La saggezza della Kabbalah dice che tutti noi scopriamo, osservando la nostra vita, che ciò che ci spinge ad eseguire svariate azioni è in effetti il desiderio di conseguire piacere e godimento. Cambiamo il posto di lavoro, la macchina, andiamo all’estero o mangiamo in un buon ristorante per trarvi soddisfazione. E’ la nostra natura, è l’ego quello che ci spinge a rincorrere continuamente i piaceri; per riempire se stesso. Il problema è che il piacere rilevato da ogni cosa che ci sforziamo di ottenere si dilegua in poco tempo.
Cercando di ottenere il piacere sperato, spesso ci imbattiamo in desideri di altre persone che ci disturbano, e di conseguenza si creano dei conflitti; questo accade ovunque, in famiglia, nel posto di lavoro, e a livello politico e mondiale. Si giunge così ad una situazione nella quale sono azionate su di noi sia una pressione esteriore che una pressione interiore, e gradualmente ci appare sempre più chiaro il fatto che ciò che ci porta sofferenza è seguire l’ego. E questo nonostante l’uso dell’ego ci aiuti ad esistere, a svilupparci, a “fiorire”, a godere della vita. Ma improvvisamente, proprio quando otteniamo il massimo successo o la massima prosperità, si espande in noi una strana percezione di vuoto e la vita diventa nuovamente senza gioia.
La Luce che la Kabbalah apporta alla nostra vita, rivela quindi che ai nostri giorni siamo ancora schiavi dell’ego; ed è proprio questa Luce che può aprire un varco per far percepire che ci può essere una vita ben diversa e più bella. Come conseguenza di questa apertura l’ego che è in noi comincia a ricevere duri colpi, poiché inizia a crearsi un potente bisogno di “uscire da se stessi”, verso la libertà.
E’ questo il vero significato della libertà: l’uscita dalla schiavitù dell’ego. Oggi questa uscita è più vicina che mai ed abbiamo fra le mani l’opportunità di “accelerarla” tutti insieme. Quando usciremo e saremo liberi, si rivelerà davanti a noi un nuovo modo di vivere la vita. Sarà una vita d’unione ed amore fraterno, una vita di pace e tranquillità su tutti i livelli, compreso quello personale e quello sociale.
“Povero”, secondo la Kabbalah, vuol dire “povero in conoscenza”, e allude alla sensazione di vuoto della nostra attuale situazione, che è quella di chi percepisce che può possedere tutto e ciononostante gli manca qualcosa.
Il pane azzimo è un altro esempio simbolico di questo concetto. Infatti, è interessante constatare come nel processo della cottura del pane azzimo si sia molto meticolosi nell’impastare la pasta senza interruzioni, affinché non lieviti. Ciò che è lievitato simboleggia, nella saggezza della Kabbalah, il desiderio egoistico col quale siamo stati creati, che ci imprigiona, all’interno, in quel ristretto mondo di amore per noi stessi. Similmente al modo col quale viene impastato il pane azzimo, noi dobbiamo controllare continuamente qual è il desiderio che ci guida, verso dove è direzionato il nostro sguardo, se solo verso noi stessi o se anche verso il prossimo. È ovvio che da soli, con le nostre sole forze, non si sia capaci di sopraffare l’ego; perché questa è la natura umana. Però il controllo stesso e l’aspirazione ad un cambiamento edifica in noi il vero appello verso la Creazione, la vera richiesta di aiuto per correggere l’ego. Solo così avverrà il cambiamento desiderato.
C’è un’antica usanza, solo in apparenza materiale, che in realtà accenna ai processi spirituali. Si tratta dei quattro bicchieri di vino, ovvero delle quattro fasi dell’uscita dall’ego.
Il bicchiere simboleggia, nella Kabbalah, la nostra capacità di ricevere la Luce che proviene dal Creatore. I kabbalisti hanno scoperto che l’unica qualità che esiste nella Creazione è la qualità dell’amore quindi, se ci relazioniamo l’uno con l’altro con amore, così come il Creatore si atteggia con noi, diventiamo simili a LUI, ed in questo caso la Luce ci colma.
Il vino (ma potrebbe essere anche acqua pura di fonte) simboleggia la Luce della Creazione che opera su di noi in due fasi: nella prima fase la Luce ci libera dal dominio dell’ego, e con questo fa divenire simili al Creatore; nella seconda fase ci riempie della Sua essenza.
Ma perché si devono bere proprio quattro bicchieri durante questo rituale e non cinque o sei?
I quattro bicchieri alludono ad un processo basilare dell’antico concetto della Creazione. I Saggi raccontano che l’ego che è in noi è stato creato in quattro fasi e che la sua correzione deve avvenire anch’essa secondo lo stesso ordine. Ne consegue che i quattro bicchieri simboleggiano le quattro fasi dell’uscita dall’ego verso il mondo spirituale il quale, per il momento, ci è nascosto.
Solo dopo essere usciti dal buio scopriremo che “siamo stati schiavi” e che ora siamo “liberi”. Allora è scritto che potrai raccontarlo a tuo figlio.
E a questo punto incontriamo altri simboli, perché i “Figli” simboleggiano tutta una serie di situazioni che noi passeremo durante la vita. Il “Padre” simboleggia la nostra situazione attuale, mentre il figlio simboleggia la nostra prossima situazione, ossia una situazione più evoluta. Padre e figlio sono quindi due situazioni che dobbiamo attraversare durante il nostro sviluppo spirituale.
Anche questo concetto evidenzia che tutte le situazioni meravigliose che percepiamo collegandoci al mondo spirituale sono l’effetto di questa uscita, di questo allontanamento dall’ego. E solo dopo questa liberazione si apriranno davanti a noi nuovi orizzonti.
(liberamente tratto dal giornale Kabbalah LaAm)
Quattromila e cinquecento anni fa, c’era già una situazione simile a quella nella quale ci troviamo oggi, e c’erano dei ricercatori che avevano capito questo strano fenomeno. Avevano capito cosa succede in una società isolata, nella quale l’interdipendenza di tutti è manifesta e nella quale gli uomini cominciano a comprendere che la Natura non permette di relazionarsi fra di loro in modo adeguato, come invece la situazione richiederebbe.
Essi rivelarono il metodo per lavorare con la natura dell’essere umano al fine di aiutare gli uomini ad interagire fra di loro in modo appropriato, così da poter sopravvivere. Tuttavia, questo metodo non avrebbe dovuto essere usato solo per la sopravvivenza, ma anche per ottenere la prosperità, lo sviluppo e il benessere. Quei ricercatori scoprirono come fosse possibile influenzare una persona, spiegandole che per ottenere i risultati desiderati doveva soltanto comprendere la struttura del sistema.
Ora sappiamo che è logico che si debba scoprire il sistema nel quale ci troviamo. E’ necessario per comprendere cosa ci lega insieme, in quale modo siamo interdipendenti e quale tipo di unione dobbiamo raggiungere. E’ necessario scoprire com’è la nostra attuale natura, cosa siamo e cosa non siamo in grado di cambiare, dove si trova la nostra libertà di scelta, e come possiamo cambiare ciò che deve essere cambiato.
Noi non possiamo cambiare il programma o la materia di cui siamo fatti, e non possiamo neppure cambiare il principio che fa funzionare il sistema. La sola cosa che possiamo e che dobbiamo cambiare è il nostro atteggiamento, e perfezionarlo per renderlo simile alla totalità dell’armonioso sistema in cui ci troviamo. Questa è la sola libertà di scelta che abbiamo. E’ una meraviglia vedere come ogni cosa sia organizzata in Natura in modo che, se anche volessimo intervenire in altri suoi aspetti, non potremmo cambiare niente. Abbiamo ricevuto un sistema in cui ogni particolare è predeterminato, eccetto per questa sola cosa. Il collegamento tra le parti di questo sistema è un collegamento egoistico, ma può essere trasformato, e questo è precisamente ciò che possiamo e dobbiamo fare.
C’è una scienza che spiega come compiere quest’azione. Se si usa questa scienza, si sarà in grado di compiere quest’azione. Questa scienza non tratta di altro se non del collegamento tra le persone, e si può riassumere nella regola “ama il prossimo tuo come te stesso”. Questa scienza ci dice in cosa consiste la nostra sola libertà di scelta: l’unione delle persone tra di loro, e niente altro.
Tutto questo si sta ora manifestando nel mondo attraverso vari problemi e situazioni. Si sta manifestando per mezzo della Natura stessa, che ci sta facendo vedere il problema che necessita di correzione, il collegamento interrotto che c’è tra di noi. Ci dice anche come funziona questo sistema, come possiamo raggiungere questo collegamento passo per passo, e come questo enorme, universale, incredibile sistema apparirà in tutto il suo splendore una volta che ognuno di noi, e tutti noi insieme, metteremo in pratica la giusta connessione.
(liberamente tratto da “One Precept” del 5 marzo 2009)
PIU’ E’ DIFFICILE L’OSTACOLO CHE TI TROVI DAVANTI NELLA VITA,
PIÙ CRESCERAI SPIRITUALMENTE SE RIUSCIRAI A SUPERARLO.
PERCHÉ IMPORTANTE E’ L’IMPEGNO, NON IL SUCCESSO.
Una delle storie più famose di Kafka è “Di fronte alla legge”, in cui si racconta di un uomo che siede di fronte “all’ingresso della legge”, chiedendo il permesso di entrare (l’ironia è che la porta è aperta). L’uomo ha paura di attraversarla perché il guardiano lo ha avvertito che ci sono altre guardie ad attenderlo oltre la porta, ed ognuna è più forte di quella precedente.
Spossato dagli ostacoli incontrati, quest’uomo decide di sedersi accanto alla porta, sperando che alla fine gli si dica di entrare. Di tanto in tanto, compie dei piccoli tentativi per persuadere la guardia a farlo passare, provando persino ad aggirarlo, a volte con piani audaci e a volte con suppliche.
Ma gli anni passano, l’uomo invecchia, e la porta rimane ai suoi occhi inaccessibile come prima. Alla fine della sua vita, l’uomo si decide e chiede alla guardia: “Come può essere che tutti vogliono entrare attraverso la porta della legge, ma io sono il solo che ha chiesto il permesso?” - Questa entrata era stata prevista per te soltanto - replica la guardia. - E adesso la chiuderò -.
Il desiderio di attraversare la porta della legge, per scoprire il sistema delle forze che governa le nostre vite, non è una novità. Gli uomini hanno sempre cercato di scoprire le leggi nascoste dell’universo, per poterne prendere il controllo ed usarle a proprio piacimento.
Hanno mandato razzi nello spazio, hanno camminato sulla luna, costruito dei sistemi di comunicazione che attraversano il mondo e sviluppato un numero infinito di macchine e di strumenti. Tuttavia l’essere umano vaga ancora nel buio per quello che riguarda la sua natura spirituale, la sua essenza ed il suo scopo nella vita.
Non ci sono ancora risposte alle domande più profonde: Chi guida le nostre vite? Qual’è la fonte della nostra realtà ? Qual’è il significato di tutto questo? E proprio come l’uomo nella storia di Kafka, spesso sentiamo di essere governati da uno sconosciuto sistema di leggi che nessuno ha mai veramente decifrato.
Ma allora chi è il guardiano e perchè si rifiuta di farci entrare?
Secondo i kabbalisti, si tratta della nuova percezione della realtà, che una persona ottiene quando tutti i suoi desideri sono governati da quella legge spirituale che comprende il Tutto, e che è la qualità del Creatore. Quando scopriremo questa qualità dentro di noi e la metteremo al di sopra dei nostri desideri terreni, scopriremo ciò che Baal HaSulam chiama allegoricamente “La luce radiosa della presenza del Re”; vale a dire che i nostri desideri verranno appagati da un’abbondanza infinita. Ma oltre a questo, ci renderemo conto che questa legge nascosta ci ha sempre influenzato, anche quando non ne eravamo consapevoli; e sarà proprio a questo punto che le porte della legge spirituale si spalancheranno davanti ai nostri occhi.
Allora chi sono quelle guardie che dobbiamo superare sulla strada che porta alla qualità del Creatore? Non sono altro che i nostri desideri egoistici. Ma diversamente da quanto potremmo pensare, non siamo tenuti ad eliminare i nostri desideri. Abbiamo bisogno invece di imparare come usare i desideri basilari con cui siamo nati; dobbiamo acquisire nuove intenzioni, come l’amare e il dare, le quali cambieranno il nostro modo di usare i desideri.
Proprio come il pover’uomo della storia di Kafka, a volte pensiamo che se aspettiamo abbastanza a lungo o se preghiamo abbastanza intensamente, poi la porta si aprirà da sola. Ma i grandi Maestri spiegano molto chiaramente che tutto dipende da noi, e che le guardie da superare sono soltanto quelle che abbiamo nel profondo.
Diversamente dallo spirito pessimistico della storia di Kafka, i kabbalisti che hanno con successo attraversato la porta, dicono che dall’altra parte la realtà si presenta completamente opposta a quella Kafkiana (la quale in fin dei conti è niente altro che la realtà di questo mondo). Oltre la porta, l’uomo scopre una realtà perfetta ed eterna, governata da una sola legge, la legge dell’Amore.
L’obiettivo della Natura è di portarci ad un livello Superiore di sviluppo. La Natura è in noi e funziona secondo un programma che ha come scopo di portare il suo più alto livello, ossia il livello umano, al più alto livello di sviluppo. Se capiamo questo concetto capiamo anche che, durante il nostro percorso evolutivo, noi adempiamo semplicemente agli ordini della Natura.
L’essere umano non è solo un corpo fatto di materia proteica, ma è il livello finale di tre livelli precedenti: inanimato, vegetativo ed animato. Ciò significa che questo “animale animato” deve arrivare a comprendere e sentire chi è, che cosa è, perché esiste e da dove viene. Tutta la nostra evoluzione è diretta a questo. Ed è per questo che da sempre, inconsciamente, aspiriamo a raggiungere la vera percezione della nostra realtà, la vera comprensione e conoscenza; aspiriamo a capire il vero programma della Natura.
Il nostro sviluppo è interamente dedicato al raggiungimento di questo obiettivo, perciò lo è ogni cellula, ogni molecola, ogni particella, ogni elettrone del nostro corpo. Tutto in noi vive ed esiste solo per questo scopo: raggiungere il livello Superiore della Conoscenza. Quindi tutto il nostro sviluppo è predisposto al fine di far raggiungere all’essere umano il livello più alto dello sviluppo della Natura. Questo è il “raggiungimento”. Ma cosa vuol dire questa parola? Raggiungimento significa che siamo arrivati a quel Livello in cui comprendiamo ogni cosa che c’è in Natura, aderiamo al suo programma, e soprattutto cominciamo ad eseguirlo da soli, rendendoci conto che il nostro destino è quello di diventare come la Forza che incorpora il tutto.
Le meditazioni e le ripetizioni dei mantra possono agevolare questo processo e aiutare a raggiungere più rapidamente il traguardo.
Nel Talmud Babilonese c’è questo pensiero che parla di spiritualità, ma che rende molto bene l’idea usando una metafora materiale:
L’ANTICA PREGHIERA CI RICORDA CHE OGNI MATTINA NOI CI SVEGLIAMO CON UNO SPIRITO CHE E’ STATO APPENA PURIFICATO, E CHE NON DOBBIAMO INIZIARE UNA NUOVA GIORNATA TRASCINANDO I PIEDI CON LA CARTA IGIENICA DEL GIORNO PRIMA ANCORA ATTACCATA ALLE SUOLE DELLE SCARPE.
(Talmud Babilonese)
Non c’è modo di vivere senza la mente. E’ un dispositivo messo al servizio dell’essere umano e fa parte dell’insieme dei “corpi” che costituiscono l’essere umano. Il problema sta nel fornirle un desiderio superiore sul quale essa possa concentrarsi, invece di disperdersi in mille pensieri frammentari che attirano il suo interesse. Va trattata come un bambino al quale si forniscono degli interessi, dei giochi su cui possa fermare la sua attenzione invece di fare i capricci. Se facciamo questo la mente si rivelerà un prezioso alleato per raggiungere il nostro scopo.
La mente segue il nostro desiderio e va là dove è il nostro cuore (cfr. Luce 12, 34).
Immaginiamo il cuore come diviso in due parti, una inferiore e una superiore: nel mezzo si trova il punto nel cuore ed è quello che bisogna sviluppare, lavorando sullla mente-desiderio, in modo da raggiungere lo stato di mente-superiore.
Nella realtà inferiore, quella dove si trova ordinariamente la mente, vi sono azioni singole che creano realtà personali separate e costituiscono la personalità e la vita stessa degli esseri umani. Questo senso di separazione fra le esistenze, fra la nostra vita e quella degli altri, la nostra vita e quella del cosmo, la nostra vita e quella della Creazione, è la frammentazione che crea il dolore, poichè è una frammentazione fittizia, apparente, e non della natura dell’uomo. Le persone “sentono” che la loro natura non è questa, perché tale informazione è stata immessa dall’Universo stesso, di cui tutti siamo parte; ma nello stato attuale non si riesce a percepirla che come disagio, o come dolore. Disagio e dolore che si cerca di superare riempiendo sempre più, il desiderio di assoluto, con desideri e piaceri frammentati; in questo modo il disagio è destinato a crescere a dismisura, sempre più gonfiato dall’affanno di riempire vuoti sempre maggiori.
La mente inferiore lavora per la realtà frammentata, e lo fa senza nessun piano preciso, seguendo l’onda delle emozioni e delle sempre nuove conoscenze di cui viene a contatto. La mente superiore lavora invece per la riunione delle parti, poichè è in sintonia con la Mente Unica.
L’essere umano è un essere di desiderio; ciò significa che egli vive cercando un soddisfacimento, sia esso di ordine materiale, affettivo, oppure di ordine superiore. Le tre cose potrebbero apparentemente convivere, ma questa è solo un’illusione, un inganno che gli esseri umani si trasmettono di generazione in generazione e che non ha mai funzionato: e questo non perché materia e spirito siano in antitesi e che quindi agendo sul primo si possa acquisire il secondo; ma perché sono due cose completamente diverse. Quindi, mentre si vive sul piano materiale, bisogna costruire il mondo spirituale su di un piano autonomo, imparando le leggi che regolano il mondo spirituale.
La mente superiore che noi possediamo è opposta a quella ordinaria. Bisogna distruggere la mente ordinaria “non” perchè non ci sia bisogno di una mente, ma per raggiungere la Mente. E’ dunque uno sforzo cosciente quello che si decide di compiere con la propria fede.
Lo Spirito non viene attivato dai digiuni, o dalle preghiere, o dalle buone intenzioni; tutto questo è materia. Ecco perché ci rivolgiamo alla Kabbalah come metodo per conoscere un mondo di cui non sappiamo nulla. Prima di parlare di un Creatore, dobbiamo conoscere il sistema attraverso il quale la Creazione si manifesta. Si rivelerà a noi se prima di rapportarci “oltre” la percorreremo tutta.
E’ come se ci trovassimo nel palazzo del re e prima di arrivare alla stanza del sovrano, è necessario percorre tutte le stanze che ci separano da lui. E’ questa la nostra vita materiale, percorrere il palazzo, senza soffermarci in una stanza più che in un’altra. E invece quanto siamo tentati di fermarci già nella corte! Dove le prime bellezze e comodità, dopo il viaggio, ci fanno apparire appagante ciò che in realtà non è che un’anticamera.
Cerchiamo dunque di vederci così, in cammino verso la sala del trono; quella è la nostra meta, là il sovrano ci attende. Non vi sembra sciocco perdere tempo con qualcosa di meno splendido di quello che ci attende? Certo, queste stanze le possiamo vedere, appaiono belle, e soprattutto vere; ma dicono semplicemente che la magnificenza della dimora reale è senza pari.
Quando si inizia a percepire l’amore della Creazione e l’amore per gli altri, si prova il senso della Verità. E diviene quasi una droga. Si vuole amare sempre di più, e si comprende che fino al giorno prima non vi era vera vita in noi, ma solo vita riflessa. Siamo vissuti sino ad oggi su concetti che ci sono stati tramandati da persone che non sapevano nulla, concetti astratti, con soltanto un vago senso di fare il bene, tanto per vivere senza problemi per quanto possibile su questa Terra; non soffrire molto cercando di guadagnare il massimo da ogni situazione. Per soddisfare i nostri desideri.
Ma quando scopriamo la Verità, siamo presi da un senso di leggerezza e di euforia mai provati. E’ la libertà di chi ritorna nella propria vera pelle. Figli dell’Universo nel vero senso della parola. Ora Lo comprendiamo, e siamo d’accordo con Lui.
Se amiamo stiamo bene, se amiamo capiamo, se amiamo le porte si spalancano davanti a noi. E si è già nell’eternità. Il futuro si avvicina al presente e si fonde con esso. Capire che il tempo non esiste, né per noi, né per gli altri; si è solo prigionieri delle sbarre create dall’egoismo. Capire che la Vita Infinita “esiste”, e che la sua fonte è nello stato spirituale. Scoprire che il desiderio è uno solo, cioè tornare alla vera natura, che vuol dire fondersi con il Creato. Comprendere che amare il prossimo come se stessi è un mistero che contiene tutti i misteri, e che noi possiamo penetrarli tutti, con ordine, senza confusione, guidati dalle Forze Universali.
(liberamente tratto dalla Kabbalah notturna)
Venerdì, primo giorno del mese e primo quarto di Luna.
Un trittico veramente speciale. Osserviamo la situazione.
La luna di maggio è la luna della coppia, della gioia, degli amori, dei sapori, dei piaceri. Da l’avvio alla stagione calda. Tutta la natura si trova in una fase espansiva e si prepara a dare i suoi frutti.
Il segno zodiacale che caratterizza questo mese è quello del Toro, il primo segno di Terra dello Zodiaco. Un segno profondamente femminile e sensuale (simboleggia la donna, la Madre, il primo rapporto con gli altri), ed è dominato da Venere, la dea della bellezza, dell’amore, del piacere, l’archetipo dell’amante. E’ esaltato da Giove, pianeta dell’espansione e della crescita.
Il segno grafico del Toro significa sole e luna; infatti a livello spirituale in questo mese si celebra una coppia sacra: l’unione fra il Sole e la Terra. Ed è da questa rinnovata unione che tutti gli esseri viventi traggono nutrimento, sia materiale che spirituale.
Il mese di maggio seduce. Incanta con i suoi colori, con i suoi profumi e con il suo anelato tepore. E’ quindi il tempo più propizio per lasciarci avvolgere dalla vibrazione dell’Amore e dal piacere della nostra creatività Interiore; anche se il segno del Toro, essendo soprattutto un segno tattile, tende istintivamente ad essere affascinato soprattutto da livelli più vicini alla materia.
Ma questo non significa che non possa riconoscere e sperimentare gioie più elevate, entrando in sintonia con il senso dell’abbondanza cosmica, e trasformando in un sentiero di crescita spirituale la rigogliosa pienezza della natura dentro di sé.
Anzi, è proprio in questo mese che tutti noi possiamo riuscire a costruire più certezze, sia materiali che spirituali.
Il primo quarto di Luna incoraggia le iniziative, dona conferme, amplia le possibilità. E’ dunque un momento molto importante per tutti gli esseri viventi, sotto qualsiasi aspetto.
Col primo giorno di maggio cominciano perciò sette giorni magici, che aspettano solamente di essere utilizzati al meglio!
Per raggiungere un qualsiasi obiettivo sono necessarie adesione e intenzione verso l’obiettivo stesso. Perciò correggere le proprie intenzioni significa imparare a “sentire” e a “realizzare” il proprio Cuore, svilupparlo all’interno di un gruppo, e cercare il contatto con il punto nel Cuore degli altri. Per fare questo si deve necessariamente passare dall’amore di uno (noi stessi), all’ “intenzione” per l’amore degli altri. E arrivare alla guarigione del rapporto “Io-Tu”.
Così come i nostri umori emozionali hanno una valenza nel mondo materiale, questi stessi umori hanno una valenza anche nel mondo spirituale, creata da una combinazione di opposizioni. E’ quindi necessario scoprire prima di tutto come amiamo noi stessi, fare gli aggiustamenti necessari, e poi basare su questo risultato la costruzione del nostro atteggiamento verso il prossimo, cercando di portargli lo stesso amore.
L’uomo deve amare se stesso per essere in grado di fondersi completamente con gli altri e poterli soddisfare. Solo in questo modo ci si “concede” agli altri, ossia si comincia a dimenticare se stessi per vedere le necessità di coloro che ci stanno intorno. Questa aspirazione all’aiuto reciproco porterà nelle relazioni e nella società una vita più felice ed appagante e spiritualmente ci farà diventare simili al Creatore, la Forza Suprema della natura.
Il segreto è che non esistiamo veramente in noi, ma negli altri. E solo trascendendo noi stessi possiamo scoprire che il “vero Io” è una proiezione della Natura e dell’Universo. E’ in base a questa consapevolezza che dobbiamo costruire l’atteggiamento verso qualsiasi cosa.
Realizzando questo in modo sincero, l’essere umano sentirà di poter esistere eternamente, uniformandosi a una legge generale della natura che spinge a raggiungere questo stato comunque, in questa vita o nelle prossime.
Il nostro libero arbitrio serve a raggiungere questo stato il più rapidamente possibile, quindi non sotto la pressione delle crisi ricorrenti, ma per libera scelta.
Attualmente il nostro compito è interpretare correttamente le leggi della connessione, della ricezione e della comunicazione; interpretare correttamente ogni cosa che avviene nella natura e in tutte le sue parti. E forse, fra pochi decenni, potremo già vedere lo stadio finale di tutto il processo.
Anche la scienza moderna ci sta aiutando ad accelerare questa realizzazione. Cercando di capire come funziona l’Universo, al di là dei nostri limitati ed egoistici organi di percezione, le scoperte scientifiche in questo campo ci facilitano l’entrata in una dimensione diversa; una dimensione dove esistono saggezza e perfezione, e dove l’Amore è percepito come una vibrazione eterna.
Se ci fermiamo un momento a pensare, e analizziamo la natura dell’essere umano, arriviamo facilmente alla conclusione che tutti i nostri desideri, pensieri ed azioni sono assolutamente egoistici; e non possono essere diversamente (ho già spiegato questo concetto in post precedenti). Ma, considerato che proveniamo da un Mondo e da una Luce sicuramente superiori a noi, si può essere certi che questa Luce, avendo creato il nostro egoismo, potrà anche trasformarlo in altruismo. Tenendo però presente che questo fenomeno potrà manifestarsi solo in accordo col nostro desiderio, e che quest’ultimo soltanto in un modo possiamo arrivare a formularlo: prendendo coscienza delle sofferenze che ci causiamo e quindi del fatto che l’egoismo è un male per noi.
La quantità di sofferenze che ci circonda dovrebbe bastare per farci rendere conto che le nostre relazioni, così come in tutto il mondo vengono portate avanti, allontanano sempre di più da una sana idea di unione.
Una corretta presa di coscienza di questo problema dovrebbe bastare per intraprendere un nuovo modo di porsi alla vita. E considerato che è sempre il concetto “ama il tuo prossimo come te stesso” che ci porta verso la somiglianza con la nostra natura Spirituale e con l’energia pura della Creazione, molti kabbalisti pensano che per promuovere l’evoluzione spirituale dell’umanità sarebbe utile introdurre nell’educazione mondiale (dagli asili fino alle università) l’insegnamento che la nostra natura è comunque interdipendente.
Non dobbiamo perciò dimenticare che bastano anche pochi tentativi per stimolare al meglio coloro che ci circondano, per portare le persone a volgere lo sguardo verso la loro vera natura superiore, ostacolando così il generarsi delle sofferenze e generando invece un avvicinamento spirituale; se i desideri vengono finalizzati alla nostra trasformazione, quest’ultima si realizzerà molto velocemente e facilmente.
La Natura, ad ogni modo, mette sempre in pratica il suo piano di azione; perciò nel mondo spirituale questo disegno già esiste.
La Kabbalah suggerisce che agendo correttamente si potrebbero ridurre le varie catastrofi, le quali si manifestano per combattere l’egoismo. Un buon cammino per arrivare alla meta esiste sempre, sta solo a noi volerlo percorrere. Ognuno, nel suo piccolo, può incominciare a intraprendere i primi passi, proprio partendo da tutte quelle cose che dipendono da noi stessi come esseri singoli. La rivoluzione spirituale avverrà in ogni caso, è vero, ma dipende dalle nostre scelte accelerarla.
La nascita di un nuovo stato interiore, di una nuova consapevolezza, avviene solo attraverso un cammino fatto di salite e discese. In tutti i testi esoterici questo cammino viene pressapoco descritto così: “Più uno si trova in alto, maggiore è il suo egoismo”. E’ perciò necessario “cadere per poter risalire”. Si tratta di un processo corretto, atto a rivelare la nostra vera natura! Ed è un processo che si manifesta anche negli eventi collettivi, e in quelli che coinvolgono l’intero pianeta.
L’essere umano ha bisogno di un desiderio enorme per raggiungere la sua Fonte Creatrice. Ed è proprio così che si crea il desiderio! Questa fase discendente, questa “caduta”, sarà poi seguita da un’ascesa spirituale, alla quale seguiranno ancora altre discese e altre risalite, e così via fino alla correzione finale, il grado più elevato.
Per alcuni può essere difficile raffigurarsi lo stato del tempo della discesa, dove si perdono tutti gli sforzi che sono stati investiti fino a quel momento; è quasi come se questa situazione fosse al di fuori di se stessi. Ciò vuol semplicemente dire che la discesa avviene soltanto per coloro che hanno già raggiunto gradini elevati; chi è all’inizio del cammino può solo sentire in sé il bisogno di distinguere il desiderio materiale di ricevere, che è insito nel flusso di questo mondo, e che impregna tutto col suddetto desiderio.
Bisogna quindi ammettere che le varie “cadute” permettono all’umanità di conoscere la grandezza di tutta la creazione e rendono consapevoli della distanza che intercorre fra noi ed essa. E’ proprio questa la verità. Ma, guardando all’immensa grandezza dell’Universo, si scopre anche la sua grande “umiltà”. Andando oltre ogni legge materialistica è stato dato alla creazione il dono di conoscere, comprendere e apprezzare un qualcosa che è al di sopra delle vie naturali conosciute. Ci è stata data la possibilità di essere in connessione ed in adesione con l’Origine. Ed è durante la discesa che questo viene percepito.
Se vogliamo mantenerci in salute e allo stesso tempo potenziare la nostra parte spirituale possiamo usare le tinture spagiriche.
La differenza fra la semplice tintura estratta da una pianta ed una preparazione spagirica è che la tintura è soltanto il risultato della macerazione di una pianta medicinale in una soluzione alcolica, di solito intorno ai 60 gradi; mentre la preparazione spagirica “apre” la pianta e ne separa alchemicamente i suoi componenti primordiali, dopodiché li riunisce nuovamente combinandoli intimamente e potenziandoli.
Le tinture spagiriche si possono preparare a diverse gradazioni. Le erbe vengono messe in un vaso di vetro, nel quale verrà versata la soluzione idroalcolica alla gradazione desiderata; il vaso viene chiuso e il tutto lasciato a macerare per un tempo stabilito, avendo cura di agitare energicamente il contenitore ogni giorno. Passato il tempo stabilito il liquido avrà un colore scuro (è la testimonianza che la macerazione è avvenuta nel modo giusto).
A questo punto bisognerà separare il liquido dal solido. Perciò il residuo solido della pianta verrà torchiato (basta un piccolo torchietto casalingo) ed essiccato al sole e quindi incenerito; questo procedimento può richiedere parecchio tempo perché dopo che le erbe saranno carbonizzate verranno ancora tenute sul fuoco e lentamente diverranno calcinate, fino a che il tutto assumerà un colore bianco uniforme.
Alla fine rimarrà solo una piccola quantità di cenere bianca, dall’odore pungente. A calcinazione avvenuta si aggiungerà questa cenere, ancora calda, alla parte liquida. Il vaso verrà di nuovo ben chiuso e agitato e poi la tintura verrà lasciata reagire. Il vaso verrà esposto per 28 giorni al sole e alla luna e durante questo periodo verrà agitato almeno una volta al giorno; in questo modo si avrà una circolazione data dall’evaporazione della tintura, con una condensazione sulla parte superiore del vaso e conseguente ricaduta della tintura stessa. Questa circolazione scioglierà i sali solubili della cenere, assorbendoli dolcemente e potenziando la tintura. Alla fine avremo ottenuto la nostra tintura spagirica.
Prima di iniziare tutte le operazioni sopra descritte è però necessario stabilire la gradazione alcolica da usare, che è diversa per ogni pianta. Per stabilire la gradazione bisogna mettere ad essiccare in un forno 100 grammi dell’erba che si vuole usare, in modo da stabilirne sia il residuo secco che l’acqua in essa contenuta, perché sarà quest’acqua che definirà la gradazione della tintura spagirica.
Tutto l’insieme è un procedimento abbastanza semplice, e lo scuotimento del vaso ricorda un po’ le succussioni della dinamizzazione omeopatica, che servono appunto a potenziare il rimedio.