Se tutti noi, esseri umani, percepissimo la presenza della Creazione nella nostra vita, guariremmo da tutti i mali e da tutte le depressioni. Poiché tutte le nostre mancanze non sono che un’unica mancanza: quella dell’unione con la Fonte. Tutti i nostri piccoli amori, i nostri affetti, le nostre passioni, le nostre amicizie, le nostre ricerche di felicità e sicurezza, non sono che frammenti di quest’unico oggetto del nostro vero desiderio.
Noi non siamo di questo mondo: la nostra vera natura è quella del piano Superiore, quello Spirituale, e nel nostro intimo, anche se non ce ne accorgiamo, lo sappiamo benissimo. Come ciechi brancoliamo nel nostro buio, attaccandoci a qualche realtà, mentre nel profondo di noi siamo alla ricerca della nostra vera dimora.
Non siamo bestie (chiedo scusa agli animali…), ma ad alcune “persone” piace tanto identificarsi con una loro “parte bestiale”, vivendo privilegiando questa. Senza accorgersi di avvertire dolore e disagio in questa parte. E apparentemente non trovano altra soluzione, per essere felici, che aumentare sempre di più questo lato: mangiando di più, possedendo di più, divorando tutti quelli che sono sulla loro strada.
I migliori si accontentano della loro religione. O di una blanda spiritualità, una piccola parte da coltivare insieme alle altre cose della vita. E continuano a vivere come vivono gli altri, soffrono come gli altri, affrontano tutte le cose della vita come gli altri.
Perché l’intimità con la Creazione, per dare risultati, deve durare ventiquattro ore al giorno; sentendo la sua presenza in ogni respiro; sentendola scorrere su e giù nel proprio corpo, silenziosa e possente. Sentendo che ogni cosa opera in noi, e sentirsi sicuri nel proprio nulla, sentirsi felici di comprendere che non siamo nulla e che non abbiamo nulla. Ma che progressivamente ci stiamo trasformando.
Se le persone percepissero così la Creazione, e basta volerlo con tutte le forze, guarirebbero da tutte le malattie e da tutte le infelicità.
(parole di un mistico)
Non c’è modo di vivere senza la mente. E’ un dispositivo messo al servizio dell’essere umano e fa parte dell’insieme dei “corpi” che costituiscono l’essere umano. Il problema sta nel fornirle un desiderio superiore sul quale essa possa concentrarsi, invece di disperdersi in mille pensieri frammentari che attirano il suo interesse. Va trattata come un bambino al quale si forniscono degli interessi, dei giochi su cui possa fermare la sua attenzione invece di fare i capricci. Se facciamo questo la mente si rivelerà un prezioso alleato per raggiungere il nostro scopo.
La mente segue il nostro desiderio e va là dove è il nostro cuore (cfr. Luce 12, 34).
Immaginiamo il cuore come diviso in due parti, una inferiore e una superiore: nel mezzo si trova il punto nel cuore ed è quello che bisogna sviluppare, lavorando sullla mente-desiderio, in modo da raggiungere lo stato di mente-superiore.
Nella realtà inferiore, quella dove si trova ordinariamente la mente, vi sono azioni singole che creano realtà personali separate e costituiscono la personalità e la vita stessa degli esseri umani. Questo senso di separazione fra le esistenze, fra la nostra vita e quella degli altri, la nostra vita e quella del cosmo, la nostra vita e quella della Creazione, è la frammentazione che crea il dolore, poichè è una frammentazione fittizia, apparente, e non della natura dell’uomo. Le persone “sentono” che la loro natura non è questa, perché tale informazione è stata immessa dall’Universo stesso, di cui tutti siamo parte; ma nello stato attuale non si riesce a percepirla che come disagio, o come dolore. Disagio e dolore che si cerca di superare riempiendo sempre più, il desiderio di assoluto, con desideri e piaceri frammentati; in questo modo il disagio è destinato a crescere a dismisura, sempre più gonfiato dall’affanno di riempire vuoti sempre maggiori.
La mente inferiore lavora per la realtà frammentata, e lo fa senza nessun piano preciso, seguendo l’onda delle emozioni e delle sempre nuove conoscenze di cui viene a contatto. La mente superiore lavora invece per la riunione delle parti, poichè è in sintonia con la Mente Unica.
L’essere umano è un essere di desiderio; ciò significa che egli vive cercando un soddisfacimento, sia esso di ordine materiale, affettivo, oppure di ordine superiore. Le tre cose potrebbero apparentemente convivere, ma questa è solo un’illusione, un inganno che gli esseri umani si trasmettono di generazione in generazione e che non ha mai funzionato: e questo non perché materia e spirito siano in antitesi e che quindi agendo sul primo si possa acquisire il secondo; ma perché sono due cose completamente diverse. Quindi, mentre si vive sul piano materiale, bisogna costruire il mondo spirituale su di un piano autonomo, imparando le leggi che regolano il mondo spirituale.
La mente superiore che noi possediamo è opposta a quella ordinaria. Bisogna distruggere la mente ordinaria “non” perchè non ci sia bisogno di una mente, ma per raggiungere la Mente. E’ dunque uno sforzo cosciente quello che si decide di compiere con la propria fede.
Lo Spirito non viene attivato dai digiuni, o dalle preghiere, o dalle buone intenzioni; tutto questo è materia. Ecco perché ci rivolgiamo alla Kabbalah come metodo per conoscere un mondo di cui non sappiamo nulla. Prima di parlare di un Creatore, dobbiamo conoscere il sistema attraverso il quale la Creazione si manifesta. Si rivelerà a noi se prima di rapportarci “oltre” la percorreremo tutta.
E’ come se ci trovassimo nel palazzo del re e prima di arrivare alla stanza del sovrano, è necessario percorre tutte le stanze che ci separano da lui. E’ questa la nostra vita materiale, percorrere il palazzo, senza soffermarci in una stanza più che in un’altra. E invece quanto siamo tentati di fermarci già nella corte! Dove le prime bellezze e comodità, dopo il viaggio, ci fanno apparire appagante ciò che in realtà non è che un’anticamera.
Cerchiamo dunque di vederci così, in cammino verso la sala del trono; quella è la nostra meta, là il sovrano ci attende. Non vi sembra sciocco perdere tempo con qualcosa di meno splendido di quello che ci attende? Certo, queste stanze le possiamo vedere, appaiono belle, e soprattutto vere; ma dicono semplicemente che la magnificenza della dimora reale è senza pari.
Quando si inizia a percepire l’amore della Creazione e l’amore per gli altri, si prova il senso della Verità. E diviene quasi una droga. Si vuole amare sempre di più, e si comprende che fino al giorno prima non vi era vera vita in noi, ma solo vita riflessa. Siamo vissuti sino ad oggi su concetti che ci sono stati tramandati da persone che non sapevano nulla, concetti astratti, con soltanto un vago senso di fare il bene, tanto per vivere senza problemi per quanto possibile su questa Terra; non soffrire molto cercando di guadagnare il massimo da ogni situazione. Per soddisfare i nostri desideri.
Ma quando scopriamo la Verità, siamo presi da un senso di leggerezza e di euforia mai provati. E’ la libertà di chi ritorna nella propria vera pelle. Figli dell’Universo nel vero senso della parola. Ora Lo comprendiamo, e siamo d’accordo con Lui.
Se amiamo stiamo bene, se amiamo capiamo, se amiamo le porte si spalancano davanti a noi. E si è già nell’eternità. Il futuro si avvicina al presente e si fonde con esso. Capire che il tempo non esiste, né per noi, né per gli altri; si è solo prigionieri delle sbarre create dall’egoismo. Capire che la Vita Infinita “esiste”, e che la sua fonte è nello stato spirituale. Scoprire che il desiderio è uno solo, cioè tornare alla vera natura, che vuol dire fondersi con il Creato. Comprendere che amare il prossimo come se stessi è un mistero che contiene tutti i misteri, e che noi possiamo penetrarli tutti, con ordine, senza confusione, guidati dalle Forze Universali.
(liberamente tratto dalla Kabbalah notturna)
Viviamo in un mondo materiale e la nostra esistenza ci impone determinati atteggiamenti e determinati comportamenti; senza rendercene conto possiamo esserci fabbricati una corazza, un guscio corrispondente a determinati modi d’essere. Questo guscio è sempre destinato al mondo esterno, al mondo degli oggetti e delle altre persone, perciò lo percepiamo e lo sentiamo come un qualcosa al di fuori di noi; nonostante ciò possiamo esserci identificati con questa corazza, e aver pensato che fosse la vera realtà del nostro mondo.
Se però impariamo un qualsiasi tipo di rilassamento ci accorgiamo che tutti i muscoli che sostengono questa corazza si sciolgono e si modificano. Ciò che il mondo esterno, con i suoi oggetti e con le sue persone aveva provocato in noi si dissolve e sperimentiamo la sensazione di non essere più collegati verso l’esterno, ma verso l’interno di noi stessi. Ovviamente il mondo interiore è ancora molto lontano e tutto da scoprire, però cominciamo già a sentire l’esistenza del nostro corpo e di un altro mondo, il “mondo interiore”.
Ma che cos’è questo mondo interiore? Dove comincia? E se i mondi sono due come si comportano l’uno nei confronti dell’altro? Queste domande hanno una risposta ancora difficile da comprendere per l’uomo moderno, abituato ad identificarsi con l’oggetto, con la materia, e quindi con l’esterno.
Perché in effetti esiste un solo mondo: il mondo interiore, che proietta al di fuori tutto ciò che ai nostri occhi appare come esterno. Quella che viene chiamata realtà è quindi un’illusione, ma il fatto di saperlo, di averlo scoperto, non diminuisce la forza di questa percezione illusoria, che continua imperterrita ad avere i connotati di una realtà.
La mente umana ha con facilità accettato altri tipi di percezioni come componenti di un mondo a parte e quindi illusorio (per esempio i sogni e le allucinazioni) definendo che è il ragionamento a farci distinguere la differenza fra un’allucinazione e una percezione reale. La nostra ragione è perciò in grado di introdurre una “differenza” là dove il nostro sistema percettivo non ne vede proprio.
Infatti la differenza non esiste. La nostra ragione si costruisce il mondo che vuole conoscere, e lo costruisce attraverso le percezioni dei nostri sensi; perciò quello che noi vediamo è il mondo percepito, cioè quello di cui abbiamo bisogno.
E’ quindi da considerare interiore e “reale” solo quel mondo che contattiamo durante un profondo rilassamento, un mondo privo di oggetti e privo di “discorsi”, sopra il quale nè il nostro sistema percettivo nè la nostra ragione hanno presa. Perché il mondo interiore non può essere percepito dai sensi, non da appigli di nessun genere, ma “accade”, semplicemente, dentro la nostra coscienza. Una coscienza che è stata capace, per un momento, di escludere il corpo.
La Creazione è una cosa che non è inglobata nell’esistenza infinita, succede quindi che appena riconosce d’esserne al di fuori anela vivamente di ritornare alla sua Radice. E’ questo il desiderio che ci distingue dalla Luce Infinita.
Ma quanto è forte il nostro Amore per la Fonte universale ?
Proviamo a paragonare questo sentimento all’amore per il proprio amato o per la propria amata: quando lo si sperimenta per la prima volta si incomincia a rincorrere l’oggetto d’amore senza sosta. Lo si cerca, lo si corteggia, si fa di tutto per essergli graditi. Ma mentre il tempo passa (e in questo tempo sono stati messi tutti gli sforzi necessari alla conquista) la potenza che ha innescato il tutto comincia a diminuire, e gradatamente diventa sempre più debole. Ci si rilassa e si dubita persino che quella forte spinta iniziale sia mai esistita.
Come è possibile che questo avvenga? E soprattutto, come si può evitare che questo avvenga quando si tratta dell’Amore per la nostra Radice?
Tutto ciò avviene semplicemente perché anziché amare attraverso il proprio “punto nel cuore” si ama attraverso una sorta di sentimento egoistico, di desiderio per se stessi. Il programma che gestisce i nostri cinque sensi è di tipo egoistico e sono proprio questi nostri cinque sensi che ci impediscono di percepire la vera ed eterna Realtà.
Per conoscere l’intera Realtà che ci circonda, abbiamo bisogno quindi di sviluppare un senso ulteriore, quello che i Kabbalisti chiamano “il sesto senso o senso spirituale”, grazie al quale si diventa capaci di fare esperienza diretta di quegli stimoli esterni che, di solito, “interpretiamo” con i sensi normali.
Per percepire la Luce Superiore, per acquisire la forza di quello che chiameremo il “Mondo Superiore” si deve prima passare attraverso lo sforzo dell’auto-analisi e poi da quello delle percezioni. E ciò che ci può aiutare lungo questa via sono: l’esaltazione costante dello scopo, la pazienza, la fiducia, la comprensione che il personale cambiamento è indispensabile, e un giusto ambiente circostante.
All’inizio, infatti, non avanziamo con le nostre stesse forze ma con il desiderio che riceviamo inizialmente dalla Matrice, e che è insito in noi nel “punto del cuore”. Tuttavia, al fine di sviluppare questo “punto”, dobbiamo darci da fare e attraversare quel periodo di sforzi (non esenti da momenti anche di crisi), di percezioni e di auto analisi indispensabili al raggiungimento dell’obiettivo.
E’ questo il vero desiderio che, distinguendoci dalla Luce, ci conduce ad Essa.
Nessuno di noi sa bene quali siano le azioni da fare per avvicinarci alla perfezione della Matrice. Le religioni ci indicano dei rituali e delle regole che potrebbero farci ottenere questo scopo, ma il tempo passa e ci accorgiamo che invece di avvicinarci al traguardo ce ne allontaniamo sempre di più. Ciò che vogliamo raggiungere ci appare così lontano dalla nostra realtà, dalla vita di tutti giorni, dalla felicità che il nostro cuore sogna.
E allora come possiamo fare? Gli antichi saggi suggeriscono di guardare i bambini.
I bambini osservano i grandi e li imitano nel tentativo di diventare come loro. E se i loro idoli sono persone meritevoli, essi diventeranno meritevoli; se invece i loro idoli sono dei cattivi esempi, li imiteranno con le conseguenze che poi tutti, purtroppo, vediamo nel mondo.
Quindi noi, i grandi, dovremmo imparare ad osservare la bellezza della creazione e imitarla. Qualcuno o qualcosa ci ha dato tutto senza chiedere nulla in cambio; e questo dovrebbe bastare a renderci completamente felici.
L’Essere muore come persona, ma mantiene in sè quel desiderio di “dare” che è tipico della sua creazione; è questa la vera anima dell’uomo, il suo embrione. Ma capita che dopo la morte quest’anima si rivestirà di un corpo che erroneamente desidererà ancora di ricevere.
Occorre spezzare questo circolo: se l’uomo non sviluppa il desiderio di dare mentre è in vita, e dunque neppure la sua anima, morirà ancora come terra, ancora come materia.
La natura spinge i bambini all’imitazione perché in loro l’embrione della vera anima ancora si fa sentire, e noi dovremmo re-imparare da loro quello che abbiamo dimenticato, perché è questo il vero piacere della vita, è questa la felicità: “l ‘equivalenza con la forma universale”.
“La più bella e più profonda emozione di cui possiamo avere esperienza è la sensazione del misticismo. E’ la radice di tutte le scienze vere.
Colui al quale questa emozione è straniera, che non rimane più assorto nella meraviglia, è come morto.
Quella profonda consapevolezza emozionale della presenza di una forma mentale superiore, che è rivelata nell’incomprensibile universo, è la mia idea di Dio”.
Albert Einstein
Pensieri del celebre filosofo Elémire Zolla, scomparso 6 anni fa, tratti da registrazioni televisive mai pubblicate e raccolte nel film Extraritratti.
“La liberazione è la cosa più facile da definire e la più impossibile. E’ facile da definire perché chiunque ha esperienza della liberazione. Chiunque, due volte al giorno almeno, ne ha esperienza: quando si sveglia e quando si addormenta.
E’ un momento, un’intercapedine tra i due ordini dell’esistenza, in cui si è perfettamente liberi: non si è ancora soggiogati dalle leggi della coscienza di veglia, si gode ancora della libertà sconfinata del sonno. E quindi si è liberati, in quel momento. Naturalmente subito dopo, o poco dopo, si rientra nella servitù della veglia. Però c’è il momento di riscatto, di liberazione. Non si è più nell’ignoranza del sonno e non si è ancora nella soggezione della veglia. Chiunque ha esperienza, perciò, della liberazione in vita: non è una cosa tanto lontana.
Naturalmente è un altro conto riuscire ad espandere questo spazio, cioè ad allargare nel pieno della giornata, la libertà di cui si è goduto per un frammento di istante. Come ottenerlo?
Per ottenerlo si può sacrificare tutto. Un indù, in genere un indù pio, sogna di poter partire un giorno, e questo è l’apice della vita per un indù, ancora oggi. C’è il momento in cui si è messo al mondo un certo numero di figli, si è provveduto al loro avvenire, e ci si può congedare. Ed è un momento straordinario, cui bisogna avere assistito, quello in cui un uomo che ha avuto una parte importante nella vita della comunità, si sveglia, si abbiglia di vesti molto semplici, si allontana dalla famiglia, da tutti, e si rifugia nella foresta. E questa foresta non è il luogo un po’ pauroso che noi ci immaginiamo. E’ un posto dove tutto è a disposizione. Se si ha bisogno di mangiare, si fa cadere una noce di cocco, la si spacca in due, ecco due piatti. Di qualunque cosa si abbia bisogno, è a disposizione. C’è l’acqua che scorre, ci sono i frutti da mangiare. Finalmente, isolati da tutti, si può meditare. E ci si può, effettivamente, liberare.
Non è un’illusione, è solo che noi percepiamo una realtà molto limitata. Pensiamo a quanto poco vediamo del mondo rispetto a un animale, capace di individuare le leggi magnetiche, come un colombo per esempio. Le nostre percezioni sono dentro a dei confini. Se vogliamo capire come è fatta la realtà dobbiamo andare al di là del confine delle nostre percezioni”.
(Repubblica 2008)
“Percepiva che tutta la sua vita non era che una specie di sogno e a volte si chiedeva di chi fosse quel sogno e se magari qualcuno si stesse divertendo”.
(Douglas Adams-La guida dell’autostoppista intergalattico)
Per tutti noi la vita comincia con la percezione di questo mondo fisico, finché un bel giorno proviamo un desiderio unico per qualcosa di nuovo e differente, che il più delle volte viene chiamato “spiritualità”. Cerchiamo di immaginare che cosa accade li, nel mondo spirituale, e tentiamo di capire come potrebbe cambiare la nostra vita se potessimo sperimentare la spiritualità. Ci chiediamo com’è, oppure che cosa accade realmente.
I Kabbalisti ci dicono che ci sono degli indizi nel mondo materiale che ci possono aiutare a comprendere meglio che cosa sia la spiritualità. Uno di questi indizi, che può aiutarci a dare una risposta alle nostre domande, sono i nostri sogni.
Le persone che possono sentire il mondo spirituale, ci dicono che prima di arrivare alle loro conquiste spirituali, erano come dei sognatori. Cosa mai ci può insegnare questo sulla spiritualità?
Noi tutti abbiamo avuto dei sogni, e sappiamo che possono essere felici, tristi, eccitanti, noiosi, ricchi di piacere, terrificanti e così via. I sogni coprono lo spettro di tutte le emozioni possibili, e a volte essi ci appaiono così reali che potremmo giurare di averli realmente vissuti.
Ma quanto reali sono i sogni?
Ora pensate a qualcuno che vive una vita molto modesta, risparmiando su ogni centesimo per arrivare a fine mese. Una notte quella persona sogna di vincere alla lotteria: il premio vale milioni di Euro e la vita di assoluta povertà ora è solo un ricordo lontano. Per una giornata intera vive una vita di perfetta felicità e di piacere…finché….improvvisamente si risveglia.
E se la nostra vita attuale non fosse altro che uno di quei sogni? Sempre i Kabbalisti ci dicono che il vero se stesso è l’anima e che il vero mondo è quello spirituale. Ma il sogno che stiamo sognando è estremamente reale, perché ci fa credere d’essere la persona fisica e che il mondo in cui viviamo sia il mondo materiale.
Questo è quello che i Kabbalisti ci vogliono far capire quando paragonano il proprio sentire, prima della loro conquista spirituale, a un sogno. Questa analogia ci indica che le nostre vite corporee sono come un sogno e tutto quello che ci accade, tutta la nostra esistenza fisica, non è la vita reale, ma un sogno temporaneo della nostra anima.
L’anima fa molti sogni, e ogni sogno è ciò che noi descriviamo come una vita corporea. Quando però l’anima si risveglia, scopriamo che non esistono le vite e neanche il tempo, ma soltanto un mondo spirituale ed eterno.
(liberamente tratto da un articolo di dicembre 2008)


La Saggezza antica ci arriva dalle persone che hanno raggiunto la natura spirituale attraverso strumenti e metodi sviluppati nel corso della loro vita. Queste persone hanno sentito e compreso la profondità della realtà e hanno sempre cercato di comunicarla.
C’è una parte della realtà che è quella dove noi viviamo e che possiamo indagare con i nostri cinque sensi, e c’è un’altra parte della realtà che è invece nascosta, che non percepiamo con i nostri cinque sensi e che può essere esplorata solo se sviluppiamo un ulteriore senso e dei nuovi attributi. Questa nuova percezione da acquisire si chiama “la saggezza di ciò che è occultato”. Ma perchè la realtà è in parte rivelata e in parte occultata?
Con i sensi comuni possiamo percepire ciò che è palese, percepiamo le onde di ciò che è all’esterno in base all’equivalenza della forma, ed è così che ci costruiamo l’immagine della realtà. Ma la saggezza della kabbalah sprona tutte le persone a costruire dei nuovi attributi interni, dei nuovi sensori, affinché si possano rilevare frequenze che non sono comunemente sentite e che creano altre immagini, diverse da quelle della realtà palese. Queste immagini possiamo chiamarle “il Mondo Superiore”, e in ultima analisi sono sempre state lì, dentro di noi, pronte per essere percepite, e semplicemente precedono le sensazioni dei cinque sensi. Incontrando questa realtà della dimensione Superiore e indagandola, possiamo comprendere che quest’altra realtà arriva fino ad una Forza speciale, che comprende tutte le cose. La natura di questa Forza speciale è molto benevolente nei confronti della nostra realtà e dei nostri sensi e il suo punto di riferimento è quello dell’Amore puro. Ed è proprio questo suo desiderio di fare del bene che fa sì che tutto, in questo nostro mondo, desideri e ricerchi la vibrazione del Vero Amore Assoluto.
Tutti possono sviluppare quel senso extra che permette di percepire la realtà occultata, e la meditazione (ma anche altre tecniche di spostamento della coscienza) è uno degli strumenti usati.
Quello che varia, da persona a persona, è soltanto il tempo impiegato per costruire questo nuovo senso percettivo, ma prima o poi potremo tutti vedere la realtà nella sua completezza.
Nel nostro cervello c’è una specie di specchio che inverte tutto ciò che si vede dentro, così che noi vediamo queste cose fuori, davanti ai nostri occhi. A dispetto del fatto che ciò che vediamo fuori di noi non sono cose reali, dovremmo comunque ringraziare la Provvidenza per aver creato questo specchio nel nostro cervello, che ci permette di vedere e di percepire ogni cosa in noi vedendola al di fuori di noi.
Dice lo Zohar: “Vediamo un mondo grande davanti a noi, e tutte le meraviglie che contiene. Ma, di fatto, non vediamo niente tranne che la nostra interiorità. In altre parole, c’è una specie di macchina fotografica nel nostro cervelletto che ritrae tutto ciò che ci appare davanti, e niente di tutto questo avviene fuori di noi.”
L’essenziale, dunque, è capire che stiamo giocando con noi stessi e riceviamo delle risposte che dipendono dai nostri ostacoli e dalla nostra confusione. Tutto questo siamo noi.
Tutti i cambiamenti non accadono nella Matrice ma dentro all’uomo, che si trova nella posizione opposta all’amore assoluto e al dare assoluto. L’uomo vede, analizza, sente, sempre e solo se stesso. Tutta la realtà dell’uomo è essenzialmente una partita di tennis giocata contro il muro. E stiamo, sempre, giocando contro questo muro.