La parola archetipo deriva dal greco Arketipon, che significa primo tipo, prima forma. Ed è simile all’idea platonica del nostro Sè ideale.
Sono archetipi anche i pianeti, i 12 segni dello zodiaco, i 22 arcani maggiori dei tarocchi, l’Albero della Vita kabbalistico e i 64 esagrammi dell’I King. Oltre, ovviamente, alle figure archetipiche proposte da Jung. Anche le Favole si basano sul principio degli archetipi in noi.
Nel suo libro “Gli archetipi dell’inconscio collettivo”, Jung dice: “l’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli, alla quale si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria Ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del suo compito”.
Quindi l’incontro con quell’istanza chiamata Ombra, che corrisponde alla discesa negli inferi degli alchimisti, è solo l’inizio.
Il grande merito di Jung è avere intuito e scoperto che, oltre ad un sistema psichico di natura personale, ne esiste un altro di natura collettiva e impersonale. Questo Inconscio Collettivo è uguale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo, ed è formato da archetipi, ossia di forme determinate. Quando in una persona cominciano ad affiorare gli archetipi, vuol dire che la sua ricerca si è spinta oltre la sfera personale; il che è positivo, ma comporta anche dei pericoli: l’influenza degli archetipi è affascinante e se non rendiamo consci a noi stessi i loro simboli la mente può restarne imprigionata. L’incontro con un archetipo fa anche sempre vibrare le corde della creatività delle persone perché, come dice Jung: “Il processo creatore, per quanto possiamo seguirlo, consiste in una animazione inconscia dell’archetipo, e dare forma all’immagine primordiale vuol dire tradurla nel linguaggio di oggi.
Ed è per mezzo di questa traduzione che ognuno può ritrovare l’accesso alle fonti profonde della Vita”.
L’equazione della relatività di Einstein arriva molto vicina all’ipotesi del Campo Unificato. L’equazione si legge così: Energia = Massa x la Velocità della Luce (C) al quadrato, cioè E=MC2. Quello che Einstein intendeva fare era di risolvere questa equazione solamente per la Velocità della Luce. Pensava che il valore della massa potesse essere sostituito con una misurazione della luce. Se si otteneva questo, diceva, allora tutta la Creazione poteva essere pensata come composta di Pura Luce: era questo il vero “campo unificato” che Einstein stava cercando.
Ma la scienza moderna della Griglia Globale ha un continuo, o per altri versi un inizio, con il lavoro di un altro ricercatore, Bruce Cathie, un pilota neozelandese che cominciò le sue ricerche osservando i cosiddetti UFO.
Il primo libro che Cathie scrisse fu “Harmonic 33″ a cui ne seguirono molti altri.
Cathie, nelle sue ricerche, scoprì che la luce forma sfere mentre viaggia, e che una CU è un’energia sferica che pulsa. Tuttavia, anche se questo scienziato ha decodificato la Teoria Del Campo Unificato, quello che in realtà è più importante sono le altre sue scoperte. Mentre si avvicinava alla soluzione dell’enigma, egli ne portò alla luce molte altre fondamentali, che hanno cambiato la nostra comprensione della fisica vibrazionale e dei numeri, scoprendo nelle “armoniche della matematica” l’aspetto naturale dell’Universo.
La Velocità della Luce si misura in secondi; ebbene, una delle scoperte iniziali di Cathie già arrivava ad un modo differente di misurare il tempo, allo scopo di eguagliarlo con più precisione alle armoniche della Griglia Terrestre. Ottenne questo semplicemente usando un fattore 9 (base Diatonica) anziché un fattore 8 (l’attuale base di Ottava) nel conteggio del tempo giornaliero.
Ovviamente, questo cambierebbe la dimensione delle ore (pur rimanendo di 60 minuti) e dei minuti (pur rimanendo di 60 secondi), rendendoli più brevi, dal momento che si dovrebbero comprimere 27 ore in un normale giorno di 24. Cercando il numero di secondi in un “giorno-griglia”, si ottengono 97.200 secondi-griglia. (27h x 60m 60s).
Qui di seguito riporto alcuni dei numeri che su questa base sono stati decodificati.
97.200 sono i secondi di un giorno-griglia (27×60mx60s), che diviso per 9 (base Diatonica) fa 10.800.
10.800, armonico di 1.080, è il numero fondamentale della Luna.
1.080, numero della Luna, è anche esattamente la metà del suo diametro, calcolato in miglia inglesi.
2.160 è il diametro della Luna ed è uguale ad un’Era dello Zodiaco.
12 di queste Ere, sommate, danno 25.920, numero del nostro grande Ciclo Solare e anche della precessione della Terra.
666 è il numero del Sole, che sommato a 1080, numero della Luna, da il numero di fusione fra i due.
Anche se un simile conteggio non corrisponde ancora con la nostra attuale misurazione del tempo, che per ora resta a base 8, sembra sia questo il modo migliore per rettificare l’orbita della Terra con il sistema armonico.
E’ possibile che l’intera umanità stia sperimentando un profondo cambiamento? E perché accade proprio ora?
L’essere umano, nella sua ricerca per la felicità, ha provato numerose soluzioni ai continui problemi del mondo. Ha tentato una corsa spregiudicata alle armi, sviluppato economie a bassa inflazione, creato culture basate su tradizioni diverse, ed ha accettato di buon grado l’alta tecnologia e le rivoluzioni scientifiche. Ma non ha trovato ancora i mezzi reali per raggiungere la pace e l’amore.
L’obiettivo di scoprire e raggiungere lo scopo della Creazione è insito in tutta l’umanità; inconsciamente le persone riconoscono che il loro stesso progresso spirituale è collegato e cercano di condividere questa saggezza con il resto degli esseri umani. Ma la strada verso l’obiettivo della nostra esistenza richiede innanzitutto di correggere l’ego, ossia la forza che ci spinge al movimento. Tutti noi siamo in questa situazione e non possiamo evitarlo.
La saggezza ci parla dunque del vero amore dell’uomo, che è l’unico rimedio per tutte le afflizioni dell’umanità. Questa saggezza contiene dentro di sè la conoscenza di come ogni nazione potrebbe funzionare bene, e di come questa conoscenza si adatti alla struttura di quell’anima comune che viene chiamata “umanità”.
Ed è proprio lo studio della spiritualità a spiegare che lo sviluppo nel nostro mondo non avviene per quella selezione naturale in cui sono scelte le forze e le qualità del “più forte”, ma piuttosto attraverso l’emergere progressivo o sequenziale delle “informazioni” dentro di noi; quelle informazioni che riguardano la discesa delle anime dall’alto verso il basso, dal Mondo dell’Infinito verso il nostro mondo. Questo archivio di informazioni si è formato dentro ogni persona come conseguenza della creazione, da quello che chiameremo impropriamente “il Mondo dell’Infinito” al nostro mondo, in una spirale di informazioni che spiega ogni grado di discesa.
Oggi, così come ogni cosa che esiste in generale, percepiamo la manifestazione di queste informazioni come un qualcosa che dal basso va verso l’alto, e dobbiamo sforzarci di comprenderle. Questa comprensione la possiamo realizzare in due modi: attraverso il percorso della Luce o attraverso quello della sofferenza. Il percorso della Luce si ha quando si studia al fine di imparare i nostri livelli futuri, attirando la Luce della Creazione in noi affinché ci guidi verso la perfezione. Il percorso della sofferenza si ha invece quando non si studia la struttura del nostro sistema (e quindi non si attira la Luce dal livello successivo) ma si percepisce soltanto “la pressione” delle informazioni seguenti, che chiedono di essere realizzate.
In questo caso non c’è nessuna evoluzione, ma solo una graduale espressione d’informazioni, che però sono già conosciute in anticipo. In effetti ogni cosa è conosciuta in anticipo, fuorché il metodo di risalita dei livelli il quale, se accadrà coscientemente, sarà veloce e piacevole, altrimenti sarà lento, forzato e poco piacevole.
Da una ricerca americana su un canpione di 2000 persone è risultato che le nostre abilità mentali raggiungono il massimo a 22 anni e si deteriorano 5 anni dopo.
Sembra incredibile ma la scienza dice che a 27 anni siamo già vecchi. Anche se ci ricordiamo benissimo dove abbiamo lasciato le chiavi di casa o della macchina, oppure cosa abbiamo mangiato a pranzo, o ricordiamo perfettamente tutti gli appuntamenti presi per la serata. Ciononostante, questa ricerca indica che molti ben noti effetti dell’invecchiamento possono cominciare diversi decenni prima di quella che è normalmente considerata la “terza età” .
La sorprendente affermazione è stata fatta da un gruppo di scienziati del Dipartimento di Psicologia dell’Università della Virginia. Secondo gli scienziati, le nostre abilità mentali cominciano a diminuire dall’età di 27 anni, dopo il raggiungimento del picco massimo a 22.
I ricercatori hanno studiato per sette anni il comportamento di 2.000 persone, divise tra uomini e donne nella fascia d’età fra 18 e 60 anni. I partecipanti, tutti in buona salute e di livello scolastico medio-alto, sono stati sottoposti a diversi test, tra i quali risolvere puzzle visivi, rispondere a dei quiz, prove di vocabolario, di ragionamento, di velocità di pensiero e di visualizzazione spaziale. Test simili sono usati spesso per diagnosticare le inabilità e i declini mentali, inclusa la demenza.
Il risultato è stato che l’età media raggiunta nelle prestazioni migliori era di 22 anni, mentre a 27 anni il risultato era di molto inferiore rispetto al livello massimo.
Su questa base Timothy Salthouse, psicologo all’Università della Virginia, riassumendo i suoi studi, ha spiegato che le terapie destinate a prevenire o invertire sia il processo d’invecchiamento che le relative condizioni, comprese le malattie ad esso collegate, dovrebbero cominciare molto prima che le persone vadano in pensione, anche se un’altra ricerca ha dimostrato che la conoscenza accumulata nel tempo, tipo le prestazioni sulle prove di vocabolario o di cultura generale, possono aumentare fino all’età di 60 anni.
Le fiabe esistono praticamente da sempre, sono senza tempo, e pur essendo antiche sono sempre moderne. Fra loro hanno in comune molte cose, prima fra tutte il fatto che non trattano solo di fate e di gnomi, ma parlano soprattutto di eroi umani alla ricerca di quel magico potere che è nascosto nei loro cuori; alla ricerca della magia della vita. Vagando per luoghi incantati e pericolosi, meravigliosi e inospitali mettono alla prova il loro coraggio e la loro fede.
Il messaggio che ogni fiaba propone (secondo J.Tolkien, filologo e autore de Il Signore degli Anelli sono: fuga, riscoperta, consolazione e fantasia) viene accettato proprio perché è collocato al di fuori del nostro mondo spazio-temporale, perché si trova apparentemente in un’altra dimensione; ma i valori che ogni fiaba usa sono in realtà molto simili al percorso psicologico di una persona quando intraprende un lavoro su se stessa. Questi valori si possono raffrontare sia con il percorso psicologico attraverso gli Archetipi di base, sia con le quattro Nobili Verità che il Buddha scoprì durante la sua meditazione sotto l’albero.
Uno dei valori proposti dalle fiabe è l’evasione e molti testi religiosi descrivono la nostra vita in questo mondo come una specie di prigione, che richiede salvezza o “liberazione”, quindi fuga. La liberazione, nel contesto religioso, si può dunque intendere come una fuga dai legami del karma, verso la libertà dell’anima. Questa stessa fuga, nel contesto archetipico, è il coraggio di allontanarsi dalla prigione dei condizionamenti per vivere la propria vita finalmente liberi.
Lo stesso concetto lo ritroviamo nella prima Nobile Verità del Buddha: cioè che l’esistenza comprende in sé frustrazione, dolore e sofferenza, e ciò deriva dal fatto che pensiamo noi stessi come separati gli uni dagli altri, quando in realtà non c’è alcuna separazione, perché siamo Uno. Ma per comprendere questo è necessario liberarci (fuggire) dalla prigionia mentale in cui siamo immersi.
La vita del Buddha è un esempio di fuga dalla frustrazione e dall’instabilità di questa esistenza materiale, e ci indica il modo per camminare verso la Consapevolezza di ciò che veramente siamo: degli Esseri Superiori.
Come possiamo diventare “liberi” e come possiamo sapere se siamo davvero liberi?
La parola libertà implica che occorre essere liberi da qualcosa, deve perciò esserci un “noi” e un “loro”, un bene e un non-bene, il buono e il cattivo.
E se è così, allora cosa facciamo? Ovviamente iniziamo a disegnare linee e a fare dei confini.
E’ così che le religioni si sono sviluppate, diventando abilissime nel creare confini. Confini basati su credenze. Quindi una persona che crede in una determinata cosa e si comporta in un determinato modo, entrerà nel disegno e nei confini di una religione.
Al mondo ci sono tantissime e diverse religioni e ognuna di loro, oltre ad essersi creata il proprio spazio, lo difende strenuamente; e purtroppo nessuna è particolarmente tollerante verso le altre.
Esiste anche un confine immaginario che viene accettato dalla maggior parte di noi, solo che raramente lo riconosciamo come tale: “Tutto ciò che si trova entro i confini della mia pelle sono io, mentre tutto quello che sta fuori dalla mia pelle non sono io.”
Questo concetto è largamente accettato da quasi tutte le persone. Sembra sia semplice e chiaro. Molte tradizioni mistiche, però, direbbero che la cosa non è così ovvia. Ma lasciamole per ora da parte e andiamo a vedere cosa dicono la fisica moderna e la teoria quantistica.
All’inizio del XX secolo, gli scienziati erano molto impegnati nella ricerca per scoprire finalmente l’elemento fondamentale dell’Universo. La particella più piccola nell’atomo stesso, dalla quale tutta la materia è scaturita. Erano convinti di avere lo strumento necessario, un microscopio potentissimo, che avrebbe permesso di vedere questa particella infinitamente piccola. Quello che invece trovarono fu sorprendente, perché scoprirono che mancava proprio l’elemento fondamentale. Non c’è quell’unità più piccola con la quale è fatto tutto il resto della materia, ma l’esistenza è un’onda di infinite possibilità, tutte intrecciate e connesse tra di loro. L’esistenza non ha né limiti né assemblamenti: è integra. Non esistono confini. Gli atomi e le molecole, che pensavano avessero una forma solida come il nostro corpo fisico, non hanno nessuna solidità e si mischiano liberamente con tutti gli atomi e le molecole, al di fuori di quello che “crediamo” sia il nostro corpo. La scienza, perciò, ci parla ora di “effetto farfalla”: dice che se una farfalla starnutisce su Marte, questa cosa avrà effetto anche su di noi, qua sulla Terra.
Ma se è vero tutto questo, allora perché non siamo in grado di percepirlo?
In realtà lo sentiamo. Semplicemente non riusciamo a riconoscerne la connessione, non siamo in grado di capire (o non vogliamo capire) che tutti i guai di questo mondo sono solo il risultato del nostro combattere ad oltranza contro questa reciprocità, contro questa interconnessione dell’umanità e di tutto ciò che esiste. E siccome non capiamo le leggi di questa connessione, non capiamo neppure i risultati della loro violazione e ne accettiamo le conseguenze come inevitabili.
Il reciproco collegamento è la fondamentale legge della Natura. La nostra esistenza e l’Unità sono la stessa cosa e siamo tutti collegati, esattamente come le parti con l’insieme, o come gli organi di un corpo. Dobbiamo solo imparare a sviluppare i sensi che ci permettono di percepire le leggi di un sistema interconnesso. Una volta che saremo in grado di capire queste leggi, potremo imparare a lavorare con loro per il bene di tutti, scoprendo dove veramente risiede la libertà.
Le persone hanno bisogno di imparare ad essere unite nell’intenzione, al di là della distanza fisica che le separa. Questo è lo scopo del nostro mondo.
Immutabile e insondabile poiché è al di là del conoscibile, “era” prima dell’inizio e “sarà” dopo ogni fine.
La mente umana a volte lo indica come “trascendente”, ma questo non vuol dire che esso sia un qualcosa che esiste “fuori” dall’universo. L’infinito non è oltre il mondo più di quanto sia all’interno di tutte le cose, perché qualsiasi confine, qualsiasi assegnazione di una qualunque dimensione annullerebbe, necessariamente, il significato di questo termine. Può solo essere immaginato come l’Uno Assoluto di alcune religioni.
I cabbalisti fecero una distinzione precisa tra l’infinito e le sephirot (le sfere dell’albero della vita). Il modo in cui le sephirot (quindi il mondo intero) emergono dall’infinito è uno degli argomenti fondamentali della contemplazione mistica, così come lo è la relazione continua tra l’universo delle sephirot e questa sconfinata ed indescrivibile sorgente di vita che chiamiamo Infinito.
Viene detto che la fede e la scienza non convivono nella mente di un uomo. La scienza si basa su dati attendibili e non tollera le informazioni infondate, mentre la fede in qualcosa di superiore è soltanto raccontata. La Kabbalah però è una scienza diversa, essa si relaziona ai fatti come una scienza, rivela una nuova realtà come una religione divulgando l’idea di una creazione, ma poi indaga scientificamente, sperimentando ciò che ha rivelato e condividendo i risultati ottenuti con altri che stanno esplorando questa nuova realtà.
In ognuno c’è nascostamente l’aspirazione per la pace e l’amore, e arriva un certo momento nella vita in cui la verità appare; è quello il momento di scegliere se accettarla e percorrere un cammino diverso o rimanere ancora aggrappati a ciò da cui si cercava di fuggire.
Ogni cambiamento è difficile, perché scardina abitudini mentali e pregiudizi e richiede idee a cui non si è abituati. “Se la Terra è tonda come è possibile, chiedevano gli antichi, che si possa camminare a testa in giù? Come può il «sotto» diventare «sopra»?” Queste difficoltà degli antichi sono le stesse che portano molte persone, oggi, a domandarsi cosa diavolo intendesse Einstein nel sostenere che un evento, che per una persona accade «prima», per un’altra possa accadere «dopo».
Carlo Rovelli, fisico all’università di Marsiglia e membro dell’Istituto universitario di Francia, in una conferenza racconta che ventisei secoli fa, un uomo che viveva in una città greca sulla costa dell’odierna Turchia ebbe un’idea prodigiosa e stupefacente. E se il cielo sopra la nostra testa continuasse anche sotto i nostri piedi? E se la Terra non fosse che un grosso sasso che galleggia nello spazio, sospesa nel nulla? L’uomo si chiamava Anassimandro e la città era Mileto. L’idea, nuova nella storia del mondo, era, come ben sappiamo oggi, oltre due millenni e mezzo più tardi, giusta.
Oggi la ricerca continua e mette in discussione altri concetti, dice lo scienziato. Tra questi, ci sono le nozioni stesse di «spazio» e «tempo». E se «spazio» e «tempo» non fossero strutture universali alla base del reale, ma solo approssimazioni che hanno significato per la nostra esperienza quotidiana, ma non vanno bene per capire il mondo un po’ più in profondità?
Ricerca USA. Le onde gamma fanno diventare più grande l’area cerebrale e riducono sia il rischio di malattie che l’invecchiamento. Normalmente il cervello tende a ridursi con l’età, meditare però lo rafforza ed è un esercizio utile anche contro lo stress.
Gli scienziati hanno dunque scoperto che meditare fa bene al cervello e che aumenta le capacità intellettive. Sono tante le definizioni di meditazione, perché diverse sono le meditazioni, ma una cosa che le accomuna c’è ed è arrivata dalla ricerca scientifica. L’ha scoperta un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School di Yale e del Massachusetts Institute of Technology.
Nella gente che medita il cervello cresce. Ma c’è di più.
Scannerizzando il cervello i ricercatori hanno osservato che le parti che aumentano in spessore sono quelle addette all’attenzione e ai processi sensoriali che arrivano dall’esterno. All’interno della materia grigia poi, lo spessore aumenta maggiormente nelle persone adulte rispetto a quelle più giovani. Questo è davvero interessante, sostengono i ricercatori, perché questa parte del cervello umano normalmente rimpicciolisce con l’età. In altre parole è come se nelle persone anziane la meditazione fosse in grado di far tornare attive quelle parti del cervello che sono attive soprattutto in tenera età.
Spiega Sara Lazar, responsabile della ricerca: “I nostri dati portano a sostenere che la pratica della meditazione conferisce non solo l’aumento della materia grigia, ma anche elasticità alla corteccia cerebrale degli adulti in aree importanti per l’apprendimento, per i processi emotivi e lo star bene”. Secondo i ricercatori questa scoperta si conforma anche ad altre ricerche, che avrebbero dimostrato che la meditazione ispessisce le aree del cervello di chi pratica musica e di chi impara molte lingue.
Ma come si è giunti a queste conclusioni?
I ricercatori hanno scannerizzato il cervello di 20 persone, alcune delle quali facevano meditazione da vari decenni, altre da un solo anno, e lo hanno confrontato con 15 che non l’avevano mai praticata. Per misurare il livello di meditazione che i partecipanti erano in grado di raggiungere veniva chiesto loro, durante la scannerizzazione del cervello, di provare a meditare solo su ciò che capitava attorno ad essi durante le analisi, senza utilizzare particolari metodi di mantra, ossia senza usare quei suoni che emessi, secondo la meditazione buddista, sono in grado di liberare la mente dai pensieri. Spiega Lazar: “Se i partecipanti all’esperimento sentivano un rumore essi dovevano ascoltarlo, piuttosto che pensare ad esso. Se non succedeva nulla, dovevano porre l’attenzione al loro respiro. In altre parole essi non dovevano elaborare pensieri”.
L’esperimento durava circa 40 minuti, durante i quali la profondità della meditazione veniva misurata attraverso il rallentamento del respiro. Alle persone che non praticavano meditazione, invece, veniva chiesto di abbandonarsi ai loro pensieri come facevano quando si rilassavano.
Usando questa base comune la ricerca ha concluso che l’aumento della materia grigia per chi fa meditazione va dagli 8 ai 16 millesimi di centimetro, in rapporto a quanto tempo si trascorre durante la vita a meditare. “Questo dimostra che l’aumento di materia grigia non dipende unicamente dalla meditazione in sé, ma anche da quanto tempo si trascorre in meditazione e da quanto è profonda”, ha sottolineato Lazar, “questi risultati tuttavia, sono solo il punto di partenza della ricerca”.
Tratto da un articolo di Repubblica-Tecnologia e Scienza
Le forme che compongono il microcosmo dell’uomo sono identiche alle forze che compongono il macrocosmo del mondo. Nell’organismo umano queste forze possono agire in modo anormale e ne conseguiranno malattie; nel grande organismo del cosmo possono ugualmente agire in modo anormale, perciò ne conseguiranno condizioni anormali o “malattie” nella Terra e nell’atmosfera, nell’acqua e negli elementi del fuoco. L’uomo può essere affetto da spasmi, idropisia, coliche, febbre, ecc., e il macrocosmo della terra può essere affetto da terremoti, piogge, uragani, fulmini, ecc.; gli elementi che costituiscono la vita del cuore dell’uomo, costituiscono la vita del sole; la qualità di vita che si trova negli elementi che costituiscono il suo sangue corrisponde alle qualità delle influenze invisibili che irradiano da Marte; se le essenze dell’anima, che caratterizzano le influenze di Venere non esistessero, non esisterebbero gli istinti che spingono gli uomini e gli animali a propagare la loro specie, e per questo ogni pianeta e ogni stella contengono certi elementi magnetici esistenti nella costituzione dell’uomo.
Valutiamo ora i quattro metalli principali e il collegamento con i rispettivi pianeti.
Il Sole è in corrispondenza con l’Oro: regge la vita, irradia calore, dona energia, agisce direttamente sul cervello, rigenera il sangue e le cellule in genere; è il rimedio per il cuore nei disturbi cardiaci e nella insufficienza cardiaca; è impiegato con successo nel decadimento senile, per il ringiovanimento e la ricostruzione delle cellule, contro le malattie cachetizzanti, nell’artrite reumatoide e nell’artrite deformante.
La Luna è in corrispondenza con l’Argento: regge la vitalità, il buon funzionamento degli organi e dei liquidi organici, regola la circolazione e agisce sullo stomaco, sulla digestione e sul buon funzionamento dei reni, ha azione sul cervelletto e sulle malattie ginecologiche della pubertà e della menopausa. L’Argento è prezioso nel trattamento delle atrofie e dei ritardi cerebrali.
Venere è in corrispondenza con il Rame: è detto il metallo dell’assimilazione, aiuta il ruolo specifico del rene; il Rame agisce sul rene al fine di regolarizzarne il funzionamento, tanto dal punto di vista materiale che sul piano di una assimilazione di natura neuro-psicologica. Il Rame agisce sul buon funzionamento ghiandolare.
Marte, infine, è in corrispondenza con il Ferro: metallo della vescica biliare, delle malattie infiammatorie e delle anemie.
(compendio di spagyria ed alchimia)
Formato da 10 entità chiamate Sefirot, dieci principi basilari associati a situazioni pratiche ed emotive di ognuno di noi e riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, l’Albero della Vita è il programma simbolico secondo cui si è svolta la creazione; è il cammino di discesa che le anime hanno percorso per raggiungere la loro forma attuale. Ma è anche il sentiero di risalita, attraverso il quale l’intero creato può ritornare a quell’origine tanto anelata.
Le Sefire sono distribuite su tre pilastri, corrispondenti alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (pilastro di destra), la Forza (pilastro di sinistra), e la Compassione (pilastro centrale). Senza quest’ultimo pilastro l’Albero della Vita diventa l’Albero della Conoscenza del bene e del male, perciò è soltanto la via mediana, chiamata anche “via regale”, che ha in sè la capacità di unificare gli opposti.
Possiamo equiparare l’Albero della Vita alla forse più conosciuta “scala di Giacobbe”, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo essa gli angeli, ossia le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione; similmente è anche il percorso dove continuamente sale e scende la consapevolezza degli esseri umani.
Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nella Luce Spirituale che circonda tutto; questo nutrimento scorre e discende lungo i ventidue sentieri che collegano le Sefirot, assottigliandosi e suddividendosi fino a raggiungere tutte le creature. Infine, lungo quest’Albero, salgono le preghiere e i pensieri delle persone che cercano l’origine di ogni cosa ed esplorano regni sempre più vasti e perfetti dell’Essere.
Un esempio di Albero della Vita nel mondo fisico è dato dalla struttura del sistema solare. Al centro c’è il Sole, che rappresenta la Sefira della Corona, la più alta e dalla quale proviene la Luce che riempie e vitalizza tutte le altre. I nove pianeti che gli girano attorno rappresentano le altre nove Sefire, e nello studiare le caratteristiche di ciascuna è possibile vedere emergere perfette similitudini con i tratti astronomici e astrologici del pianeta corrispondente (in sequenza discendente da Mercurio a Plutone).