L’equazione della relatività di Einstein arriva molto vicina all’ipotesi del Campo Unificato. L’equazione si legge così: Energia = Massa x la Velocità della Luce (C) al quadrato, cioè E=MC2. Quello che Einstein intendeva fare era di risolvere questa equazione solamente per la Velocità della Luce. Pensava che il valore della massa potesse essere sostituito con una misurazione della luce. Se si otteneva questo, diceva, allora tutta la Creazione poteva essere pensata come composta di Pura Luce: era questo il vero “campo unificato” che Einstein stava cercando.
Ma la scienza moderna della Griglia Globale ha un continuo, o per altri versi un inizio, con il lavoro di un altro ricercatore, Bruce Cathie, un pilota neozelandese che cominciò le sue ricerche osservando i cosiddetti UFO.
Il primo libro che Cathie scrisse fu “Harmonic 33″ a cui ne seguirono molti altri.
Cathie, nelle sue ricerche, scoprì che la luce forma sfere mentre viaggia, e che una CU è un’energia sferica che pulsa. Tuttavia, anche se questo scienziato ha decodificato la Teoria Del Campo Unificato, quello che in realtà è più importante sono le altre sue scoperte. Mentre si avvicinava alla soluzione dell’enigma, egli ne portò alla luce molte altre fondamentali, che hanno cambiato la nostra comprensione della fisica vibrazionale e dei numeri, scoprendo nelle “armoniche della matematica” l’aspetto naturale dell’Universo.
La Velocità della Luce si misura in secondi; ebbene, una delle scoperte iniziali di Cathie già arrivava ad un modo differente di misurare il tempo, allo scopo di eguagliarlo con più precisione alle armoniche della Griglia Terrestre. Ottenne questo semplicemente usando un fattore 9 (base Diatonica) anziché un fattore 8 (l’attuale base di Ottava) nel conteggio del tempo giornaliero.
Ovviamente, questo cambierebbe la dimensione delle ore (pur rimanendo di 60 minuti) e dei minuti (pur rimanendo di 60 secondi), rendendoli più brevi, dal momento che si dovrebbero comprimere 27 ore in un normale giorno di 24. Cercando il numero di secondi in un “giorno-griglia”, si ottengono 97.200 secondi-griglia. (27h x 60m 60s).
Qui di seguito riporto alcuni dei numeri che su questa base sono stati decodificati.
97.200 sono i secondi di un giorno-griglia (27×60mx60s), che diviso per 9 (base Diatonica) fa 10.800.
10.800, armonico di 1.080, è il numero fondamentale della Luna.
1.080, numero della Luna, è anche esattamente la metà del suo diametro, calcolato in miglia inglesi.
2.160 è il diametro della Luna ed è uguale ad un’Era dello Zodiaco.
12 di queste Ere, sommate, danno 25.920, numero del nostro grande Ciclo Solare e anche della precessione della Terra.
666 è il numero del Sole, che sommato a 1080, numero della Luna, da il numero di fusione fra i due.
Anche se un simile conteggio non corrisponde ancora con la nostra attuale misurazione del tempo, che per ora resta a base 8, sembra sia questo il modo migliore per rettificare l’orbita della Terra con il sistema armonico.
Recentemente da alcuni scienziati è stato ipotizzato che la Terra sia cava , quindi vuota all’interno, e con una specie di piccola stella centrale fatta di plasma e gas. Questa teoria trova riscontro, da moltissimo tempo, anche nelle leggende di molti popoli antichi, tra cui i tibetani, gli egiziani, i greci, gli indiani, e molti altri popoli. Praticamente tutti gli scritti di questi popoli, nonché le loro tradizioni, parlano di un misterioso mondo sotterraneo popolato da civiltà evolute. Queste persone, dicono le leggende, sono simili a noi esseri umani ma vibrano su piani dimensionali diversi, più evoluti del nostro. Sembra persino che alcune di queste persone possano agire in mezzo a noi, per aiutarci. Considerando che le ricerche fatte dagli studiosi sono rivolte in tal senso, forse possiamo cominciare anche noi profani a vagliare questa ipotesi. L’esploratore polacco F. Ossendowski in un suo viaggio in Asia, nel 1923, affermò di aver avuto delle informazioni da parte di alcuni Lama e di un principe mongolo, tale Ciultun Bejli, che descrivevano un regno sotterraneo, un mondo fatto di lunghe gallerie situate sotto tutta l’Asia, nelle zone del Tibet, in Mongolia, sotto il Deserto di Gobi estendentesi poi a il mondo, e le cui entrate, ovviamente nascoste, si trovano in diversi luoghi del pianeta; questo sarebbe il famoso regno sotterraneo di Agharti. Esistono tante storie che narrano di questo misterioso popolo di Iniziati governati dal Re del Mondo, il mitico sovrano di Agharti.
Per saperne di più guardate questo video.
Uno dei concetti più importanti della Kabbalah è l’Albero della Vita con le sue Sephirot, una disciplina assai complessa e per alcuni aspetti misteriosa.
Il termine “Sefira” non significa, come molti credono, “sfera”, ma integra tre concetti fondamentali: il concetto di “Numero”, il concetto di “Libro”, e il concetto di “Luce”.
Le Sephirot possiedono cioè le qualità dei primi dieci numeri interi; contengono simboli, miti, avvenimenti e tradizioni esattamente come un libro; e irradiano la stessa Energia Superiore che esiste in tutta la Creazione.
Questi tre significati appartengono ai tre livelli dentro ai quali le Sephirot operano. Il più basso è quello in cui esse agiscono come numeri. A questo stadio sono le unità fondamentali delle leggi fisiche e matematiche, su cui poggia la creazione. Sono l’energia contenuta nei numeri, la loro identità segreta, la loro vibrazione.
Il secondo livello (il libro) si concretizza nelle situazioni pratiche, morali e psicologiche, del piano umano; diventano potenze dell’anima e fasi dell’emanazione divina, portando nel mondo la capacità di conoscere, di avere fiducia, di amare; ma anche di temere.
E infine le “Luci”. Su questo piano le Sephirot si dispongono in modo organico e si connettono fra loro armoniosamente. Qui si lavora di solito con tre Alberi della Vita contemporaneamente, a rappresentare il capo, il tronco e gli arti inferiori della Divinità Suprema. Al terzo livello le Sephirot diventano pietre preziose, centri di Luce dai quali viene irradiato, costantemente, quel flusso benefico che guida tutta la creazione verso il suo traguardo di pace e di beatitudine cosmica.
Secondo O.M. Aivanhov “L’Albero della Vita è uno schema simbolico che racchiude tutta la Scienza Iniziatica, le dottrine di tutti gli Iniziati. Lo si può paragonare a un seme: piantatelo, ed esso farà apparire dinanzi a voi tutta la Creazione con la moltitudine delle sue creature. Questo schema può diventare un strumento magico, un pentacolo fra i più potenti. Tutto vi è contenuto, tutti i principi, tutti gli elementi, tutti i fattori con i quali il Signore ha creato il mondo. Con esso disponete di un sistema che vi aiuterà a non disperdervi nel compiere il vostro lavoro spirituale. Lavorando per anni su questo schema, introdurrete in voi stessi l’ordine e l’equilibrio; e tutto si strutturerà, si organizzerà e si armonizzerà. Non appena avete un poco di tempo, soffermatevi sull’Albero della Vita, scegliete una sefira, concentratevi su di essa e cercate di sviluppare le qualità o le energie che questa contiene. Sia che abbiate bisogno di luce, di amore, di forza, di protezione, di generosità, di giustizia o di vita… rivolgetevi all’Albero della Vita: esso è a disposizione dei figli e delle figlie di Dio che hanno bisogno di nutrirsi della vita divina.”
“Numerose tradizioni rappresentano l’universo come una montagna in cima alla quale la Divinità ha la Sua dimora, inaccessibile e inviolata. I Greci ponevano gli dèi sulla vetta del monte Olimpo; Mosè ha parlato con Dio sul Monte Horeb. Gli Iniziati si sono sempre serviti del simbolo della vetta, anche nei paesi dove non c’erano montagne elevate. La ricerca della vetta è l’impresa più importante, la più ricca di significato che l’essere umano possa intraprendere. Questo vuol dire che egli è cosciente che i poteri e le virtù accumulate in lui dal Creatore possono condurlo al di là di tutte le realizzazioni terrestri. Nella Cabala, l’Albero può essere paragonato ad una montagna la cui cima è la sefira Kether: la più potente, l’onnisciente, l’amore divino. Per arrivare fino a quella vetta, sono necessarie grandi qualità: la tenacità, la volontà, la stabilità, l’intelligenza, l’audacia, e soprattutto un desiderio irresistibile di luce e di purezza. Queste qualità sono rappresentate dalle altre sefirot, da Malkut fino a Hokmah.”
“Kether: la Corona; Hokmah: la Saggezza; Binah: l’Intelligenza; Hessed: la Grazia; Geburah: la Forza; Tiphereth: la Bellezza; Netzah: la Vittoria; Hod: la Gloria; Yesod: il Fondamento; Malkuth: il Regno.
Imparate a meditare sulle dieci sephiroth, con la consapevolezza che quell’Albero Cosmico è anche in voi, e che l’unica attività che valga la pena di svolgere è quella di farlo crescere, fiorire e fruttificare. Quanto tempo vi ci vorrà prima di potervi identificare realmente con quell’Albero di Vita? Di questo non dovete preoccuparvi. Forse, dovrete tornare sulla terra migliaia di volte, per proseguire questo lavoro, fino al giorno in cui le dieci sephiroth, che hanno la propria dimora in voi, incominceranno a vibrare, e tutto il vostro essere interiore sarà illuminato dalle luci dell’Albero della Vita.” Così disse il grande Aivanhov.
I praticanti e cultori del Reiki confermano la corrispondenza tra il Reiki (Forza che crea e sorregge ogni forma di vita nell’Universo) e Yesod della Kabbalah, il Chi dei cinesi, il Ki dei tibetani, il Prana degli indù, il Ka degli antichi Egizi, la Forza Guaritrice della Natura di Ippocrate, il Fluido Vitale alchemico, il Telesma di Ermete Trismegisto, nonché lo Spirito Santo dei Cristiani.
Yesod, la nona sefira sull’Albero della Vita, è collocata all’altezza degli organi genitali; simboleggia la purezza ed è la base dell’ascesa, del ritorno a Kether. Chi intende abbracciare la vita spirituale deve inizialmente affrontare Yesod, cioè le energie sessuali e le illusioni dell’inconscio. Yesod è dunque il simbolo della vita pura. La purezza viene qui definita come un sistema di vita ricco e creativo, fondato su una buona conoscenza sia della psiche che dello spirito.
Tutte le Sefire sono una guida lungo il cammino di crescita morale e spirituale e, come pietre preziose, arricchiscono enormemente la natura di coloro che ne sanno assorbire e praticare gli insegnamenti.
(il continuo nel prossimo post…)
Immutabile e insondabile poiché è al di là del conoscibile, “era” prima dell’inizio e “sarà” dopo ogni fine.
La mente umana a volte lo indica come “trascendente”, ma questo non vuol dire che esso sia un qualcosa che esiste “fuori” dall’universo. L’infinito non è oltre il mondo più di quanto sia all’interno di tutte le cose, perché qualsiasi confine, qualsiasi assegnazione di una qualunque dimensione annullerebbe, necessariamente, il significato di questo termine. Può solo essere immaginato come l’Uno Assoluto di alcune religioni.
I cabbalisti fecero una distinzione precisa tra l’infinito e le sephirot (le sfere dell’albero della vita). Il modo in cui le sephirot (quindi il mondo intero) emergono dall’infinito è uno degli argomenti fondamentali della contemplazione mistica, così come lo è la relazione continua tra l’universo delle sephirot e questa sconfinata ed indescrivibile sorgente di vita che chiamiamo Infinito.
Viene detto che la fede e la scienza non convivono nella mente di un uomo. La scienza si basa su dati attendibili e non tollera le informazioni infondate, mentre la fede in qualcosa di superiore è soltanto raccontata. La Kabbalah però è una scienza diversa, essa si relaziona ai fatti come una scienza, rivela una nuova realtà come una religione divulgando l’idea di una creazione, ma poi indaga scientificamente, sperimentando ciò che ha rivelato e condividendo i risultati ottenuti con altri che stanno esplorando questa nuova realtà.
In ognuno c’è nascostamente l’aspirazione per la pace e l’amore, e arriva un certo momento nella vita in cui la verità appare; è quello il momento di scegliere se accettarla e percorrere un cammino diverso o rimanere ancora aggrappati a ciò da cui si cercava di fuggire.
Ogni cambiamento è difficile, perché scardina abitudini mentali e pregiudizi e richiede idee a cui non si è abituati. “Se la Terra è tonda come è possibile, chiedevano gli antichi, che si possa camminare a testa in giù? Come può il «sotto» diventare «sopra»?” Queste difficoltà degli antichi sono le stesse che portano molte persone, oggi, a domandarsi cosa diavolo intendesse Einstein nel sostenere che un evento, che per una persona accade «prima», per un’altra possa accadere «dopo».
Carlo Rovelli, fisico all’università di Marsiglia e membro dell’Istituto universitario di Francia, in una conferenza racconta che ventisei secoli fa, un uomo che viveva in una città greca sulla costa dell’odierna Turchia ebbe un’idea prodigiosa e stupefacente. E se il cielo sopra la nostra testa continuasse anche sotto i nostri piedi? E se la Terra non fosse che un grosso sasso che galleggia nello spazio, sospesa nel nulla? L’uomo si chiamava Anassimandro e la città era Mileto. L’idea, nuova nella storia del mondo, era, come ben sappiamo oggi, oltre due millenni e mezzo più tardi, giusta.
Oggi la ricerca continua e mette in discussione altri concetti, dice lo scienziato. Tra questi, ci sono le nozioni stesse di «spazio» e «tempo». E se «spazio» e «tempo» non fossero strutture universali alla base del reale, ma solo approssimazioni che hanno significato per la nostra esperienza quotidiana, ma non vanno bene per capire il mondo un po’ più in profondità?
Una magnifica sorpresa è la scoperta di un sistema solare, il più vicino finora osservato, attorno alla stella Epsilon Eridani, un astro cinque volte più giovane del nostro Sole, situato a 10,5 anni luce e dotato di due fasce di asteroidi. Epsilon Eridani proprio per essere nel nostro circondario e così simile al nostro Sole, ha già acceso la fantasia in molti modi e non a caso è citata nella serie di Star Trek ed è stata protagonista di alcuni racconti di Isaac Asimov. Ora il suo fascino aumenta grazie al risultato ottenuto dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa. In passato erano già stati avvistati due possibili pianeti intorno alla stella-madre ma ora, affinando le osservazioni, Spitzer, che scruta nella lunghezza d’onda dell’infrarosso, ha rilevato due zone più interne popolate da pianetini, “materiale in costruzione” di possibili pianeti o frutto di collisioni. “Questo sistema solare assomiglia al nostro all’epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra” commenta Dana Backman, astronomo del Seti Institute a Mountain View, in California. La presenza di corpi rocciosi o metallici intorno ad altre stelle è un possibile indice della presenza di pianeti solidi come la Terra in orbita nelle aree vicine all’astro e di massicci pianeti gassosi nelle vicinanze della fascia come accade per il nostro Giove. Le fasce scoperte da Spitzer ruotano ad una distanza di tre e venti unità astronomiche (una unità è la distanza Terra-Sole): la prima si colloca quindi nella stessa posizione in cui si trova l’unica fascia di asteroidi che il nostro sistema solare possieda, tra Marte e Giove. E analogamente uno dei due pianeti scoperti in passato, nel 2000, è sistemato proprio a 3,4 unità astronomiche; quindi come Giove. E’ la prima volta che si riscontra una somiglianza di questo tipo. L’altro possibile pianeta esistente era stato individuato nel 1998 e dovrebbe essere posizionato in vicinanza del bordo interno dell’anello più esterno, tra 35 e 90 unità astronomiche. Ma la scoperta di una seconda fascia di asteroidi interna fa supporre agli astronomi l’esistenza di un terzo pianeta, e quindi tutti ne sono alla caccia, in una zona a circa 20 unità astronomiche. Potrebbe essere proprio lui il responsabile dell’esistenza della stessa fascia.
Dalla fantasia alla scienza, per Epsilon Eridani il passo sembra sempre più breve. Forse avevano ragione gli astronomi nel 1960, quando la stella era una dei pochi soggetti considerati e indagati per cercare di individuare segni di una possibile civiltà aliena?
(da un articolo del Corriere della Sera)
Aristotele asseriva che ogni creatura umana presenta più fisiognomi e questo stesso concetto è ripreso anche dall’Omeopatia.
Léon Vannier, considerato il fondatore dell’Omeopatia francese, osservò le varie tipologie dell’individuo e le catalogò in otto tipi base, dando ad ognuna il nome di una figura mitologica: Marte, Saturno, Apollo, Giove, Venere, Mercurio, Luna e Terra.
Ovviamente ogni persona non sarà mai una tipologia pura (Prototipo), bensì un miscuglio di due o più categorie (Metatipo), ma attraverso tutta una serie di elementi caratteristici, tenendo conto delle influenze caratteriali, dei condizionamenti trasmessi dall’ereditarietà e dall’ambiente, e dell’identità personale, si può arrivare più facilmente alla distinzione omeopatica.
Questo perchè la vera terapia, ed è bene ribadirlo, è esclusivamente individuale e i rimedi si devono adattare perfettamente ai disturbi della persona. Perciò, anche parlando di fisiognomia, non possiamo non vedere come l’Omeopatia sia veramente una scienza a tutt’uomo.