Viviamo in un mondo materiale e la nostra esistenza ci impone determinati atteggiamenti e determinati comportamenti; senza rendercene conto possiamo esserci fabbricati una corazza, un guscio corrispondente a determinati modi d’essere. Questo guscio è sempre destinato al mondo esterno, al mondo degli oggetti e delle altre persone, perciò lo percepiamo e lo sentiamo come un qualcosa al di fuori di noi; nonostante ciò possiamo esserci identificati con questa corazza, e aver pensato che fosse la vera realtà del nostro mondo.
Se però impariamo un qualsiasi tipo di rilassamento ci accorgiamo che tutti i muscoli che sostengono questa corazza si sciolgono e si modificano. Ciò che il mondo esterno, con i suoi oggetti e con le sue persone aveva provocato in noi si dissolve e sperimentiamo la sensazione di non essere più collegati verso l’esterno, ma verso l’interno di noi stessi. Ovviamente il mondo interiore è ancora molto lontano e tutto da scoprire, però cominciamo già a sentire l’esistenza del nostro corpo e di un altro mondo, il “mondo interiore”.
Ma che cos’è questo mondo interiore? Dove comincia? E se i mondi sono due come si comportano l’uno nei confronti dell’altro? Queste domande hanno una risposta ancora difficile da comprendere per l’uomo moderno, abituato ad identificarsi con l’oggetto, con la materia, e quindi con l’esterno.
Perché in effetti esiste un solo mondo: il mondo interiore, che proietta al di fuori tutto ciò che ai nostri occhi appare come esterno. Quella che viene chiamata realtà è quindi un’illusione, ma il fatto di saperlo, di averlo scoperto, non diminuisce la forza di questa percezione illusoria, che continua imperterrita ad avere i connotati di una realtà.
La mente umana ha con facilità accettato altri tipi di percezioni come componenti di un mondo a parte e quindi illusorio (per esempio i sogni e le allucinazioni) definendo che è il ragionamento a farci distinguere la differenza fra un’allucinazione e una percezione reale. La nostra ragione è perciò in grado di introdurre una “differenza” là dove il nostro sistema percettivo non ne vede proprio.
Infatti la differenza non esiste. La nostra ragione si costruisce il mondo che vuole conoscere, e lo costruisce attraverso le percezioni dei nostri sensi; perciò quello che noi vediamo è il mondo percepito, cioè quello di cui abbiamo bisogno.
E’ quindi da considerare interiore e “reale” solo quel mondo che contattiamo durante un profondo rilassamento, un mondo privo di oggetti e privo di “discorsi”, sopra il quale nè il nostro sistema percettivo nè la nostra ragione hanno presa. Perché il mondo interiore non può essere percepito dai sensi, non da appigli di nessun genere, ma “accade”, semplicemente, dentro la nostra coscienza. Una coscienza che è stata capace, per un momento, di escludere il corpo.
La Creazione è una cosa che non è inglobata nell’esistenza infinita, succede quindi che appena riconosce d’esserne al di fuori anela vivamente di ritornare alla sua Radice. E’ questo il desiderio che ci distingue dalla Luce Infinita.
Ma quanto è forte il nostro Amore per la Fonte universale ?
Proviamo a paragonare questo sentimento all’amore per il proprio amato o per la propria amata: quando lo si sperimenta per la prima volta si incomincia a rincorrere l’oggetto d’amore senza sosta. Lo si cerca, lo si corteggia, si fa di tutto per essergli graditi. Ma mentre il tempo passa (e in questo tempo sono stati messi tutti gli sforzi necessari alla conquista) la potenza che ha innescato il tutto comincia a diminuire, e gradatamente diventa sempre più debole. Ci si rilassa e si dubita persino che quella forte spinta iniziale sia mai esistita.
Come è possibile che questo avvenga? E soprattutto, come si può evitare che questo avvenga quando si tratta dell’Amore per la nostra Radice?
Tutto ciò avviene semplicemente perché anziché amare attraverso il proprio “punto nel cuore” si ama attraverso una sorta di sentimento egoistico, di desiderio per se stessi. Il programma che gestisce i nostri cinque sensi è di tipo egoistico e sono proprio questi nostri cinque sensi che ci impediscono di percepire la vera ed eterna Realtà.
Per conoscere l’intera Realtà che ci circonda, abbiamo bisogno quindi di sviluppare un senso ulteriore, quello che i Kabbalisti chiamano “il sesto senso o senso spirituale”, grazie al quale si diventa capaci di fare esperienza diretta di quegli stimoli esterni che, di solito, “interpretiamo” con i sensi normali.
Per percepire la Luce Superiore, per acquisire la forza di quello che chiameremo il “Mondo Superiore” si deve prima passare attraverso lo sforzo dell’auto-analisi e poi da quello delle percezioni. E ciò che ci può aiutare lungo questa via sono: l’esaltazione costante dello scopo, la pazienza, la fiducia, la comprensione che il personale cambiamento è indispensabile, e un giusto ambiente circostante.
All’inizio, infatti, non avanziamo con le nostre stesse forze ma con il desiderio che riceviamo inizialmente dalla Matrice, e che è insito in noi nel “punto del cuore”. Tuttavia, al fine di sviluppare questo “punto”, dobbiamo darci da fare e attraversare quel periodo di sforzi (non esenti da momenti anche di crisi), di percezioni e di auto analisi indispensabili al raggiungimento dell’obiettivo.
E’ questo il vero desiderio che, distinguendoci dalla Luce, ci conduce ad Essa.
Lo stato di salute è uno stato armonico di tutto l’organismo, di un organismo che ha dei buoni rapporti con se stesso e non è sempre concentrato a criticarsi. Essere in buona salute vuol dire approfittare di un bel panorama, apprezzare un profumo, riuscire a cogliere una serie di cose che sono assolutamente gratuite. Lo stress invece chiude le percezioni e fa perdere tutta una serie di importanti sfumature. Osservando gli animali ci accorgiamo che essi manifestano all’istante le loro emozioni, non hanno perciò molti dei disturbi dell’essere umano perché scaricano subito le loro tensioni, in un modo o nell’altro; ma il punto più importante a loro favore è che sanno trovare appagamento nelle cose più semplici e naturali.
La malattia è dunque la conseguenza, il risultato, di un atteggiamento mentale, di cui il sintomo è solo lo specchietto esterno; perché il disagio non si manifesta subito sul fisico, ma prima compromette l’armonia psicologica, poi si manifesta economicamente (sull’energia), e solo infine arriva al livello fisico. Quindi, se ci occupiamo prima di ogni altra cosa di curare la mente, potremo stare sicuramente meglio.
Ma cosa vuol dire curare la mente? Anzitutto vuol dire rimettersi in armonia con i ritmi della natura. Per fare un esempio attuale: nel periodo invernale per autoriscaldarci consumiamo più energia, perciò dovremmo andare a dormire prima che nel periodo estivo, periodo quest’ultimo in cui il calore esterno può sopperire al sonno più breve. Ed è fondamentale dormire al buio e per quanto possibile senza rumori; così pure è importantissimo alimentarsi in modo sano, con cibi non trattati e cucinati nel modo più semplice. E’ necessario stare di più all’aria aperta e fare più movimento. Bere molta acqua per eliminare le tossine. E soprattutto…avere sempre pensieri positivi.
La malattia non è altro che un messaggio: il più semplice potrebbe essere che siamo stanchi e vogliamo riposare. In ognuno di noi c’è il seme della guarigione ma da solo non può germogliare, anche se ha tutta la forza per farlo. Una qualsiasi persona che ci aiuta (noi stessi compresi), rappresenta la terra che farà germogliare quel seme.
Freud diceva che quando una persona si ammala, si ammala in toto: la malattia del corpo è la malattia dell’anima e viceversa. E’ per questo che gli stregoni usavano ( e usano ancora) dei rituali per curare: servono a riaccendere le capacità autoguaritrici nelle persone.
Pensieri del celebre filosofo Elémire Zolla, scomparso 6 anni fa, tratti da registrazioni televisive mai pubblicate e raccolte nel film Extraritratti.
“La liberazione è la cosa più facile da definire e la più impossibile. E’ facile da definire perché chiunque ha esperienza della liberazione. Chiunque, due volte al giorno almeno, ne ha esperienza: quando si sveglia e quando si addormenta.
E’ un momento, un’intercapedine tra i due ordini dell’esistenza, in cui si è perfettamente liberi: non si è ancora soggiogati dalle leggi della coscienza di veglia, si gode ancora della libertà sconfinata del sonno. E quindi si è liberati, in quel momento. Naturalmente subito dopo, o poco dopo, si rientra nella servitù della veglia. Però c’è il momento di riscatto, di liberazione. Non si è più nell’ignoranza del sonno e non si è ancora nella soggezione della veglia. Chiunque ha esperienza, perciò, della liberazione in vita: non è una cosa tanto lontana.
Naturalmente è un altro conto riuscire ad espandere questo spazio, cioè ad allargare nel pieno della giornata, la libertà di cui si è goduto per un frammento di istante. Come ottenerlo?
Per ottenerlo si può sacrificare tutto. Un indù, in genere un indù pio, sogna di poter partire un giorno, e questo è l’apice della vita per un indù, ancora oggi. C’è il momento in cui si è messo al mondo un certo numero di figli, si è provveduto al loro avvenire, e ci si può congedare. Ed è un momento straordinario, cui bisogna avere assistito, quello in cui un uomo che ha avuto una parte importante nella vita della comunità, si sveglia, si abbiglia di vesti molto semplici, si allontana dalla famiglia, da tutti, e si rifugia nella foresta. E questa foresta non è il luogo un po’ pauroso che noi ci immaginiamo. E’ un posto dove tutto è a disposizione. Se si ha bisogno di mangiare, si fa cadere una noce di cocco, la si spacca in due, ecco due piatti. Di qualunque cosa si abbia bisogno, è a disposizione. C’è l’acqua che scorre, ci sono i frutti da mangiare. Finalmente, isolati da tutti, si può meditare. E ci si può, effettivamente, liberare.
Non è un’illusione, è solo che noi percepiamo una realtà molto limitata. Pensiamo a quanto poco vediamo del mondo rispetto a un animale, capace di individuare le leggi magnetiche, come un colombo per esempio. Le nostre percezioni sono dentro a dei confini. Se vogliamo capire come è fatta la realtà dobbiamo andare al di là del confine delle nostre percezioni”.
(Repubblica 2008)
“Percepiva che tutta la sua vita non era che una specie di sogno e a volte si chiedeva di chi fosse quel sogno e se magari qualcuno si stesse divertendo”.
(Douglas Adams-La guida dell’autostoppista intergalattico)
Per tutti noi la vita comincia con la percezione di questo mondo fisico, finché un bel giorno proviamo un desiderio unico per qualcosa di nuovo e differente, che il più delle volte viene chiamato “spiritualità”. Cerchiamo di immaginare che cosa accade li, nel mondo spirituale, e tentiamo di capire come potrebbe cambiare la nostra vita se potessimo sperimentare la spiritualità. Ci chiediamo com’è, oppure che cosa accade realmente.
I Kabbalisti ci dicono che ci sono degli indizi nel mondo materiale che ci possono aiutare a comprendere meglio che cosa sia la spiritualità. Uno di questi indizi, che può aiutarci a dare una risposta alle nostre domande, sono i nostri sogni.
Le persone che possono sentire il mondo spirituale, ci dicono che prima di arrivare alle loro conquiste spirituali, erano come dei sognatori. Cosa mai ci può insegnare questo sulla spiritualità?
Noi tutti abbiamo avuto dei sogni, e sappiamo che possono essere felici, tristi, eccitanti, noiosi, ricchi di piacere, terrificanti e così via. I sogni coprono lo spettro di tutte le emozioni possibili, e a volte essi ci appaiono così reali che potremmo giurare di averli realmente vissuti.
Ma quanto reali sono i sogni?
Ora pensate a qualcuno che vive una vita molto modesta, risparmiando su ogni centesimo per arrivare a fine mese. Una notte quella persona sogna di vincere alla lotteria: il premio vale milioni di Euro e la vita di assoluta povertà ora è solo un ricordo lontano. Per una giornata intera vive una vita di perfetta felicità e di piacere…finché….improvvisamente si risveglia.
E se la nostra vita attuale non fosse altro che uno di quei sogni? Sempre i Kabbalisti ci dicono che il vero se stesso è l’anima e che il vero mondo è quello spirituale. Ma il sogno che stiamo sognando è estremamente reale, perché ci fa credere d’essere la persona fisica e che il mondo in cui viviamo sia il mondo materiale.
Questo è quello che i Kabbalisti ci vogliono far capire quando paragonano il proprio sentire, prima della loro conquista spirituale, a un sogno. Questa analogia ci indica che le nostre vite corporee sono come un sogno e tutto quello che ci accade, tutta la nostra esistenza fisica, non è la vita reale, ma un sogno temporaneo della nostra anima.
L’anima fa molti sogni, e ogni sogno è ciò che noi descriviamo come una vita corporea. Quando però l’anima si risveglia, scopriamo che non esistono le vite e neanche il tempo, ma soltanto un mondo spirituale ed eterno.
(liberamente tratto da un articolo di dicembre 2008)


La Saggezza antica ci arriva dalle persone che hanno raggiunto la natura spirituale attraverso strumenti e metodi sviluppati nel corso della loro vita. Queste persone hanno sentito e compreso la profondità della realtà e hanno sempre cercato di comunicarla.
C’è una parte della realtà che è quella dove noi viviamo e che possiamo indagare con i nostri cinque sensi, e c’è un’altra parte della realtà che è invece nascosta, che non percepiamo con i nostri cinque sensi e che può essere esplorata solo se sviluppiamo un ulteriore senso e dei nuovi attributi. Questa nuova percezione da acquisire si chiama “la saggezza di ciò che è occultato”. Ma perchè la realtà è in parte rivelata e in parte occultata?
Con i sensi comuni possiamo percepire ciò che è palese, percepiamo le onde di ciò che è all’esterno in base all’equivalenza della forma, ed è così che ci costruiamo l’immagine della realtà. Ma la saggezza della kabbalah sprona tutte le persone a costruire dei nuovi attributi interni, dei nuovi sensori, affinché si possano rilevare frequenze che non sono comunemente sentite e che creano altre immagini, diverse da quelle della realtà palese. Queste immagini possiamo chiamarle “il Mondo Superiore”, e in ultima analisi sono sempre state lì, dentro di noi, pronte per essere percepite, e semplicemente precedono le sensazioni dei cinque sensi. Incontrando questa realtà della dimensione Superiore e indagandola, possiamo comprendere che quest’altra realtà arriva fino ad una Forza speciale, che comprende tutte le cose. La natura di questa Forza speciale è molto benevolente nei confronti della nostra realtà e dei nostri sensi e il suo punto di riferimento è quello dell’Amore puro. Ed è proprio questo suo desiderio di fare del bene che fa sì che tutto, in questo nostro mondo, desideri e ricerchi la vibrazione del Vero Amore Assoluto.
Tutti possono sviluppare quel senso extra che permette di percepire la realtà occultata, e la meditazione (ma anche altre tecniche di spostamento della coscienza) è uno degli strumenti usati.
Quello che varia, da persona a persona, è soltanto il tempo impiegato per costruire questo nuovo senso percettivo, ma prima o poi potremo tutti vedere la realtà nella sua completezza.