle forze che compongono il macrocosmo del mondo. Nell’organismo umano queste forze possono agire in modo anormale e ne conseguiranno malattie; nel grande organismo del cosmo possono ugualmente agire in modo anormale, perciò ne conseguiranno condizioni anormali o “malattie” nella Terra e nell’atmosfera, nell’acqua e negli elementi del fuoco. L’uomo può essere affetto da spasmi, idropisia, coliche, febbre, ecc., e il macrocosmo della terra può essere affetto da terremoti, piogge, uragani, fulmini, ecc.; gli elementi che costituiscono la vita del cuore dell’uomo, costituiscono la vita del sole; la qualità di vita che si trova negli elementi che costituiscono il suo sangue corrisponde alle qualità delle influenze invisibili che irradiano da Marte; se le essenze dell’anima, che caratterizzano le influenze di Venere non esistessero, non esisterebbero gli istinti che spingono gli uomini e gli animali a propagare la loro specie, e per questo ogni pianeta e ogni stella contengono certi elementi magnetici esistenti nella costituzione dell’uomo.
Valutiamo ora i quattro metalli principali e il collegamento con i rispettivi pianeti.
Il Sole è in corrispondenza con l’Oro: regge la vita, irradia calore, dona energia, agisce direttamente sul cervello, rigenera il sangue e le cellule in genere; è il rimedio per il cuore nei disturbi cardiaci e nella insufficienza cardiaca; è impiegato con successo nel decadimento senile, per il ringiovanimento e la ricostruzione delle cellule, contro le malattie cachetizzanti, nell’artrite reumatoide e nell’artrite deformante.
La Luna è in corrispondenza con l’Argento: regge la vitalità, il buon funzionamento degli organi e dei liquidi organici, regola la circolazione e agisce sullo stomaco, sulla digestione e sul buon funzionamento dei reni, ha azione sul cervelletto e sulle malattie ginecologiche della pubertà e della menopausa. L’Argento è prezioso nel trattamento delle atrofie e dei ritardi cerebrali.
Venere è in corrispondenza con il Rame: è detto il metallo dell’assimilazione, aiuta il ruolo specifico del rene; il Rame agisce sul rene al fine di regolarizzarne il funzionamento, tanto dal punto di vista materiale che sul piano di una assimilazione di natura neuro-psicologica. Il Rame agisce sul buon funzionamento ghiandolare.
Marte, infine, è in corrispondenza con il Ferro: metallo della vescica biliare, delle malattie infiammatorie e delle anemie.
(compendio di spagyria ed alchimia)
Il significato che si trova dietro la storia di Adamo, Eva ed il serpente è, a dire il vero, molto semplice. Il serpente rappresenta l’ego che viene rivelato fra Adamo ed Eva, l’uomo e la donna. Ed è davvero tutto ciò che c’è nella storia.
Ad esempio supponiamo che una coppia giovane e felice si innamori, si sposi e vada a vivere insieme. Tutto è meraviglioso. Essi si trovano immersi nel Giardino dell’Eden.
Ma all’improvviso arriva il serpente (l’ego). E cominciano improvvisamente a litigare. Poi iniziano ad approfittare l’uno dell’altro e fanno dei calcoli privati, del tipo “come posso portarlo/la ad essere come voglio che sia?” Questo accade perché il serpente (l’ego che si trova dentro di noi) ci impedisce di essere capaci di amare qualcun altro e ci fa aprire gli occhi sul fatto che il nostro amore è egoistico sin dall’inizio.
In simili circostanze, la cosa migliore che possiamo fare per arrivare ad amare è rinunciare più che possiamo ai nostri piccoli o grandi egoismi della vita di tutti i giorni. Questo però non risolve ancora il problema alla radice e non ci rende ancora capaci di provare amore vero ed incondizionato. È allora qui che la Kabbalah offre un’altra soluzione: correggere la nostra anima alla radice, correggere il serpente che ci separa dai nostri compagni.
Per fare ciò entrambi i partner devono capire che c’è uno scopo nelle loro vite che va oltre questo mondo. Allora capiranno anche il significato del verso: “L’uomo, la donna e la Divina Presenza fra loro”. Questo significa che, affinché noi possiamo raggiungere la divina presenza, la spiritualità, dobbiamo connetterci correttamente con gli altri.
Adamo ed Eva quindi, invece di approfittare l’uno dell’altro, si completeranno. E il serpente, invece di separarli, diventerà la forza che li spingerà a rivelare in loro stessi la Presenza Superiore, il Creatore.
(liberamente tratto da un art. di Bnei Baruc)
Tutti quanti aneliamo a un piacere duraturo, ma la Natura ci ha messo per caso in un circolo vizioso, che non fa durare il piacere per sempre. Possibile che la felicità sia solo una favola, un racconto che non diventerà mai realtà?
Fortunatamente la Kabbalah ci insegna che la Natura non è per niente crudele; infatti, il suo unico desiderio è quello di donarci la felicità che cerchiamo. Tanto per cominciare, se la nostra aspirazione alla felicità non fosse stata contemplata per essere raggiunta, non l’avremmo avuta fin dall’inizio. Il proposito della Natura è quello di permetterci di arrivare a una vera e totale felicità – non “una specie di” felicità oppure un certo tipo di felicità per “la maggior parte del tempo”-, ma una felicità che è assoluta, perfetta ed eterna.
Siamo molto più vicini alla meta di quello che pensiamo. Infatti, il nuovo metodo di ricerca sulla felicità e il nostro convincimento di sapere che non siamo mai del tutto soddisfatti, ci ha portati più vicini alla vera felicità.
Abbiamo iniziato a capirne la struttura: la felicità non ha niente a che vedere con quanti soldi facciamo o quanto sia buono il nostro matrimonio. La felicità non ha niente a che vedere con qualsiasi altro piacere che cerchiamo di ricevere. Stiamo iniziando a scoprire il fatto fondamentale, che la felicità può essere sentita solamente se si usa un principio differente di godimento.
La Kabbalah ci aiuta a risolvere la questione della felicità alla sua radice. Pensiamo al piacere: perché non proviamo un piacere duraturo da qualsiasi cosa? Perché appena il piacere incontra il desiderio, il desiderio si neutralizza. E, siccome il desiderio è neutralizzato, non sentiamo più il piacere.
Allora il segreto della felicità, come spiega la Kabbalah, è quello di aggiungere un ingrediente a questo processo, l’ingrediente dell’“intenzione”. Questo significa che, pur continuando a volere come prima, imponiamo una giusta direzione al nostro desiderio: lo dirigiamo verso l’esterno, come se stessimo donando a qualcun’altro. In altre parole, questa intenzione fa diventare il nostro desiderio un passaggio per il piacere. Dunque, il piacere che sentiamo non finirà, continuerà attraverso il nostro desiderio, seguendo la nostra intenzione. Così il nostro desiderio potrà ricevere continuamente, senza mai spegnersi.
Questa è la formula per il piacere illimitato, per la felicità infinita. Quando una persona applica questa formula, passa attraverso una transizione profonda e inizia a sentire differenti tipi di piacere, che la Kabbalah chiama “spirituali”, perchè si tratta, infatti, di piaceri infiniti.
(tratto da art. di Bnei Baruch)
I nostri figli! Siamo davvero in grado di influenzarli positivamente verso un percorso spirituale? Le connessioni che esistono nel mondo materiale non esistono nei regni spirituali, perciò se un nostro figlio segue la nostra via, quella che noi crediamo sia la via giusta, è una cosa buona; ma penso che non si dovrebbe contare troppo sul fatto che ciò accadrà. Perché se non lo fa, se non la segue, non la segue e basta, è un suo diritto; ciò significa solamente che, alla fine, il suo operato verrà giudicato da leggi che vanno oltre quelle terrene ed otterrà il suo premio oppure la sua correzione personale. Quindi non bisognerebbe mai forzare i nostri figli, od obbligarli a seguire la nostra strada. Possiamo dar loro alcune informazioni riguardanti le varie situazioni della vita; e se si vede che sono interessati e che quello che si dice loro dà una direzione positiva, allora va bene. Ma se non succede, non succede e basta.
Le nostre connessioni nel Mondo Spirituale sono diverse rispetto a quelle del mondo fisico. Le anime dei nostri figli non sono per niente in relazione con noi. Perciò una nascita nel mondo fisico ed una nascita nel Mondo Spirituale sono due cose completamente diverse. Questa è la ragione per la quale, dal punto di vista dello sviluppo spirituale, dovremmo lasciare i nostri figli nello stato nel quale si sono incarnati, senza spingere.
Verrà anche per loro il momento giusto per comprendere.