Essere intimamente rivolti verso la presenza di qualcosa di Superiore, ponendo le nostre parole e le nostre azioni, come offerte, sopra un altare interiore; è così che si indirizza il cuore verso la Fonte.
Nelle meditazioni e nelle preghiere quotidiane è essenziale un unico e semplice concetto, chiamato “intenzione del cuore”. Se manca quest’intenzione tutto ciò che si fa diventa una vuota sequenza di atti o di parole.
Non è necessaria l’esatta formulazione di un testo di preghiera e neppure attenersi a regole particolari per entrare in sintonia con la Fonte Universale, e non ci vogliono nemmeno tempo e pazienza in grande misura. Serve soltanto una vera “intenzione”.
In un’antica parabola si racconta di un re che aveva ammassato i suoi preziosi averi in una stanza del tesoro, chiusa da una complessa serie di chiavi. Le chiavi venivano date soltanto ai suoi collaboratori più fedeli ed amati, ed anch’essi avevano bisogno di precise istruzioni per usarle.
Quelle chiavi sono completamente perse per la nostra generazione.
Tutto quello che possiamo fare per arrivare al tesoro (e il Re vuole che noi, suoi amati figli, lo raggiungiamo!) è infrangere quella serratura. La serratura, nella parabola, è il cuore umano pieno di arroganza e di orgoglio. Dunque tutto quello che possiamo e dobbiamo fare è spezzare la corazza dei nostri cuori. Quando perveniamo fino al Creatore con l’involucro del nostro cuore realmente infranto, tutti i chiavistelli si aprono spontaneamente.
La preghiera più autentica è, perciò, l’intenzione di un cuore totalmente umile.
Se percorrete la strada della Conoscenza Superiore, sempre più spesso vi sveglierete con un senso di felicità indefinibile dentro di voi. Una felicità che si regge da sola, animata da vita propria. Il passato si svelerà per intero e vedrete come la Matrice creativa si è presa cura di voi, con tenerezza, precisione e attenzione; come si è prodigata per portavi ai livelli superiori senza farvi troppa violenza. Vedrete come vi abbia dato prove che, anche se pesanti, fossero ancora superabili e sicuramente rafforzanti. Vedrete anche come vi abbia dato felicità inaspettate.
Siete vivi! Vi sembra questa una cosa ovvia? Il respiro scorre in voi senza il vostro intervento e tutto si muove al vostro interno senza che dobbiate fare nulla. Sentirete sempre di più che siete immersi nel grande mare costituito dalla Luce Cosmica. Tutto galleggia in esso e voi ne siete parte. Sentirete il legame fra le anime e non sarete più soli. Sentirete che la Bontà e la Misericordia della Creazione inseguono le creature e lavorano incessantemente per riportale a Casa.
Perché il dolore, comunque si travesta, è quello della lontananza dal Bene assoluto, che nonostante tutto sapete che esiste. Per questo cercate amore e affetto in tutte le cose, negli altri, negli animali, nei fiori e nella natura. Per questo vi agitate e vi piace viaggiare, pensando di trovare in qualche posto quello che il vostro cuore sa che c’è, da qualche parte.
Le cose dello spirito non invecchiano, non imputridiscono e non si inquinano. Sono le sole cose buone che si possono dare agli altri. Ma per elargirle, queste cose dello spirito, bisogna possederle. La sensazione che esista il “prossimo” appartiene solo al grado dell’uomo. E’ un sentimento essenzialmente egoistico, perché sul prossimo si proietta il proprio egoismo e non l’altruismo, anche se questo è già un avanzamento rispetto a coloro che traggono godimento solo da se stessi. Se invece si traesse godimento dal dare, non avrebbe limite il godimento; la felicità sarebbe piena e continua e si acquisirebbero le caratteristiche del Creatore. Il limite terreno sta tutto qui: nell’aspettativa. Ogni movimento umano è sempre determinato da ciò che ci si aspetta di ritorno dal proprio gesto.
Gli esseri umani sono piccoli commercianti della vita, vendono e comprano cose, affetti, sentimenti, sensazioni, e non sono mai paghi di ciò che ricevono. E non potrebbero esserlo. Perché donare è l’unica vera fonte di felicità, ma troppo spesso questa parola viene confusa con un donare materiale.
Sovente non vi è molto da offrire materialmente, le risorse possono essere molto limitate. Ma “l’intenzione” è illimitata, perciò lo spirito può dilatarsi fino ai confini estremi dell’Universo e dare in continuazione. E’ questo il vero segreto della vita. Come il feto non vede la luce se non nel momento in cui esce nel mondo e non un attimo prima, nonostante sia già perfettamente formato, anche gli esseri adulti non possono vedere la Luce se non dopo aver passato la barriera. E’ necessario che questo pensiero sia ben chiaro, per stimolarvi durante il percorso. Bisogna immaginare d’essere come una pagina bianca, che Qualcosa di Superiore andrà a riempire. Dovete abbandonarvi totalmente. Cosa succederà non lo potete ancora sapere, e neppure i grandi Maestri ve lo possono spiegare, perché sarà una rivelazione personale che coinvolge proprio e soltanto voi, con tutta la vostra personalità. Non esistono due processi spirituali identici, anche se identica è la meta. Questo perché ognuno deve arrivarci con tutto se stesso; e non sarà un se stesso annullato, ma trasformato totalmente, pur mantenendo le sue caratteristiche. In questa consapevolezza deve stare la vostra capacità di abbandono.
(comunicazione di F.R.)
La preghiera del cuore è l’unica che possa arrivare fino alla Fonte Universale. E’ questa la via dell’accelerazione evolutiva. Ed è ineluttabile, per raggiungere lo scopo, passare attraverso una qualità molto particolare di sofferenza: la sofferenza della lontananza dall’Origine. Questa lontananza è dovuta all’imperfezione dell’essere umano, che deve quindi prepararsi a percorrere tutti gli stadi intermedi (che saranno molti) con la certezza, pur non sapendo ancora di cosa si tratti, che alla fine il premio sarà grande .
Questa sofferenza è diversa da quella provocata dall’amore per se stessi. Anche l’amore egoistico provoca stati dolorosi, e ognuno cerca di combatterli con dosi sempre più alte di auto-amore, ma questa è la via naturale che prepara ad una prossima incarnazione. E non è una cosa buona. Qualcuno ci scherza sopra e pensa che rivivere su questa terra non sarà poi così male. Ma non bisogna dimenticare che il mondo sta andando velocemente verso la perfezione finale, e i tempi saranno sempre più duri. Non sappiamo né come né quando avverrà il completamento evolutivo, ma la situazione potrebbe risultare molto difficile da superare. E pensare che tutto avviene per riportarci alla consapevolezza d’essere noi stessi la Creazione!
E allora cosa vogliamo fare? Uscire da questo circolo vizioso diventando come la Fonte, o continuare all’infinito come esseri umani, soggetti a burrasche di ogni genere, ed esposti al dolore della vita e della morte?
La kabbalah dice che tutti noi siamo metà santi e metà peccatori. In quale metà vogliamo stare? Sulla base di questo approccio il mondo dipenderà da noi, anche se rimarrà un qualcosa che si può sanare solo con l’intenzione.
Chi ha l’intenzione ha una forza di molto superiore a chi non l’ha, questo dice la Legge Spirituale; una piccola minoranza con la forza interiore può cambiare il mondo. La correzione che cerchiamo di attuare su noi stessi agisce sullo stato del mondo. Bisogna imparare a “sentire” questo, perché vuol dire sentire il Mondo Superiore.
(liberamente tratto dalla kabbalah notturna)
Come possiamo diventare “liberi” e come possiamo sapere se siamo davvero liberi?
La parola libertà implica che occorre essere liberi da qualcosa, deve perciò esserci un “noi” e un “loro”, un bene e un non-bene, il buono e il cattivo.
E se è così, allora cosa facciamo? Ovviamente iniziamo a disegnare linee e a fare dei confini.
E’ così che le religioni si sono sviluppate, diventando abilissime nel creare confini. Confini basati su credenze. Quindi una persona che crede in una determinata cosa e si comporta in un determinato modo, entrerà nel disegno e nei confini di una religione.
Al mondo ci sono tantissime e diverse religioni e ognuna di loro, oltre ad essersi creata il proprio spazio, lo difende strenuamente; e purtroppo nessuna è particolarmente tollerante verso le altre.
Esiste anche un confine immaginario che viene accettato dalla maggior parte di noi, solo che raramente lo riconosciamo come tale: “Tutto ciò che si trova entro i confini della mia pelle sono io, mentre tutto quello che sta fuori dalla mia pelle non sono io.”
Questo concetto è largamente accettato da quasi tutte le persone. Sembra sia semplice e chiaro. Molte tradizioni mistiche, però, direbbero che la cosa non è così ovvia. Ma lasciamole per ora da parte e andiamo a vedere cosa dicono la fisica moderna e la teoria quantistica.
All’inizio del XX secolo, gli scienziati erano molto impegnati nella ricerca per scoprire finalmente l’elemento fondamentale dell’Universo. La particella più piccola nell’atomo stesso, dalla quale tutta la materia è scaturita. Erano convinti di avere lo strumento necessario, un microscopio potentissimo, che avrebbe permesso di vedere questa particella infinitamente piccola. Quello che invece trovarono fu sorprendente, perché scoprirono che mancava proprio l’elemento fondamentale. Non c’è quell’unità più piccola con la quale è fatto tutto il resto della materia, ma l’esistenza è un’onda di infinite possibilità, tutte intrecciate e connesse tra di loro. L’esistenza non ha né limiti né assemblamenti: è integra. Non esistono confini. Gli atomi e le molecole, che pensavano avessero una forma solida come il nostro corpo fisico, non hanno nessuna solidità e si mischiano liberamente con tutti gli atomi e le molecole, al di fuori di quello che “crediamo” sia il nostro corpo. La scienza, perciò, ci parla ora di “effetto farfalla”: dice che se una farfalla starnutisce su Marte, questa cosa avrà effetto anche su di noi, qua sulla Terra.
Ma se è vero tutto questo, allora perché non siamo in grado di percepirlo?
In realtà lo sentiamo. Semplicemente non riusciamo a riconoscerne la connessione, non siamo in grado di capire (o non vogliamo capire) che tutti i guai di questo mondo sono solo il risultato del nostro combattere ad oltranza contro questa reciprocità, contro questa interconnessione dell’umanità e di tutto ciò che esiste. E siccome non capiamo le leggi di questa connessione, non capiamo neppure i risultati della loro violazione e ne accettiamo le conseguenze come inevitabili.
Il reciproco collegamento è la fondamentale legge della Natura. La nostra esistenza e l’Unità sono la stessa cosa e siamo tutti collegati, esattamente come le parti con l’insieme, o come gli organi di un corpo. Dobbiamo solo imparare a sviluppare i sensi che ci permettono di percepire le leggi di un sistema interconnesso. Una volta che saremo in grado di capire queste leggi, potremo imparare a lavorare con loro per il bene di tutti, scoprendo dove veramente risiede la libertà.
Le persone hanno bisogno di imparare ad essere unite nell’intenzione, al di là della distanza fisica che le separa. Questo è lo scopo del nostro mondo.
Questa meditazione è molto utile per purificare il corpo e la mente. Recitata come un mantra (per il numero di volte creduto più opportuno), al mattino dona energia positiva e la sera elimina le eventuali scorie accumulate durante la giornata.
Io Sono Luce, Luce brillante,
Luce irradiante, Luce intensificata;
Dio dissolve le mie tenebre trasformandole in Luce.
In questo giorno io sono il fulcro del Sole centrale.
In me scorre un fiume cristallino,
una Fonte vivente di Luce,
che non potrà mai essere qualificata dal pensiero o dal sentimento umano.
Io Sono un avamposto del Divino,
le tenebre che mi hanno usato vengono inghiottite
dal Possente Fiume di Luce che Io Sono.
Io Sono, Io Sono, Io Sono Luce
Io Vivo, Io Vivo, Io Vivo nella Luce
Io Sono la massima Dimensione della Luce
Io Sono la più pura intenzione della Luce
Io Sono Luce, Luce, Luce che inonda il Mondo ovunque Io vada,
Benedicendo, Rafforzando e Trasmettendo il Fine del Regno dei Cieli.
(da “Angeli della Illuminazione”)
Per capire il meccanismo della felicità prima di tutto dobbiamo scoprire chi siamo realmente, qual è la nostra vera natura. E questo è semplice: noi siamo un desiderio di essere felici. In altre parole, tutti vogliamo ricevere piacere. E questo piacere lo possiamo chiamare “il desiderio di ricevere”.
Baal ha-Sulam spiega… «Questo desiderio di ricevere piacere costituisce l’intera materia della Creazione, dal suo principio alla sua fine…tutta la miriade di creature e le loro varietà non sono altro che valori stimati e modificati del desiderio di ricevere.»
Probabilmente le sue parole suonano come qualcosa che già conoscete. Comunque, nella nostra natura, il desiderio di ricevere è molto più sofisticato di quello che si può pensare. Non è solamente un desiderio costante che ci spinge a cercare la felicità, ma questo desiderio di ricevere, in realtà, è quello che ci motiva a fare qualsiasi cosa, dalle più insignificanti azioni fino ad arrivare addirittura ad ogni singolo pensiero che abbiamo.
Il desiderio di ricevere cerca soddisfazione in ogni momento e s’incarica di non farci riposare fino al conseguimento delle nostre richieste. E determina anche il nostro umore: se siamo soddisfatti, e la vita ci arride, siamo felici; se non lo siamo, invece, diventiamo frustrati, arrabbiati, depressi, perfino violenti o con tendenze suicide.
Ma questo forse lo avevamo già intuito. Quello che invece ci sfugge è come “decifrare” questa felicità, e perchè il fatto che una volta che il nostro desiderio di ricevere è colmato, il piacere che sentiamo sparisce.
Il professore in economia Richard Easterlin dell’Università del sud della California, un pioniere nella ricerca sulla felicità, chiama questo fenomeno “adattamento edonista”. Ossia ci abituiamo velocemente ai piaceri raggiunti. Questo però non può essere il finale, non vi pare? Dopo tutto, perfino mentre ne stiamo parlando, tutti quanti aneliamo a un piacere duraturo. Ma allora, questa desiderata felicità, sarà solo una favola? Un racconto di Babbo Natale che non diventerà mai realtà? Certamente no. La vera felicità è proprio dietro l’angolo, nel momento stesso che stiamo imparando come sentirla, nel momento stesso in cui incominciamo ad apprendere come aggiungere un’intenzione al nostro desiderio.
Buona Felicità a tutti!