Dic
14
Filed Under (Psicologia) by Hadraniel on 14-12-2008

Image Hosting by Picoodle.comVi piacciono i giochi da tavolo? Si avvicinano le feste di fine anno e molti hanno l’abitudine di riunirsi con amici o parenti per giocare a carte, o ai variopinti giochi di società, o alla tradizionale tombola. Ma scommetto che non vi siete mai chiesti il perché di alcuni comportamenti che scaturiscono in quelle occasioni.

Ecco dunque per voi una piccola curiosità: una breve esposizione delle principali caratteristiche di noi “umani razionali” quando ci dedichiamo al passatempo dei giochi; provate a riconoscerle nelle persone che frequentate, è un modo come un altro per scherzare e ridere stando insieme.

Per cominciare a capire dobbiamo pensare che tutto dipende dalla libido dell’essere umano, la quale si colloca prevalentemente nella sfera mentale, e fa distinguere i giocatori in tre tipi principali: l’erotico, il narcisista, e l’ossessivo.

L’EROTICO

I bisogni erotici prevalgono. Questo tipo di giocatore si può addirittura ammalare se una partita viene rinviata, se non può partecipare perché non è abbastanza bravo, se un gioco all’aperto viene sospeso per il maltempo, o altro ancora. In ogni caso di impedimento la persona va incontro ad uno stato depressivo e diventa praticamente inconsolabile.

IL NARCISISTA

In questo giocatore c’è scarsa tensione fra ego e superego, quindi i suoi bisogni erotici non prevalgono sugli altri bisogni. Questa persona vive in un bozzolo dorato dove si abbandona a fantasie relative alla sua sconfinata abilità, al suo fascino, alla sua eleganza e ovviamente alla sua sicura vincita.

L’OSSESSIVO

E’ il tipo più comune. Si cruccia continuamente per il suo gioco ed è quasi sempre convinto che avrebbe potuto far meglio. Tende a colpevolizzarsi per aver fatto perdere il suo compagno di gioco, ma in realtà adora preoccuparsi, perché gli è difficile provare un vero interesse per qualsiasi cosa, sia una persona, una disciplina o un’attività. I suoi accessi di delusione e frustrazione in realtà non sono che forme ben mascherate e altamente sublimate di un frenetico erotismo. L’ossessione diventa un sostitutivo del simbolo sessuale e offre alla persona un trionfo simbolico sulle sue paure.

Nov
15
Filed Under (Kabbalah) by Hadraniel on 15-11-2008

Image Hosting by Picoodle.comFormato da 10 entità chiamate Sefirot, dieci principi basilari associati a situazioni pratiche ed emotive di ognuno di noi e riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, l’Albero della Vita è il programma simbolico secondo cui si è svolta la creazione; è il cammino di discesa che le anime hanno percorso per raggiungere la loro forma attuale. Ma è anche il sentiero di risalita, attraverso il quale l’intero creato può ritornare a quell’origine tanto anelata.
Le Sefire sono distribuite su tre pilastri, corrispondenti alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (pilastro di destra), la Forza (pilastro di sinistra), e la Compassione (pilastro centrale). Senza quest’ultimo pilastro l’Albero della Vita diventa l’Albero della Conoscenza del bene e del male, perciò è soltanto la via mediana, chiamata anche “via regale”, che ha in sè la capacità di unificare gli opposti.
Possiamo equiparare l’Albero della Vita alla forse più conosciuta “scala di Giacobbe”, la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo essa gli angeli, ossia le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione; similmente è anche il percorso dove continuamente sale e scende la consapevolezza degli esseri umani.
Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nella Luce Spirituale che circonda tutto; questo nutrimento scorre e discende lungo i ventidue sentieri che collegano le Sefirot, assottigliandosi e suddividendosi fino a raggiungere tutte le creature. Infine, lungo quest’Albero, salgono le preghiere e i pensieri delle persone che cercano l’origine di ogni cosa ed esplorano regni sempre più vasti e perfetti dell’Essere.
Un esempio di Albero della Vita nel mondo fisico è dato dalla struttura del sistema solare. Al centro c’è il Sole, che rappresenta la Sefira della Corona, la più alta e dalla quale proviene la Luce che riempie e vitalizza tutte le altre. I nove pianeti che gli girano attorno rappresentano le altre nove Sefire, e nello studiare le caratteristiche di ciascuna è possibile vedere emergere perfette similitudini con i tratti astronomici e astrologici del pianeta corrispondente (in sequenza discendente da Mercurio a Plutone).

Nov
10
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 10-11-2008

Image Hosting by Picoodle.comUn’antica concezione del centro suona più o meno così: “si trova ovunque e la sua circonferenza non è da nessuna parte” assimilando lo spazio, con queste parole, ad un vuoto che abbraccia tutto, ma che è anche la base di ogni esistenza. E così come non si può definire materialmente lo spirito, lo stesso avviene per lo spazio vuoto, che non può essere caratterizzato se non attraverso il rapporto che esiste fra le cose, oppure attraverso i simboli e i loro codici. Quindi ci dobbiamo accontentare di identificare l’Elemento Primordiale con il simbolo della luce, del suono, o del vento (il soffio dello spirito).
Sembra che l’Universo sia una cosa unita e forse anche ordinata, ma la nostra mente, pur facendone parte, è incapace di comprendere questa Unità; anche se ci sforziamo di capire e con ogni mezzo cerchiamo di avvicinarci alla soluzione, restiamo sempre un passo indietro, senza riuscire a dissolverne l’ermeticità. Per assurdo, la Parte (noi) non comprende cosa sia il Tutto ed è per questa ragione che i simboli e i miti sono diventati i nostri codici di traduzione.
Per gli antichi Egizi è lo spazio (ossia il vuoto) che unisce tutte le cose, e nella tradizione buddista l’esperienza del vuoto è una condizione necessaria per avere la percezione della vera realtà. Insomma, per capire l’invisibile ci vuole sempre la realtà visibile, ed è proprio compito del mito rendere concreto l’invisibile.
In una metafora si racconta che Zeus, quando mise in ordine tutte le cose, chiese alla notte: “Come è possibile unire e allo stesso tempo dividere tutte le cose?” La risposta fu di avvolgere l’etere attorno al mondo e di legare il tutto a una corda d’oro. Secondo Platone la fune d’oro è il simbolo che governa le nostre passioni e non va mai allentata, mentre secondo Omero è il mezzo con cui Zeus può attirare a sé tutte le cose.
Questa corda aurea diventa quindi sia il simbolo che il mezzo per ricondurre gli uomini a Lui indicando, luminosa, il cammino attraverso il Tutto. Nella vita materiale questo antico simbolo è oggi facilmente riconoscibile con il cammino di crescita interiore, che penetra negli spazi più oscuri dell’essere umano illuminandone i profondi segreti, e avvicinandolo alla comprensione di quel Tutto di cui è parte.

Nov
07
Filed Under (Noi e la Fonte, Vibrazioni) by Hadraniel on 07-11-2008

“Nel nostro Spirito non esiste concetto che non sia prima dato dai sensi” (Aristotele).

Image Hosting by Picoodle.com
La cosa che dobbiamo imparare è trovare il modo giusto per associare quell’energia Superiore (che possiamo chiamare Dio) a noi stessi; in fin dei conti siamo uno, siamo una cosa sola, anzi, siamo “la stessa” cosa.
Per gli Indiani, il ragno e la sua tela sono delle metafore del Principio Divino che, al di fuori di sé, dà origine al mondo della forma. E’ notevole come questa metafora sia applicabile perfettamente alla nostra realtà. Noi tutti siamo avviluppati nella tela del “nostro” mondo, un mondo creato da noi stessi, così come il ragno crea da sé la propria ragnatela. Ma tutto questo è maya, ossia quell’illusione in cui tutti nuotiamo.
Per questa ragione lo yogi impara a visualizzare la propria struttura interiore come se fosse una ragnatela: lui stesso ne è sia il centro che l’origine, e in questo modo riesce a liberarsi dall’imprigionamento creato dal suo inconscio più profondo.
Persino il mandala, una forma circolare così piena di figure, oppure quel diagramma lineare che viene suddiviso in macrocosmo e microcosmo e che è pieno di simboli raffiguranti le forze divine, sono rappresentazioni metaforiche della creazione.
Ricreando all’esterno di noi (nei disegni), o al nostro interno (con meditazioni specifiche), queste visioni simboliche, possiamo imparare a comprendere la genesi e la morte del mondo come processo di cui noi stessi rappresentiamo sia il centro che l’origine.

(liberamente tratto da: Philosophies of India)

Ott
22
Filed Under (Noi e la Fonte) by Hadraniel on 22-10-2008

Image Hosting by Picoodle.comMolti nomi sono stati dati a quell’Energia che tutto sovrasta: Dio, Krishna, Visnù, Borè, Anima Suprema, Spirito Universale, ecc. ecc. fino alle deità e ai simboli sacri dell’antichità.
Questo perché l’essere umano si sente più protetto, più “al sicuro” se riesce a dare una forma, un’immagine, ad un potere più elevato che sia in grado di agire dove l’uomo crede di non avere forza. La nostra mente non riesce neppure ad immaginare se stessa, quindi ha estrema difficoltà a concepire in termini materiali ciò che non ha forma ma soltanto “sostanza immateriale”. Chiunque provi ad immaginare un’”energia” sarà immediatamente costretto dal suo cervello a proiettare una qualche “forma” per descriverla, pena il blocco totale sulla questione. Quindi per poter definire, senza usare simboli materiali, quella “vibrazione”, quella “grande mente” che è sempre esistita in ogni cosa animata e non animata e della quale anche noi facciamo parte, dobbiamo sperimentarla all’interno di noi. Noi, cellule dell’infinito, siamo fatti della stessa energia vibrazionale della mente cosmica (è per questo che la Legge di Attrazione funziona), ma ci sentiamo come neonati appena partoriti, senza il conforto del ventre materno. Questa sensazione di “mancanza” fa sì che ognuno, a modo suo, desideri sempre qualcosa, sia sempre alla ricerca di qualcosa di diverso da quello che ha; e fino a quando non riuscirà a ricongiungersi “mentalmente e vibrazionalmente” con la propria origine (la qual cosa può avvenire in una vita o in una non-vita) non capirà se stesso.

Ott
14
Filed Under (Vibrazioni) by Hadraniel on 14-10-2008

Image Hosting by Picoodle.comAccendi una candela di colore blu e profuma la stanza con essenza di cedro.
Siediti in poltrona, chiudi gli occhi e immagina di trovarti in una stanza perfettamente quadrata, dalle pareti di un colore blu intenso.
Ora pensa a un punto: il punto è senza dimensioni.
Adesso immagina che ci siano due punti e che tra essi si possa tracciare una linea.
Questa linea non ha ancora dimensioni, è solo una lunghezza.
Ma se prendi in considerazione tre punti ecco nascere la prima figura geometrica, il triangolo, simbolo della Forza che si manifesta in una Forma (tutti noi siamo in possesso di un corpo fisico, mentale ed emotivo).
Pensa adesso a quattro punti. Con quattro punti puoi costruire un quadrato, simbolo della stabilità e dell’energia che scende dall’alto per formare il Cosmo.
Molto bene. Ora crea mentalmente una piramide formata da quattro triangoli ed ecco il tetraedro, che simboleggia l’armonica fusione delle energie collegate al tre e al quattro.
Adesso porta la tua mente al centro della stanza con le pareti blu e mantieni l’attenzione su quel bellissimo tetraedro che è comparso proprio lì, davanti a te. Continuando a fissarlo il tetraedro comincia lentamente a girare, a girare, in un caleidoscopio di colori che diffonde armonia, dolcezza e serenità nel tuo corpo, nella tua mente e in tutto l’ambiente circostante. Il tre e il quattro uniti si sono trasformati nell’energia del numero sette, simbolo dell’unione tra l’umano e il Divino.
Resta in questa meravigliosa vibrazione mentale per quanto tempo desideri e quando vuoi tornare alla realtà immagina semplicemente di uscire dalla stanza blu. Ma non dimenticare di appendere sull’esterno della porta il cartello “torno subito”.