Feb
10
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 10-02-2010

Image Hosting by imagefra.meLa parola archetipo deriva dal greco Arketipon, che significa primo tipo, prima forma. Ed è simile all’idea platonica del  nostro Sè ideale.
Sono archetipi anche i pianeti,  i 12 segni dello zodiaco, i 22 arcani maggiori dei tarocchi, l’Albero della Vita kabbalistico e i 64 esagrammi dell’I King. Oltre, ovviamente, alle figure archetipiche proposte da Jung. Anche le Favole si basano sul principio degli archetipi in noi.
Nel suo libro “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”, Jung dice: “l’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli, alla quale si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria Ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del suo compito”.
Quindi l’incontro con quell’istanza chiamata Ombra, che corrisponde alla discesa negli inferi degli alchimisti, è solo l’inizio.
Il grande merito di Jung è avere intuito e scoperto che, oltre ad un sistema psichico di natura personale, ne esiste un altro di natura collettiva e impersonale. Questo Inconscio Collettivo è uguale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, ed è formato da archetipi, ossia di forme determinate. Quando in una persona cominciano ad affiorare gli archetipi, vuol dire che la sua ricerca si è spinta oltre la sfera personale; il che è positivo, ma comporta anche dei pericoli: l’influenza degli archetipi è affascinante e se non rendiamo consci a noi stessi i loro simboli la mente può restarne imprigionata.
L’incontro con un archetipo fa anche sempre vibrare le corde della creatività delle persone perché, come dice Jung: “Il processo creatore, per quanto possiamo seguirlo, consiste in una animazione inconscia dell’archetipo, e dare forma all’immagine primordiale vuol dire tradurla nel linguaggio di oggi.
Ed è per mezzo di questa traduzione che ognuno può ritrovare l’accesso alle fonti profonde della Vita”.

Ago
17
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 17-08-2009

Image Hosting by imagefra.meSe tutti noi, esseri umani, percepissimo la presenza della Creazione nella nostra vita, guariremmo da tutti i mali e da tutte le depressioni. Poiché tutte le nostre mancanze non sono che un’unica mancanza: quella dell’unione con la Fonte. Tutti i nostri piccoli amori, i nostri affetti, le nostre passioni, le nostre amicizie, le nostre ricerche di felicità e sicurezza, non sono che frammenti di quest’unico oggetto del nostro vero desiderio.
Noi non siamo di questo mondo: la nostra vera natura è quella del piano Superiore, quello Spirituale, e nel nostro intimo, anche se non ce ne accorgiamo, lo sappiamo benissimo. Come ciechi brancoliamo nel nostro buio, attaccandoci a qualche realtà, mentre nel profondo di noi siamo alla ricerca della nostra vera dimora.
Non siamo bestie (chiedo scusa agli animali…), ma ad alcune “persone” piace tanto identificarsi con una loro “parte bestiale”, vivendo privilegiando questa. Senza accorgersi di avvertire dolore e disagio in questa parte. E apparentemente non trovano altra soluzione, per essere felici, che aumentare sempre di più questo lato: mangiando di più, possedendo di più, divorando tutti quelli che sono sulla loro strada.
I migliori si accontentano della loro religione. O di una blanda spiritualità, una piccola parte da coltivare insieme alle altre cose della vita. E continuano a vivere come vivono gli altri, soffrono come gli altri, affrontano tutte le cose della vita come gli altri.
Perché l’intimità con la Creazione, per dare risultati, deve durare ventiquattro ore al giorno; sentendo la sua presenza in ogni respiro; sentendola scorrere su e giù nel proprio corpo, silenziosa e possente. Sentendo che ogni cosa opera in noi, e sentirsi sicuri nel proprio nulla, sentirsi felici di comprendere che non siamo nulla e che non abbiamo nulla. Ma che progressivamente ci stiamo trasformando.
Se le persone percepissero così la Creazione, e basta volerlo con tutte le forze, guarirebbero da tutte le malattie e da tutte le infelicità.

(parole di un mistico)

Ago
12
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 12-08-2009

Image Hosting by imagefra.meI tre pilastri dell’Albero della Vita rappresentano le tre vie che ogni essere umano ha a disposizione:
l’Amore (sul lato destro), la Forza (sul lato sinistro) e la Compassione (al centro).
Il pilastro centrale è la chiave di tutto l’Albero e si espande al di sopra e al di sotto degli altri due. Le dieci Sephiroth, come già detto, sono livelli spirituali che, oltre a corrispondere a profondi concetti metafisici, sono soprattutto collegati alle situazioni pratiche ed emotive della vita. Questi livelli sono uniti fra loro da ventidue canali, corrispondenti ognuno ad una delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico.
In sintesi, l’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo il quale le anime hanno raggiunto e completato una forma; ma è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare “a casa”: ossia raggiungere l’Unità.
Ma solo la via centrale, chiamata anche “via regale”, ha in sé la capacità di trasformazione; è in grado cioè di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita sarebbe soltanto quello della conoscenza del bene e del male, in quanto i pilastri a destra e a sinistra rappresentano le due polarità della nostra realtà: ossia il maschile e il femminile, dai quali provengono tutte le altre coppie d’opposti presenti nella materia.
L’insegnamento principale contenuto nella dottrina cabalistica attraverso l’Albero della Vita è quello dell’integrazione delle parti maschili e femminili esistenti in ognuno di noi, che deve avvenire sia all’interno di ogni singolo essere che nelle sue relazioni col mondo.
Perciò le esperienze negative, tragiche o dolorose, che possono accadere durante la vita, sono occasioni preziose che fanno prendere coscienza della distanza che si è creata tra lo stato ideale (che si può raffigurare nel paradiso perduto) e del quale ognuno conserva il ricordo a livello sottile, e la situazione attuale. Esiste però anche una via più facile e piacevole, che ci permette ugualmente di raggiungere l’agognata trasformazione; questa via, pur non eliminando completamente tutti i disagi, ci permette già adesso, qui e ora, di percepire la gioia e la perfezione. Si chiama Albero della Vita. A livello spirituale le dieci Sephiroth diventano dieci Potenze dell’Anima, dieci luci o sorgenti d’energia che aiutano costantemente la crescita di coloro che imparano a connettersi con loro.
Osserviamo insieme le caratteristiche principali delle dieci Sephiroth.

Kether: la Corona.
E’ posta al di sopra del capo e lo circonda, e si trova al di sopra di tutte le altre sfere. Kether è molto diversa dalle altre Sephiroth in quanto è il trascendente che da origine a tutte le altre Luci. Nel corpo umano, pur essendo visualizzata sopra la testa, non ha una corrispondenza specifica, ma lo avvolge tutto. La kabbalah insegna che Kether corrisponde alle tre esperienze dell’anima: Fede, Beatitudine e Volere. Kether è dunque la radice dell’Albero, che perciò si trova capovolto, dato che possiede le radici in alto e i rami in basso.

Chokhmà: la Sapienza
Si può sintetizzare nel lampo dell’intuizione; è il punto in cui il superconscio incontra la mente cosciente. È l’inizio dell’idea, è il pensiero interiore ancora indifferenziato. È la capacità di pensare in modo simultaneo. Questo stato è raggiungibile solo a tratti e lo si può paragonare ad una situazione di “non giudizio”.
Nel corpo umano corrisponde all’emisfero cerebrale destro, e nell’anima corrisponde all’annullamento del sé.

Binah: l’Intelligenza.
L’idea concepita da Chokhmà prende forma. Entra in gioco il pensiero logico, razionale, in tutte le sue istanze. E’ il pensiero che si unisce alla parola. Si tratta quindi della capacità di assimilare nella propria personalità concetti e idee diverse. Se questa Sephira funziona a dovere, il pensiero è in grado di influenzare positivamente le proprie emozioni. Nel corpo umano Binah corrisponde all’emisfero cerebrale sinistro. Usato nel suo modo più elevato Binah trasporta e incanala l’esperienza della Felicità, ossia trasforma la conoscenza intellettuale nella gioia di  aver trovato le risposte giuste.

Da’at: la Conoscenza unificante.
E’ l’undicesima Sephira, si trova in linea sotto Keter ed è posta tra Chokhmà, Binah e Tiphereth. Essa permette l’unificazione dei due emisferi cerebrali: unisce intuizione e logica. Ha perciò la capacità di unificare ogni coppia di opposti. Spiritualmente è la produttrice del seme che viene trasmesso durante il rapporto sessuale. Nel corpo umano corrisponde alla parte centrale del cervello e al cervelletto.

Chesed: l’Amore.
Si esprime tramite la benevolenza e la generosità, elargite senza limiti. È l’amore che tutto perdona e tutto giustifica. Il mondo viene costruito sull’amore. La creazione è motivata dall’Amore (Chesed) di Dio. E’ la capacità di attrarre a sé e di perdonare. È la devozione; è la mano destra, che vuole chiamare a sé e avvicinare gli altri.

Gheburah: la Forza.
La Luce di Chesed è troppo intensa per le creature di questo mondo, che se la ricevessero direttamente ne verrebbero soffocate. Gheburah si incarica perciò di restringere, diminuire, controllare e indirizzare la discesa della Luce e dell’Abbondanza. È la mano sinistra, posizionata per respingere; è perciò quel tipo di forza utile a porre dei limiti all’esistenza. Senza Gheburah l’amore non potrebbe realizzarsi, perché non troverebbe un recipiente adatto per contenerlo, e non avrebbe né il calore né l’entusiasmo che lo contraddistinguono. Senza Gheburah l’amore sarebbe solo un sentimento pio e meritevole, ma privo di qualsiasi forza attiva.
Nell’anima Gheburah rappresenta il “Timor di Dio”.

Tiphereth: la Bellezza.
È la Sephira che si incarica di armonizzare i due opposti precedenti: Chesed e Gheburah. Tiphereth è caratterizzata da tanti colori messi insieme, a rappresentare le tante tonalità di caratteri che compongono un’unica personalità. Si rivela nelle sensazioni che si provano contemplando il bello e l’armonia, e corrisponde all’emozione della Compassione, che è quell’Amore smisurato capace sì di premiare e di lodare, ma anche di rimproverare e di punire con pacatezza, affinché il bene domini il male con sempre più forza. Nel corpo umano si trova al centro del cuore.

Netzach: l’Eternità o la Vittoria.
È la capacità di espandere e realizzare l’amore di Chesed nel mondo, dandogli durata e stabilità, e vincendo gli ostacoli. Quindi è la costanza e la decisione; è vincere senza rimanere inebriati dalla vittoria; è quel senso di sicurezza che pervade chi sa di appoggiarsi nel posto giusto.
Nel corpo corrisponde alla gamba destra.

Hod: lo Splendore.
Rende concrete le emozioni provenienti da Gheburah. È la capacità dell’individuo di adattarsi alle circostanze esterne. È saper perdere senza abbattersi, imparando dalle sconfitte ciò che va cambiato. È anche il senso degli affari e il saper vivere in una società. La sua prima qualità è la semplicità, che nella Kabbalah viene definita “la capacità di non preoccuparsi troppo del futuro”.
Nel corpo Hod corrisponde alla gamba sinistra.

Yesod: il Fondamento.
Qui si concentrano tutte le emozioni; è la parte nascosta della personalità, sono le aspirazioni segrete, gli ideali e le attrazioni emotive. Aiuta ad unire tutto ciò che un individuo ha da dare, e a indirizzarlo verso la persona giusta nel momento giusto. È la qualità della Verità, intesa come caratteristica indispensabile per realizzare felicemente tutte le relazioni umane.
Nel corpo fisico si trova nella zona degli organi sessuali. Yesod controlla perciò la vita sessuale, che è il fondamento su cui basa la personalità.

Malkhut: il Regno.
Ha un ruolo importantissimo, perché è la somma dei propri desideri, la percezione di ciò che ci manca. È la componente che indirizza l’operato di tutte le altre facoltà. Può essere il luogo dove la Luce cambia direzione, passando dalla discesa alla salita; oppure il luogo dove si fa l’esperienza della caduta (dall’Eden), della povertà e della morte. Vissuto al meglio, Malkhut è il femminile per eccellenza, la Shekhinà, o parte femminile di Dio. Nell’anima è quella qualità di “Abbassamento” senza la quale ogni atto di governo o di potere risultano falsi e  destinati a crollare. Infatti, nel fisico, è rappresentato dalla pianta dei piedi, o dalla terra stessa.
Malkhut è l’origine del mondo fisico, il più vicino alle forze del male e quindi il più bisognoso di protezione; protezione che viene attratta attraverso la pratica delle buone azioni.

Ago
04
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 04-08-2009

Image Hosting by imagefra.meUno dei concetti più importanti della Kabbalah è l’Albero della Vita con le sue Sephirot, una disciplina assai complessa e per alcuni aspetti misteriosa.
Il termine “Sefira” non significa, come molti credono, “sfera”, ma integra tre concetti fondamentali: il concetto di “Numero”, il concetto di “Libro”, e il concetto di “Luce”.
Le Sephirot possiedono cioè le qualità dei primi dieci numeri interi; contengono simboli, miti, avvenimenti e tradizioni esattamente come un libro; e irradiano la stessa Energia Superiore che esiste in tutta la Creazione.
Questi tre significati appartengono ai tre livelli dentro ai quali le Sephirot operano. Il più basso è quello in cui esse agiscono come numeri. A questo stadio sono le unità fondamentali delle leggi fisiche e matematiche, su cui poggia la creazione. Sono l’energia contenuta nei numeri, la loro identità segreta, la loro vibrazione.
Il secondo livello (il libro) si concretizza nelle situazioni pratiche, morali e psicologiche, del piano umano; diventano potenze dell’anima e fasi dell’emanazione divina, portando nel mondo la capacità di conoscere, di avere fiducia, di amare; ma anche di temere.
E infine le “Luci”. Su questo piano le Sephirot si dispongono in modo organico e si connettono fra loro  armoniosamente. Qui si lavora di solito con tre Alberi della Vita contemporaneamente, a rappresentare il capo, il tronco e gli arti inferiori della Divinità Suprema. Al terzo livello le Sephirot diventano pietre preziose, centri di Luce dai quali viene irradiato, costantemente, quel flusso benefico che guida tutta la creazione verso il suo traguardo di pace e di beatitudine cosmica.
Secondo O.M. Aivanhov “L’Albero della Vita è uno schema simbolico che racchiude tutta la Scienza Iniziatica, le dottrine di tutti gli Iniziati. Lo si può paragonare a un seme: piantatelo, ed esso farà apparire dinanzi a voi tutta la Creazione con la moltitudine delle sue creature. Questo schema può diventare un strumento magico, un pentacolo fra i più potenti. Tutto vi è contenuto, tutti i principi, tutti gli elementi, tutti i fattori con i quali il Signore ha creato il mondo. Con esso disponete di un sistema che vi aiuterà a non disperdervi nel compiere il vostro lavoro spirituale. Lavorando per anni su questo schema, introdurrete in voi stessi l’ordine e l’equilibrio; e tutto si strutturerà, si organizzerà e si armonizzerà. Non appena avete un poco di tempo, soffermatevi sull’Albero della Vita, scegliete una sefira, concentratevi su di essa e cercate di sviluppare le qualità o le energie che questa contiene. Sia che abbiate bisogno di luce, di amore, di forza, di protezione, di generosità, di giustizia o di vita… rivolgetevi all’Albero della Vita: esso è a disposizione dei figli e delle figlie di Dio che hanno bisogno di nutrirsi della vita divina.”
“Numerose tradizioni rappresentano l’universo come una montagna in cima alla quale la Divinità ha la Sua dimora, inaccessibile e inviolata. I Greci ponevano gli dèi sulla vetta del monte Olimpo; Mosè ha parlato con Dio sul Monte Horeb. Gli Iniziati si sono sempre serviti del simbolo della vetta, anche nei paesi dove non c’erano montagne elevate. La ricerca della vetta è l’impresa più importante, la più ricca di significato che l’essere umano possa intraprendere. Questo vuol dire che egli è cosciente che i poteri e le virtù accumulate in lui dal Creatore possono condurlo al di là di tutte le realizzazioni terrestri. Nella Cabala, l’Albero può essere paragonato ad una montagna la cui cima è la sefira Kether: la più potente, l’onnisciente, l’amore divino. Per arrivare fino a quella vetta, sono necessarie grandi qualità: la tenacità, la volontà, la stabilità, l’intelligenza, l’audacia, e soprattutto un desiderio irresistibile di luce e di purezza. Queste qualità sono rappresentate dalle altre sefirot, da Malkut fino a Hokmah.”
“Kether: la Corona; Hokmah: la Saggezza; Binah: l’Intelligenza; Hessed: la Grazia; Geburah: la Forza; Tiphereth: la Bellezza; Netzah: la Vittoria; Hod: la Gloria; Yesod: il Fondamento; Malkuth: il Regno.
Imparate a meditare sulle dieci sephiroth, con la consapevolezza che quell’Albero Cosmico è anche in voi, e che l’unica attività che valga la pena di svolgere è quella di farlo crescere, fiorire e fruttificare. Quanto tempo vi ci vorrà prima di potervi identificare realmente con quell’Albero di Vita? Di questo non dovete preoccuparvi. Forse, dovrete tornare sulla terra migliaia di volte, per proseguire questo lavoro, fino al giorno in cui le dieci sephiroth, che hanno la propria dimora in voi, incominceranno a vibrare, e tutto il vostro essere interiore sarà illuminato dalle luci dell’Albero della Vita.” Così disse il grande Aivanhov.
I praticanti e cultori del Reiki confermano la corrispondenza tra il Reiki (Forza che crea e sorregge ogni forma di vita nell’Universo) e Yesod della Kabbalah, il Chi dei cinesi, il Ki dei tibetani, il Prana degli indù, il Ka degli antichi Egizi, la Forza Guaritrice della Natura di Ippocrate, il Fluido Vitale alchemico, il Telesma di Ermete Trismegisto, nonché lo Spirito Santo dei Cristiani.
Yesod, la nona sefira sull’Albero della Vita, è collocata all’altezza degli organi genitali; simboleggia la purezza ed è la base dell’ascesa, del ritorno a Kether. Chi intende abbracciare la vita spirituale deve inizialmente affrontare Yesod, cioè le energie sessuali e le illusioni dell’inconscio. Yesod è dunque il simbolo della vita pura. La purezza viene qui definita come un sistema di vita ricco e creativo, fondato su una buona conoscenza sia della psiche che dello spirito.
Tutte le Sefire sono una guida lungo il cammino di crescita morale e spirituale e, come pietre preziose, arricchiscono enormemente la natura di coloro che ne sanno assorbire e praticare gli insegnamenti.
(il continuo nel prossimo post…)

Mag
05
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 05-05-2009

Image Hosting by Picoodle.comIngloba tutto, la sua essenza è la totalità, i suoi attributi sono la luce e le tenebre dell’Universo. Con lui si può imparare tutto, cose che non potremmo comprendere attraverso altri esseri umani, perché ha in sé il dolce e l’amaro, il bambino e il vecchio, la destra e la sinistra, il santo e…il Santo.
Giocando con l’Infinito capiamo che non c’è nulla da cambiare tranne noi stessi, che siamo noi a qualificare o squalificare qualcuno o qualcosa e che lo facciamo sempre in base a noi stessi. In questo gioco è un essere nuovo quello che andiamo scoprendo al nostro interno, un essere che ci rivela che nulla, nella nostra vita, è successo senza essere stato programmato per condurci ad una meta ben definita.
Tutto ciò che normalmente si fa per sopravvivere lo si fa per se stessi, e non può essere  altrimenti. Ma se non si guarda “fuori” si diventa schiavi del proprio Io, prigionieri del proprio modo di vedere. L’amore per se stessi a volte può erigere muri di acciaio.
Da principio questa rivelazione può turbare, ma quando si scopre il vero “gioco della vita” ogni momento diventa un’occasione gioiosa per immergersi in questo grande mare dello spazio Infinito.
Sono i giocatori che concorrono allo scopo della Creazione, manifestando nel mondo le Sue qualità infinite, dando esempio di come liberarsi dalla schiavitù della materia e di come divenire simili alla Fonte Universale attraverso il “dare”; dare il bene in ogni sua forma. E’ così che si giunge all’unione con la fonte Creatrice.
Perciò cominciamo tutti a giocare con gioia questo nuovo “gioco”; è vecchio come il mondo, ma ancora tutto da scoprire. E con il tempo la Luce che circonda ogni cosa agirà su ognuno in modo sempre più brillante; gli insegnamenti diventeranno chiari, e nessuno più avrà timore che la meta sia troppo ambiziosa, o troppo lontana.

(l’immagine è un dipinto del pittore Edoardo Dainotti, cliccaci sopra per vederla più limpida)

Apr
07
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 07-04-2009

Image Hosting by Picoodle.comConsiderati i tragici eventi accaduti di recente, è più che mai importante per tutti comprendere e avvicinarsi, col cuore e con la mente, al Mondo Superiore. Un Mondo che non è fatto di misticismo, ma di leggi. Bnei Baruc, maestro kabbalista, spiega che la forza che agisce nel mondo spirituale è il nostro stesso desiderio, purché quest’ultimo sia diretto al raggiungimento del nostro stato successivo.
Se tutti noi ci sforziamo di arrivare a stati mentali più elevati, allora i nostri desideri ci permetteranno di avanzare attraverso il campo della Luce, portandoci sempre più vicini allo Stato Superiore. Il sistema funziona proprio come un pezzo di metallo o un filo elettrico in un campo magnetico, che viene attirato verso la sorgente.
Per merito del desiderio e dell’intensa voglia di migliorare, possiamo far scendere su di noi le Luci che circondano la nostra Anima Superiore e, oltre ad usufruirne noi stessi, distribuire questa Luce a chi si trova momentaneamente nell’oscurità delle problematiche materiali.
Ogni persona deve avere in sé la certezza di poter ottenere tutte le meravigliose realizzazioni che furono nel Pensiero della Creazione, affinché ogni creatura ne potesse godere. L’illuminazione che si riceve ogni volta che ci sforziamo di occuparci di questa saggezza, attira su di noi la grazia, l’abbondanza e la purezza, avvicinandoci sempre più al raggiungimento della completezza. Ma fintanto che l’uomo non avrà percepito che la sua realizzazione è il completamento spirituale, quelle stesse Luci verranno percepite erroneamente, e confuse come luci (appagamenti) della materia circostante.

In memoria di chi è stato colto dalla tragedia:

VOI CHE QUI,
PROTAGONISTI O COMPARSE
DI QUESTA STORIA,
COME ME, PROVATI
E SCONVOLTI DA QUESTA SCENA…
SE AVESSI IL TEMPO DI RACCONTARVI…
MA IL TEMPO DELLA VITA
DI UN UOMO
BASTA APPENA PER DIRE “UNO”
E IL RESTO E’ SOLO SILENZIO.
(William Shakespeare)

HAI ATTRAVERSATO LA SOGLIA,
SEI LIBERO,
DA OGNI RANCORE,
DOLORE,
PAURA,
RIMORSO,
DESIDERIO.
COME IL VENTO TRASCINA LE VELE,
COSI’ GLI ATTACCAMENTI TERRENI
SVIANO LO SPIRITO
DAL SUO CAMMINO.
TU CHE HAI ATTRAVERSATO LA SOGLIA,
ABBANDONATO IL CORPO,
SARAI PER SEMPRE
UGUALE A TE STESSO.
(Bhagavadgita)

Mar
21
Filed Under (Diventare consapevoli) by Hadraniel on 21-03-2009

Image Hosting by Picoodle.comLa nascita di un nuovo stato interiore, di una nuova consapevolezza, avviene solo attraverso un cammino fatto di salite e discese. In tutti i testi esoterici questo cammino viene pressapoco descritto così: “Più uno si trova in alto, maggiore è il suo egoismo”. E’ perciò necessario “cadere per poter risalire”.  Si tratta di un processo corretto, atto a rivelare la nostra vera natura! Ed è un processo che si manifesta anche negli eventi collettivi, e in quelli che coinvolgono l’intero pianeta.
L’essere umano ha bisogno di un desiderio enorme per raggiungere la sua Fonte Creatrice. Ed è proprio così che si crea il desiderio! Questa fase discendente, questa “caduta”, sarà poi seguita da un’ascesa spirituale, alla quale seguiranno ancora altre discese e altre risalite, e così via fino alla correzione finale, il grado più elevato.
Per alcuni può essere difficile raffigurarsi lo stato del tempo della discesa, dove si perdono tutti gli sforzi che sono stati investiti fino a quel momento; è quasi come se questa situazione fosse al di fuori di se stessi. Ciò vuol semplicemente dire che la discesa avviene soltanto per coloro che hanno già raggiunto gradini elevati; chi è all’inizio del cammino può solo sentire in sé il bisogno di distinguere il desiderio materiale di ricevere, che è insito nel flusso di questo mondo, e che impregna tutto col suddetto desiderio.
Bisogna quindi ammettere che le varie “cadute” permettono all’umanità di conoscere la grandezza di tutta la creazione e rendono consapevoli della distanza che intercorre fra noi ed essa. E’ proprio questa la verità. Ma, guardando all’immensa grandezza dell’Universo, si scopre anche la sua grande “umiltà”. Andando oltre ogni legge materialistica è stato dato alla creazione il dono di conoscere, comprendere e apprezzare un qualcosa che è al di sopra delle vie naturali conosciute. Ci è stata data la possibilità di essere in connessione ed in adesione con l’Origine. Ed è durante la discesa che questo viene percepito.

Feb
15
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 15-02-2009

Image Hosting by Picoodle.comLa luna nuova di febbraio ha segnato l’inizio del mese ebraico, e così avviene per la luna nuova di ogni mese.
Poiché il calendario ebraico è lunare, l’inizio del mese corrisponde al giorno in cui la luna nuova appare per la prima volta. L’inizio del mese si chiama “rosh cho’desh” e viene sempre celebrato per uno o due giorni, mentre la metà del mese è invece il giorno del plenilunio.
Nei tempi biblici, rosh cho’desh era celebrato come una festa, un tempo di riunioni sacre e di speciali riti. In seguito il novilunio finì per essere visto come un tempo destinato alle donne per esprimere la loro devozione.
I kabbalisti considerano la luna nuova come un periodo di sollievo dal pericolo; questo perché il calare mensile della luna, fino a quando essa scompare alla vista, richiama un’antica leggenda su Dio, che punì la Luna perché voleva governare alla pari con il Sole.
La luna è perciò considerata come la Shekinah (nome che significa partecipazione della divinità alla vita dell’uomo) e la sua sparizione  rispecchia la sua sottomissione alle forze del male, una condizione di cui, si dice, Dio si rammarichi e si addolori. Il riapparire della luna per Rosh Chòdesh è, pertanto, un momento di giubilo e di speranza per il giorno in cui “ella non sarà più resa più piccola”.
La tradizione dice anche che quando tutta l’umanità si comporterà secondo la legge “Ama il tuo prossimo come te stesso” allora ci sarà la redenzione, la Shekinah non scomparirà più dalla vista, e la presenza di Dio sarà sentita, e vista, in tutto l’Universo. Nazionalità e religioni svaniranno e il  mondo, così come lo conosciamo oggi, scomparirà dalla nostra percezione. L’unica cosa che ne rimarrà sarà l’anima comune, unita con la Matrice nello stato del “mondo infinito”, così com’era all’inizio della creazione.

Gen
30
Filed Under (Alchimia) by Hadraniel on 30-01-2009

Image Hosting by Picoodle.comVi è già capitato di osservare come gli uomini e le donne si comportano in cucina? Avete notato quanto sono differenti i cibi cucinati dalle donne rispetto ai cibi cucinati dagli uomini?
Noi donne mettiamo nei cibi che elaboriamo i nostri sentimenti, le nostre passioni, la nostra magia, il nostro cuore; è quasi come se la nostra fisicità entrasse magicamente a far parte delle pietanze che prepariamo. Riusciamo così a dar vita ai cibi, a dargli un’anima e attraverso loro possiamo persino far percepire, a chi li assapora, le nostre emozioni e la nostra vera essenza.
L’uomo agisce diversamente. Le sue preparazioni sono meno “fisiche”, sono più distaccate dalla sua realtà personale, sono più razionali. Ed è per questo che di solito le elaborazioni maschili sono più artistiche: perché vengono maggiormente ragionate.
Le donne, in quest’arte così come nella vita, sono più sentimentali, si lasciano trasportare dalle emozioni che le accompagnano. Ancestralmente collegate alla “creazione”, al dare vita e poi ad accudire, portano questo compito in ogni cosa che fanno, a volte senza rendersene conto; perché è un fatto per loro naturale. E tutto ciò che intraprendono diventa più morbido, avvolgente e piacevole, anche i cibi.
Le donne conquistano il mondo in modo sottile, sempre, quindi anche a tavola. L’uomo si fa strada in modo più appariscente, mettendo in evidenza la sua bravura; e agisce così anche quando cucina.
Queste qualità insite nell’uomo e nella donna sono la base della fascinazione fra i due sessi, in ogni settore della vita. Perciò sarebbe veramente un salto quantico se si lasciassero da parte le competizioni e se ognuno si abbandonasse all’armonia della propria natura; ne risulterebbero unioni più felici e vibrazioni più elevate su tutto il pianeta.

Gen
28
Filed Under (Vibrazioni) by Hadraniel on 28-01-2009

Image Hosting by Picoodle.comSe non parliamo assolutamente delle disgrazie, queste scompariranno!
Tutte le nostre situazioni sono definite dalla porzione di Luce che scende su di noi. E’ questa la scintilla che viene assegnata a tutto il mondo e ognuno di noi deve farla crescere. Questo rende positivo il presente e sviluppa la nostra positività per prepararci al nostro futuro.
Il desiderio porta l’individuo dove si riuniscono le persone simili a lui. E aiutandosi l’uno con l’altro a sviluppare il desiderio, i desideri si uniscono insieme e tutti scoprono la Luce della vibrazione Superiore.
Le persone hanno desideri che emergono dal corpo (cibo, sesso, famiglia) e desideri sociali, che invece emergono dall’ambiente (ricchezza, potere, fama, conoscenza). Ma quando sentono nascere il desiderio di spiritualità si confondono, perché questo desiderio non indica nessun “oggetto” che possa essere raggiunto. Il desiderio rimane vuoto, eppure spinge a cercare qualcosa che non si sa cosa sia.
Sul piano terreno si tratta del desiderio d’unione con i desideri simili delle altre persone, e questo perché ogni individuo è una parte di un unico desiderio; ogni persona è una scheggia di un unico grande desiderio frammentato e anche se il singolo non percepisce il nuovo desiderio come la voglia di unirsi con gli altri, col passare degli anni si renderà conto che era così.
Perciò, mentre si accorge di desiderare l’unione coi desideri simili degli altri, si risveglia anche il desiderio di percepire la Luce (creazione) che è presente nell’unione. E questo desiderio si manifesta non per ottenere l’unione, ma per riempirsi.
Baal HaSulam elenca un principio della Kabbalah, dicendo che si tratta della crescita del desiderio di scoprire ciò che è occultato. Il desiderio porta alla conoscenza della creazione; alla conoscenza dell’anima; a un mondo futuro. Ma anche all’onore personale e all’onore del gruppo. Infatti il mondo non potrebbe sopravvivere senza la rivelazione dell’esistenza di un qualcosa di Superiore a cui anelare.
Nella creazione agiscono la Luce e il desiderio, solo da loro viene composto tutto ciò che esiste. E interagiscono in modo tale da alternare il potere della Luce e del desiderio perciò, dentro di noi, sentiamo il contrasto di gioia-riempimento o di tristezza-svuotamento.
E’ quindi molto importante la divulgazione di ciò che ci circonda veramente e di cui la maggior parte degli individui non ha consapevolezza; è per questo che la gente non può controllare il suo destino, nè capire i propri obiettivi e le proprie potenzialità.
La Creazione comincia dal pensiero.
La Luce risveglia l’Anima.
Le anime sono legate all’Universo in base alla Luce.