Ago
27

Image Hosting by imagefra.me«Gli italiani si sentono insicuri e così ricorrono sempre più all’aiuto dell’ipnosi per superare le difficoltà nel lavoro, nelle relazioni personali, nell’amore e persino nel sesso. E’ il risultato di una indagine realizzata dal Cenispes (Centro italiano di studi politici, economici e sociali) per conto della “Accademia internazionale Stefano Benemeglio della discipline analogiche”, su un campione di 4mila persone tra i 18 e i 65 anni, distribuite in tutta la penisola, secondo la quale nel primo semestre del 2009 gli italiani che hanno deciso di ricorrere all’ipnosi sono più che raddoppiati (+108%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
A spingere gli italiani ad affidarsi alle mani di un esperto di ipnosi, spiega il Cenispes, sono soprattutto le difficoltà nei rapporti sentimentali. Tra quelli che ricorrono a questa pratica, infatti, oltre uno su quattro (27%), lo fa per superare i problemi di coppia. Ma in molti casi si sfrutta l’ipnosi anche per smettere di fumare. E’ la necessità di sentirsi più forti e più sicuri di sè, spiega il Cenispes, a muovere chi fa questa scelta, perché non si sente in grado di farcela da solo. E se questa è la motivazione per il 23% delle persone, un altro 20% lo fa per aiutarsi a individuare la strada per la realizzazione nella vita. Uno schema confermato a Roma, dove la maggior parte delle persone che ricorrono all’ipnosi lo fanno per migliorare la relazione di coppia (31%), ma rovesciato a Milano, dove prevale invece la ricerca dell’affermazione professionale (33%). Il sesso è invece al primo posto a Napoli, dove a spingere all’ipnosi è il tentativo di migliorare la propria vita sessuale. A Firenze vince la ricerca di una maggiore sicurezza e autostima (30%), mentre a Bologna è la realizzazione nella vita, con il 36%, a spingere verso l’ipnosi. “Migliorare l’aspetto fisico, crescere professionalmente, fare l’amore più spesso, recuperare l’ex-partner di un tempo. Tutto è possibile: il segreto - spiega il fondatore della ‘Accademia’ - sta tutto nell’impegnarsi per cercare di recuperare l’equilibrio e l’armonia, risolvendo i problemi che di volta in volta si presentano”».

(LA 7 - in “Notizie Cronaca”)

Ago
04
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 04-08-2009

Image Hosting by imagefra.meUno dei concetti più importanti della Kabbalah è l’Albero della Vita con le sue Sephirot, una disciplina assai complessa e per alcuni aspetti misteriosa.
Il termine “Sefira” non significa, come molti credono, “sfera”, ma integra tre concetti fondamentali: il concetto di “Numero”, il concetto di “Libro”, e il concetto di “Luce”.
Le Sephirot possiedono cioè le qualità dei primi dieci numeri interi; contengono simboli, miti, avvenimenti e tradizioni esattamente come un libro; e irradiano la stessa Energia Superiore che esiste in tutta la Creazione.
Questi tre significati appartengono ai tre livelli dentro ai quali le Sephirot operano. Il più basso è quello in cui esse agiscono come numeri. A questo stadio sono le unità fondamentali delle leggi fisiche e matematiche, su cui poggia la creazione. Sono l’energia contenuta nei numeri, la loro identità segreta, la loro vibrazione.
Il secondo livello (il libro) si concretizza nelle situazioni pratiche, morali e psicologiche, del piano umano; diventano potenze dell’anima e fasi dell’emanazione divina, portando nel mondo la capacità di conoscere, di avere fiducia, di amare; ma anche di temere.
E infine le “Luci”. Su questo piano le Sephirot si dispongono in modo organico e si connettono fra loro  armoniosamente. Qui si lavora di solito con tre Alberi della Vita contemporaneamente, a rappresentare il capo, il tronco e gli arti inferiori della Divinità Suprema. Al terzo livello le Sephirot diventano pietre preziose, centri di Luce dai quali viene irradiato, costantemente, quel flusso benefico che guida tutta la creazione verso il suo traguardo di pace e di beatitudine cosmica.
Secondo O.M. Aivanhov “L’Albero della Vita è uno schema simbolico che racchiude tutta la Scienza Iniziatica, le dottrine di tutti gli Iniziati. Lo si può paragonare a un seme: piantatelo, ed esso farà apparire dinanzi a voi tutta la Creazione con la moltitudine delle sue creature. Questo schema può diventare un strumento magico, un pentacolo fra i più potenti. Tutto vi è contenuto, tutti i principi, tutti gli elementi, tutti i fattori con i quali il Signore ha creato il mondo. Con esso disponete di un sistema che vi aiuterà a non disperdervi nel compiere il vostro lavoro spirituale. Lavorando per anni su questo schema, introdurrete in voi stessi l’ordine e l’equilibrio; e tutto si strutturerà, si organizzerà e si armonizzerà. Non appena avete un poco di tempo, soffermatevi sull’Albero della Vita, scegliete una sefira, concentratevi su di essa e cercate di sviluppare le qualità o le energie che questa contiene. Sia che abbiate bisogno di luce, di amore, di forza, di protezione, di generosità, di giustizia o di vita… rivolgetevi all’Albero della Vita: esso è a disposizione dei figli e delle figlie di Dio che hanno bisogno di nutrirsi della vita divina.”
“Numerose tradizioni rappresentano l’universo come una montagna in cima alla quale la Divinità ha la Sua dimora, inaccessibile e inviolata. I Greci ponevano gli dèi sulla vetta del monte Olimpo; Mosè ha parlato con Dio sul Monte Horeb. Gli Iniziati si sono sempre serviti del simbolo della vetta, anche nei paesi dove non c’erano montagne elevate. La ricerca della vetta è l’impresa più importante, la più ricca di significato che l’essere umano possa intraprendere. Questo vuol dire che egli è cosciente che i poteri e le virtù accumulate in lui dal Creatore possono condurlo al di là di tutte le realizzazioni terrestri. Nella Cabala, l’Albero può essere paragonato ad una montagna la cui cima è la sefira Kether: la più potente, l’onnisciente, l’amore divino. Per arrivare fino a quella vetta, sono necessarie grandi qualità: la tenacità, la volontà, la stabilità, l’intelligenza, l’audacia, e soprattutto un desiderio irresistibile di luce e di purezza. Queste qualità sono rappresentate dalle altre sefirot, da Malkut fino a Hokmah.”
“Kether: la Corona; Hokmah: la Saggezza; Binah: l’Intelligenza; Hessed: la Grazia; Geburah: la Forza; Tiphereth: la Bellezza; Netzah: la Vittoria; Hod: la Gloria; Yesod: il Fondamento; Malkuth: il Regno.
Imparate a meditare sulle dieci sephiroth, con la consapevolezza che quell’Albero Cosmico è anche in voi, e che l’unica attività che valga la pena di svolgere è quella di farlo crescere, fiorire e fruttificare. Quanto tempo vi ci vorrà prima di potervi identificare realmente con quell’Albero di Vita? Di questo non dovete preoccuparvi. Forse, dovrete tornare sulla terra migliaia di volte, per proseguire questo lavoro, fino al giorno in cui le dieci sephiroth, che hanno la propria dimora in voi, incominceranno a vibrare, e tutto il vostro essere interiore sarà illuminato dalle luci dell’Albero della Vita.” Così disse il grande Aivanhov.
I praticanti e cultori del Reiki confermano la corrispondenza tra il Reiki (Forza che crea e sorregge ogni forma di vita nell’Universo) e Yesod della Kabbalah, il Chi dei cinesi, il Ki dei tibetani, il Prana degli indù, il Ka degli antichi Egizi, la Forza Guaritrice della Natura di Ippocrate, il Fluido Vitale alchemico, il Telesma di Ermete Trismegisto, nonché lo Spirito Santo dei Cristiani.
Yesod, la nona sefira sull’Albero della Vita, è collocata all’altezza degli organi genitali; simboleggia la purezza ed è la base dell’ascesa, del ritorno a Kether. Chi intende abbracciare la vita spirituale deve inizialmente affrontare Yesod, cioè le energie sessuali e le illusioni dell’inconscio. Yesod è dunque il simbolo della vita pura. La purezza viene qui definita come un sistema di vita ricco e creativo, fondato su una buona conoscenza sia della psiche che dello spirito.
Tutte le Sefire sono una guida lungo il cammino di crescita morale e spirituale e, come pietre preziose, arricchiscono enormemente la natura di coloro che ne sanno assorbire e praticare gli insegnamenti.
(il continuo nel prossimo post…)

Feb
24
Filed Under (Psicologia) by Hadraniel on 24-02-2009

Image Hosting by Picoodle.comAlcuni ricercatori stanno sfatando quella generica opinione secondo la quale le lacrime sono uno sfogo liberatorio. Fino ad ora era opinione abbastanza comune che il pianto avesse un risvolto psicologico di purificazione, addirittura di catarsi; ma questo tipo di opinione risulterebbe ora incompleta e fuorviante. Uno studio americano rivela che l’effetto benefico del pianto, quando c’è, dipende dallo stato psicologico del soggetto in questione e soprattutto dal comportamento delle persone che gli sono attorno in quel frangente. Il tornaconto più ovvio (e anche il più ricercato) del pianto è quello di ottenere sostegno, ma l’emotività che fa scaturire le lacrime deve fare i conti anche con le reazioni delle altre persone.
Da questa ricerca è emerso, per esempio, che piangere in presenza di una sola persona ha un effetto “risolutivo” migliore che non il pianto davanti a un gruppo di persone.
E’ pur vero che alcuni individui sono più portati di altri a sperimentare una sorta di catarsi liberatoria, durante le crisi di pianto; ma si è anche scoperto che le persone che presentano accenni di depressione o di ansia beneficiano solo per qualche attimo della momentanea interruzione (data dal pianto) del flusso di pensieri, ed hanno più difficoltà a ritornare ad uno stato psicologico normale.
Pare che l’esperienza del pianto abbia radici nella prima infanzia. Chi ha avuto genitori amorosi ed accudenti tende, da adulto, a pensare che il pianto dia sollievo; se invece i genitori avevano avuto reazioni sgradevoli alle lacrime del bambino, nell’adulto ci saranno molte più difficoltà ad avere sollievo dalle lacrime.
Considerando poi che il pianto, in un bambino, è sempre un modo per chiedere attenzioni, un adulto insicuro e dubbioso sulla risoluzione delle sue sofferenze può rimanere anche tutta la vita intrappolato in quel meccanismo di protesta che è il pianto.
Perciò, lungi dall’essere certi che “farsi un bel pianto” possa sempre far ritrovare l’equilibrio perduto, continuiamo pure a far sgorgare dalla nostra anima queste bagnate emozioni, inondando nascite e funerali, matrimoni e separazioni, amori e canzoni, ma ricordando che l’unico beneficio sicuro sarà quello di rendere, per qualche attimo, più luminosi e iridescenti i nostri occhi.

Feb
20
Filed Under (Alchimia) by Hadraniel on 20-02-2009

Image Hosting by Picoodle.comSulla Terra sono sparsi tutti i metalli, ma solo in determinati luoghi sono ad una concentrazione per cui vale la pena di estrarli. Questo discorso vale per tutti i metalli, e in special modo per il Mercurio, che è particolarmente presente in Europa e soprattutto in Italia (nel Monte Amiata) e in Spagna (Almaden). Si trova quasi esclusivamente sotto forma di Cinabrio, anche se a grandi profondità si possono trovare delle goccioline di mercurio nativo, o “mercurio vergine”, attaccate alle rocce.
Il Mercurio della Terra è presente in maggior quantità in una posizione che si trova fra l’Est e l’Ovest, e tra il Nord e il Sud; si può pertanto dire che si trova al centro. Infatti, in tutte le immagini alchemiche, il Mercurio dei Filosofi è sempre raffigurato in un punto centrale.
Il mercurio alchemico è il grande guaritore del sistema nervoso in generale. Ma cura anche orecchie, lingua, linguaggio, organi vocali, nervi delle braccia, nervi addominali, nervi cerebrospinali, quelli degli organi genito-urinari, delle mani, delle gambe, del cuore, il nervo ottico, la bile, la respirazione, i capelli, il piccolo intestino, la circolazione polmonare, la memoria, le facoltà mentali, il midollo spinale.
L’antica saggezza alchemica riferisce che può essere utilizzato per migliorare le paralisi, le malattie dei nervi periferici, i tumori polmonari e le astenie. E’ anche considerato un importante immunostimolante.
Tutti i metalli sono dunque la base dell’alchimia e nascono dall’unione del Mercurio (elemento femminile) con lo Zolfo (elemento maschile); come embrioni giacciono nel ventre della Terra, fino a quando, completatisi, possono venire estratti.
Ma per gli alchimisti era necessario un altro elemento, un “elemento segreto”, che pensavano potesse dar loro la possibilità di tramutare il Piombo in Oro. Unendo l’essenza dell’Oro con quella del Mercurio, e attraverso varie operazioni con l’elemento segreto (pietra filosofale), si poteva produrre una Polvere di Proiezione, che unita al metallo fuso lo trasformava in Oro. Tutto questo va però visto in un’altra ottica.
Secondo l’alchimia esiste una stretta relazione tra macrocosmo  e microcosmo, ed è da questa considerazione che nasce la medicina alchemica. Prima di tutto vengono individuate le relazioni fra i pianeti e gli organi umani, e poi viene identificata l’Aura magnetica degli esseri umani.
Risulta così che l’Uomo possiede un corpo fisico, un corpo astrale e un’anima.
Il corpo fisico è costituito da tre Principi di base (Zolfo, Mercurio e Sale) e una parte dell’alchimia curativa si basa su questi Principi, dove il Sale rappresenta l’organismo nato dall’unione del Mercurio con lo Zolfo. Ma il corpo fisico è composto anche da quattro Elementi (Fuoco, Aria, Acqua e Terra), i quali si combinano in modo diverso per ogni persona.
La malattia viene fatta derivare da uno squilibrio fra questi Principi, i quali vengono assunti attraverso i cibi. Perciò un eccesso di Zolfo può procurare febbri; un eccesso di Mercurio causa smania e frenesia; e un eccesso di Sale produce calcoli, coliche e reumatismi.
Un’altra parte della medicina alchemica è legata invece ai quattro Elementi, rappresentanti le quattro qualità della materia; la loro combinazione determina lo stato dei corpi: liquido, gassoso, radiante o solido.
Ogni Elemento è poi associato a un organo: Acqua = linfa, Aria = sangue, Fuoco = bile, Terra = sistema nervoso. Al prevalere di un Elemento si associano delle patologie ed è da questi concetti alchemici che si può far discendere l’omeopatia. Infatti l’omeopatia spiega che per ogni malattia esiste un simillimum, ossia un principio terapeutico in grado di ristabilire l’equilibrio del corpo (”il simile cura il simile”).

Dic
13
Filed Under (Diventare consapevoli) by Hadraniel on 13-12-2008

Image Hosting by Picoodle.comPersino la materialista Hollywood, che ha il culto del commercio e dei piaceri della “bella vita”, ha preso molto sul serio il fenomeno clima. I dati della crisi ambientale hanno turbato la calma dell’industria del cinema, inducendola ad agire di conseguenza.
“La verità sconveniente”, il film di Al Gore, ex vice presidente americano, è un film che affronta l’argomento del surriscaldamento globale e ha riscosso un grande successo, compresi il riconoscimento artistico dell’Oscar e il recente Nobel. Anche il film di Leonardo di Caprio “L’undicesima ora”, che affronta lo sviluppo della crisi ecologica mondiale, evidenziando la nostra responsabilità personale, ha avuto una risonanza mondiale.
Sembra che dopo un processo di sviluppo incessante, a quasi duecentocinquanta anni dalla rivoluzione industriale, la situazione ecologica mondiale e le sue conseguenze inizino ad essere prese in considerazione come ciò che in effetti mette a repentaglio proprio la specie umana. Pare che se non cambieremo l’essenza del nostro modo di pensare, ce lo farà fare la natura in persona, a scapito nostro.
Per comprendere la causa delle crisi climatiche attuali, è necessario rispettare le leggi che governano la natura, la quale si mantiene da sé in un’armonia ed equilibrio costanti; molte ricerche scientifiche hanno evidenziato che, se questo equilibrio viene alterato, proprio la natura mette in azione meccanismi che lo ripristinano. Sempre a scapito nostro ovviamente.
Un altro principio fondamentale è quello di imparare a preoccuparsi per il  prossimo. Possiamo osservare molte espressioni di tale principio a tutti i livelli della vita, dalla più semplice alla più complessa. Ogni forma di vita, dai microbi, alle formiche, alle api, fino alle stesse scimmie, è regolata da questo principio. In tutti gli esseri viventi, eccetto che nell’uomo, questa regola viene attuata in modo naturale, d’istinto, in continuo equilibrio con l’ambiente circondante.
L’egoismo umano invece continua a crescere, giorno dopo giorno, esprimendosi ogni volta in modi diversi. L’uomo sfrutta il prossimo e si sviluppa a proprio discapito. A causa del suo atteggiamento verso il prossimo, egli infrange in modo costante la legge di armonia e di equilibrio della natura. Ma la natura non può cambiare, ha leggi fisse e predeterminate e ogni infrazione delle leggi che la governano ha le sue conseguenze. Quanto più siamo egoisti, infatti, tanto più deviamo dal corso della natura ed accresciamo lo squilibrio, ed è di conseguenza a questo che le reazioni della natura sono così “dolorose”. La natura, in altre parole, non ci fa “sconti”.
Solamente la conoscenza e la comprensione della legge generale e della sublime perfezione esistente in natura ci potrà aiutare ad uscire da questa crisi globale.

Nov
28
Filed Under (Alchimia) by Hadraniel on 28-11-2008

Image Hosting by Picoodle.comUn racconto sulla creazione dice che, quando l’Essere Supremo volle manifestare i mondi da dentro di sé, chiamò l’universo “consapevolezza”, ed Egli per primo divenne consapevole del suo proprio infinito potenziale. Sorse così la consapevolezza dello spazio infinito. Fra questo spazio il desiderio (ossia la voglia di espandere) ha creato il primo movimento consapevole, e questo movimento è diventato l’elemento sottile dell’aria il quale, con la sua rotazione ed attrito, ha generato un intenso calore, che infiammandosi è divenuto fuoco. Questo fuoco, continuamente alimentato dall’aria, si è scomposto in acqua che in seguito, scendendo sulla Terra, si è coagulata. Allo stesso modo il processo contrario riporta tutto all’origine: la terra viene ridisciolta nell’acqua caotica dalla quale è derivata e, sublimandosi, ritorna al fuoco celeste.
Questo doppio processo di emanazione e riassorbimento viene anche chiamato creazione e distruzione ed è sempre accaduto. Il fenomeno chiamato “Big Bang” è solo un evento locale nel pluricosmo. Da questo possiamo capire che i quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra) non sono entità separate, ma un super-elemento che può cambiarsi in uno qualsiasi secondo le sue necessità. I filosofi considerano soltanto quattro elementi per il loro lavoro pratico, e si sforzano di creare un perfetto ed equilibrato estratto dei quattro, culminante in una quinta essenza, chiamata “sostanza universale”. Questa sostanza non è altro che lo Spirito Iniziale, nella sua forma di Luce congelata che dà vita a tutte le cose.
I tre regni della natura: minerale, vegetale ed animale, devono perciò la loro esistenza a quest’unico elemento, in grado di dare “principio”.

Ott
11
Filed Under (Olistica) by Hadraniel on 11-10-2008

Image Hosting by Picoodle.comAlcuni ricercatori sostengono che l’Omeopatia ha raccolto l’eredità dell’antica medicina psicosomatica; altri che ne ha anticipato la riscoperta.
Da Ippocrate a Freud l’intimo legame tra lo psichismo e il corpo materiale è apparso sempre più chiaro e indiscutibile; la convinzione che le malattie, e in genere gli squilibri dello stato di salute e di benessere dell’individuo, avessero una causa psichica, oltre che fisica, era perciò ben salda anche nell’antichità. Il detto romano “mens sana in corpore sano” esprimeva già la certezza che non c’è salute del solo corpo o della sola mente, ma la salute dell’uno è insieme condizione e causa della salute dell’altro.
Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento fu Samuel H. Hahnemann, padre dell’Omeopatia, che intuì in modo sorprendente l’importanza del “momento psichico” nell’equilibrio umano. Il suo schema classico, perfezionato poi dai suoi discepoli e successivamente dai grandi omeopati sorti tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, mette al primo piano, nella valutazione e nella cura del malato, lo psichismo nelle sue manifestazioni più caratteristiche e personali, oltre ai suoi rapporti con i diversi organi.
Le intuizioni di Hahnemann hanno preceduto tutte le correnti di pensiero che oggi vanno a costituire il campo della medicina psicosomatica. Perfino la psicosomatica comportamentistica e quella simbologica trovano radici nella filosofia omeopatica.
Ma se l’Omeopatia assegna un ruolo fondamentale all’indagine psicologica sul malato non è per rendere psicologica quest’arte medica, bensì per sottrarla il più possibile all’opinabilità.
L’Omeopatia funziona sempre, se però il medico non è in grado di trovare il “simile” (simillimum) il suo intervento è destinato ad essere vano.
Al momento attuale l’Omeopatia è una delle medicine alternative più usate nel mondo, ma purtroppo è poco applicata in termini di “simillimum”. Viene usata soltanto come approccio complementare, nella maggior parte delle patologie, cercando il simile attraverso la visione della medicina tradizionale (quindi una cosa assai diversa dal simillimum).
La speranza è che in futuro l’Omeopatia possa avere un ruolo primario e determinante sia nella cura di tutte le malattie che nel sostegno delle condizioni generali del paziente.