La kabbalah è una scienza e lo studio della kabbalah costruisce dentro alla persona un sistema uguale a quello Superiore. Essa non si occupa di qualcosa di astratto, si occupa solo del modo in cui siamo e di come funzioniamo ai livelli più alti dell’esistenza, perciò non si occupa della vita di questo mondo. Studiando questo sistema riotteniamo il livello nel quale eravamo prima di discendere sulla terra, lo stesso in cui saremo tutti al termine della nostra ascesa da questo mondo.
E’ una scienza basata sulla Torà, il termine ebraico che definisce il Pentateuco, ovvero i primi cinque libri della Bibbia, e su antichi libri kabbalistici, fino ai testi più recenti del XX secolo. Questi ultimi sono i più adatti per la nostra generazione, poiché sono stati resi più comprensibili. Descrivono la struttura dei Mondi Superiori, come discendono e come successivamente danno origine all’esistenza dei mondi inferiori; descrivono la formazione del nostro mondo, dell’universo, del nostro pianeta e di come la vita si è evoluta.
Nella persona che vuole raggiungere il mondo Superiore, e che studia per questo scopo, la Saggezza della kabbalah è in grado di sviluppare questo desiderio. Tale desiderio all’inizio è minuscolo, viene chiamato “un punto nel cuore”, ed è l’embrione dei nostri stati futuri. Approfondendo la conoscenza della struttura del Mondo Superiore, sviluppiamo anche l’informazione “genetica” che è dentro di noi, e nel corso del suo sviluppo si forma al nostro interno un modello simile ai livelli Superiori. In questo modo abbiamo l’opportunità di “sentire” i mondi superiori, di capire tutto ciò che ci succede e, soprattutto, di controllare questo processo per noi stessi. I processi che attraversiamo nel corso della vita saranno più chiari e capiremo anche cosa accade all’anima dopo che avrà finito la vita in questo mondo.
L’ipotesi kabbalistica è che una persona può raggiungere la vita eterna mentre vive ancora in questo mondo e per scoprire questa saggezza l’umanità ha dovuto attraversare diverse fasi di sviluppo; i kabbalisti spiegano che, nel nostro tempo, l’umanità ha raggiunto l’ultima fase dello sviluppo ed è pronta e matura affinché la Verità sia rivelata a tutti.
La kabbalah insegna ad una persona come cambiare interiormente in relazione agli altri, vivendo la vita di tutti i i giorni, passando dal fatto di ricevere, fine a se stesso, al Dare assoluto, ovvero l’amore per il prossimo.
Questa scienza non si serve di amuleti, nè di oggetti fisici ai quali associare un contenuto spirituale. La kabbalah non pratica nessuna forma di magia. Non è una setta, è invece formata da uomini e donne che, liberamente, si uniscono a livello spirituale, uniti dallo stesso desiderio di perfezione; e non ha nulla a che fare neppure con la New Age, fenomeno passeggero cui è stata associata da alcuni finti maestri a scopo di lucro. E’ semplicemente la più antica scienza dell’umanità, vantando cinquemila anni di esistenza.
Essendo la kabbalah una scienza, può essere studiata mantenendo il proprio credo, qualunque esso sia. Non è nemmeno necessario essere ebrei, perchè l’espressione “Popolo Eletto” va intesa in senso spirituale, è quindi il popolo formato da tutti coloro che intendono fortemente e seriamente “aderire” al Creatore.
Siamo quindi davanti ad uno strumento scientifico per studiare il mondo spirituale. Per esplorare il nostro mondo terreno usiamo le scienze naturali, come la fisica, la chimica, la biologia etc., ma le scienze naturali studiano solo il mondo fisico, quello che percepiamo con i nostri cinque sensi. Per comprendere pienamente il mondo nel quale viviamo abbiamo invece bisogno di uno strumento di ricerca che possa esplorare il regno nascosto, quello che i nostri cinque sensi non possono percepire.
Secondo la kabbalah, la realtà consiste di due forze o qualità : il desiderio di ricevere ed il desiderio di Dare; è quindi il Dare assoluto (comunemente viene chiamato Creatore) che, automaticamente, crea il desiderio di ricevere. Dunque tutta la creazione, inclusi quindi anche noi, è una manifestazione (creazione) di questo desiderio di ricevere.
Se ci fermiamo un momento a pensare, e analizziamo la natura dell’essere umano, arriviamo facilmente alla conclusione che tutti i nostri desideri, pensieri ed azioni sono assolutamente egoistici; e non possono essere diversamente (ho già spiegato questo concetto in post precedenti). Ma, considerato che proveniamo da un Mondo e da una Luce sicuramente superiori a noi, si può essere certi che questa Luce, avendo creato il nostro egoismo, potrà anche trasformarlo in altruismo. Tenendo però presente che questo fenomeno potrà manifestarsi solo in accordo col nostro desiderio, e che quest’ultimo soltanto in un modo possiamo arrivare a formularlo: prendendo coscienza delle sofferenze che ci causiamo e quindi del fatto che l’egoismo è un male per noi.
La quantità di sofferenze che ci circonda dovrebbe bastare per farci rendere conto che le nostre relazioni, così come in tutto il mondo vengono portate avanti, allontanano sempre di più da una sana idea di unione.
Una corretta presa di coscienza di questo problema dovrebbe bastare per intraprendere un nuovo modo di porsi alla vita. E considerato che è sempre il concetto “ama il tuo prossimo come te stesso” che ci porta verso la somiglianza con la nostra natura Spirituale e con l’energia pura della Creazione, molti kabbalisti pensano che per promuovere l’evoluzione spirituale dell’umanità sarebbe utile introdurre nell’educazione mondiale (dagli asili fino alle università) l’insegnamento che la nostra natura è comunque interdipendente.
Non dobbiamo perciò dimenticare che bastano anche pochi tentativi per stimolare al meglio coloro che ci circondano, per portare le persone a volgere lo sguardo verso la loro vera natura superiore, ostacolando così il generarsi delle sofferenze e generando invece un avvicinamento spirituale; se i desideri vengono finalizzati alla nostra trasformazione, quest’ultima si realizzerà molto velocemente e facilmente.
La Natura, ad ogni modo, mette sempre in pratica il suo piano di azione; perciò nel mondo spirituale questo disegno già esiste.
La Kabbalah suggerisce che agendo correttamente si potrebbero ridurre le varie catastrofi, le quali si manifestano per combattere l’egoismo. Un buon cammino per arrivare alla meta esiste sempre, sta solo a noi volerlo percorrere. Ognuno, nel suo piccolo, può incominciare a intraprendere i primi passi, proprio partendo da tutte quelle cose che dipendono da noi stessi come esseri singoli. La rivoluzione spirituale avverrà in ogni caso, è vero, ma dipende dalle nostre scelte accelerarla.
Lo Spirito è quella parte dell’essere umano che è immortale ed eterna e che lo spinge verso la crescita e l’evoluzione. Quando si comincia a percepire il desiderio di conoscere il senso della vita, quando si anela ad una unione con il Tutto, è il nostro Spirito che ci muove.
Nella coscienza inconscia di ogni essere umano sono contenute un’immensità di immagini primordiali, collettive e immutabili, che lo collegano alla storia del pianeta e dell’umanità, alla storia dell’Universo. Perciò è nella profondità del nostro essere che possiamo ritrovare quell’Unità che ora si trova spezzettata dentro di noi.
Jung definì queste immagini primordiali, questi elementi dell’Inconscio Collettivo, Archetipi, considerandoli veri e propri organi psichici, dal cui buon funzionamento dipende la salute dell’individuo; mentre il contrario può dare origine a disturbi e sintomi, sia fisici che mentali.
Anche i Miti, le Leggende e le Fiabe sono rappresentazioni dell’Inconscio Collettivo, e tutti i personaggi e le figure fantastiche che li abitano sono in realtà degli Archetipi Universali. Il concetto che sta alla loro base è che la nostra vita è pur sempre un’impresa Eroica, comunque la si conduca, e che va affrontata. Gli Archetipi sono i depositari di poteri evolutivi come fiducia (l’Orfano), autonomia (il Viandante), amore (il Martire), coraggio (il Guerriero), gioia (il Mago). L’Io è solo il “contenitore”, la struttura che ci relaziona con il mondo, la maschera sociale, nonché la percezione che esistono dei confini e delle regole.
Se vogliamo ricongiungerci con il Tutto, se aneliamo davvero a quell’Unità da cui ci siamo separati è necessario intraprendere un grande viaggio interiore attraverso quei simboli primordiali che sono collegati all’Universo. E in questo viaggio possiamo farci luce anche analizzando le fiabe. Cappuccetto Rosso, per esempio, è la classica rappresentazione dei passaggi evolutivi dall’infanzia, all’adolescenza, alla maturità, alla vecchiaia.
Quando Cappuccetto Rosso saluta la mamma per andare a trovare la nonna (archetipo del Saggio), in realtà sta cominciando il suo Viaggio nella Vita. L’attraversamento del bosco è l’avventurarsi nei misteri dell’Inconscio personale, mentre l’incontro con il Lupo (simbolo della maschera sociale, o anche della propria Ombra) rappresenta la perdita dell’Innocenza (che è il primo archetipo non evolutivo).
Ma è proprio grazie a quell’incontro che la bambina potrà intraprendere la strada della propria evoluzione, e diventare una donna adulta.
Il Viaggio della Vita, così come nelle fiabe, è pieno di rischi e di pericoli, ma solo in questo modo avremo la possibilità di riappropriarci della parte più autentica e perfetta del nostro essere e ricongiungerci con la nostra parte spirituale.
Viviamo in un mondo materiale e la nostra esistenza ci impone determinati atteggiamenti e determinati comportamenti; senza rendercene conto possiamo esserci fabbricati una corazza, un guscio corrispondente a determinati modi d’essere. Questo guscio è sempre destinato al mondo esterno, al mondo degli oggetti e delle altre persone, perciò lo percepiamo e lo sentiamo come un qualcosa al di fuori di noi; nonostante ciò possiamo esserci identificati con questa corazza, e aver pensato che fosse la vera realtà del nostro mondo.
Se però impariamo un qualsiasi tipo di rilassamento ci accorgiamo che tutti i muscoli che sostengono questa corazza si sciolgono e si modificano. Ciò che il mondo esterno, con i suoi oggetti e con le sue persone aveva provocato in noi si dissolve e sperimentiamo la sensazione di non essere più collegati verso l’esterno, ma verso l’interno di noi stessi. Ovviamente il mondo interiore è ancora molto lontano e tutto da scoprire, però cominciamo già a sentire l’esistenza del nostro corpo e di un altro mondo, il “mondo interiore”.
Ma che cos’è questo mondo interiore? Dove comincia? E se i mondi sono due come si comportano l’uno nei confronti dell’altro? Queste domande hanno una risposta ancora difficile da comprendere per l’uomo moderno, abituato ad identificarsi con l’oggetto, con la materia, e quindi con l’esterno.
Perché in effetti esiste un solo mondo: il mondo interiore, che proietta al di fuori tutto ciò che ai nostri occhi appare come esterno. Quella che viene chiamata realtà è quindi un’illusione, ma il fatto di saperlo, di averlo scoperto, non diminuisce la forza di questa percezione illusoria, che continua imperterrita ad avere i connotati di una realtà.
La mente umana ha con facilità accettato altri tipi di percezioni come componenti di un mondo a parte e quindi illusorio (per esempio i sogni e le allucinazioni) definendo che è il ragionamento a farci distinguere la differenza fra un’allucinazione e una percezione reale. La nostra ragione è perciò in grado di introdurre una “differenza” là dove il nostro sistema percettivo non ne vede proprio.
Infatti la differenza non esiste. La nostra ragione si costruisce il mondo che vuole conoscere, e lo costruisce attraverso le percezioni dei nostri sensi; perciò quello che noi vediamo è il mondo percepito, cioè quello di cui abbiamo bisogno.
E’ quindi da considerare interiore e “reale” solo quel mondo che contattiamo durante un profondo rilassamento, un mondo privo di oggetti e privo di “discorsi”, sopra il quale nè il nostro sistema percettivo nè la nostra ragione hanno presa. Perché il mondo interiore non può essere percepito dai sensi, non da appigli di nessun genere, ma “accade”, semplicemente, dentro la nostra coscienza. Una coscienza che è stata capace, per un momento, di escludere il corpo.
La filosofia indiana insegna che tutti gli esseri umani, quando nascono, portano impressi nella propria coscienza differenti residui karmici, sotto forma di tendenze ed istinti. Questi residui costituiscono le eredità caratteriali, positive o negative che faranno parte integrante della personalità e del comportamento nella vita attuale.
Ma altre importanti impronte, provenienti dalla famiglia di origine, dall’ambiente e dall’educazione ricevuta, si assommeranno e influenzeranno ulteriormente la coscienza dell’individuo. E questo complesso bagaglio contribuirà a condizionare, in modo positivo o in modo negativo, il nostro passaggio su questo pianeta.
Stiamo parlando del Samsara (dal sanscrito “scorrere insieme”), ossia dei cicli di rinascita ai quali tutti siamo soggetti, in quanto la nostra mente è potenzialmente “indisciplinata”. “Raccogliere ciò che si è seminato” è qui assolutamente vero e ineluttabile…..ma solo fino al momento in cui, esaurito tutto il karma e senza crearne di nuovo, ci si potrà liberare dal vincolo delle nascite.
I condizionamenti negativi ci opprimono emotivamente e mentalmente? Le tensioni ci limitano energeticamente e psicologicamente influenzando le nostre relazioni sentimentali, famigliari, sociali e professionali? Ebbene non possiamo dare la colpa a nessuno, perché siamo esattamente quello che abbiamo in precedenza costruito.
A questo proposito ci arriva un aiuto anche dallo Yoga; la sua filosofia insegna che è proprio da questa base, che è proprio dalla vita attuale che possiamo evolverci ed elevarci al di sopra delle sofferenze, considerando che ognuno di noi dipende dalle energie messe in moto dalle proprie azioni e dai propri istinti.
Con un piccolo sforzo di volontà ci accorgeremo che solo l’azione saggia può condurci verso il benessere e l’armonia e sviluppare in ognuno quella forza interiore che aiuta a discriminare e ad agire positivamente. Potremo così purificare la Coscienza (e di conseguenza il karma) e diventare finalmente padroni della nostra vita e del nostro destino.
I grandi Veggenti del passato dicevano: ”sviluppare la Forza Vitale, ampliare la Conoscenza ed espandere la Coscienza sono le tre componenti fondamentali per riuscire a conseguire la Consapevolezza totale e ottenere così la Serenità, l’Illuminazione e la Realizzazione finale tanto desiderata”.
Cominciamo!
C’è una triplice manifestazione in tutte le cose esistenti. Nei principi filosofici dell’alchimia viene detta “le tre sostanze alla base di ogni manifestazione”. Questi tre principi costituiscono una “Unità dentro la triade” nonostante siano molto diversi fra loro. Stiamo parlando del Mercurio, dello Zolfo e del Sale, termini che non hanno niente in comune con gli elementi di chimica.
Infatti nella terminologia alchemica i significati sono molto diversi:
il Mercurio è considerato il principio passivo, è la vita, l’umido primordiale; significa “Principio Vitale”; è il Prana della tradizione indiana.
Lo Zolfo è considerato il principio attivo, solare, è il fuoco originale, la potenza originale e anche il principio della forma; significa “Anima e Coscienza”; è l’Atma per gli indiani.
Il Sale è il principio neutro, che costituisce l’equilibrio fra gli altri due, e identifica “il Corpo, il Solido, la Materia”.
Ogni essere unisce in sè questi tre principi e ovunque nell’Universo è possibile osservare la coesistenza di queste tre forme di manifestazione.
Analizzando a partire dalla materia troviamo in primo luogo le piccolissime particelle degli atomi, che sono rappresentate dal Sale alchemico. In secondo luogo abbiamo il “Prana” o principio vitale, che si manifesta in una infinità di forme, dalle più semplici organizzazioni molecolari fino alle strutture più complesse, ed è rappresentato dal Mercurio alchemico. Infine, a completare la triade, abbiamo l’elemento “Coscienza”, che si dirige con forza dall’interno verso tutto ciò che vive; questa coscienza è l’Anima, l’Atma, ed è rappresentata dallo Zolfo alchemico.
Questi tre principi filosofici sono accessibili ai nostri sensi sotto una quadruplice forma: solida, liquida, gassosa, ed eterica; queste quattro forme, poi, si manifestano nei quattro elementi: Terra, Acqua, Aria, Fuoco.
In questi quattro elementi è inoltre presente una quinta essenza, che tuttavia non è nessuno degli elementi ma penetra tutta la creazione. Questa quinta essenza è il “Nucleo Spirituale” di tutte le cose. Tutto ciò che esiste ha la sua origine in questo Nucleo. La quinta essenza è dunque la Forza Vitale di tutti gli esseri e di tutte le sostanze esistenti; è la virtù di un corpo, così come l’uomo è la quintessenza del Cosmo.
Questa quinta vibrazione ha la proprietà di concedere al corpo ogni qualità che si riveli necessaria, in un dato momento, per far fronte ai bisogni, quindi costituisce la fonte stessa della vita creata. E’ acqua, ma diversamente dall’acqua elementare è un’acqua combustibile; è aria, ma non è né umida né calda come l’aria elementare. Tutti i corpi contengono la propria quinta essenza incorruttibile e la si può estrarre anche da erbe, metalli e minerali; nell’essere umano è costituita dal sangue.
Nel prossimo articolo spiegherò come estrarre la quintessenza da gemme, metalli e minerali.

Si dice che praticando la meditazione si comprenderà che Dio è sempre situato nel cuore di ciascun essere vivente, anche quando non lo si sa. E non solo è presente nel cuore di ognuno, ma lo è anche negli atomi che compongono ogni cosa. Perciò se consideriamo che nessun luogo è vuoto, nessun luogo può essere privo della presenza luminosa dell’Anima Superiore.
C’è differenza fra anima individuale e Anima Suprema: la prima è presente solo in un particolare luogo, mentre la seconda è presente ovunque ed essendo situata nel cuore di ciascuno è testimone di tutte le attività, passate, presenti e future.
Perciò, così come l’anima individuale è presente con la sua coscienza all’interno dell’intero corpo, l’Anima Suprema è presente nell’intera creazione con la sua Coscienza Suprema, la quale non può essere imitata dall’anima individuale che ha una percezione limitata.
Per fare un esempio: noi siamo presenti in tutto il nostro corpo per mezzo della coscienza, ma non siamo presenti nel corpo di qualcun altro con la nostra coscienza.
L’Anima Suprema è preposta a fornire all’anima individuale tutte le agevolazioni utili all’ottenimento di qualsiasi cosa l’anima individuale desideri, ma è anche l’istanza che ha l’ultima parola per quanto riguarda il raggiungimento della perfezione.
La Coscienza Suprema, essendo presente in ciascuno ed essendo situata ovunque, è cosciente di ogni esistenza, e questo tipo di coscienza può essere ottenuta soltanto unendo la nostra coscienza individuale alla Coscienza Superiore, attraverso quel processo di unione che è chiamato “resa incondizionata”.