Costruire un pozzo vuol dire scavare nelle profondità di un terreno, poi levigare le pareti e infine renderle impermeabili. Solo così l’acqua potrà riempirlo e permettere di attingervi.
Allo stesso modo va costruito il proprio pozzo personale: ma non si dovrà scavare nella terra, bensì nelle profondità del nostro Ego; e per far questo sarà necessario creare un “giusto” vuoto dentro di noi. Non un vuoto da disperazione, ma uno “spazio” dove ricevere l’Acqua Viva della Presenza Universale, affinché possa venire in noi, invaderci e riempirci. L’Acqua della Vita si riverserà in questo nostro pozzo e lo riempirà, e allora sapremo finalmente chi siamo e perché siamo su questa Terra.
Ma attenzione: all’inizio dei lavori il nostro pozzo sarà semplicemente un buco vuoto, in apparenza senza forma né scopo; quando iniziamo la costruzione, in noi abbiamo e sentiamo soltanto una sensazione di vuoto. E’ proprio a questo punto che dobbiamo sorreggerci, mentre continuiamo a scavare, con quella Fiducia che sta al di sopra della ragione, una fiducia che non ha parole, e che è senza ragionamenti.
Il nostro pozzo dovrà anche essere ben rifinito. Questo significa che non basta scavarlo alla giusta profondità, ma che dev’essere anche molto bello a vedersi. Il lavoro va fatto sia nella giusta quantità che nella giusta qualità. Ma non secondo il nostro limitato concetto materiale, bensì secondo le immutabili Leggi della Creazione.
E allora, a poco a poco, ci accorgeremo che tutte le nostre sofferenze sono inutili, che la sofferenza per le cose materiali non è nulla, poiché la vera sofferenza, quella che ingloba tutte le altre e allo stesso tempo le risana, è la sofferenza per la separazione dall’Amore Universale.
BUONA COSTRUZIONE AMICI MIEI!
Come possiamo diventare “liberi” e come possiamo sapere se siamo davvero liberi?
La parola libertà implica che occorre essere liberi da qualcosa, deve perciò esserci un “noi” e un “loro”, un bene e un non-bene, il buono e il cattivo.
E se è così, allora cosa facciamo? Ovviamente iniziamo a disegnare linee e a fare dei confini.
E’ così che le religioni si sono sviluppate, diventando abilissime nel creare confini. Confini basati su credenze. Quindi una persona che crede in una determinata cosa e si comporta in un determinato modo, entrerà nel disegno e nei confini di una religione.
Al mondo ci sono tantissime e diverse religioni e ognuna di loro, oltre ad essersi creata il proprio spazio, lo difende strenuamente; e purtroppo nessuna è particolarmente tollerante verso le altre.
Esiste anche un confine immaginario che viene accettato dalla maggior parte di noi, solo che raramente lo riconosciamo come tale: “Tutto ciò che si trova entro i confini della mia pelle sono io, mentre tutto quello che sta fuori dalla mia pelle non sono io.”
Questo concetto è largamente accettato da quasi tutte le persone. Sembra sia semplice e chiaro. Molte tradizioni mistiche, però, direbbero che la cosa non è così ovvia. Ma lasciamole per ora da parte e andiamo a vedere cosa dicono la fisica moderna e la teoria quantistica.
All’inizio del XX secolo, gli scienziati erano molto impegnati nella ricerca per scoprire finalmente l’elemento fondamentale dell’Universo. La particella più piccola nell’atomo stesso, dalla quale tutta la materia è scaturita. Erano convinti di avere lo strumento necessario, un microscopio potentissimo, che avrebbe permesso di vedere questa particella infinitamente piccola. Quello che invece trovarono fu sorprendente, perché scoprirono che mancava proprio l’elemento fondamentale. Non c’è quell’unità più piccola con la quale è fatto tutto il resto della materia, ma l’esistenza è un’onda di infinite possibilità, tutte intrecciate e connesse tra di loro. L’esistenza non ha né limiti né assemblamenti: è integra. Non esistono confini. Gli atomi e le molecole, che pensavano avessero una forma solida come il nostro corpo fisico, non hanno nessuna solidità e si mischiano liberamente con tutti gli atomi e le molecole, al di fuori di quello che “crediamo” sia il nostro corpo. La scienza, perciò, ci parla ora di “effetto farfalla”: dice che se una farfalla starnutisce su Marte, questa cosa avrà effetto anche su di noi, qua sulla Terra.
Ma se è vero tutto questo, allora perché non siamo in grado di percepirlo?
In realtà lo sentiamo. Semplicemente non riusciamo a riconoscerne la connessione, non siamo in grado di capire (o non vogliamo capire) che tutti i guai di questo mondo sono solo il risultato del nostro combattere ad oltranza contro questa reciprocità, contro questa interconnessione dell’umanità e di tutto ciò che esiste. E siccome non capiamo le leggi di questa connessione, non capiamo neppure i risultati della loro violazione e ne accettiamo le conseguenze come inevitabili.
Il reciproco collegamento è la fondamentale legge della Natura. La nostra esistenza e l’Unità sono la stessa cosa e siamo tutti collegati, esattamente come le parti con l’insieme, o come gli organi di un corpo. Dobbiamo solo imparare a sviluppare i sensi che ci permettono di percepire le leggi di un sistema interconnesso. Una volta che saremo in grado di capire queste leggi, potremo imparare a lavorare con loro per il bene di tutti, scoprendo dove veramente risiede la libertà.
Le persone hanno bisogno di imparare ad essere unite nell’intenzione, al di là della distanza fisica che le separa. Questo è lo scopo del nostro mondo.
Immutabile e insondabile poiché è al di là del conoscibile, “era” prima dell’inizio e “sarà” dopo ogni fine.
La mente umana a volte lo indica come “trascendente”, ma questo non vuol dire che esso sia un qualcosa che esiste “fuori” dall’universo. L’infinito non è oltre il mondo più di quanto sia all’interno di tutte le cose, perché qualsiasi confine, qualsiasi assegnazione di una qualunque dimensione annullerebbe, necessariamente, il significato di questo termine. Può solo essere immaginato come l’Uno Assoluto di alcune religioni.
I cabbalisti fecero una distinzione precisa tra l’infinito e le sephirot (le sfere dell’albero della vita). Il modo in cui le sephirot (quindi il mondo intero) emergono dall’infinito è uno degli argomenti fondamentali della contemplazione mistica, così come lo è la relazione continua tra l’universo delle sephirot e questa sconfinata ed indescrivibile sorgente di vita che chiamiamo Infinito.
Viene detto che la fede e la scienza non convivono nella mente di un uomo. La scienza si basa su dati attendibili e non tollera le informazioni infondate, mentre la fede in qualcosa di superiore è soltanto raccontata. La Kabbalah però è una scienza diversa, essa si relaziona ai fatti come una scienza, rivela una nuova realtà come una religione divulgando l’idea di una creazione, ma poi indaga scientificamente, sperimentando ciò che ha rivelato e condividendo i risultati ottenuti con altri che stanno esplorando questa nuova realtà.
In ognuno c’è nascostamente l’aspirazione per la pace e l’amore, e arriva un certo momento nella vita in cui la verità appare; è quello il momento di scegliere se accettarla e percorrere un cammino diverso o rimanere ancora aggrappati a ciò da cui si cercava di fuggire.
Ogni cambiamento è difficile, perché scardina abitudini mentali e pregiudizi e richiede idee a cui non si è abituati. “Se la Terra è tonda come è possibile, chiedevano gli antichi, che si possa camminare a testa in giù? Come può il «sotto» diventare «sopra»?” Queste difficoltà degli antichi sono le stesse che portano molte persone, oggi, a domandarsi cosa diavolo intendesse Einstein nel sostenere che un evento, che per una persona accade «prima», per un’altra possa accadere «dopo».
Carlo Rovelli, fisico all’università di Marsiglia e membro dell’Istituto universitario di Francia, in una conferenza racconta che ventisei secoli fa, un uomo che viveva in una città greca sulla costa dell’odierna Turchia ebbe un’idea prodigiosa e stupefacente. E se il cielo sopra la nostra testa continuasse anche sotto i nostri piedi? E se la Terra non fosse che un grosso sasso che galleggia nello spazio, sospesa nel nulla? L’uomo si chiamava Anassimandro e la città era Mileto. L’idea, nuova nella storia del mondo, era, come ben sappiamo oggi, oltre due millenni e mezzo più tardi, giusta.
Oggi la ricerca continua e mette in discussione altri concetti, dice lo scienziato. Tra questi, ci sono le nozioni stesse di «spazio» e «tempo». E se «spazio» e «tempo» non fossero strutture universali alla base del reale, ma solo approssimazioni che hanno significato per la nostra esperienza quotidiana, ma non vanno bene per capire il mondo un po’ più in profondità?
C’è un limite alla nostra osservazione dell’Universo? Certamente. Vi sono oggetti, nello spazio, la cui luce non ha ancora raggiunto la Terra. Ma l’Universo non finisce all’orizzonte della nostra visuale; e allora cosa ci sarà “dall’altra parte”? Forse ci saranno pressapoco le stesse cose che vediamo intorno a noi, ci saranno stelle, ci saranno galassie…..oppure nella parte che non vediamo ci sarà qualcosa di differente? Fino a poco tempo fa, si pensava (e si dava per scontato) che l’Universo fosse ovunque più o meno lo stesso, ma le ricerche più recenti pare abbiano radicalmente cambiato questo concetto.
Alex Vilenkin parla di nuove scoperte: sembra che il nostro Universo sia nato da una bolla che, da minuscola qual’era, si è poi inflazionata, ossia si è espansa ad una velocità inimmaginabile (big bang) e che poi, raffreddandosi, si è per così dire stabilizzata, formando al suo interno le galassie e quello spazio cosmico che vediamo pieno di stelle luminose.
E mentre questo succedeva al nostro Universo altre bolle, miriadi di bolle, continuavano e continuano la loro folle espansione, creando tanti Big Bang, che altro non sono che palle di radiazioni e materia infuocata innescate dall’energia dell’espansione. Nel frattempo cresce, ancora più velocemente, lo spazio fra queste bolle di fuoco (forse è per questo che c’è poca probabilità che le bolle si scontrino), dando vita a quello che tecnicamente si chiama “inflazione eterna”.
Perciò tutti noi viviamo in una particolare bolla, in un Universo a se stante, e siamo separati dagli altri universi che si vanno a creare. E per di più, di questo nostro spazio, ne scorgiamo solo una piccola parte.
Ora però sappiamo che a causa dell’inflazione eterna quello che è accaduto al nostro universo può accadere un infinito numero di volte in qualche altra parte del cosmo, creando storie di vita simili o addirittura identiche alla nostra.
Entra così in gioco la teoria dei “doppi”. Ma da qui a “provarlo” passerà ancora un bel po’ di tempo.
Un racconto sulla creazione dice che, quando l’Essere Supremo volle manifestare i mondi da dentro di sé, chiamò l’universo “consapevolezza”, ed Egli per primo divenne consapevole del suo proprio infinito potenziale. Sorse così la consapevolezza dello spazio infinito. Fra questo spazio il desiderio (ossia la voglia di espandere) ha creato il primo movimento consapevole, e questo movimento è diventato l’elemento sottile dell’aria il quale, con la sua rotazione ed attrito, ha generato un intenso calore, che infiammandosi è divenuto fuoco. Questo fuoco, continuamente alimentato dall’aria, si è scomposto in acqua che in seguito, scendendo sulla Terra, si è coagulata. Allo stesso modo il processo contrario riporta tutto all’origine: la terra viene ridisciolta nell’acqua caotica dalla quale è derivata e, sublimandosi, ritorna al fuoco celeste.
Questo doppio processo di emanazione e riassorbimento viene anche chiamato creazione e distruzione ed è sempre accaduto. Il fenomeno chiamato “Big Bang” è solo un evento locale nel pluricosmo. Da questo possiamo capire che i quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra) non sono entità separate, ma un super-elemento che può cambiarsi in uno qualsiasi secondo le sue necessità. I filosofi considerano soltanto quattro elementi per il loro lavoro pratico, e si sforzano di creare un perfetto ed equilibrato estratto dei quattro, culminante in una quinta essenza, chiamata “sostanza universale”. Questa sostanza non è altro che lo Spirito Iniziale, nella sua forma di Luce congelata che dà vita a tutte le cose.
I tre regni della natura: minerale, vegetale ed animale, devono perciò la loro esistenza a quest’unico elemento, in grado di dare “principio”.
Nel 2008 è esploso un fenomeno che sembrava in via di estinzione o che veniva relegato a quella fascia di persone romantiche e anziane considerate “fissate al passato”: l’orto dietro casa. La voglia di spazi verdi personali, di respirare più ossigeno, di mangiare sano e sicuro, si è insinuata a poco a poco in un numero sempre maggiore di persone, e ultimamente i prezzi in salita e la paura delle verdure inquinate (non ultimi i pomodori alla salmonella) han fatto dilagare questo vecchio/nuovo hobby. In America si sta già vendendo il doppio di semi rispetto all’anno scorso e riviste autorevoli pubblicano in ogni stagione come usare al meglio il proprio giardinetto alimentare.
Anche a Londra, dove parchi e giardini hanno sempre fatto a gara per le più belle e perfette composizioni floreali, cominciano a spuntare settori con composizioni di pomodori, carote, cavoli e altre verdure. E’ un’idea dell’amministrazione dei Royal Parks per incoraggiare la gente a fare altrettanto e per ricordare che le verdure, oltre ad essere commestibili, possono essere attraenti esattamente come i fiori. Infatti, l’uso di frutta e verdura a scopo decorativo, in Inghilterra risale addirittura al 1600.
Allora forza! Rispolveriamo gli antichi consigli e diamoci all’orticultura. La Felicità e la Salute arrivano, come sempre, dalla nostra cara Terra.
Un’antica concezione del centro suona più o meno così: “si trova ovunque e la sua circonferenza non è da nessuna parte” assimilando lo spazio, con queste parole, ad un vuoto che abbraccia tutto, ma che è anche la base di ogni esistenza. E così come non si può definire materialmente lo spirito, lo stesso avviene per lo spazio vuoto, che non può essere caratterizzato se non attraverso il rapporto che esiste fra le cose, oppure attraverso i simboli e i loro codici. Quindi ci dobbiamo accontentare di identificare l’Elemento Primordiale con il simbolo della luce, del suono, o del vento (il soffio dello spirito).
Sembra che l’Universo sia una cosa unita e forse anche ordinata, ma la nostra mente, pur facendone parte, è incapace di comprendere questa Unità; anche se ci sforziamo di capire e con ogni mezzo cerchiamo di avvicinarci alla soluzione, restiamo sempre un passo indietro, senza riuscire a dissolverne l’ermeticità. Per assurdo, la Parte (noi) non comprende cosa sia il Tutto ed è per questa ragione che i simboli e i miti sono diventati i nostri codici di traduzione.
Per gli antichi Egizi è lo spazio (ossia il vuoto) che unisce tutte le cose, e nella tradizione buddista l’esperienza del vuoto è una condizione necessaria per avere la percezione della vera realtà. Insomma, per capire l’invisibile ci vuole sempre la realtà visibile, ed è proprio compito del mito rendere concreto l’invisibile.
In una metafora si racconta che Zeus, quando mise in ordine tutte le cose, chiese alla notte: “Come è possibile unire e allo stesso tempo dividere tutte le cose?” La risposta fu di avvolgere l’etere attorno al mondo e di legare il tutto a una corda d’oro. Secondo Platone la fune d’oro è il simbolo che governa le nostre passioni e non va mai allentata, mentre secondo Omero è il mezzo con cui Zeus può attirare a sé tutte le cose.
Questa corda aurea diventa quindi sia il simbolo che il mezzo per ricondurre gli uomini a Lui indicando, luminosa, il cammino attraverso il Tutto. Nella vita materiale questo antico simbolo è oggi facilmente riconoscibile con il cammino di crescita interiore, che penetra negli spazi più oscuri dell’essere umano illuminandone i profondi segreti, e avvicinandolo alla comprensione di quel Tutto di cui è parte.
C’è un’immensa voragine nell’Universo. Si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni di anni luce dove il “nulla” la fa davvero da padrone. Agli strumenti che l’hanno scoperto appare come una gigantesca macchia oscura nel cielo, come se una mano smisurata avesse cancellato quasi tutti gli oggetti luminosi presenti al suo interno.
Ora un gruppo di ricercatori ha dato una spiegazione a quel fenomeno. Suona fantascientifico, ma Laura Mersini-Houghton dell’Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa) dice proprio così: “E’ l’impronta indelebile di un altro universo che sta oltre il nostro”. Ma per capire questa spiegazione - apparsa su NewScientist - che potrebbe rivoluzionare tutte le idee sorte sul nostro Universo è necessario fare un passo indietro.
“Non solo non è mai stato trovato un vuoto tanto grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura dell’Universo lo aveva previsto”, aveva detto Lawrence Rudnick dell’Università del Minnesota (Usa), autore della scoperta del buco avvenuta lo scorso mese di agosto. E questo spiega il motivo per cui la sua esistenza era stata messa in luce quasi per caso.
“Era una mattina durante la quale i radiotelescopi del Vla (Very Large Array) - in grado di captare ogni più piccolo segnale radio emesso da una stella, una galassie o qualunque altro corpo celeste ancora attivo - non erano impegnati in osservazioni particolari e allora ho deciso di puntarli verso la “macchia fredda” individuata dal telescopio spaziale della Nasa Wmap (Wilkinson Microwave Anisotopy Probe)”, ha spiegato Rudnick.
La “macchia fredda” in questione è una misteriosa anomalia presente nella mappa della “radiazione cosmica di fondo” dell’Universo, la radiazione che permea l’intero cosmo e che viene interpretata come l’energia residua del Big Bang. Tale radiazione presenta variazioni tra un punto e l’altro che non superano lo 0,001 per cento. Ma dalla “macchia fredda” che si trova in direzione della costellazione di Eridano, non giungeva ai radiotelescopi del Vla alcun “fotone”, le particelle di energia cioè, che si muovono alla velocità della luce e che solitamente sono emesse da atomi o stelle attive. Ciò stava ad indicare che l’area era totalmente vuota di materia.
Subito si sono scatenate le ipotesi per dare una spiegazione a quell’immenso buco fatto di nulla. Ipotesi che non davano pienamente ragione al fenomeno. Ora Mersini-Houghton sembra aver dato un senso ad esso interpretandolo al di fuori della cosmologia standard. La ricercatrice infatti, ha utilizzato la “teoria delle stringhe”, una teoria della fisica che ipotizza che la materia, l’energia, lo spazio e il tempo siano la manifestazione di entità fisiche sottostanti, chiamate appunto le “stringhe”, le quali vibrano in 10 dimensioni nello spazio-tempo e che formano le particelle subatomiche che originano gli atomi.
Secondo questa teoria non esiste un solo Universo, bensì 10 alla 500 universi (si immagini un numero composta da 1 seguito da 500 zero, un numero inimmaginabile) ognuno con proprie leggi fisiche.
Spiega Mersini-Houghton: “Quando il nostro Universo si formò doveva interagire con gli altri Universi vicini. E quel buco è proprio il risultato di quell’interazione avvenuta subito dopo la nascita del nostro Universo che da allora, per le caratteristiche che esso possiede, continuò ad espandersi. Purtroppo non ci è possibile osservare ciò che ci arriva dai confini dell’Universo, che si trova tra 42 e 156 (1) miliardi di anni luce da noi e quindi non possiamo vedere ciò che c’è oltre il buco”. Ma quel buco è proprio l’impronta che un Universo diverso dal nostro ci ha lasciato all’inizio del tempo e dello spazio.
Che il buco si formò agli inizi dell’Universo è d’accordo anche Rudnick, il quale dice: “Le teorie correnti suggeriscono che tutte le strutture che oggi vediamo nell’Universo presero forma all’inizio del tempo e dello spazio. La struttura vera e propria fatta di vuoti e agglomerati di materia, poi, è cresciuta nel tempo guidata dalle forze gravitazionali”.
Secondo Mersini-Houghton, tuttavia, dovrebbe esserci un altro buco simile a quello scoperto dalla parte opposta dell’Universo rispetto a quello già osservato e questo lo sapremo quando l’anno prossimo verrà lanciato un altro satellite per lo studio delle microonde dell’Universo molto più sofisticato dei precedenti, il satellite dell’Esa, Planck.
L’ipotesi dell’astrofisica è ora sotto osservazione dell’intero mondo scientifico, che al momento guarda con sospetto alla Teoria delle Stringhe. Ma se quanto ipotizzato da Mersini-Houghton non verrà smentito, dovrà iniziare la ricerca ai quasi infiniti universi che circondano il nostro.
La Repubblica, 23 settembre 2008