Il corpo umano ha diversi centri energetici e fra questi due sono molto importanti per il raggiungimento dell’illuminazione: il centro del Cuore e il centro della Corona.
Il centro energetico del cuore (chiamato anche centro del Cuore Cristico) è situato nel petto, due dita sopra lo sterno, ed è il luogo delle emozioni e dell’Amore di tipo superiore. Il centro energetico della corona (chiamato anche centro del Cuore Spirituale) è situato sulla sommità della testa, ed è l’apertura verso una più elevata consapevolezza spirituale.
La Meditazione su questi due cuori è detta dei “Cuori Gemelli”, e serve al raggiungimento della coscienza universale; perché quando i centri energetici del cuore e della corona sono sufficientemente sviluppati si può sperimentare l’amore divino ed un senso di unione con il tutto.
Praticando la Meditazione sui Cuori Gemelli con regolarità sviluppa un migliore equilibrio, sia fisico, sia emozionale, sia mentale; si sperimenta un senso di pace e di calma interiore; se si è già dei guaritori migliorano le capacità terapeutiche; e in tutti si manifesta una sensibilità sempre maggiore nell’uso delle Energie Sottili.
La Meditazione sui Cuori Gemelli, armonizzando il proprio essere, aiuta anche ad armonizzare la Terra, favorendo su di essa la diffusione della Gioia e dell’Amore. Se molte persone insieme meditano regolarmente sui cuori gemelli, la potenza delle benedizioni cresce e anche i benefici crescono in modo esponenziale.
Il Grand Master CHOA KOK SUI (fondatore del Pranic Healing) dice : “La Meditazione dei Cuori Gemelli è uno strumento molto potente per il proprio sviluppo spirituale”. E’ un vero regalo ricevuto dai Grandi Esseri.
Essere intimamente rivolti verso la presenza di qualcosa di Superiore, ponendo le nostre parole e le nostre azioni, come offerte, sopra un altare interiore; è così che si indirizza il cuore verso la Fonte.
Nelle meditazioni e nelle preghiere quotidiane è essenziale un unico e semplice concetto, chiamato “intenzione del cuore”. Se manca quest’intenzione tutto ciò che si fa diventa una vuota sequenza di atti o di parole.
Non è necessaria l’esatta formulazione di un testo di preghiera e neppure attenersi a regole particolari per entrare in sintonia con la Fonte Universale, e non ci vogliono nemmeno tempo e pazienza in grande misura. Serve soltanto una vera “intenzione”.
In un’antica parabola si racconta di un re che aveva ammassato i suoi preziosi averi in una stanza del tesoro, chiusa da una complessa serie di chiavi. Le chiavi venivano date soltanto ai suoi collaboratori più fedeli ed amati, ed anch’essi avevano bisogno di precise istruzioni per usarle.
Quelle chiavi sono completamente perse per la nostra generazione.
Tutto quello che possiamo fare per arrivare al tesoro (e il Re vuole che noi, suoi amati figli, lo raggiungiamo!) è infrangere quella serratura. La serratura, nella parabola, è il cuore umano pieno di arroganza e di orgoglio. Dunque tutto quello che possiamo e dobbiamo fare è spezzare la corazza dei nostri cuori. Quando perveniamo fino al Creatore con l’involucro del nostro cuore realmente infranto, tutti i chiavistelli si aprono spontaneamente.
La preghiera più autentica è, perciò, l’intenzione di un cuore totalmente umile.
La kabbalah è una scienza e lo studio della kabbalah costruisce dentro alla persona un sistema uguale a quello Superiore. Essa non si occupa di qualcosa di astratto, si occupa solo del modo in cui siamo e di come funzioniamo ai livelli più alti dell’esistenza, perciò non si occupa della vita di questo mondo. Studiando questo sistema riotteniamo il livello nel quale eravamo prima di discendere sulla terra, lo stesso in cui saremo tutti al termine della nostra ascesa da questo mondo.
E’ una scienza basata sulla Torà, il termine ebraico che definisce il Pentateuco, ovvero i primi cinque libri della Bibbia, e su antichi libri kabbalistici, fino ai testi più recenti del XX secolo. Questi ultimi sono i più adatti per la nostra generazione, poiché sono stati resi più comprensibili. Descrivono la struttura dei Mondi Superiori, come discendono e come successivamente danno origine all’esistenza dei mondi inferiori; descrivono la formazione del nostro mondo, dell’universo, del nostro pianeta e di come la vita si è evoluta.
Nella persona che vuole raggiungere il mondo Superiore, e che studia per questo scopo, la Saggezza della kabbalah è in grado di sviluppare questo desiderio. Tale desiderio all’inizio è minuscolo, viene chiamato “un punto nel cuore”, ed è l’embrione dei nostri stati futuri. Approfondendo la conoscenza della struttura del Mondo Superiore, sviluppiamo anche l’informazione “genetica” che è dentro di noi, e nel corso del suo sviluppo si forma al nostro interno un modello simile ai livelli Superiori. In questo modo abbiamo l’opportunità di “sentire” i mondi superiori, di capire tutto ciò che ci succede e, soprattutto, di controllare questo processo per noi stessi. I processi che attraversiamo nel corso della vita saranno più chiari e capiremo anche cosa accade all’anima dopo che avrà finito la vita in questo mondo.
L’ipotesi kabbalistica è che una persona può raggiungere la vita eterna mentre vive ancora in questo mondo e per scoprire questa saggezza l’umanità ha dovuto attraversare diverse fasi di sviluppo; i kabbalisti spiegano che, nel nostro tempo, l’umanità ha raggiunto l’ultima fase dello sviluppo ed è pronta e matura affinché la Verità sia rivelata a tutti.
La kabbalah insegna ad una persona come cambiare interiormente in relazione agli altri, vivendo la vita di tutti i i giorni, passando dal fatto di ricevere, fine a se stesso, al Dare assoluto, ovvero l’amore per il prossimo.
Questa scienza non si serve di amuleti, nè di oggetti fisici ai quali associare un contenuto spirituale. La kabbalah non pratica nessuna forma di magia. Non è una setta, è invece formata da uomini e donne che, liberamente, si uniscono a livello spirituale, uniti dallo stesso desiderio di perfezione; e non ha nulla a che fare neppure con la New Age, fenomeno passeggero cui è stata associata da alcuni finti maestri a scopo di lucro. E’ semplicemente la più antica scienza dell’umanità, vantando cinquemila anni di esistenza.
Essendo la kabbalah una scienza, può essere studiata mantenendo il proprio credo, qualunque esso sia. Non è nemmeno necessario essere ebrei, perchè l’espressione “Popolo Eletto” va intesa in senso spirituale, è quindi il popolo formato da tutti coloro che intendono fortemente e seriamente “aderire” al Creatore.
Siamo quindi davanti ad uno strumento scientifico per studiare il mondo spirituale. Per esplorare il nostro mondo terreno usiamo le scienze naturali, come la fisica, la chimica, la biologia etc., ma le scienze naturali studiano solo il mondo fisico, quello che percepiamo con i nostri cinque sensi. Per comprendere pienamente il mondo nel quale viviamo abbiamo invece bisogno di uno strumento di ricerca che possa esplorare il regno nascosto, quello che i nostri cinque sensi non possono percepire.
Secondo la kabbalah, la realtà consiste di due forze o qualità : il desiderio di ricevere ed il desiderio di Dare; è quindi il Dare assoluto (comunemente viene chiamato Creatore) che, automaticamente, crea il desiderio di ricevere. Dunque tutta la creazione, inclusi quindi anche noi, è una manifestazione (creazione) di questo desiderio di ricevere.
Non c’è modo di vivere senza la mente. E’ un dispositivo messo al servizio dell’essere umano e fa parte dell’insieme dei “corpi” che costituiscono l’essere umano. Il problema sta nel fornirle un desiderio superiore sul quale essa possa concentrarsi, invece di disperdersi in mille pensieri frammentari che attirano il suo interesse. Va trattata come un bambino al quale si forniscono degli interessi, dei giochi su cui possa fermare la sua attenzione invece di fare i capricci. Se facciamo questo la mente si rivelerà un prezioso alleato per raggiungere il nostro scopo.
La mente segue il nostro desiderio e va là dove è il nostro cuore (cfr. Luce 12, 34).
Immaginiamo il cuore come diviso in due parti, una inferiore e una superiore: nel mezzo si trova il punto nel cuore ed è quello che bisogna sviluppare, lavorando sullla mente-desiderio, in modo da raggiungere lo stato di mente-superiore.
Nella realtà inferiore, quella dove si trova ordinariamente la mente, vi sono azioni singole che creano realtà personali separate e costituiscono la personalità e la vita stessa degli esseri umani. Questo senso di separazione fra le esistenze, fra la nostra vita e quella degli altri, la nostra vita e quella del cosmo, la nostra vita e quella della Creazione, è la frammentazione che crea il dolore, poichè è una frammentazione fittizia, apparente, e non della natura dell’uomo. Le persone “sentono” che la loro natura non è questa, perché tale informazione è stata immessa dall’Universo stesso, di cui tutti siamo parte; ma nello stato attuale non si riesce a percepirla che come disagio, o come dolore. Disagio e dolore che si cerca di superare riempiendo sempre più, il desiderio di assoluto, con desideri e piaceri frammentati; in questo modo il disagio è destinato a crescere a dismisura, sempre più gonfiato dall’affanno di riempire vuoti sempre maggiori.
La mente inferiore lavora per la realtà frammentata, e lo fa senza nessun piano preciso, seguendo l’onda delle emozioni e delle sempre nuove conoscenze di cui viene a contatto. La mente superiore lavora invece per la riunione delle parti, poichè è in sintonia con la Mente Unica.
L’essere umano è un essere di desiderio; ciò significa che egli vive cercando un soddisfacimento, sia esso di ordine materiale, affettivo, oppure di ordine superiore. Le tre cose potrebbero apparentemente convivere, ma questa è solo un’illusione, un inganno che gli esseri umani si trasmettono di generazione in generazione e che non ha mai funzionato: e questo non perché materia e spirito siano in antitesi e che quindi agendo sul primo si possa acquisire il secondo; ma perché sono due cose completamente diverse. Quindi, mentre si vive sul piano materiale, bisogna costruire il mondo spirituale su di un piano autonomo, imparando le leggi che regolano il mondo spirituale.
La mente superiore che noi possediamo è opposta a quella ordinaria. Bisogna distruggere la mente ordinaria “non” perchè non ci sia bisogno di una mente, ma per raggiungere la Mente. E’ dunque uno sforzo cosciente quello che si decide di compiere con la propria fede.
Lo Spirito non viene attivato dai digiuni, o dalle preghiere, o dalle buone intenzioni; tutto questo è materia. Ecco perché ci rivolgiamo alla Kabbalah come metodo per conoscere un mondo di cui non sappiamo nulla. Prima di parlare di un Creatore, dobbiamo conoscere il sistema attraverso il quale la Creazione si manifesta. Si rivelerà a noi se prima di rapportarci “oltre” la percorreremo tutta.
E’ come se ci trovassimo nel palazzo del re e prima di arrivare alla stanza del sovrano, è necessario percorre tutte le stanze che ci separano da lui. E’ questa la nostra vita materiale, percorrere il palazzo, senza soffermarci in una stanza più che in un’altra. E invece quanto siamo tentati di fermarci già nella corte! Dove le prime bellezze e comodità, dopo il viaggio, ci fanno apparire appagante ciò che in realtà non è che un’anticamera.
Cerchiamo dunque di vederci così, in cammino verso la sala del trono; quella è la nostra meta, là il sovrano ci attende. Non vi sembra sciocco perdere tempo con qualcosa di meno splendido di quello che ci attende? Certo, queste stanze le possiamo vedere, appaiono belle, e soprattutto vere; ma dicono semplicemente che la magnificenza della dimora reale è senza pari.
Quando si inizia a percepire l’amore della Creazione e l’amore per gli altri, si prova il senso della Verità. E diviene quasi una droga. Si vuole amare sempre di più, e si comprende che fino al giorno prima non vi era vera vita in noi, ma solo vita riflessa. Siamo vissuti sino ad oggi su concetti che ci sono stati tramandati da persone che non sapevano nulla, concetti astratti, con soltanto un vago senso di fare il bene, tanto per vivere senza problemi per quanto possibile su questa Terra; non soffrire molto cercando di guadagnare il massimo da ogni situazione. Per soddisfare i nostri desideri.
Ma quando scopriamo la Verità, siamo presi da un senso di leggerezza e di euforia mai provati. E’ la libertà di chi ritorna nella propria vera pelle. Figli dell’Universo nel vero senso della parola. Ora Lo comprendiamo, e siamo d’accordo con Lui.
Se amiamo stiamo bene, se amiamo capiamo, se amiamo le porte si spalancano davanti a noi. E si è già nell’eternità. Il futuro si avvicina al presente e si fonde con esso. Capire che il tempo non esiste, né per noi, né per gli altri; si è solo prigionieri delle sbarre create dall’egoismo. Capire che la Vita Infinita “esiste”, e che la sua fonte è nello stato spirituale. Scoprire che il desiderio è uno solo, cioè tornare alla vera natura, che vuol dire fondersi con il Creato. Comprendere che amare il prossimo come se stessi è un mistero che contiene tutti i misteri, e che noi possiamo penetrarli tutti, con ordine, senza confusione, guidati dalle Forze Universali.
(liberamente tratto dalla Kabbalah notturna)
“Con l’intelletto e il cuore, noi abbiamo degli strumenti utili, indispensabili, e tuttavia insufficienti a guidarci su tutti i sentieri della vita che dobbiamo percorrere. Per poter percorrere quelle vie, abbiamo bisogno di sviluppare una terza facoltà: l’intuizione. L’intuizione si accomuna all’intelletto nella misura in cui è una forma di intelligenza, e si accomuna al cuore nella misura in cui è una forma di sensazione, ma si tratta di un’intelligenza e di una sensazione che si situano su piani superiori.
Direte: «Ma la facoltà di cui ci sta parlando è la chiaroveggenza!» No. Attualmente si tiene in gran conto la chiaroveggenza, se ne fa un gran parlare. Essa è una facoltà decisamente reale, ma che permette solo di vedere il lato oggettivo (forme, colori, movimenti) del piano astrale e del piano mentale. Potete essere chiaroveggenti e non comprendere niente di ciò che vedete, perché non lo sapete interpretare. Questo non vi porta quindi da nessuna parte, ed è persino pericoloso. Con l’intuizione, invece, forse non vedete niente, ma comprendete le cose molto meglio che se le vedeste, poiché le vivete, le sentite.”
O.M. Aïvanhov (1900-1986)
Il Sole governa il cuore e la milza, agisce sul sistema nervoso cerebrospinale, sul sistema circolatorio e sugli occhi.
In alchimia il Sole è rappresentato da un metallo, l’Oro, e diventa l’Elisir Rosso, l’Oro Potabile, con un potere curativo universale. La sua soluzione può essere usata con qualsiasi altro elemento, sia esso vegetale, animale, minerale o metallico.
Facciamo l’esempio di una persona che ha bisogno di assumere l’estratto di una particolare pianta per curare il fegato; se vi aggiunge l’Oro Potabile amplifica moltissimo il potere curativo della pianta in questione. Avverrà così che il potere curativo dell’Oro Potabile verrà portato al fegato attraverso l’azione della pianta usata, mentre le virtù curative della pianta saranno fortemente esaltate dalla vitalità dell’Oro.
Nella medicina olistica l’Oro Potabile è una sostanza meravigliosa e fondamentale per ogni situazione, perché la sua natura è universale. Ma soprattutto è eccellente per il cuore e per tutte le indisposizioni ad esso collegate; e allo stesso modo è in grado di controllare le malattie degenerative.
L’oro è immune da tutti i processi che si svolgono normalmente sulla Terra, e che consistono nella distruzione della lucentezza, della resistenza, della malleabilità e della coesione interna; e tutto ciò tramite l’ossidazione, la calcificazione e la polverizzazione. E’ per questo che l’oro è considerato un metallo nobile, il più nobile dei nobili.
I metalli non nobili sottostanno all’erosione, alle forze telluriche, perdono colore e luce, e le energie radianti diventano libere tramite questi processi degenerativi. In particolar modo con l’ossidazione, che altro non è che una lenta combustione avvenuta grazie ad ogni unione con le sostanze materiali della Terra. A causa di questo processo una parte della natura cosmica va perduta, ed è per questo che l’alchimista la dovrà poi aggiungere.
L’oro non può mai perdere questo aspetto cosmico.
AUGURO UN FELICE NATALE A TUTTI!
PER ENTRARE DA SUBITO NELLA MAGICA ATMOSFERA NATALIZIA VI SEGNALO QUESTO BELLISSIMO AUGURIO MUSICALE.
E CON TUTTO IL CUORE VI DONO QUESTO MIO PENSIERO NATALIZIO:
E’ Natale. Di cento colori
si vestono le vetrine
la gente si scorda i rancori
le mani si fan più vicine;
dimentica, amico, gli affanni
protendi la mano anche tu;
sentirai che tutti i tuoi drammi
fan già parte del tempo che fu.
APRIAMO IL NOSTRO CUORE ALLA GIOIA E ALL’AMORE E RICEVEREMO IN CAMBIO MOLTO PIU’ DI QUELLO CHE SPARGEREMO INTORNO A NOI.
Un amico mi ha inviato questa splendida ricetta natalizia; è con molta gioia che ve la suggerisco. 
Un grande abbraccio col Cuore a tutti i miei lettori.
Hadraniel
«Se tu lo costruisci, egli verrà.»
Questo sussurro dall’oltretomba nel film del 1989, L’Uomo dei Sogni (titolo originale Field of Dreams), ha portato il personaggio di Kevin Costner a riorganizzare la propria vita in modo tale da poter costruire un campo da baseball. Facendo questo, egli ha consentito a giocatori di baseball defunti, di comparire miracolosamente e giocare una partita di baseball che non avevano avuto la possibilità di giocare nel corso delle loro vite. Ma soltanto il personaggio di Costner poteva vedere i giocatori di baseball; egli era l’unico a poter interagire con loro.
In modo simile a questo, i kabbalisti affermano che se noi costruiamo un posto per il Supremo, egli emergerà in questo posto e lo riempirà. Ma soltanto la persona che costruisce questo posto sarà in grado di sentirlo e di interagire con lui.
A differenza della misteriosa voce del film, la chiamata a costruire un nuovo “posto” per l’energia Superiore inizia con una sensazione: un’attrazione verso qualcosa di sconosciuto, al di là dei confini di tutta la nostra esperienza di vita. Cominciamo a cercare qualcosa senza sapere esattamente che cosa è. Ci poniamo domande come: “Qual è lo scopo della mia vita?” “Da dove vengo e dove sto andando?” e sentiamo che dobbiamo avere le risposte.
La ricerca di qualcosa di sconosciuto indica che un nuovo desiderio si è risvegliato in noi, ed è il desiderio di scoprire la fonte della vita. E questo desiderio è appunto il “posto” in cui l’energia suprema finalmente si rivelerà.
Questo non è un posto fisico, ma un luogo all’interno della nostra interiorità. Si tratta di un desiderio nei nostri cuori che i kabbalisti chiamano “il punto nel cuore”, che cresce gradualmente da un piccolo punto fino ad un intero “posto” dove il Tutto diventa rivelato. Questo posto, che affiora come un punto nel cuore, poi cresce fino a divenire “l’anima”, che è il vaso che accoglie la presenza suprema.
La kabbalah spiega che nessuno è nato con un’anima completamente sviluppata. Si tratta piuttosto di qualcosa che creiamo gradualmente. Il nostro desiderio iniziale di qualcosa di nuovo e sconosciuto è un primo “punto” dell’anima, che può essere sviluppato e diventare un’anima pienamente cresciuta, sempre esistente. Portando un esempio materiale, può essere paragonato al piccolo punto di un feto, come si vede nelle ecografie dopo soli due mesi del suo sviluppo nel grembo.
Tuttavia, a differenza di un feto che si sta sviluppando per diventare un bambino, un punto del cuore non si sviluppa per diventare un’anima mentre noi restiamo seduti ad aspettare che il processo di sviluppo faccia il suo corso, ma il processo di sviluppo del nostro “punto nel cuore” dipende completamente da noi. Dipende dalla nostra partecipazione attiva e dagli sforzi che facciamo per costruire questo “posto”. E nella misura in cui noi facciamo in modo che il punto iniziale cresca, cominciamo a sentire l’energia suprema all’interno di esso.
Che cosa accade quando la crescita è completata, quando il “posto” è pronto? Il Mondo Superiore, la Forza Suprema si manifesta immediatamente in esso e riempie questo desiderio con sensazioni di eternità e perfezione. Queste sensazioni provengono dalla connessione con la Fonte della nostra vita, che è perfetta ed eterna. E ad un certo punto riusciremo a percepire questo anche nei desideri degli altri!
(liberamente tratto dalle lezioni kabbalistiche)
Il Supremo, l’Assoluto, si manifesta nel cuore di ogni essere attraverso la Sua emanazione plenaria; così dirige ognuno nel ricordo, nella dimenticanza, nella conoscenza, nell’intelligenza e anche nella sua mancanza. Tutte le energie e tutti i poteri vengono dalla Fonte Suprema.
Gli antropologi sostengono che c’è una legge naturale secondo cui si deve lottare per la sopravvivenza: è la legge del più forte. Ma dietro questa legge della natura c’è qualcosa di Superiore che governa tutto, perciò il sentiero più sicuro verso l’armonia è rispettare le leggi universali.
Nel mondo della materia tutto è illusione, tutto è incantesimo maya, che fa dimenticare la relazione di tutte le cose con la Fonte Suprema. Nel mondo materiale esiste la legge del più forte, che costringe tutti a lottare per la sopravvivenza, perchè nella materia c’è disparità fra le anime condizionate a causa del loro desiderio di dominare le risorse materiali. Questa mentalità di dominio sulla natura materiale è all’origine della vita condizionata. L’energia illusoria ha sempre creato i più forti e i più deboli in ogni specie di vita e questa disparità ha portato la necessità di lottare per sopravvivere.
Nel mondo spirituale, invece, non c’è lotta e non c’è disparità, perchè tutti esistono eternamente e nessuno vuole diventare il beneficiario di qualcosa.
Nessuno sarà libero sino a quando non sceglie l’unica vera libertà: riappropriarsi della propria vera natura, quella spirituale. La spiritualità è mille volte più forte della vita comunemente intesa. E’ intensa, piena, eterna, non è soggetta a mutamenti casuali e dolorosi e non ci lascia in balia degli eventi. Certamente, giungere a questa libertà di pensiero può essere doloroso, perché dove c’è libertà di pensiero c’è anche opposizione al pensiero imposto, e quindi disagio.
La nostra natura materiale presto si abitua al comodo vivere in seno al gruppo sociale, e cerca di trarre da questo i maggiori vantaggi con il minimo sforzo. Da parte sua la società è ben disposta a dare tutto ciò che la nostra natura vuole, purché se lo guadagni con il sudore della fronte. Per questo l’uomo è disposto a cedere pensiero, libertà, pudore e amor proprio; troverà sempre qualche esperto che lo convincerà che questo è giusto.
La vera vita, invece, sta all’opposto. Nella misura in cui riusciamo ad uscire da noi stessi troviamo la Vita. E questo avviene quando si risveglia il punto nel cuore.
Ricordiamoci che migliora soltanto chi chiede la Spiritualità ora, ma la tendenza è rimandare: “sì, forse è giusto cercare altro, forse non sono poi così felice, forse faccio una brutta vita, meriterei di più, forse un Creatore esiste da qualche parte. Ma me ne occuperò domani. Oggi ho ancora qualche impegno da sbrigare, qualche piccola soddisfazione possibile”.
La situazione è simile a quella del vecchio che avanza sulla strada sotto un carico pesante; se chiede aiuto, qualcuno accorre a soccorrerlo ed è disposto ad aiutarlo. Ma, se non grida, nessuno penserà di aiutarlo, perché sembra che se la sbrighi benissimo da solo.
La richiesta deve essere sincera, deve venire da un cuore pieno, da una mente che ha cercato tutte le soluzioni “mondane e naturali” e non ha trovato nulla. Ed è a questo punto che al posto del punto nel cuore bisogna acquisire un contenitore, un vaso che si chiama il nostro prossimo.
Solo nell’amore per il prossimo si trova la via di uscita da questa scomoda situazione terrena, in cui un’Energia Superiore ci ha posti per costringerci a muoverci verso di Essa; e questa Entità Superiore non è la nostra stanza piena di libri di preghiere, la nostra famigliola che curiamo con amore, i nostri amici che ascoltiamo volentieri e che frequentiamo con gioia momentanea; non è neppure nel godimento della natura, né nell’espressione artistica dell’uomo; questa Entità la possiamo trovare solo nell’altro, nel suo punto del cuore.
Il libero arbitrio è acquisire la natura spirituale, è imitare quel Creatore al quale aneliamo. Ed è dall’unione con il gruppo che si comincia a sentire l’unione tra le anime.
(liberamente tratto dalle “lezioni del mattino sulla kabbalah”)