Feb
10
Filed Under (Diventare consapevoli) by Hadraniel on 10-02-2009

Image Hosting by Picoodle.comViviamo in un mondo materiale e la nostra esistenza ci impone determinati atteggiamenti e determinati  comportamenti; senza rendercene conto possiamo esserci fabbricati una corazza, un guscio corrispondente a determinati modi d’essere. Questo guscio è sempre destinato al mondo esterno, al mondo degli oggetti e delle altre persone, perciò lo percepiamo e lo sentiamo come un qualcosa al di fuori di noi; nonostante ciò possiamo esserci identificati con questa corazza, e aver pensato che fosse la vera realtà del nostro mondo.
Se però impariamo un qualsiasi tipo di rilassamento ci accorgiamo che tutti i muscoli che sostengono questa corazza si sciolgono e si modificano. Ciò che il mondo esterno, con i suoi oggetti e con le sue persone aveva provocato in noi si dissolve e sperimentiamo la sensazione di non essere più collegati verso l’esterno, ma verso l’interno di noi stessi. Ovviamente il mondo interiore è ancora molto lontano e tutto da scoprire, però cominciamo già a sentire l’esistenza del nostro corpo e di un altro mondo, il “mondo interiore”.
Ma che cos’è questo mondo interiore? Dove comincia? E se i mondi sono due come si comportano l’uno nei confronti dell’altro? Queste domande hanno una risposta ancora difficile da comprendere per l’uomo moderno, abituato ad identificarsi con l’oggetto, con la materia, e quindi con l’esterno.
Perché in effetti esiste un solo mondo: il mondo interiore, che proietta al di fuori tutto ciò che ai nostri occhi appare come esterno. Quella che viene chiamata realtà è quindi un’illusione, ma il fatto di saperlo, di averlo scoperto, non diminuisce la forza di questa percezione illusoria, che continua imperterrita ad avere i connotati di una realtà.
La mente umana ha con facilità accettato altri tipi di percezioni come componenti di un mondo a parte e quindi illusorio (per esempio i sogni e le allucinazioni) definendo che è il ragionamento a farci distinguere la differenza fra un’allucinazione e una percezione reale. La nostra ragione è perciò in grado di introdurre una “differenza” là dove il nostro sistema percettivo non ne vede proprio.
Infatti la differenza non esiste. La nostra ragione si costruisce il mondo che vuole conoscere, e lo costruisce attraverso le percezioni dei nostri sensi; perciò quello che noi vediamo è il mondo percepito, cioè quello di cui abbiamo bisogno.
E’ quindi da considerare interiore e “reale” solo quel mondo che contattiamo durante un profondo rilassamento, un mondo privo di oggetti e privo di “discorsi”, sopra il quale nè il nostro sistema percettivo nè la nostra ragione hanno presa. Perché il mondo interiore non può essere percepito dai sensi, non da appigli di nessun genere, ma “accade”, semplicemente, dentro la nostra coscienza. Una coscienza che è stata capace, per un momento, di escludere il corpo.

Gen
31
Filed Under (Vibrazioni) by Hadraniel on 31-01-2009

Image Hosting by Picoodle.comIl sole contiene l’intero spettro di luce, perciò stare al sole per breve tempo e con il minor abbigliamento possibile è considerato da sempre un ottimo mezzo terapeutico, supponendo che il nostro corpo assorbirà i colori di cui ha bisogno, respingendo gli altri che non servono. E’ quindi il colore dello spettro solare ad avere proprietà terapeutiche e non il calore, che invece ha una funzione assolutamente marginale.
Ma quando il sole non è disponibile si possono adottare altri sistemi, fra l’altro usati da tempi antichissimi. Perché la cromoterapia è nata con le prime malattie dell’essere umano. Nel medioevo si usavano stoffe colorate a scopo terapeutico, e tutta la medicina antica si affidava alla luce e ai colori, anche facendo uso di pietre o vetro colorato. Perfino le vetrate delle chiese si diceva avessero proprietà benefiche, poiché i vetri cattedrali contenevano il rosso, il porpora, il verde e il giallo, e filtrando i raggi del sole li proiettavano sugli infermi unendosi alle preghiere e alla musica, per stimolare la guarigione.
Gli archeologi hanno trovato prove che confermano l’esistenza della cromoterapia anche nell’antico Egitto, dove il guaritore scopriva di quale colore fosse carente il paziente e lo poneva nella stanza corrispondente. Anche gli egizi usavano le gemme come terapia colorata e vi aggiungevano i profumi per elevare le vibrazioni; e i cinesi usano da sempre i colori per attivare l’essenza fisica, mentale e spirituale delle persone.
Le proprietà curative delle antiche vetrate nelle chiese non furono dimenticate, e nel secolo scorso nacquero sistemi terapeutici che usavano vetri colorati, inseriti nelle finestre delle case, scelti in base alle necessità di chi vi abitava. In sostituzione dei vetri venivano anche usati degli schermi di plastica colorata. Altra possibilità (anche perché sono reperibili in più sfumature colorate) sono i fogli di cellophan o gli schermi di gelatina colorata, questi ultimi usati nei teatri per i riflettori.
Anche l’acqua, messa in bicchieri colorati ed esposta per almeno mezz’ora al sole o a una luce forte (100 watt) ha un’azione terapeutica simile. E per i più pigri ci sono gli occhiali con le lenti colorate, inforcati stando comodamente seduti al sole o in casa, sulla poltrona preferita (in questo caso distanti almeno 1 metro da una forte fonte di luce artificiale).
In sintesi, è importantissimo nutrire il corpo con il colore, tramite la luce del sole o quella artificiale; e non c’è neppure il pericolo di metterne in eccesso, perché quando il corpo ha ricevuto la quantità di luce colorata sufficiente a correggere il problema si rifiuta di assorbirne ancora. Mentre se andiamo in eccesso con del cibo di un dato colore il corpo va in squilibrio.

Dic
19
Filed Under (Alchimia) by Hadraniel on 19-12-2008

Image Hosting by Picoodle.comDopo l’articolo sui tre princìpi base dell’Universo, sulle tre sostanze che compongono ogni cosa, e su quella quinta essenza che è la virtù di ogni corpo materiale o immateriale, ora cerchiamo di capire come gli alchimisti rendevano possibile l’estrazione di questa “virtù” dai metalli, dai sali e dalle gemme.
Non era certo un procedimento di tipo casalingo, anzi abbisognava di macchinari particolari ma oggi, alla soglia di un importante cambio di livello di tutta l’umanità, può essere interessante e utile penetrare nella simbologia di quei passaggi alchemici, per comprendere tutta la spiritualità del processo di trasmutazione.
Per ottenere la quinta essenza di un metallo, quest’ultimo veniva prima ridotto in un olio, il quale doveva poi essere distillato per ottenere un olio puro. Tale operazione veniva effettuata ripetutamente, finchè tutto il metallo scompariva lasciando soltanto un olio purissimo. Quest’olio veniva putrefatto e in seguito a questa operazione avveniva una separazione (come l’anima che si separa da un corpo); un vapore vischioso e bianco si separava da una sostanza densa e colorata, poi questa sostanza veniva ripetutamente sciolta con lo “spirito di vino”.
Per ottenere la quinta essenza dei sali si doveva calcinare, attenuare, distillare, putrefare, e ridistillare, fino ad ottenere tre once per ogni libbra del sale inizialmente calcinato.
Per ottenere la quinta essenza dalle gemme, invece, la gemma veniva fatta “digerire” dall’aceto, lasciandolo a calore uniforme; tale operazione dava vita ad un liquido colorato; tale liquido veniva poi lasciato cuocere fino a polverizzazione.
Anche oggi la quinta essenza si estrae dalle erbe medicinali, dai metalli e dai minerali, in special modo dall’Antimonio, dallo Zolfo, dal Ferro, dal Rame, dall’Argento, dall’Oro, dall’Azzurrite, dal Corallo e dal Tartaro, in quanto è a queste tinture, a base Metallico-Minerale, che si attribuiscono le azioni più miracolose per la salute.

Dic
16
Filed Under (Alchimia, Vibrazioni) by Hadraniel on 16-12-2008

Image Hosting by Picoodle.comC’è una triplice manifestazione in tutte le cose esistenti. Nei principi filosofici dell’alchimia viene detta “le tre sostanze alla base di ogni manifestazione”. Questi tre principi costituiscono una “Unità dentro la triade” nonostante siano molto diversi fra loro. Stiamo parlando del Mercurio, dello Zolfo e del Sale, termini che non hanno niente in comune con gli elementi di chimica.
Infatti nella terminologia alchemica i significati sono molto diversi:
il Mercurio è considerato il principio passivo, è la vita, l’umido primordiale; significa “Principio Vitale”; è il Prana della tradizione indiana.
Lo Zolfo è considerato il principio attivo, solare, è il fuoco originale, la potenza originale e anche il principio della forma; significa “Anima e Coscienza”; è l’Atma per gli indiani.
Il Sale è il principio neutro, che costituisce l’equilibrio fra gli altri due, e identifica “il Corpo, il Solido, la Materia”.
Ogni essere unisce in sè questi tre principi e ovunque nell’Universo è possibile osservare la coesistenza di queste tre forme di manifestazione.

Analizzando a partire dalla materia troviamo in primo luogo le piccolissime particelle degli atomi, che sono rappresentate dal Sale alchemico. In secondo luogo abbiamo il “Prana” o principio vitale, che si manifesta in una infinità di forme, dalle più semplici organizzazioni molecolari fino alle strutture più complesse, ed è rappresentato dal Mercurio alchemico. Infine, a completare la triade, abbiamo l’elemento “Coscienza”, che si dirige con forza dall’interno verso tutto ciò che vive; questa coscienza è l’Anima, l’Atma, ed è rappresentata dallo Zolfo alchemico.
Questi tre principi filosofici sono accessibili ai nostri sensi sotto una quadruplice forma: solida, liquida, gassosa, ed eterica; queste quattro forme, poi, si manifestano nei quattro elementi: Terra, Acqua, Aria, Fuoco.
In questi quattro elementi è inoltre presente una quinta essenza, che tuttavia non è nessuno degli elementi ma penetra tutta la creazione. Questa quinta essenza è il “Nucleo Spirituale” di tutte le cose. Tutto ciò che esiste ha la sua origine in questo Nucleo. La quinta essenza è dunque la Forza Vitale di tutti gli esseri e di tutte le sostanze esistenti; è la virtù di un corpo, così come l’uomo è la quintessenza del Cosmo.
Questa quinta vibrazione ha la proprietà di concedere al corpo ogni qualità che si riveli necessaria, in un dato momento, per far fronte ai bisogni, quindi costituisce la fonte stessa della vita creata. E’ acqua, ma diversamente dall’acqua elementare è un’acqua combustibile; è aria, ma non è né umida né calda come l’aria elementare. Tutti i corpi contengono la propria quinta essenza incorruttibile e la si può estrarre anche da erbe, metalli e minerali; nell’essere umano è costituita dal sangue.
Nel prossimo articolo spiegherò come estrarre la quintessenza da gemme, metalli e minerali.

Nov
29
Filed Under (Olistica) by Hadraniel on 29-11-2008

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L’inverno è alle porte, è quindi il momento giusto per rinforzare le difese immunitarie del nostro corpo. A questo scopo la natura ci offre due prodotti quasi magici e alla portata di tutti: la Propoli e l’Echinacea.
La propoli viene prodotta dalle api che rielaborano, tramite le secrezioni ghiandolari ed enzimatiche, delle sostanze resinose e gommose da esse raccolte. Il risultato  è un prodotto con proprietà antinfettive, antisettiche, antibiotico-simile, antinfluenzale. Nella propoli sono contenute diverse sostanze, fra le quali circa 50-60% di resine e balsami, 30-40% di cera, 5-10% di oli essenziali e 5% di polline. Questa è la suddivisione delle sostanze che la compongono. Ora andiamo a vedere i principi contenuti nella propoli, che sono: flavonoidi (galangina, quercitina, ecc.), aldeidi (vanillina, ecc.), cumarine, acidofenoli, oligoelementi e vitamine B1, B2, B6, e vitamina C.
La propoli può essere utile nelle sindromi influenzali, tonsilliti, stomatiti, afte, laringo-faringiti, piorrea alveo-dentaria, gengivite. L’uso è di 20-30 gocce 3 volte al giorno, in poca acqua.
Per uso esterno, la propoli si usa nei gargarismi e negli sciacqui (30-40 gocce in poca acqua), nelle afte, piorrea, gengivite stomatite e simili.

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Un altro prodotto “amico” è l’Echinacea. Ha proprietà batteriostatiche e virus statiche, già verificate su numerosi ceppi batterici e virali (herpes virus, influenza) e di tricomonas. Sui microrganismi agiscono direttamente le alchilamidi e le poliine in essa contenute; gli eteroxilani stimolano invece diverse linee cellulari immunitarie. E’ ottima perciò come stimolante della risposta immunitaria, come antinfiammatorio nelle patologie infettive ed autoimmuni, come riepitilizzante in caso di ferite (è anche cicatrizzante). Quest’ultima proprietà è dovuta ad un principio attivo (echinacoside) che è in grado di inibire l’enzima jaluronidasi, rallentando la velocità di penetrazione dei microrganismi nei tessuti, accelerando la guarigione delle ferite e diminuendo il rischio di infezioni.
L’echinacea può essere utile come coadiuvante dell’influenza, nella depressione immunitaria, nel raffreddore, nella sindrome autoimmune, per febbre, connettiviti, dermatiti, foruncolosi, ulcere varicose, afte. L’uso è di 20-40 gocce 3 volte al giorno in acqua. Si può usare anche esternamente, per impacchi in soluzione al 25%, da fare con garza sterile.

Nov
07
Filed Under (Olistica) by Hadraniel on 07-11-2008

Image Hosting by Picoodle.comGli autori dell’antichità riconoscevano, nella fisiognomica, quattro regole: l’affinità dell’aspetto esteriore con i caratteri psicologici e morali; l’analogia tra uomo e animale; la differenza fra i sessi; l’influenza fra i diversi tipi di clima. Quando poi la fotografia entrò a far parte della vita comune, la fisiognomica fu inquadrata in un ambito ufficialmente scientifico, e furono eliminate le perplessità riguardanti il rapporto tra corpo e anima, tra apparenza ed essenza, tra forma visibile e spirito.
Il legame fra gli aspetti di carattere fisico e quelli psicologici è affermato anche nella Bibbia, che dice: “…Un poco di buono, un essere malvagio, colui al quale passa in bocca la menzogna, quando comunica socchiude gli occhi, batte i piedi a terra, e fa segni strani con le dita…”.
Aristotele ( 384-322 a.C.) diede una svolta fondamentale alla fisiognomica classica; fra le altre cose separò l’analisi dei segni in due settori: quelli permanenti e quelli temporanei, definendo i primi come segnali-traccia indelebili e oggettivi per la valutazione della persona; i secondi invece consigliava di ignorarli, perchè vincolati dalle passioni.
Anche Paracelso definì tale scienza valida per avvicinarsi alla comprensione dell’uomo ed estese la valutazione fisiognomica a tutto il corpo umano; ma soprattutto basò la sua “lettura” sulla conoscenza degli usi e delle abitudini del soggetto, un metodo questo molto vicino alla moderna “psicologia dell’espressione”. Nel suo trattato De natura rerum dice: “La costellazione interna dell’uomo nelle sue caratteristiche proprie, nella sua modalità e nella sua natura, nel suo corso e nella sua posizione, è identica alla costellazione esterna e se ne differenzia solo nella forma della materia. Il corpo trae a sè il cielo e ciò accade perché il Creatore ha dotato ogni cosa di segni esterni e visibili, che valgono come contrassegni particolari della Sua essenza”.
Nella kabbalah colui che sa interpretare i segni del volto è considerato un essere dotato di poteri divini.
Nello Zohar è scritto: “Tutto avviene quaggiù come lassù. Nel firmamento che avvolge l’Universo vediamo molte figure formate dalle stelle e dai pianeti, che rivelano fatti occulti e profondi misteri. Nello stesso modo sulla nostra pelle, che racchiude l’essere umano, esistono forme e tratti che sono le stelle dei nostri corpi”.
Continuando il tuffo nel passato troviamo l’analisi dei nèi nel trattato di Melampo, patrono dei maghi greci: “Un neo sulla fronte dell’uomo significa ricchezza e felicità, sulla fronte della donna denota che sarà potente e forse sovrana. Adiacente al sopracciglio dell’uomo, il neo predice un fausto matrimonio con una donna bella e virtuosa, e anche alle fanciulle presagisce fortuna nelle nozze. I nèi sul dorso del naso significano sensualità e stravaganza in entrambi i sessi, mentre posti alle narici significano viaggi continui. Sia nell’uomo sia nella donna i nèi delle labbra tradiscono la ghiottoneria, e sul mento predicono il possesso di oro e argento. Nèi agli occhi e al collo sono di buon augurio, perché preannunciano ricchezza e rinomanza, mentre sono infausti i nèi sulla nuca, che presagiscono pericolo di vita per mano violenta. I nèi ai lombi sono sfortunati, in quanto significano impostura e disgrazia nella prole. Sulle spalle predicono cattività e infelicità, sul torace miseria. Nèi sulle mani annunciano molti figli, e sotto le ascelle promettono un coniuge ricco e bello; quelli delle cosce annunziano opulenza. I nèi davanti al cuore, sul ventre, all’ombelico significano voracità; i nèi davanti allo stomaco indicano intemperanza nell’uomo e sobrietà nella donna”.
In tempi più recenti la fisiognomica si divide in tre branche molto diverse fra loro per metodo e approccio:
1) fisiognomica di tradizione magico-esoterica, tendente a relazionare simboli astrologici e cabbalistici con fini prevalentemente divinatori.
2) fisiognomica che cerca di far coincidere l’approccio intuitivo con quello scientifico analizzando, oltre ai segni, le proporzioni del volto e della testa.
3) fisiognomica che analizza il campo mimico della persona.
Alla fine dell’800 si pose in rilievo come fosse possibile adottare un valido metodo di analisi riferendosi ai particolari fisiognomici più trascurati: le orecchie, le unghie, gli sguardi; questo sistema fu adottato anche dal mitico detective Sherlock Holmes, evidenziando con ciò la straordinaria capacità dell’indagatore di risolvere i “casi”.
Voglio concludere questa breve carrellata con una frase di Albert Einstein relativa alla comprensione da parte nostra dei ricercatori in genere: “non ascoltate le loro parole, ma fissate l’attenzione sui loro fatti”.

Ott
14
Filed Under (Vibrazioni) by Hadraniel on 14-10-2008

Image Hosting by Picoodle.comAccendi una candela di colore blu e profuma la stanza con essenza di cedro.
Siediti in poltrona, chiudi gli occhi e immagina di trovarti in una stanza perfettamente quadrata, dalle pareti di un colore blu intenso.
Ora pensa a un punto: il punto è senza dimensioni.
Adesso immagina che ci siano due punti e che tra essi si possa tracciare una linea.
Questa linea non ha ancora dimensioni, è solo una lunghezza.
Ma se prendi in considerazione tre punti ecco nascere la prima figura geometrica, il triangolo, simbolo della Forza che si manifesta in una Forma (tutti noi siamo in possesso di un corpo fisico, mentale ed emotivo).
Pensa adesso a quattro punti. Con quattro punti puoi costruire un quadrato, simbolo della stabilità e dell’energia che scende dall’alto per formare il Cosmo.
Molto bene. Ora crea mentalmente una piramide formata da quattro triangoli ed ecco il tetraedro, che simboleggia l’armonica fusione delle energie collegate al tre e al quattro.
Adesso porta la tua mente al centro della stanza con le pareti blu e mantieni l’attenzione su quel bellissimo tetraedro che è comparso proprio lì, davanti a te. Continuando a fissarlo il tetraedro comincia lentamente a girare, a girare, in un caleidoscopio di colori che diffonde armonia, dolcezza e serenità nel tuo corpo, nella tua mente e in tutto l’ambiente circostante. Il tre e il quattro uniti si sono trasformati nell’energia del numero sette, simbolo dell’unione tra l’umano e il Divino.
Resta in questa meravigliosa vibrazione mentale per quanto tempo desideri e quando vuoi tornare alla realtà immagina semplicemente di uscire dalla stanza blu. Ma non dimenticare di appendere sull’esterno della porta il cartello “torno subito”.

Set
10
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 10-09-2008

Questo animale viene equiparato al generico uomo del mondo. Quello che non sente nessun desiderio di spiritualità e si accontenta di quello che ha, fosse anche essere miliardario. Non c’è nulla di offensivo nell’equiparare questo animale all’uomo anzi, non fermandoci all’apparenza, ma andando alle radici, possiamo vederne le virtù. Il somaro non cerca di blandire il padrone. Non scodinzola e non fa le fusa per ottenere qualcosa. Accetta la sua situazione di buon grado, anche se pesante. Lavora onestamente anche se non sa bene a cosa serva girare la macina.
Al suo padrone, chiunque esso sia perché può essere passato di mano senza timore che gli ceda il cuore, chiede una sola cosa: mangiare.
Accetta che gli sia preclusa la vista laterale, così da non doversi distrarre dal duro lavoro della macina, e anche di ricevere qualche bastonata quando si intestardisce; e cosa passi nella sua testa in questi momenti di ribellione nessuno lo può dire. Forse è solo stanco.
E’ sobrio, affidabile  e raramente dispensa qualche sganassone o calcione a chi lo maltratta.
Ha un solo desiderio, sembra; sopravvivere. Che sia un asino comune o un asino d’oro, non fa differenza.
Però resta un somaro, che è il modo che hanno i Kabbalisti per indicare l’insieme di corpo e psiche, soggetti alle leggi del mondo.


Ago
19
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 19-08-2008

Image Hosting by Picoodle.comLe persone, erroneamente, si percepiscono come viventi nel proprio corpo fisico, nei propri desideri, nelle proprie paure. Ma la nostra Essenza luminosa non è collegata ai piaceri materiali, e nemmeno ai terremoti, agli uragani, ai fulmini, o a qualsiasi altro fenomeno naturale. Non è collegata neppure al fuoco, come alcune credenze antiche immaginavano. L’Essenza luminosa che noi siamo e da cui siamo scaturiti non si lascia imprigionare da nessun elemento o forma della creazione, né da nessuna categoria umana. E’ quella cosa, in ognuno di noi, che aspira soltanto a conoscere l’autentica Realtà Superiore, che aspira alla Spiritualità pur vivendo la materia. Quando una persona si identifica con il proprio corpo, allora ha paura di tutto ciò che finisce, ha paura della sua fine, poiché la vede come la fine del suo “Io”. Ma se ha già cominciato ad identificarsi con l’anima inizia a percepire se stessa a livelli più profondi, sente che il suo “Io” è oltre il piano animato in cui vive, comincia a percepire il proprio Sé attraverso il suo punto nel cuore, si unisce ai punti nel cuore delle altre persone e comincia a vivere negli altri, e infine capisce che se anche il corpo fisico svanirà ne ha già acquisito uno nuovo, ha già il suo corpo spirituale!

Quando si comincia a percepire i desideri degli altri invece dei propri soli desideri, allora, si acquisisce un corpo eterno e un desiderio che trascende il proprio Sé.